La natura è cattiva?

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 ottobre 2009, www.ilmattino.it

Di fronte alle catastrofi naturali, maggiori o minori, tutte dolorosissime, che hanno colpito la terra negli ultimi giorni, Italia compresa, si è letto e sentito spesso un avvertimento inquietante: la natura è cattiva, la natura è matrigna. Nulla di nuovo. Il grande Giacomo Leopardi era dello stesso avviso, il marchese De Sade, da cui prese nome la perversione nota come sadismo, la pensava così: la natura è cattiva, per vincerla l’uomo deve essere più cattivo di lei. I suoi insegnamenti, però non ci hanno portato fortuna, o felicità.
Per questo sarebbe grave riproporli proprio oggi, quando la noncuranza verso la natura e i suoi misteriosi equilibri ci presenta il suo conto, per noi fallimentare.
Uno degli aspetti più evidenti della crisi contemporanea è, infatti, proprio il fallimento del tentativo paranoico dell’uomo di sottomettere la natura, fantasia maturata nell’Illuminismo (di cui Sade fu bizzarro ma significativo esponente), e nelle successive correnti scientiste, all’alba della modernità e della rivoluzione industriale. Rivoluzionari e nuova borghesia pensarono che decapitare la natura (sfruttandola a man bassa, inquinandola, avvelenandola), non sarebbe stato più difficile che decapitare il Re di Francia, che disponeva pur sempre di un esercito, mentre l’ambiente naturale non aveva armi e difensori visibili.
Iniziarono così una serie di interventi profondamente alteranti gli elementi naturali (la terra, l’acqua, l’aria), i cui effetti furono (per limitarci agli ultimi anni) la crescita esponenziale dei tumori per inquinamento, il riscaldamento atmosferico, e il forte accorciamento della vita media nelle regioni più affrettatamente industrializzate, come la Russia sovietica.
Oggi, gli «attacchi della natura matrigna», come le bombe d’acqua che hanno sconvolto pochi giorni fa l’entroterra di Messina, sono solo il risultato dell’incuria e del disprezzo che l’uomo ha mostrato verso l’ambiente in cui abita, che lo nutre e lo fa respirare.
Alla base di questo disprezzo c’è una scissione psicologica, sviluppatasi nella modernità fino ad arrivare a quelle contemporanee malattie della passione settimanalmente segnalate da questa rubrica, e per certi versi annunciate e celebrate proprio da Sade, con i suoi corpi sottomessi al potere della mente, delle idee.
Il fatto è che la natura non è altro, diverso da noi; noi stessi siamo, anche, natura. La manipolazione e sottomissione dei corpi, desiderata e praticata dalla filosofia sadiana, è una delle forme della manipolazione e sottomissione della natura praticata dalla modernità. Lo comprese perfettamente Pasolini, che denunciò la «scomparsa delle lucciole» nella natura avvelenata, e (nel suo Salò, o le 120 giornate di Sodoma), la manipolazione e sfruttamento dei corpi da parte del potere delle ideologie.
La natura è il corpo della terra vivente, così come il nostro corpo è il luogo in cui si sviluppa la natura umana, coi suoi affetti, i suoi desideri, le sue sensibilità. Che, certo, come quelle della natura, possono essere distorte, manipolate, però a prezzi altissimi, pagati da tutti.
Tutti i grandi disturbi psicologici di oggi, dalle tossicomanie ai disturbi alimentari, a quelli della libido e della sessualità partono da una qualche violenza al corpo ed ai suoi bisogni naturali: la fame, l’amore, la ricerca di protezione. E si curano ricostruendo quell’originario ambiente naturale, che è stato devastato.
Uno sviluppo umano dominato da fantasie di onnipotenza sulla materia ci ha reso incapaci di dialogare col corpo della natura e col nostro. Meglio smettere di voler dominare l’una, e l’altro, e ricominciare invece ad ascoltarli.

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5 Responses to La natura è cattiva?

  1. Gorka says:

    Si la natura è cattiva e di conseguenza anche gli esseri umani sono cattivi, io mangio carne spesso e anche gli animali si mangiano tra loro, poi ci sono: terremoti, vulcani , tempeste, cicloni, insomma, un bel posticino questo pianeta terra.
    Oggi malgrado De Sade, Freud e qualcun altro, siamo ancora alla donna angelica medievale.
    De Sade diceva che bisognava dare sfogo ai propri gusti sessuali perversi, che possono portare ad atti scellerati, perche questo vuole la natura ( certo a lui ha portato solo la galera); prima di Freud ha detto che la libido, sessualità muove gli uomini.
    Quei faccioni siliconati, truccati che si vedono in TV, queste donne che vogliono sempre modificare il proprio aspetto, che nascondono i propri bisogni corporali; ci vuole una consapevolezza sessuale e del proprio corpo, la vergogna genera nevrosi, le donne non sono angeli, sono esseri umani non vanno adulate, secondo me questa adulazione è figlia della religione che censura la sessualita.
    Più che dominare la natura bisogna regolarsi in base ad essa.

  2. armando says:

    Più passa il tempo più mi convinco che Pasolini, eccellente la citazione, fosse un vero reazionario (culturalmente) e perciò inviso ai “progressisti” e “modernizzatori” di ogni parte. Reazionario ed anche, a suo modo, animato da una profonda religiosità. Perchè Dio non dette il permesso agli uomini di dominare la natura per stravolgerla, ma di usarla per il benessere dell’umanità nel suo complesso. In quel comando è implicito il concetto di conservazione e non quello di consumazione della natura. E’ un dovere verso le generazioni future a cui non dobbiamo essiccare le fonti della vita. Quello che accade è il sintomo più inquietante di una umanità che ha reciso ogni legame col passato e che proprio per questo non è più capace di guardare al futuro. Vive in un presente effimero, arraffa tutto quanto può, ma è sostanzialmente disperata.
    Come disperata, caro Gorka, è l’umanità sadiana.
    Ti consiglio di leggere il bel libro di Riccardo De Benedetti, “La Chiesa di Sade, una devozione moderna” (Medusa, 2008).
    Giudicare la natura con le categorie morali del buono e del cattivo è un non senso. La natura E’, semplicemente. Però, ed è questo il fulcro di ogni ragionamento, l’uomo non è riducibile alla sola natura organica. Quando si compie questa riduzione l’esito è che viene meno ogni reponsabilità dell’uomo e tutto si giustifica, anche le nequizie sadiane di cui è pregno il nostro mondo. Mi limito a ricordare, a questo proposito, che i Nazisti, per “giustificare” ai propri occhi lo sterminio degli ebrei, dovettero prima ridurli a cosa, ossia negare la loro umanità. L’uomo non è semplicemente un animale un po’ più evoluto, come vorrebbero Sade e gli intellettuali alla moda. E’ l’unico essere vivente capace di coscienza morale e di autocoscienza, ossia di distinguere il bene e il male, e questo fa la differenza. Rinaturalizzarlo, come voleva Sade e come vogliono fare tutti coloro che credono di trovare le fonti della coscienza in una qualche reazione chimica fra i neuroni del cervello, è operazione spaventosamente regressiva che annulla millenni di storia culturale dell’umanità e ci riconsegna inermi nel grembo della Grande Madre Terra come fossimo di nuovo bambini, con tutta l’onnipotenza del bambino. In lui, il bambino capriccioso ed anche alle volte crudele come l’uomo di Sade, è però giustificata, e non a caso esiste il Padre per farlo ri-nascere alla vita adulta dello spirito e della coscienza. Negli adulti nessuna giustificazione è possibile.
    armando

  3. Gorka says:

    Grazie del consiglio Armando. Sai, Sade aveva i suoi gusti c’è poco da fare, è finito in galera per aver purgato delle donne e per violenza (quella vera le frustate)ad una mendicante con tutto che era un nobile. Non voglio giustificare la violenza ma qui si pensa solo ai gusti e bisogni delle donne, come dite anche voi: l’uomo è colpevole solo in quanto tale. Sapete le solite baggianate: l’uomo è cacciatore, l’omo ada puzzà, il maschio dominante, Fuck off and die, sono spazzatura, luoghi comuni per servire meglio le donne. Un pò di Sade ci vorrebbe: poco, senza violenza efferata, pedofilia e altre nefandezze; un tipo di mentalità che eviti all’uomo di essere uno zimbello e di stare ai comandi delle donne, di pensare più a se stesso.

  4. Daniela says:

    La natura appare cattiva all’uomo quando si dimostra non controllabile, non prevedibile, non valutabile. Alla base di questo giudizio mi pare ci sia un implicito collocarsi della tecnica e della razionalità umana su un piano di inferiorità rispetto alla natura. La quale dunque emerge come più potente solo illusoriamente, per aver tradito l’aspettativa, creata dall’uomo, di rendersi controllabile con l’evoluzione della tecnica. Occorre riscoprire una situazione di parità, innanzitutto di pari dignità, di diversità ma di equilibrio. L’idea di mettersi alla pari con le forze naturali può apparire vertiginoso ma è così: chi potrebbe negare che noi stessi siamo prima di tutto natura nei nostri bisogni, nel nostro corpo, nella nostra stretta relazione gli uni con gli altri (come un’ecosistema umano), prima ancora di essere meccanismi di ingranaggi sociali ed economici? Trovo che questo solo pensiero risollevi la dignità dell’uomo pur facendo a meno di riferimenti al progresso tecnologico. E, tornando al discorso della parità, quanto alla posizione della natura: chi potrebbe negare che un ordine, una “razionalità” in essa esiste? Dalla parola del cristinesimo alle filosofie orientali, al semplice dato di buon senso offerto dall’alternanza del giorno e della notte, il maschile e il femminile, la nascita e la morte, il funzionamento stesso della mente umana, tutto ci parla di un ordine. Che vuole essere rispettato. Ovvero, lasciato fare. Quindi più che di “rispetto della natura” che sa tanto di buonismo, forse si potrebbe più incisivamente parlare del “rispetto per l’ordine della natura”, combattendo le distorsioni a cui questo concetto è stato sottoposto nei secoli a danno dell’uomo stesso. Occorrerà lucidità e senso della realtà per sfuggire a quelle distorsioni, ma temo che questa sia l’unica strada.

    Ma già,ahimè, sento il tumulto lontano delle polemiche.

  5. armando says:

    Le polemiche non verranno certo da me. La distinzione fra “rispetto della natura” e “rispetto per l’ordine della natura” è illuminante. Centra in poche parole il punto della discussione, che non è la contrapposizione fra stravolgere/rovesciare la natura (onnipotenza dell’uomo) e stare fermi e immobili per paura di contaminarla elevandola a feticcio (la natura grande Dea Madre). L’uomo può, anzi deve, operare nella natura anche per trasformarla. Per i credenti perchè anche questo è stato il mandato di Dio. Per i non credenti perchè comunque l’uomo è l’unico essere vivente che ha la capacità di farlo e non esiste ragione per non mettere in atto le proprie capacità. Per gli e per gli altri, però, il rispetto per l’ordine della natura è condizione necessaria perchè essa continui ad esistere e doni generosamente all’umanità ciò di cui ha bisogno.
    Il che è anche la forma più alta e intelligente di razionalità, una razionalità non meccanica e ristretta ma intesa nella sua forma più alta, che guardi insomma all’insieme del cosmo.
    armando

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