Feste, e famiglia

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 dicembre 2009, www.ilmattino.it

Il periodo di festa dal Natale all’Epifania è un caposaldo (con qualche crepa) della famiglia italiana. È in famiglia che si svolge gran parte di questi incontri, trasmettendo un evidente calore affettivo a tutte le persone coinvolte. D’altra parte (conferma l’esperienza terapeutica), sono giorni amari per chi la famiglia non ce l’ha più, o ha con essa un rapporto conflittuale: soprattutto i separati, a cominciare dai padri, nella maggior parte dei casi allontanati dai loro figli.
Naturalmente non tutto fila liscio. Come sempre quando l’affettività è in gioco, non mancano (ad esempio) le liti, e neppure la noia, o l’insofferenza per l’invasività degli altri. Tanto meno è semplice, in un modello culturale dove ognuno bada sempre più ai propri interessi, prestare attenzione ai bisogni degli altri, soprattutto i più deboli: i piccoli, i vecchi, i malati. Tuttavia, più o meno bene e sempre con qualche fatica, si riesce a farlo, e questo «dono di sé agli altri», cambia il tono dell’umore. Leggi il resto dell’articolo

Buon Natale

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 dicembre 2009, www.ilmattino.it

È una settimana di festa. Ma quale festa? Professionisti e aziende mandano evasivi biglietti d’auguri «per le prossime feste», spesso in inglese. Il timore di essere politicamente scorretti, e ferire chi viene da altre tradizioni, spinge un po’ tutti a stare nel vago. Qualche maestra zelante prepara i bambini delle elementari alla «festa della luce», nota secoli fa nelle culture nordiche. Ma qualcuno ci guadagna davvero a far sparire il Natale, se non come brand per acquisti e consumi? Non lo credo, e per diverse ragioni.
Innanzitutto perché una vera apertura multiculturale non consiste nella cancellazione delle tradizioni, ma nella loro conoscenza e valorizzazione. Gli Stati Uniti hanno fatto davvero pace con gli indiani, e avviato un’autentica amicizia con loro (e quindi con la propria storia), quando hanno cominciato a studiare le loro tradizioni, a frequentare e capire i loro riti, a conoscere le loro immagini. Narrate comunque dalla terra, i boschi, le acque d’America, anche se i bianchi non volevano ascoltare.
Chi arriva deve sempre imparare a conoscere e onorare ciò che la psicologia del profondo chiama il «genius loci», lo spirito del luogo, altrimenti non si integrerà mai veramente, e la storia procederà per conflitti e sopraffazioni. Leggi il resto dell’articolo

Il corpo e la psiche dei giovani

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 dicembre 2009, www.ilmattino.it

È opportuno che i governi intervengano impedendo o sollecitando nei giovani minori decisioni importanti per il loro corpo e la loro psiche? Due casi attuali. Da una parte il disegno di legge che in Italia vieterà alle minorenni le protesi al seno per fini estetici. Dall’altro la forte pressione in altri Paesi fatta fin dall’età scolare sugli allievi per informarli dei diversi orientamenti sessuali, e spingerli a fare outing nel caso si ritengano gay. In Italia, la Regione Toscana ha votato già anni fa una legge per spingere ed agevolare questa decisione.
Ora in Svizzera, nel Canton Ticino, è in atto un acceso dibattito sull’introduzione nelle scuole di materiale didattico dedicato all’opportunità del dichiararsi gay per allievi che riconoscano in sé questo orientamento.
Alcuni giornali mi hanno chiesto cosa ne penso e vorrei rispondere su queste colonne. Leggi il resto dell’articolo

Adattarsi e reagire, la forza degli italiani

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 dicembre 2009, www.ilmattino.it

Qual è il profilo psicologico dell’italiano d’oggi? Informazioni utili si ricavano dall’ultimo rapporto annuale del Censis (il centro studi presieduto da Giuseppe De Rita), un documento economico che, redatto con intelligenza, riesce a fornire elementi concreti per capire la psicologia degli italiani di oggi, i suoi punti di forza, e le sue debolezze. De Rita parla di un italiano «adattativo-reattivo», che reagisce, adattandosi, alle difficoltà della crisi. Una definizione tutt’altro che grandiosa.
Chi reagisce adattandosi è molto diverso da colui che fa saltare il banco, vincendo la partita con un colpo di genio. Tuttavia questa definizione ci dice che l’italiano che esce dalla crisi è forse vaccinato dallo squilibrio psicologico che quella crisi ha generato, e che continua ad imperversare in gran parte dell’Occidente: il narcisismo.
La cultura del narcisismo, che ha alimentato la grande corsa ai giochi finanziari e all’espansione dei consumi dagli anni ’90 fino a un anno fa, è ispirata alla grandiosità, all’immagine, al sorprendere gli altri e il mondo. Leggi il resto dell’articolo