Le pillole del sesso, e le età della vita

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 giugno 2009, www.ilmattino.it

Cambiano i comportamenti sessuali, e con loro le ossessioni che accompagnano Eros (da sempre dio visionario e facile alle allucinazioni). Fino a ieri la più frequente era l’ossessione dell’impotenza. Oggi, dopo la scoperta del Viagra, l’idea fissa è diventata quella della prestazione. Il fenomeno, dicono le statistiche, non conosce distinzioni d’età: i ragazzi consumano i farmaci contro la disfunzione erettile con lo stesso entusiasmo degli anziani. Qui, però, cominciano i problemi.
Tutta la questione della sessualità è anche oggi, nel terzo millennio, più spinosa di quanto sembri, malgrado le semplificazioni pubblicitarie da una parte e l’aria sessualmente scanzonata della comunicazione di massa dall’altra. Contrariamente all’apparente leggerezza erotica, infatti, sono ancora moltissimi coloro che guardano alle pillole blu e gialle con diffidenza, e che preferiscono aspettarsi l’arrivo della soddisfazione sessuale da un improvviso sblocco psicologico, piuttosto che servirsi anche, in assenza di patologie cardiache o renali, di questi preparati di provata efficacia.
Questa diffidenza non deve stupire. Chi soffre di non far bene l’amore porta spesso dentro di sé un compagno segreto che (per ragioni per ognuno diverse) non vuole accettare di godere sessualmente.
L’amante problematico è dunque, per solito, ambiguo: non è contento, ma insieme teme di abbattere quella potente difesa contro l’altro rappresentata dalla sua difficile sessualità. D’altra parte anche molti terapeuti sono restii a condividere con un preparato chimico il merito di una guarigione (in questo campo, e anche in altri, come i disturbi del sonno o le depressioni).
Alle loro diffidenze si può rispondere che anche se è vero che la disfunzione erettile è, nella grande maggioranza dei casi, di origine soprattutto psicologica, non c’è dubbio che la sicurezza fornita da un rapporto riuscito aiuti grandemente a superarla. A questo scopo, appunto, le pillole del sesso sono assai utili, anche se il quadro di ansia e di scarsa fiducia nel proprio corpo che accompagna una sessualità problematica merita, per solito, anche uno sguardo e un trattamento psicologico.
Tra ambivalenze, insufficiente informazione, e il persistere di quel timore sacro che da sempre, in ogni tempo ed in ogni cultura, accompagna le manifestazioni della sessualità umana, le persone comunque si arrangiano, e consumano le pillole del sesso in modo perfino selvaggio (per esempio rifornendosi anche via internet, da venditori del tutto incontrollati).
Nella sola Milano, nel 2008, si sono spesi per questi farmaci 10 milioni di euro. In cima alla classifica sono gli anziani, sopra i sessanta, mentre aumenta velocemente anche l’utilizzo tra i giovani, e giovanissimi.
Per spiegare il consumo tra gli anziani (anche quelli che si trovano nelle case e ricoveri che li accolgono), qualcuno parla di «fantasie di immortalità». Mi sembra sia piuttosto il contrario: l’anziano sente vicina la morte e tiene a godere prima di incontrarla. Inoltre spesso i rapporti, gli interessi e le soddisfazioni si sono rarefatti, ed egli conta su quel piacere elementare assicurato da una sessualità ben funzionante.
Nel giovane, invece, il supporto chimico rischia di togliere di mezzo quel mondo di tremori, insicurezze e scoperte che è tuttavia indispensabile a un’autentica formazione sentimentale e umana. Il giovane a prestazione garantita perde in profondità e sentimento. Rischia di annoiarsi o diventare ossessivo.
Agli adolescenti la pillola contro le loro ansie potrebbe così rubare un patrimonio scomodo, ma prezioso.

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14 Responses to Le pillole del sesso, e le età della vita

  1. Paolo Ferliga says:

    Molto vero! La pillola aiuta in alcuni casi a affrontare un disturbo che quasi sempre ha profonde radici psicologiche, di difesa dall’incontro con l’altro, dentro e fuori di sé. Per i giovano Eros è importante perchè inizia a una nuova scoperta di sè e dell’altro/a. Non sempre la forza della sessaulità favorisce il buon esito della prestazione. Ma se viene seguita con curiosità e senza paura apre la vita alla scoperta di una nuova dimensione: più matura, impegnativa e bella! La pillola in questo caso rischi di proporre una scorciatoia che impedisce la visione della vetta e della valle che si apre dall’altra parte.

  2. Daniele says:

    Io studiando Psicologia, e avendo anche professori sessuologi, sono al corrente delle statistiche: i MAGGIORI fruitori del Viagra sono i 20enni, NON i 50enni e oltre. Pensate! Secondo lei, Risé, il porno grandemente diffuso può contribuire a questo fenomeno? Cioè alla snaturazione dei rapporti diretti fra uomo e donna? E qual è secondo lei il confine fra ansia e problemi con la virilità? Cioè, intendo: c’è una reazione molto sottile e a catena fra il godere la propria mascolinità e la funzionalità sessuale: magari uno fa tanto per ritrovare il rapporto con il proprio Maschile, e invece scopre che il suo disturbo è d’ansia pura e semplice. Può succedere secondo lei? Io ho anche parlato con pazienti che hanno questi problemi.

  3. Redazione says:

    Per Daniele.
    A. Tutti i prodotti di consumo relativi al sesso sono in aumento, dato che il sistema delle comunicazioni vi dà grande spazio, mentre, contamporaneamenti, le relazioni affettive tra i due sessi sono sempre più in crisi. Tra questi prodotti occorre distinguere però quelli (come le pillole per l’erezione) diretti a consentire un rapporto sessuale vissuto come problematico, da quelli finalizzati a incrementare fantasie autoerotiche, come il porno via Internet.
    B Un rapporto insicuro e incerto con la propria identità maschile, e con i suoi specifici contenuti istintuali e culturali (che ho cercato di descrivere nei miei libri sul maschile), genera ansia anche nei rapporti sessuali. L’ansia nasce anche da un’identità vacillante. Ciao, Claudio

  4. Daniele B. says:

    Tuttavia c’è una cosa che pillole come il Viagra o il Cialis non possono dare, ed è il desiderio sessuale. Il che significa che non esiste alcuna prestazione garantita, senza la suddetta eccitazione. Colgo l’occasione anche per rivolgere una domanda al prof Risé, ed è una domanda che riguarda la cosiddetta “eiaculazione precoce”. Ora, quello che io vorrei capire meglio è: precoce rispetto a chi e a cosa? A me non risulta che in natura esista l’eiaculazione precoce. Semmai mi risulta che la fantomatica “eiaculazione precoce” altro non sia che un costrutto culturale, un voler “adeguare” – quindi “violentare” – la sessualità maschile a quella femminile.

  5. Redazione says:

    Beh, voler fare sesso se neppure lo desìderi è uno degli esiti del delirio di onnipotenza dell’uomo moderno, e del suo conseguente smarrimento.
    Quanto all’eiaculazione precoce, ci sono diversi criteri per valutarla. Il primo è rispetto all’atto: si viene prima di penetrare, o mentre si penetra. Il secondo è rispetto alla soddisfazione dei partner: lei, ma anche lui e come coppia Anche l’uomo può aver interesse, anche di crescita psicologica ed affettiva, ad imparare a “durare” di più, quando lo desidera Ne parlo in: Maschio amante felice (Sperling), e altrove.

  6. Fabio Conti says:

    Egregio professor Risé, mi scuserà se glielo faccio notare, però a me sembra proprio che lei abbia la tendenza ad attribuire ai soli uomini la responsabilità di tutto ciò. E il femminismo? E le donne? Forse non hanno alcuna colpa di un certo stato di cose? E poi, per quale ragione deve essere sempre l’uomo a preoccuparsi di soddisfare la donna? Il contrario no? Forse le donne non devono dimostrare niente agli uomini? Quello che io mi chiedo è se gli uomini riusciranno mai a liberarsi dalla schiavitù del giudizio femminile…

    Cordiali saluti da Ancona.

  7. Redazione says:

    Caro Fabio, in effetti la lagne degli uomini sulle colpe delle donne mi annoiano tanto quanto le grida delle femministe ostinate sulla cattiveria degli uomini e del patriarcato. La filosofia greca e latina sapeva già perfettamente che la felicità dipende dalla “congiunzione degli opposti”, l’unione di maschile e femminile. E il tantrismo spegava già, nel v secolo DC, che l’uomo che viene in una vagina che non ha goduto rischia di ammalarsi, fisicamente e psichicamente. Poi ognuno faccia come vuole, e come può. Però nel sesso (come in tanti altri campi), è meglio essere generosi che avari. Il “giudizio femminile” è una schiavitù solo per chi se la cerca. Altrimenti uno cerca il proprio piacere, che se è profondo si accompagna a quello dell’altro, e del resto, dei discorsi, se ne frega. Claudio

  8. Claudia says:

    Oh, era ora! Finalmente un commento coi controfiocchi. Bravo Risè!
    Claudia

  9. Fabio Conti says:

    Egregio professor Risé, anche a me annoiano le lagne. C’è da dire, però, che in questo le donne sono imbattibili… Non sono molto d’accordo con lei riguardo alla tesi secondo cui il “giudizio femminile” sarebbe una schiavitù solo per chi la cerca. Il discorso è molto più complesso, e lei lo sa bene. Inoltre, per fregarsene dei discorsi bisogna raggiungere una certa maturità, una certa consapevolezza, per non parlare del fatto che ciascuno di noi ha una diversa sensibilità al riguardo e parimenti si porta dietro un vissuto, con relativi dolori, differente da quello di qualsiasi altra persona. A questo aggiungiamo il fatto di vivere in una società femminilizzata e consumistica, fatta a “misura di donna”, e siamo a posto. Caro Risé, il problema di fondo è che in un contesto sociale come il nostro, dove il potere sessuale femminile è liberissimo di “esprimersi”, l’uomo comune – non quello di potere, ovvio… – è letteralmente fottuto.

    Cordialmente,
    Fabio Conti – ex iscritto alla mailing list di U3000 (dal gennaio 2003 al settembre 2004).

  10. Claudia says:

    Scusa caro Fabio per la franchezza, ma mi sembra molto difficile che una persona impostata alla tua maniera possa mai trovar pace. E il problema sei tu: hai già deciso tutto, le donne sono così, la società è colà, di conseguenza gli uomini… Allo stesso tempo, però, il fatto che tu legga Risé e scriva un commento in questo blog, fa presupporre che un pur debole desiderio che qualcuno ti mostri che non è tutto così orrendo, tu ce l’abbia ancora. Ma allora bisogna mettersi in discussione. Se parti dall’assunto che le donne sono una condanna per gli uomini e per il mondo, nessuno ti convincerà mai del contrario, e di certo non ne incontrerai mai una che non sia quel che pensi tu.
    Per quanto mi riguarda, dell’uomo mi interessa l’uomo, non la prestazione e altre sciocchezze. L’uomo: i suoi pensieri, la sua intelligenza, la capacità di prendersi delle responsabilità. E poi, certo, anche la sua mascolinità in tutte le sue espressioni. Ma le questioni di centimetri, di durata, di velocità e altre idiozie lasciamole a chi ha tempo da perdere e poche cose a cui pensare. Il sesso è solo uno (ripeto: uno) dei tanti punti d’incontro tra uomini e donne, e sarebbe bene che rimanesse incontro.
    C
    p.s. preciso che io sono piuttosto sotto i 40, giusto per eliminare il dubbio che quel che penso sia dovuto a una mentalità d’altri tempi…

  11. Daniele says:

    Per Fabio: infatti, vedi bene che l’hai detto: uomo comune è la parola chiave. E che cosa fa sentire ‘comune’ un uomo? Un senso di inferiorità. Inoltre, è vero che le lagne femministe sono tremende e la società è femminilizzata, ma in compenso abbiamo una cosa su cui possiamo contare: OGNI DONNA, in cuor suo, ha un fondo di romanticismo. Per cui, chi davvero vuole toccare quel lato, ci riuscirà sempre.

  12. Fabio Conti says:

    X Claudia. Scusa se te lo faccio notare, ma frasi del tipo “Per quanto mi riguarda, dell’uomo mi interessa l’uomo, non la prestazione e altre sciocchezze”, sono molto diffuse fra le donne. Peccato, però, che nei fatti non sia così. Per esperienza personale, nonché di amici e conoscenti, so per certo che se putacaso un uomo ha difficoltà di erezione o di presunta “eiaculazione precoce” – che, come ha giustamente evidenziato Daniele B., altro non è che un “costrutto culturale” – può pure andare a farsi benedire, perché con quella donna ha letteralmente chiuso. Per esempio a me, alcuni anni fa, è capitato di far “cilecca” o di perdere l’erezione durante il rapporto; ebbene, di quelle donne non più visto nemmeno l’ombra. Una di queste mi ha tolto pure la parola, perché “gravemente offesa” dalla mia “perdita di erezione”. Ora tu potresti chiedermi: perché accadde? Beh, le cause sono molteplici e vanno dal blocco psicologico, alla non sufficiente attrazione fisica esercitata da lei su di me, alla difficoltà di coniugare sesso e sentimento. Perché, vedi, a volte i sentimenti, l’attrazione emotiva, possono inibire il desiderio sessuale in un uomo. Specie se quell’ uomo è abituato a scindere sesso e sentimento (per tutta una serie di motivi personali).
    Per il resto, sì, ritengo che le donne siano da sempre la condanna degli uomini. Intendiamoci: non è una colpa. E’ che la natura – o chi per essa – che ha deciso così. E contro la natura c’è ben poco da fare.
    Per concludere: tu affermi che uno come me non potrà mai trovare pace. Beh, questo è vero, infatti io sono un uomo che non troverà mai pace salvo il giorno in cui me ne andrò per sempre da questa maledetta “valle di lacrime” chiamata pianeta Terra.

    p.s. Anch’ io sono sotto i 40; sono nato nel ’73.

  13. Fabio Conti says:

    X Daniele. Perdonami, ma io tutto questo romanticismo femminile non lo vedo proprio. Sì, secondo certi luoghi comuni tutte le donne sarebbero delle inguaribili romantiche, ma non è questa la realtà che ho conosciuto e che conosco.
    Anzi, stando a quello che ho potuto ascoltare e vedere nei miei 36 anni di vita, i veri romantici sono gli uomini e non le donne.

  14. Claudia says:

    Dunque, Fabio, a trentasei anni sai già tutto. Complimenti. Epperò non si capisce perchè in giro ci siano anche persone (pardon, uomini) felici. Evidentemente si tratta di gente che non ha capito niente dalla vita, poveraccia.
    c

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