L’aborto e le fantasie di controllo sulla vita

(Recensione de La crisi del dono. La nascita e il no alla vita, da “Il Foglio”, 19 maggio 2009, www.ilfoglio.it)

Parlare sempre e solo di aborto, pro o contro, girarci intorno in infinite dispute sul corpo della donna i diritti dell’embrione l’insindacabilità della coscienza, alla fine stronca. Raschia via la cosa, è il resto di niente. Così la questione rischia di non venire più alla luce, di non nascere, recintata negli spazi angusti del dibattito pubblico.
In questo piccolo saggio lo psicoanalista Claudio Risé lavora su questa rimozione, la sblocca, riportando il discorso alla questione di fondo.
«L’aborto non nasce solo dalla malvagità o distrazione individuale, o dall’opportunismo di gruppi politici inconsapevoli o irresponsabili. Esso affonda le sue radici in un terreno psicologico, cognitivo ed affettivo molto più vasto, ed è alimentato dalla maggiore tentazione regressiva da sempre presente nella psiche umana: quella di uccidere il nuovo, lo sviluppo, il cambiamento, appena comincia a prendere forma. Prima che nasca, e ti costringa a cambiare con lui».
Risé affronta il dramma simbolico e metafisico della nascita ripercorrendo gli archetipi che nutrono l’inconscio collettivo della civiltà occidentale forgiato da due grandi narrazioni, la mitologia greca e la teologia biblica giudeocristiana. Nella prima si trovano molte tracce di quel tragico rifiuto del nuovo che è il figlicidio. Eroi attualissimi, Giasone e Medea sono due “genitori pericolosi”: lui «un opportunista che scarica ogni colpa sulla propria compagna», lei che «vive in una sorta di delirio di onnipotenza , come se gli altri e la società non esistessero». L’irresponsabile Giasone fa scuola tutt’oggi , quando il «significato donativo e sacrificale della virilità» è in crisi.
L’assenza del padre è uno dei nodi teorici del pensiero di Risé. «In nessun’altra azione l’uomo si espone come nella riproduzione: è un’assunzione di responsabilità definitiva di fronte a se stesso, all’altro, alla società, a Dio, al presente e al futuro. Quando viene a mancare la consapevolezza virile del proprio impegno nel rinnovamento del mondo attraverso l’atto riproduttivo, i bambini sono già a rischio, sia che Medea li uccida, sia che non nascano neppure». Ma a rischio sono anche gli adulti, almeno a giudicare dal caso Englaro che Risé cita come prova funesta di un «“patriarcato” improvvisamente ricomposto per mettere a morte una donna».
La tradizione biblica, invece, dà alla luce «una visione antropologica nuova rispetto alle religioni orientali e alla Grecia», grazie alla quale «il cambiamento prodotto dalla nascita diventa promessa e manifestazione del Dio creatore del mondo». La Scrittura non tace le voci di resistenza e paura davanti a tale novità, dalle perplessità filosofiche di Nicodemo alla disperata ferocia di Erode.
In effetti il bambino Gesù è uno scandalo, un segno di contraddizione per il mondo: la salvezza è nelle mani di un infante che non può parlare e manca di tutto. Solo chi sta al gioco evangelico, nota l’autore, e smette i panni dell’adulto schiavo del possesso può sperimentare un vero cambiamento.
Ecco perché l’autore scommette sulla religione, ciò che lega gli uomini. Un’operazione di autentica controcultura perché la società occidentale è ispirata dal racconto di Narciso. L’epica del dono può rinascere oggi da altri racconti, anche quelli del femminismo più maturo (si citano Lia Cigarini, Susan Faludi, Luce Irigaray). Certo non dall’invenzione del genere gay («un’operazione politica ed economica priva di fondamento psicologico ma importante sul piano della comunicazione») che mortifica un genuino slancio generativo.
L’aborto è il sintomo più grave, il disagio di una civiltà senile paralizzata da lugubri fantasie di controllo sulla vita. Ma la storia non è finita finché qualcuno sorride per un figlio in arrivo.

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One Response to L’aborto e le fantasie di controllo sulla vita

  1. Fabia says:

    Vi ringrazio sempre delle riflessioni proposte e conferme per le scelte impopolari a l’epoca e forse ancora, prese come ragazza e donna e madre oggi. Erano i anni ’80 quando sceglievo per credere che la vita è sacra e a volte essere derisa per scegliere . A l’epoca, tante ragazze andavano a Londra per abortirsi. Spesso cercavo di comprendere i gesti delle mie coetanee, che credevano essere ragazze “liberate” avendo spesso dei raporti sessuali e più di una volta trovandossi incinta e abortendo. Quando a una ragazza non viene insegnato l’amore per se stessa, viene difficile per lei di amare la vita dentro di se.
    Per anni ho aspetato e lavorato su di me, per potere avere l’oportunità di vivere la maternità e ogni volta (2) sono stata commossa di viverla con mio marito.
    Grazie.
    Fabia

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