Le alternative allo sballo dei ragazzi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 8 giugno 2009, www.ilmattino.it

Questa sarà una settimana di passione per molte famiglie italiane. Per le elezioni? No, quelle appassioneranno alcuni, ma non tutti (e forse è un errore). Tutti, o quasi, saranno però coinvolti dall’ormai prossima fine delle scuole. Un evento che richiede a famiglie e ragazzi un bilancio, e un programma. Il bilancio di ciò che a scuola è avvenuto, di cosa i ragazzi hanno imparato. Il programma dei prossimi, lunghi mesi di vacanza, da rendere meno dannosi e più fecondi possibile.
Nessuna delle due operazioni è semplice. Entrambe, infatti, devono vedersela con la condizione giovanile: oggi, come sempre, un intrico di contraddizioni. Il giovane ha un bisogno vitale di essere formato, ed un altrettanto vitale bisogno di ribellarsi al tentativo di formarlo (e formarsi). L’adolescenza è contemporaneamente il luogo della massima passività, plasticità, e della massima anarchia. Guai se non fosse così. Se vince la passività, e il giovane diventa succube degli educatori, la sua intelligenza, originalità, e vitalità stessa tendono a spegnersi. Si hanno così quei ragazzi magari anche diligenti, ma sempre meno originali, e tendenzialmente depressi, che rischiano poi di sviluppare negli anni successivi, intorno al difficile passaggio dei vent’anni, problemi psicologici, e a volte cognitivi assai delicati.
Se però vince la ribellione e la tendenza a rifiutare ogni regola, il rischio è altrettanto grave. Il giovane non impara nulla, neppure su di sé, non sviluppa nessuna competenza e concentrazione. Si abitua così a bilanciare la scarsa stima di sé con un ribellismo generico, attraverso il quale rovescia sugli altri e sul mondo problemi e mancate assunzioni di responsabilità che, invece, sono innanzitutto le sue.
La difficile esperienza della scuola dovrebbe abituarlo a respirare coi suoi polmoni, ad interrogarsi sulle proprie idee e capacità, fornendogli dei metodi di auto conoscenza e sviluppo, e nutrendolo con le grandi immagini del cammino umano: l’arte, il pensiero, la scienza.
Questo lavoro, difficile da sempre, oggi deve confrontarsi con nuove criticità. Da una parte i ragazzi, bombardati da immagini di vita “facile” e di scarso impegno, sviluppano forti difficoltà di concentrazione e progettazione di un realistico avvenire. Dall’altra gli insegnanti, formati all’interno di una cultura “debole”, edonistica ed ideologica insieme, faticano a ritrovare quelli strumenti emotivi e cognitivi (passioni, narrazioni “esemplari”) che motivano i ragazzi ad una vera esperienza educativa.
Il risultato è, come si scoprirà fra pochi giorni, che molti ragazzi hanno imparato poco, e dovranno ristudiare le materie, a volte ripetere l’anno. La maggiore chiarezza adottata dal Ministro Gelmini toglie di mezzo inutili illusioni (che non fanno che rinviare il problema), ma pone con evidenza la sfida della verità: non hai studiato; perché? Dalla verità almeno si può ripartire per un progetto diverso, mentre nell’ambiguità non si fa che sprofondare; ma non è semplice.
E le vacanze? Come evitare che diventino solo tempo perso, o addirittura regressione, abitudini distruttive, confusione mentale? Innanzitutto tenendo lontano quello che è già stato il maggior ostacolo durante la scuola: la pseudo cultura dello “sballo”, dell’aggirare la realtà e le sue prove (ma anche le informazioni e insegnamenti che ci fornisce), alterando la mente con sostanze, spinelli ed alcol in primis, e le altre droghe subito dopo. Esperienze di viaggio, di lavoro, di sport, anche il riposo, tutto sarà utile, se riusciamo a convincerli ad amare davvero se stessi. Anche perché noi li amiamo.

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