La vacanza tra egoismo e socialità

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 15 giugno 2009, www.ilmattino.it

È ora di pensare alle vacanze. Non per farle subito, ma almeno per rallegrarsi immaginandole, e soprattutto per cercare di renderle piacevoli, e adatte a noi. Infatti, come viene poi raccontato allo psicologo, le vacanze si rivelano spesso più difficili e faticose del lavoro. Attenzione, dunque, a farle riuscire bene, per ricavarne energia e benessere, ed evitare di ritornare confusi, e stanchi. Il primo «compito delle vacanze» diventa allora quello di capire di cosa abbiamo bisogno. La cosa non è poi semplicissima.
La vacanza, infatti, è anche un momento molto personale. Ognuno ha propri bisogni, fantasie, esigenze da soddisfare del tutto individuali. Per alcuni, ad esempio, la vacanza è un fatto soprattutto sociale, per molti altri, di natura più introversa, è il momento in cui lasciare finalmente libero il solitario «esploratore del mondo» che portano dentro di sé. Comunque, nella società dei consumi, la vacanza è anche un prodotto, un «pacchetto vacanze», dove i bisogni o gusti individuali sono scavalcati dall’immaginario di massa, con cui devi identificarti, e dentro cui devi stare, se non vuoi rischiare la solitudine e l’isolamento.
A questa prima contraddizione, tra il bisogno personale e la vacanza preconfezionata, se ne sovrappone un’altra, più affettiva: le aspettative familiari, o del gruppo. Tranne il sempre più numeroso «popolo dei single», che gode qui di maggiore libertà (ma ha altri problemi), la maggior parte delle persone deve confrontarsi, sulle vacanze, con la propria famiglia.
I coniugi, i figli, i genitori, gli amici: ognuno ha aspettative e richieste sulle «tue» vacanze con loro. D’altra parte anche tu hai una tua immagine ideale, un tuo archetipo di vacanza, che non è il caso di tradire troppo, per non trovarsi poi preda della «sindrome della vacanza sbagliata».
Proprio il terreno, in sé piacevole, della vacanza rischia così di generare uno spiacevole conflitto con gli altri, intesi come «sistema» di comunicazione e consumo, o come i propri cari. Tuttavia non bisogna disperarsi (ma neppure far finta di niente, come se il problema non ci fosse). Infatti proprio il conflitto tra la «tua» personale vacanza, e quella proposta dagli altri, dalla pubblicità alle persone che ami, offre infatti l’opportunità di un confronto delicato, ma fondamentale per l’equilibrio e benessere psicologico: ciò che si deve agli altri, e ciò che si deve a se stessi; e fino dove ci si può spingere nella (sempre necessaria) mediazione tra le due esigenze.
Dalla corretta conduzione di questo confronto (che banalmente sembra quello tra egoismo e altruismo), dipende la maggiore o minore felicità nostra, e di chi ci sta intorno.
La questione delle vacanze è forse quella dove questo conflitto si presenta in modo più evidente. Da una parte, infatti, proprio il bisogno che tutti hanno di svago e riposo mostra bene come questo periodo sia un nutrimento essenziale per la famiglia, per la coppia, per la comunità amicale. Però è anche vero che la persona che ha dedicato per tutto l’anno le sue energie all’attenzione agli altri, abbia a volte un bisogno incomprimibile (e spesso ancora inconscio), di incontro con se stesso e col mondo, a cui sarebbe meglio dare ascolto. I pellegrini che ancora oggi (anzi oggi più di prima) affollano le strade del «cammino di San Giacomo» di Compostella, rispondono in gran parte proprio a questa esigenza. Quella di darsi il tempo, e un luogo, per cercare se stessi.
Noi, e gli altri. Vacanza è nutrire entrambi. Assieme, o in tempi diversi. Dalla riuscita di quest’equazione dipende il successo della vacanza.

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