Il buon cittadino si forma a teatro

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 marzo 2009, www.ilmattino.it

Scrittori e politici discutono se lo Stato debba aiutare i teatri pubblici, o concentrarsi su scuola e università. Il dibattito rivela come si rischi di smarrire il significato formativo della rappresentazione teatrale. La cultura occidentale e la democrazia nascono ad Atene con il teatro e la tragedia, e così continuano, fino a Peter Brook. Gli statisti, da Elisabetta I a Charles De Gaulle, sostennero il teatro perché consapevoli che una nazione ha bisogno di palcoscenici quanto di scuole.
Nelle aule si imparano nozioni, leggi, fatti. A teatro, davanti a un palcoscenico, si condividono emozioni, si partecipa a storie, individuali e collettive. Il fondatore della pedagogia americana, John Dewey, diceva che ci sono due modi di apprendere qualcosa. Il più noto è quello di trasmettere nozioni: insegnarle, diffonderle, con la scuola, giornali o libri. Il modo più profondo però è quello di condividerle, partecipando assieme a un evento significativo: un rito, o una rappresentazione. Mentre il primo modo fornisce la trasmissione di fatti o notizie, il secondo (la «comunione») consente a chi partecipa di approfondire vissuti e sentimenti sulla vita e l’essere umano, indispensabili per la formazione dell’identità della persona.
Tutto ciò è importante, ma potrebbe non interessare allo Stato, in particolare a quello moderno, dove gli interessi economici prevalgono sugli aspetti profondi dell’esistenza. C’è però ancora un altro fatto, decisivo. Tra le emozioni condivise offerte da una buona rappresentazione teatrale ci sono quelle che riguardano la comunità, e la propria identità di membro di quella comunità. L’identità sociale di una persona, infatti, non si forma (o solo in minima parte) studiando educazione civica; perché non è un fatto intellettuale. Per riconoscersi come partecipante di una comunità e dei suoi principi, l’individuo ha bisogno di condividere con gli altri le emozioni e le narrazioni sulle origini, la formazione, i valori di quel gruppo, di quella nazione, di quello Stato.
L’identità sociale nasce dalla comunione affettiva con gli altri, creata dalla rappresentazione di una storia condivisa. Ecco perché ai grandi protagonisti della storia e della politica il teatro è sempre interessato: perché è lì, e non a scuola, che si forma, con convinzione e profondità, il buon cittadino, il difensore del debole, il rispettoso della legge. È diversa la forza di qualcosa che ti è entrata dentro attraverso un’emozione condivisa con quella particolare comunità che si forma ad ogni rappresentazione teatrale, dinanzi alla messa in scena di un testo, rispetto a qualcosa che hai appreso da un libro.
È proprio per questo, del resto, che forze politiche attente (come il Pdl) organizzano i propri convegni, i propri eventi fondativi, badando con accuratezza a tutti gli aspetti teatrali: composizione del palcoscenico, organizzazione, scansione degli eventi, dei testi, e degli aspetti musicali, e spettacolari.
Anche l’identità sociale di aderente ad un partito infatti nasce, o si rafforza, partecipando a quel particolare tipo di rappresentazione teatrale che è il convegno di una formazione politica, consapevole dell’importanza della «comunione» nei principali aspetti della vita sociale.
(Queste righe potrebbero nascondere un conflitto di interessi: sono infatti presidente del Piccolo Teatro di Milano, carica compensata con circa seicento euro l’anno. Assicuro i lettori che sia l’articolo che quest’attività sono riconducibili solo all’interesse a una buona funzionalità sociale e all’importanza in essa di teatri amministrati come si deve).

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6 Responses to Il buon cittadino si forma a teatro

  1. klee says:

    Credo che il teatro, come rito di condivisione di un’esperienza e quindi di creazione di identità, sia simile al rito della trasmissione orale del sapere all’interno di una comunità o al rito del racconto della storia familiare tra genitori e figli. Tutti sono costruttori di “senso”.
    Se ci guardiamo attorno è questo che gli uomini sempre cercano e che spesso sentono di non trovare, oggi più che mai: il senso. Posso trovare obiettivi (il denaro, la felicità, la famiglia), ma di fronte alla loro frustrazione – che nella vita è almeno in parte inevitabile – è la capacità di dare senso che fa la differenza. E’ ciò che distingue l ’“uomo”dal “ragazzo”.
    Non si tratta di trasmettere il senso delle cose, ma di mostrare come si è costruito il proprio. E il solo modo è fare il percorso insieme, riviverlo, rievocarlo.
    Tuttavia questi riti tendono a perdersi con lo sviluppo materiale della società in quanto “poco efficienti”: richiedono la cura, il tempo e la dedizione delle persone coinvolte, non danno un riscontro immediato, non sono fungibili perché sono individuali (farsi raccontare uno spettacolo teatrale non è come vederlo). Economicamente non è profittevole, perchè il valore che genera per la società è maggiore della somma del valore attribuito dai singoli individui (gli economisti le chiamano esternalità).
    Allora sostituiamo il teatro con l’home video, la trasmissione orale con la scolarizzazione, il racconto della vita familiare con i DVD di intrattenimento dei piccoli. Cerchiamo di acquistare da terzi il senso delle cose. Ma perdiamo la capacità di costruirlo.
    Compito degli individui in ogni generazione è custodirli per le generazioni successive.

  2. giuliano d'amore says:

    …io in teatro sono diventato uomo….il teatro mi rende libero…ma mi protegge….respiro meglio..non ho nè caldo nè freddo….è il mio posto ideale…la mia casa….da solo o con gli altri….se tutti sapessero cosa ha fatto per me!!!….lei forse puo’ capirmi. spero di rimanerci il piu’ a lungo possibile senza dover essere costretto a fare un lavoro che non mi piace solo per sentirmi piu’ sicuro….ma allora avro’ perso qualcosa di cui ho bisogno.

  3. Daniele says:

    Io faccio Teatro all’interno dell’Università (Psicologia) e mi è sempre piaciuto recitare, senza nemmeno particolare interesse per la drammaturgia o la teoria, gioco e basta. Le cose importanti vanno fatte per gioco, se si vuol farle bene. A Teatro, in scena, le cose acquisiscono una dimensione mitica, romanzesca: un cornuto non è un cornuto e basta, è Re Artù! Un geloso è Otello, un problematico è Amleto. Il Teatro conferisce dignità scenica ed esistenziale ai moti dell’Anima dell’Uomo.

  4. Come sempre centra un punto importante. L’importanza della rappresentazione teatrale ha formato la coscienza dei popoli per secoli, come la partecipazione alla Santa Messa (con i dovuti cambiamenti) forma il popolo dei Cristiani. Penso che per riconoscersi siano necessari, oltre alla conoscenza, anche dei riti, dei gesti significativi compiuti tutti insieme che offrono ad ognuno quell’aspetto catartico che ci viene insegnato fino dalle rappresentazioni della tragedia greca. Senza voler sminuire la sua analisi, ma da ragazzina era quello che vivevo ai concerti rock o in alcuni momenti particolarmente sentiti e condivisi con lo stesso gruppo di amici (ovviamente su piani diversi rispetto alla coscienza civica).
    Oggi purtroppo stiamo sostituendo tutto questo con la televisione. Sarà forse questa una spiegazione al successo dei reality o di quella specie di programmi in cui si espongono sentimenti molto forti. Perchè questo bisogno nel cuore dell’uomo resta, anche quando non viene vissuto. Grazie dell’articolo.
    Fioridiarancio

  5. armando says:

    Caro Claudio,
    mi complimento per la presidenza di quella gloriosa istituzione milanese. Non lo sapevo, e forse tu non sai che, per puro diletto e aimè scarso talento, mi capita di recitare in teatro.
    Questo per dire che quei sentimenti e quelle emozioni di cui parli emergono nel pubblico quando sono state prima condivise da regista e attori. Nel “sentire” il testo, nel viverlo e nel recitarlo, durante le prove e in scena. Mi sembra di poter dire cioè che il teatro è un luogo di scambio emozionale consentito dalla presenza contemporanea di attore e spettatore.
    Come gli affreschi nelle Chiese, un tempo il teatro era per il popolo ed i teatri molto frequentati. Sarà anche per questo, mi chiedo, se nella società attuale i legami comunitari si sono allentati, non riuscendo se non raramente i nuovi mezzi di comuncazione a far vivere quello scambio emozionale di cui parlavo?
    Armando

  6. Roberto L. Ziani says:

    “L’identità sociale di una persona, infatti, non si forma (o solo in minima parte) studiando educazione civica; perché non è un fatto intellettuale.” Condivido questa affermazione al 100%. Troppe cose ci si aspetta che i cittadini imparino col nozionismo e le prediche. Una strategia fallita già col catechismo pre-CVII. Purtroppo il teatro ha dei meccanismi che richiedono partecipazione intellettuale, mentre altri media sono fruibili come in uno stato di dormiveglia, di passività. Diciamo che un buon cartellone può esaltare certi valori, ma perdonatemi se dubito possa davvero “trasmetterli” nel 2009.

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