La crisi economico-sociale e le virtù dell’etica

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 marzo 2009, www.ilmattino.it

L’etica non sarà nei prossimi anni solo una parola alla moda. Diventerà anche uno dei principali criteri di orientamento nella politica economica, negli investimenti, nei comportamenti individuali e collettivi. Basta contare quante volte i riferimenti all’etica compaiono nei discorsi del nuovo presidente degli Stati Uniti. Non si tratta di idealismo, o non solo. Il fatto è che non ci sono più soldi, e l’immoralità costa molto. Mentre con la virtù si risparmia, e alla lunga si guadagna.
Non a caso l’attuale crisi ha svelato comportamenti poco virtuosi, spesso truffaldini. Dai bonus milionari ai dirigenti, anche quando facevano perdere alle aziende un sacco di soldi, alle vere e proprie truffe, con miliardi che andavano a finire in ville, yachts da sogno e aerei privati, anziché nelle Borse come veniva detto agli investitori.
Come sempre accade, questo fiume di risorse dirottate nei divertimenti di pochi (di scarsa produttività sociale), anziché nell’istruzione e formazione di molti, ad esempio con il miglioramento della ricerca e i servizi, ha finito con l’arrestare lo sviluppo. In parte perché non c’erano più fondi disponibili, spesi invece per divertimenti privati, costi d’«immagine», e vizi dispendiosi. In parte però, anche perché non c’erano idee, ricerche e nuove culture, mai nate perché nessuno si era più preoccupato di promuoverle e finanziarle.
Le idee, infatti, come i brevetti, i nuovi processi tecnologici (ma anche quelli finanziari) costano: per averle bisogna investirci. È banale, ma investendo nell’immagine e nelle dissolutezze private non rimangono più non solo risorse economiche, ma neppure energie morali e intellettuali per lo sviluppo collettivo.
Dalla rovina del primo impero «globale», quello romano, fino a oggi, questo stesso processo si è prodotto più volte: le energie o vanno nei piaceri individuali, o vanno nello sviluppo sociale. Le possibilità di sopravvivenza del sistema capitalista non sono legate alla sua ricchezza, che è stata spesa e in gran parte perduta, e deve venire ricostituita stampando nuova moneta; ma alla sua virtù, al suo grado di corruzione forse minore di quello delle potenti dittature tuttora fiorenti nel mondo.
Se le nostre virtù ancora esistono, e si rafforzano (ossigenando quindi anche le nostre intelligenze), la crisi verrà superata. Altrimenti anche il capitalismo nella sua forma attuale finirà, come i sistemi politico sociali che l’hanno preceduto.
La passione per l’etica, tuttavia, è molto diversa dal moralismo, che fiorisce anche in persone corrotte. Il moralista condanna i vizi privati degli altri, che spesso rispecchiano propri aspetti inaccettabili e inconfessati, anche a se stesso. Caratteristica del moralista, è, ad esempio, l’apparente disprezzo per i ricchi: sintomo frequente della propria inconfessata avidità.
La personalità etica invece non si interessa delle debolezze individuali, sapendo che ben pochi ne sono privi, ma è fortemente interessata all’interesse pubblico, che condiziona la felicità, o il malessere, di tutti quanti. A chi possiede un temperamento etico (che spesso non nasce da una particolare formazione intellettuale, ma è istintivo), è del tutto chiaro che la felicità e il benessere dipendono dal giusto equilibrio tra il piacere individuale e il benessere fisico e affettivo delle persone che gli stanno intorno.
Etica è la persona che cerca di non mettere in pericolo l’unità familiare, sapendo che distruggerebbe risorse, anche economiche, creando molto malessere. Di queste persone, negli anni a venire, ce ne saranno sempre di più. Anche perché sono finiti i soldi.

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5 Responses to La crisi economico-sociale e le virtù dell’etica

  1. antonello says:

    Una conferma a quanto lei dice qui viene dal nuovo stile di molte aziende nel mondo che sostengono i piani di prevenzione alle droghe in favore dei giovani. Queste aziende hanno scoperto che se profit e no profit si incontrano ne viene il bene per entrambi (investono di fronte al pubblico valorizzando la propria immagine). In Gran Bretagna c’è ad esempio il Business in the Community http://www.bitc.org.uk in cui le aziende si sono associate in progetti tesi al miglioramento sociale. In Gran Bretagna almeno il 70% delle maggiori imprese pubblica annualmente un report relativo al proprio investimento “etico”. Antonello

  2. ivano says:

    e infatti Obama sta investendo nel valore dell’educazione come si vede in
    http://www.mentoring.org/news/97/

  3. armando says:

    Zigmut Baumann scrive che la società “liquida dei consumi” ha azzerato ogni punto di riferimento. Fra questi anche la famiglia, di cui analizza la funzione anche “produttiva”. E’ un altro aspetto cruciale della crisi che stiamo vivendo, e chissà che dopo la sbornia individualista, questa crisi non aiuti anche a riconsiderare nel complesso non solo le priorità di consumo, ma anche gli stili di vita , visto che quelli attualmente prevalenti non solo non sono “etici”, ma hanno contribuito fortemente ad erigere quel castello di sabbia che sta crollando. Come sempre, anche nelle disgrazie, o forse proprio nelle disgrazie a cui d’altra parte nessuno inneggia per i costi sociali che implicano, si possono intravedere motivi di cambiamenti profondi e salutari. Fra i quali credo sia importante anche il recupero del valore dell’esperienza del passato e della memoria storica. Non per riproporlo tal quale, ma perchè il tanto inneggiato progresso di cui abbiamo goduto è stato anche il suo frutto. Dimenticarlo totalmente per vivere in un presente che sembrava eterno ma che si rivela effimero, è una stortura di cui paghiamo le conseguenze.
    armando

  4. La parte finale dell’articolo forse rinvia anche all’antica sapienza francescana: la rinuncia (volontaria, o in questo caso obbligata) insegna il valore dello scambio. Non è un caso che proprio recentemente siano fioriti diversi studi sulle origini – francescane – del capitalismo e dell’economia di mercato.
    La forza di questo sistema – minacciato dalla crisi e nella crisi –, sta proprio nel fatto che esso fonda la libertà e la giustizia sulla dimensione etica personale (di qui la radice cristiana). Naturalmente questa è anche la sua debolezza, ciò che lo rende sempre minacciato dall’avidità dei singoli e da quella dei gruppi sociali, nonché dalle organizzazioni politiche che vogliono sempre plasmare le società naturali: persone, famiglie, comunità, economie.
    E’ probabile che anche questa volta funzioni la legge psicologica della forza regolatrice dei contrari: si esca dunque per impulso naturale dalla società della conservazione (grandematerna) e dello sperpero (degli eterni adolescenti) per rientrare nella società della responsabilità (paterna), dell’investimento e della creazione.
    La partita è sempre etica, identitaria, individuale e comunitaria.

  5. Redazione says:

    Io la vedo così, Paolo: La partita è sempre personale e comunitaria La tensione etica deciderà della vittoria. Grazie, Claudio

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