L’amicizia ci salverà

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 25 maggio 2009, www.ilmattino.it

Non usciremo dai guai in cui ci ha cacciato la passione per la competizione sfrenata se non ritrovando il gusto dell’amicizia, del fare insieme, dei punti che uniscono rispetto a quelli che dividono. Lo ha ricordato il presidente americano Obama ai giovani cattolici dell’Università di Notre Dame, impegnandosi quindi ad aiutare le donne a non abortire. Allo stesso modo, però, la pensano milioni di giovani che si incontrano nelle «communities» della rete per fare amicizia, scambiarsi pareri, e magari anche cambiare idea.
Il vecchio stile intollerante si sta sfaldando: anche chiunque abbia un blog di dibattito se ne accorge. Certo, ci sono sempre i reduci degli anni 70 che mandano messaggi tipo «morirete tutti» accompagnati da insulti irripetibili (magari in nome del pacifismo, o della «non violenza» che giurano viene loro ispirata dall’amato spinello quotidiano), ma sono in netta diminuzione, e palesemente vecchi. La maggior parte chiede, comunica e cerca, speranze. Preferisce verificare se puoi essergli amico, piuttosto che sparare al nemico. Riconosce in se stesso il bisogno di affetto, e maneggia il conflitto per sbarazzarsene, con evidente fastidio. Leggi il resto dell’articolo

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L’aborto e le fantasie di controllo sulla vita

(Recensione de La crisi del dono. La nascita e il no alla vita, da “Il Foglio”, 19 maggio 2009, www.ilfoglio.it)

Parlare sempre e solo di aborto, pro o contro, girarci intorno in infinite dispute sul corpo della donna i diritti dell’embrione l’insindacabilità della coscienza, alla fine stronca. Raschia via la cosa, è il resto di niente. Così la questione rischia di non venire più alla luce, di non nascere, recintata negli spazi angusti del dibattito pubblico.
In questo piccolo saggio lo psicoanalista Claudio Risé lavora su questa rimozione, la sblocca, riportando il discorso alla questione di fondo.
«L’aborto non nasce solo dalla malvagità o distrazione individuale, o dall’opportunismo di gruppi politici inconsapevoli o irresponsabili. Esso affonda le sue radici in un terreno psicologico, cognitivo ed affettivo molto più vasto, ed è alimentato dalla maggiore tentazione regressiva da sempre presente nella psiche umana: quella di uccidere il nuovo, lo sviluppo, il cambiamento, appena comincia a prendere forma. Prima che nasca, e ti costringa a cambiare con lui». Leggi il resto dell’articolo

Perché non li lasciamo nascere? Abbiamo troppa paura di vivere

(Di Tommy Cappellini, da “Il Giornale“, 19 maggio 2009, www.ilgiornale.it)

Il nuovo saggio di Claudio Risé racconta il dramma interiore che porta a rifiutare la gravidanza. E ci spiega che più delle leggi conta la psiche

Diceva Charles Peguy: «O cuore,/tutto hai previsto,/ma non due labbra». È così, infatti, che ci si innamora. Si fanno tanti programmi esistenziali – e morali – a cui si crede di poter tenere fede, poi arrivano, improvvise, due labbra, e tutto deve reinventarsi. Un irresistibile, spontaneo irrompere della vita sembra condurci, errore dopo errore, gioia dopo gioia, sempre nella medesima direzione: verso il partner. È così, infatti, che ci si incontra davvero. Resistenze interiori altrettanto forti, però, vorrebbero trattenerci nello status quo precedente, in una fantastica autonomia da ogni relazione (ma ricordiamolo ancora, con Shelley: «Nothing in the world is single», tutto trascina tutto), in una «auto-responsabilità» glamour e liberaleggiante, in una sicurezza preventiva e profilattica.
Spesso, oggi, si assecondano proprio queste resistenze. Ed è così, infatti, che si abortisce. Leggi il resto dell’articolo

Il bisogno di storie, e di passioni

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 maggio 2009, www.ilmattino.it

Si accusa il nostro tempo di essere pericolosamente inclinato verso lo spettacolo: politica, sport, perfino la cultura e la scienza tenderebbero alla spettacolarità, agli effetti speciali piuttosto che ai contenuti. Questo fenomeno, si dice, avrebbe effetti pericolosi sulle qualità personali di individui e comunità, spingendoli a banalizzarsi, a diventare leggeri e inconsistenti. La «società liquida» sarebbe anche una società piuttosto stupida. Quanto c’è di vero in queste critiche? Sarebbe ridicolo contestare la spettacolarità del nostro tempo.
Ma è davvero una novità? Durante tutta la storia dell’impero romano, o anche del Medioevo, periodi storici per nulla banali, che segnarono interi secoli, l’elemento spettacolare non mancò mai. I grandi leader erano quelli che sapevano organizzare gli spettacoli più appassionanti, magari in silenzio, come le Crociate immaginate nei chiostri da Bernardo di Chiaravalle. Le vicende private appassionarono sempre, da quelle belliche di Cesare, a quelle sentimentali di Antonio e Cleopatra, a quelle sante di Francesco d’Assisi. Leggi il resto dell’articolo

Se il dono va in crisi sono guai neri

(Di Giuseppe Romano, da Il Domenicale, 16 maggio 2009, www.ildomenicale.it)

I simboli non sono costruzioni astratte e fantasiose bensì rispecchiamenti di ciò che davvero siamo. Un libro di Claudio Risé rilegge storia e psiche secondo la categoria dell’aprirsi e accogliere. Che segna la differenza tra sognare e mentire.

Riguardo al tema del dono va chiarito che i riduzionismi moralizzanti risultano insufficienti: ce lo hanno insegnato sia i mostri partoriti da troppi sonni della ragione, sia gli ottimismi delle volontà col loro avvenire più sanguinoso che radioso. Il secolo dei totalitarismi violenti ha mostrato a sufficienza quanto sia esiziale ridurre lo spazio della libertà umana a pedagogia del “dover essere”.
Ragionare sul dono riguarda invece anzitutto la dimensione esistenziale dell’uomo, la sua costituzione fisica e metafisica: il dono infatti decide la qualità stessa dell’esistenza umana. Fa la differenza. Come la cipolla nel celebre episodio dei Fratelli Karamazov, dove la donna avara che precipita nell’inferno potrebbe ancora essere salvata, racconta Dostoevskij, dall’unico atto generoso della sua vita che l’angelo custode riesce a evocare davanti a Dio, appunto il dono di una cipolla. Quella stessa cipolla, calata dall’alto affinché la vecchia, se può, si aggrappi e si sollevi dalle fiamme eterne, la sosterrebbe se lei non si dimenasse nell’intento di respingere a calci gli altri dannati che vorrebbero approfittare di quel soccorso insieme a lei. Leggi il resto dell’articolo

Bisogno di gentilezza

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 maggio 2009, www.ilmattino.it

Nei discorsi pubblici su «cosa ci vorrebbe» si vola alto, si parla di bisogno di civiltà, umanità, accoglienza. Tutto vero naturalmente, ma a molti sembra spesso vago. Le civiltà sono molte e diverse; le idee sull’«umano» anche; l’accoglienza forse dovrebbe essere reciproca, l’autoctono deve accogliere lo straniero, ma anche questo ultimo deve accogliere chi è già lì, le sue idee, norme e costumi.
C’è però un bisogno più semplice, elementare, condiviso da tutti: quello di gentilezza.
Basta ascoltare le vecchie canzoni, e confrontarle con gran parte dei rap di oggi, per capire che è in atto un indurimento dell’esistenza. La vita appare intrisa di un’aggressività esagerata, a volte caricaturale. Che i giovani per primi denunciano, anche se spesso proprio loro vi indulgono (come il gruppo tedesco di Kannibal Instinct). Anche i media, amplificando ogni cosa, danno però molto più spazio ai gesti di aggressività che a quelli di gentilezza. Leggi il resto dell’articolo

La nascita ci chiede di cambiare

Susanna Dolci intervista Claudio Risé su “La crisi del dono. La nascita e il no alla vita“, per “il Fondo Magazine” di Miro Renzaglia, www.mirorenzaglia.org

È, Claudio Risé, uno degli psicanalisti italiani di ampia fama nazionale ed internazionale. Docente di Scienze Sociali alle Università di Trieste-Gorizia, Insubria (Varese) e Bicocca (Milano), da oltre trent’anni studia l’uomo e la donna ovvero il maschile ed il femminile, nelle loro molteplici sfaccettature. La vita, la famiglia e la genitorialità con particolare attenzione alla figura paterna intesa come assenza o come “mestiere” difficile.
I suoi numerosi libri sono stati tradotti in molti paesi europei ed in Brasile. Un spazio internet a disposizione del suo pubblico: www.claudio-rise.it.
Esce in questi giorni per le Edizioni San Paolo La crisi del dono. La nascita e il no alla vita. È questo suo nuovo andare in riflessione, una discesa verso le «radici del pensiero che rifiuta la nascita». Un’attenzione di saggia misura sull’aborto inteso come quotidianità di azione da cronaca e da statistica, di battaglia politica, di leggi, di polemica, di giudizi positivi e negativi, di “crimine” addirittura, di orrori legalizzati od illegali e di tanto altro da aggiungere. O da sottrarre… Dipende, sempre, dai punti di vista. Ma il libro non è solo questo… ed è già molto. Leggi il resto dell’articolo

Epidemie e psicosi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 maggio 2009, www.ilmattino.it

I colpiti dal virus dell’influenza messicana sono pochi, ma quelli che si ammalano del timore di prenderla sono molti di più. Questa particolare forma di paura ossessiva si nutre, come quasi tutti i disagi psichici, di fatti reali, presenti nella vita quotidiana di ogni persona. Il primo è la ri-scoperta, con l’epidemia, che il controllo che possiamo esercitare sulla nostra vita è limitato, tanto che un elemento invisibile come un virus può metterla a rischio: non tutti lo accettano.
Le personalità ossessive non sopportano di non essere i «padroni» della propria vita. Che viene così spesa nello sforzo titanico di diventarlo, evitando ogni «variabile autonoma» dell’esistenza. Cioè quasi tutto, e molte cose piacevoli: passioni, sorprese, avventure. Leggi il resto dell’articolo