Andare a scuola dal lavoro

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 25 gennaio 2010, www.ilmattino.it

Il lavoro potrebbe essere “promosso” anche in Italia, repubblica che – dice la Costituzione – sul lavoro è fondata. Gli sarà (forse) riconosciuta quella funzione formativa della personalità che altri paesi europei (come Germania, Svizzera, Austria), al lavoro attribuiscono da tempo, considerandolo un’integrazione dello studio, non qualcosa di diverso, od opposto. Si discuterà, infatti, in Parlamento, in questi giorni, se aprire all’apprendistato l’ultimo anno di scuola dell’obbligo.
Abbiamo qui già descritto il disagio dei ragazzi, a volte respinti da una scuola percepita come astratta senza però poter accedere con dignità ad esperienze formative nel lavoro, finora loro vietate. È così cresciuto un esercito fantasma di 130 mila ragazzi fra i 14 e 16 anni, che non studiano e non lavorano. Giovani esposti dunque ad ogni rischio: dalla depressione, alla droga, alla microcriminalità, allo sfruttamento puro e semplice; come le cronache mostrano. Leggi il resto dell’articolo

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Cacciare i figli di casa per fare il loro bene

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 23 gennaio 2010, www.ilgiornale.it

Caro direttore Feltri,
eh no, adesso esageri. Pretendere l’intoccabilità per i tuoi «adorabili» bamboccioni è troppo. E farlo pochi giorni dopo la sentenza bergamasca che obbliga un disgraziato padre sessantenne a mantenere sine die la figlia trentaduenne, fuori corso da 8, perché non ha ancora trovato nel mondo il lavoro che merita, è quasi una provocazione. Non voglio certo propinarti le solite filippiche contro la famiglia «bizzarria italiana», in cui si sono specializzati molti quasi giovani cattedratici carichi di glorie.
La famiglia italiana, che tu descrivi con affetto e tenerezza, è un inimitabile prodotto del genio italico, come la commedia dell’arte o la pizza.
È anche (come sottolinea in ogni rapporto del Censis Giuseppe De Rita, una delle migliori teste pensanti di questo Paese), una straordinaria risorsa economica. Come si è visto nella crisi: quando le aziende stringono la borsa, le famiglie italiane, con la loro liberalità informale ma di sostanza, la allargano un po’, e consentono a tutti di arrivare fuori dal tunnel. Leggi il resto dell’articolo

Single e bamboccioni: in crisi è la relazione tra uomini e donne

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 gennaio 2010, www.ilmattino.it

In qualche città italiana, cominciando da Milano, il numero delle persone che vivono da sole, i cosiddetti single, ha ormai superato quello di chi vive in coppia, o in famiglia. In Italia, oltre un quarto delle famiglie è costituita da una sola persona. Sarebbe però affrettato spiegarlo solo con la «crisi della famiglia».
Questo fenomeno, che forse si avvia a riprodurre in Italia lo scenario di città come New York, Chicago, Boston, rappresenta tendenze assai diverse tra loro. Nell’aumento dei single compaiono varie tipologie.
Dagli immigrati regolari, che inizialmente si registrano per solito come singoli, alle donne, che vivono più a lungo e si ritrovano spesso sole dopo lunghe convivenze familiari, ad altri e diversi fenomeni. Leggi il resto dell’articolo

Maternità e lavoro

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 gennaio 2010, www.ilmattino.it

Le mamme, soprattutto giovani e lavoratrici, sono in difficoltà. Medici, psicologi, presìdi sanitari, strutture educative sono bersagliati da segni di smarrimento di fronte a problemi spesso banali: la difficoltà del bimbo a lasciare il pannolino, o ad accettare l’asilo.
Mal di pancia passeggeri o raffreddori qualsiasi diventano fonte di panico. Il principale imputato è il lavoro: le donne fanno fatica a coniugare professione e maternità, anche perché i padri le aiutano poco.
Che maschi, strutture pubbliche e aziende, siano inadeguati ai bisogni materni, è indiscutibile. La maggior parte d’Italia ha una tradizione di lavoro femminile più breve e fragile di quella di altri paesi europei, e questo ritardo lascia sulle donne pesi che non ci sono nei nostri confinanti: Francia, Svizzera, Germania. Ascoltando le madri però, e guardando a come media e strutture specializzate affrontano il problema, ci si accorge che il problema più profondo è un altro. Leggi il resto dell’articolo

Capitalismo, recessione e criminalità

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 9 gennaio 2010, www.ilgiornale.it

Con la recessione aumentano (negli Stati Uniti e altrove) poveri e disoccupati, ma crollano i crimini. Con grandissimo stupore di criminologi e sociologi che fin dai primi licenziamenti del 2008 avevano previsto il contrario. In realtà, negli Usa, con più di 7 milioni di posti di lavoro persi, il livello di criminalità è arrivato al punto più basso da cinquant’anni.
Il Wall Street Journal ha dedicato all’evento una pagina, decretando la morte di una delle teorie sociologiche più diffuse, che spiega come la causa della criminalità siano l’ineguaglianza dei redditi e la povertà. È accaduto invece che ineguaglianze e livelli di povertà sono aumentati, e i crimini diminuiti. Come mai? Leggi il resto dell’articolo

La spinta al miglioramento di sé

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 gennaio 2010, www.ilmattino.it

È giusto fare buoni propositi all’inizio dell’anno? Opinionisti affermati e psicologi ironici sconsigliano di farlo. Tanto, poi, non li seguiremmo, e l’amarezza della frustrazione farebbe più danni della cattiva abitudine. Reso il dovuto omaggio all’ironia, non credo che questo sia un buon consiglio.
Simone Weil ricordava che l’educazione ci chiede di dare (darci) degli obiettivi ideali. Non averli, oltretutto, è anche deprimente, come bene illustrato dall’attuale condizione giovanile.
Educarsi e rieducarsi, combattendo le abitudini dannose accumulate, fu sempre una delle principali passioni umane, in ogni cultura. Anche perché migliorare noi stessi, le nostre giornate, le nostre abitudini, è comunque più facile (dunque più gratificante) che cambiare le tendenze degli altri. Leggi il resto dell’articolo