Aborto e futuro: la crisi del dono

(Di Lucetta Scaraffia, da “L’Osservatore Romano”, 24 luglio 2009, www.vatican.va)

Due notizie di questi giorni – la promessa di Obama di impegnarsi per ridurre il numero di aborti negli Stati Uniti e l’approvazione a larga maggioranza nella Camera dei deputati italiana di una mozione da presentare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite contro l’aborto come strumento di controllo demografico – sembrano indicare che si sta chiudendo una fase storica iniziata negli anni Settanta, quando si diffuse l’opinione che l’aborto andava garantito come diritto di libertà delle donne, e doveva quindi essere considerato una possibilità positiva nell’esercizio di un diritto individuale.
Sull’eco di questa convinzione – affermatasi grazie alla propaganda ideologica radicale e femminista – l’aborto è stato diffuso come mezzo di controllo delle nascite nei Paesi del Terzo mondo anche da agenzie internazionali, e propagandato come strumento per assicurare la libertà delle donne persino quando viene imposto dallo Stato. Oggi, la crisi demografica e le voci di protesta che si sono levate soprattutto da parte della Chiesa cattolica – che sempre si è battuta perché nelle conferenze mondiali l’aborto non venisse considerato ufficialmente un metodo di contraccezione e un segno di liberazione delle donne – stanno provocando un ripensamento sulla questione, che coinvolge anche il femminismo.
Del resto, è ormai evidente che non si è realizzato neppure quello che veniva sbandierato come un buon motivo a sostegno della legalizzazione dell’aborto, e cioè la sicurezza che in questo modo il ricorso all’interruzione di gravidanza sarebbe diminuito fino a sparire, anche grazie alla libera diffusione degli anticoncezionali. Non solo gli aborti continuano a essere praticati, anche nei Paesi dove è larga l’informazione sugli anticoncezionali, ma il fenomeno coinvolge fasce di età sempre più basse.
Perché le nostre società non riescono a debellare questo male? Sarebbe il momento di porsi davvero questa domanda, e di cercare delle risposte convincenti e non ideologiche. A questo proposito, un aiuto a capire viene dall’ultimo libro dello psicanalista Claudio Risé (La crisi del dono. La nascita e il no alla vita, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2009, pagine 160, euro 12), secondo il quale “l’aborto non nasce solo dalla malvagità o distrazione individuale, o dall’opportunismo di gruppi politici inconsapevoli o irresponsabili. Esso – sottolinea lo studioso – affonda le sue radici in un terreno psicologico, cognitivo e affettivo molto più vasto, ed è alimentato dalla maggiore tentazione regressiva da sempre presente nella psiche umana: quella di uccidere il nuovo, lo sviluppo, il cambiamento, appena comincia a prendere forma. Prima che nasca, e ti costringa a cambiare con lui”.
Con un percorso di lunga durata, che parte dai miti dell’età greco-romana per arrivare alla tradizione giudaico-cristiana, l’autore riscopre il significato della nascita nelle tradizioni religiose, e cioè un significato di rinnovamento e di rinascita, a cui si oppone spesso la paura: “Uccidere il nascente, fermare il tempo, è naturalmente anche un modo di pensare inconsciamente di vincere la nostra morte, fermando il tempo nel quale essa è iscritta”.
Così uccidono i bambini appena nati Crono-Saturno (che paga questa pulsione negativa con la malinconia e il pessimismo) ed Erode, entrambi per mantenere il potere che ritengono minacciato, ma anche Medea, che si sente onnipotente: perché, sempre, “la nascita di un nuovo essere umano produce nel mondo una scissione fra adesione e opposizione alla trasformazione”. E infatti Gesù, che crede e vuole la trasformazione, accoglie con gioia e affetto i bambini, gli annunciatori del nuovo mondo.
Il modello culturale della moderna società occidentale, dove l’aborto è diventato un diritto, è fondato sul controllo delle situazioni e sul possesso di persone e cose, e guarda con diffidenza l’affidarsi e l’accogliere, cioè il dono. Molto spesso si rinuncia al bambino che nasce per avere, “divorare, incorporare, altro: denaro, comodità, carriera, status, divertimenti”. Del resto, non è la prima volta – scrive Risé – che “l’uomo costruisce idoli materiali, per sottrarsi al dono di sé, che ha la sua immagine vivente nel figlio, nel bimbo che nasce”; ma poi, sempre, spinto dall’infelicità e dalla solitudine, ha riaperto il cuore all’accoglienza.
Speriamo che le notizie ricordate all’inizio abbiano seguito positivo e siano davvero i primi segnali di una inversione di tendenza: verso una apertura al dono, al bimbo che nasce. E quindi alla speranza del futuro.
Lucetta Scaraffia

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One Response to Aborto e futuro: la crisi del dono

  1. Carlo Zijno says:

    Roma, 27 luglio 2009

    Oggetto: Comunicato seriale per tutti i blog/siti già aggregati su QMP – Questione Maschile e Paternità.

    Spett.le redazione,

    Si comunica con la presente che l’aggregatore QMP – Questione Maschile e Paternità da oggi può essere letto al suo nuovo indirizzo:

    http://qmp-magazine.blogspot.com/

    Tale migrazione si è resa indispensabile a causa delle difficoltà di gestire la piattaforma slinkset su cui girava fino ad alcuni giorni fa e dalla sostanziale inutilità del sito, almeno in quella forma.

    L’attuale release, essendo su piattaforma blogger, permette anche di postare, facoltà che ho aperto ad associazioni e gruppi che intendessero farne uso. Spero di aver creato in questo modo quel “valore aggiunto” che precendentemente non c’era.

    Chiunque tra i blogger voglia essere aggregato, o chiunque tra le associazioni / gruppi voglia essere abilitato a scrivere sul sito, troverà in loco tutte le istruzioni del caso.

    Il vecchio sito verrà rimosso da internet venerdì 31 luglio alle ore 14.

    Tutti coloro che erano già stati aggregati nella vecchia versione, come il presente sito, verranno avvisati del cambio di indirizzo dal sottoscritto oggi stesso.

    Cordialità.

    Carlo Zijno

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