Single e bamboccioni: in crisi è la relazione tra uomini e donne

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 gennaio 2010, www.ilmattino.it

In qualche città italiana, cominciando da Milano, il numero delle persone che vivono da sole, i cosiddetti single, ha ormai superato quello di chi vive in coppia, o in famiglia. In Italia, oltre un quarto delle famiglie è costituita da una sola persona. Sarebbe però affrettato spiegarlo solo con la «crisi della famiglia».
Questo fenomeno, che forse si avvia a riprodurre in Italia lo scenario di città come New York, Chicago, Boston, rappresenta tendenze assai diverse tra loro. Nell’aumento dei single compaiono varie tipologie.
Dagli immigrati regolari, che inizialmente si registrano per solito come singoli, alle donne, che vivono più a lungo e si ritrovano spesso sole dopo lunghe convivenze familiari, ad altri e diversi fenomeni.
Il nucleo più forte della singleness è però sicuramente costituito dalle aumentate difficoltà nella relazione tra uomo e donna. È a questa fatica di stare insieme che si deve il crescente numero di coppie che si lasciano: ormai circa una su due nelle zone più ricche del Paese, sempre più spesso per iniziativa della donna. Ed è ancora questa difficoltà a far sì che molti giovani (soprattutto donne), decidono di metter su casa da soli, magari dopo aver tentato una convivenza o un matrimonio non riusciti.
A tutti costoro va poi aggiunto il vero e proprio esercito di giovani che rimangono in famiglia per opportunità economiche o di «servizio» (le cure della mamma, per esempio). Sono i cosiddetti bamboccioni di cui parlano le cronache. Meno responsabili, per solito, dei veri e propri single, essi uniscono spesso alla condizione di sostanziale solitudine una forte dipendenza verso la famiglia, in particolare verso la figura materna. Sono i classici pazienti degli psicoanalisti, noti al grande pubblico dalle caricature spietate che ne fa Woody Allen in molti suoi film.
Deplorati dai ministri dell’Economia, per i quali rappresentano un peso morto, i bamboccioni sono però assai popolari, in Italia, presso alcuni giudici, che spesso condannano i padri a mantenere a vita questi figli, anche se non lavorano né si laureano. Come ha fatto di recente il Tribunale di Bergamo che ha ingiunto a un artigiano trentino di 60 anni di pagare gli alimenti alla figlia di 32 anni, fuoricorso da 8 alla facoltà di Filosofia, avuta dalla prima moglie dalla quale aveva divorziato.
Il papà, che ora provvede a una nuova famiglia, l’ha mantenuta fino a 29 anni, e poi ha smesso perché non si decideva a laurearsi (forse sperando di spingerla a farlo).
Anche questa figlia, per sentenza del Tribunale a carico del padre, fino a quando non accetterà di mantenersi da sola, fa parte del variopinto esercito single. Una massa sempre più importante nel paese, e, come abbiamo visto dai volti assai diversi. Con però qualche tratto comune. Uno, assente in qualche raro caso (come quello delle vedove, o degli immigrati in attesa di congiungersi alla famiglia in arrivo), è un livello più o meno alto di conflitto, o almeno di diffidenza, tra uomini e donne. Questo tratto è presente anche nel caso della figlia trentaduenne che fa condannare il padre: vicende simili sono spesso, anche, una tardiva vendetta a favore della madre.
Osservando bene si vede come la condizione di single si sviluppi nelle smagliature (prima ancora che della famiglia) del rapporto tra uomini e donne, che stentano a intendersi, ad amarsi, a fidarsi l’uno dell’altro.
Oggi Adamo ed Eva si allontanano dal giardino dell’Eden ognuno per conto proprio, non sapendo bene che farsene l’uno dell’altro. Con molte paure, a stento mascherate da un’affettività senza entusiasmi e senza gioia.

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21 Responses to Single e bamboccioni: in crisi è la relazione tra uomini e donne

  1. cesare says:

    E’ amaro dirlo, ma poichè risulta dalle cronache di ogni giorno, bisogna dire anche questo: le leggi e le sentenze di questi anni hanno fatto sì che il matrimonio, dall’essere pensato secondo tradizione plurimillenaria come la strada maestra per una vita da vivere felicemente insieme, e allietata da quanto c’è di più bello, i figli, è col tempo venuto ad essere percepito dall’uomo anche come l’opposto. Ovvero come la strada che ti porta più vicino al rischio di finire o in galera per false accuse (quanti gli sventurati che ci sono finiti per questo?)o in condizioni di sostanziale povertà (solo a Milano sono 50.000)o ad essere privato per sempre dei figli (destino terribile di buona parte dei divorziati). Spesso e volentieri tutte e tre le cose insieme. Sposarsi oggi richiede pertanto nel maschio una consapevolezza, una capacità di scelta, un sistema personale di garanzie di ogni genere, la generosità di rischiare tutto di se stesso ed ogni cosa, una fiducia totale nella donna che si è scelta. Tutte virtù e opportunità che non sono alla portata di tutti. E non pochi tirano le conclusioni: se proprio ci si deve incontrare meglio incontrarsi al Chekpoint, manuale di guerra in mano, tornando poi ciascuno, rigorosamente solo, ma salvo, nei propri confini sicuri.

  2. Claudia says:

    Ma quali confini sicuri? Al sicuro da ché? Non c’è una sicurezza al mondo. E’ proprio questa vigliaccheria (insieme all’infantilismo, altra caratteristica molto frequente nei maschi di oggi) a disgustare molto spesso le donne. Un uomo può anche essere uno spettacolo di bellezza, ma se mostra di aver paura del futuro, di voler rischiare il meno possibile, di restare attaccato alle sue “sicurezze” di vario tipo, ma quale interesse volete che susciti, in una donna, in un elemento così? Meglio un uomo bruttino ma con un po’ di fegato, meglio un maschio meno “prestante” ma disposto a spendere se stesso in un rapporto (che in soldoni significa essere anche disposti a perdere quello che si ha, giocarsi fino in fondo).
    Ognuno semina quel che raccoglie, se vai incontro al mondo femminile con mille riserve, e beh, raccoglierai il minimo. Ma come si può pensare di avere un futuro, con questo approccio alla vita che punta al minimo?

    c

  3. A settant’anni dalla morte di Freud, non molto tempo fa, il prof. Galimberti su un quotidiano nazionale, citava questa espressione nella quale il fondatore della psicoanalisi condensava il disagio dell’umanità: “Di fatto l’uomo primordiale stava meglio perchè ignorava qualsiasi restrizione pulsionale. In compenso la sua sicurezza di godere a lungo di tale felicità era molto esigua. L’uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza”.
    Se il disagio psichico trova la sua chiave di lettura sul piano culturale, ecco quindi che fenomeni come quello della singleness e dei bamboccioni prendono forma nello scenario sociale contemporaneo.
    I maschi del nostro tempo appaiono sempre piú insicuri e si sentono spesso inadeguati a qualsiasi progetto coppia-famiglia. In compenso dedicano molto del loro tempo ad una cura esagerata del proprio corpo e della loro immagine. Tale comportamento, che così bene il prof. Risè spiega nei suoi libri “Maschio amante felice” e “Il maschio selvatico”, trova origine nella perdita della propria natura istintiva, nell’assenza della figura paterna e nella modificazione del ruolo tradizionalmente rivestito dalla donna. Senza nulla togliere ai meriti del Femminismo, a oggi mi chiedo, vista l’infelicità nella quale siamo finiti, se siamo sicure che fosse proprio tutto da buttare. A volte ho l’impressione che la donna preferisca essere infelicemente uguale all’uomo che felicemente uguale a sè stessa.
    Il caso citato nell’articolo del padre obbligato a versare l’assegno di mantenimento alla figlia di 32 anni, contribuisce a confondere le idee delle famiglie e del singolo, e va nell’esatto contrario di un buon esempio pedagogico. I genitori vengono equiparati ad un bancomat che eroga privilegi economici: vestiti firmati, auto nuova, telefonino di ultima generazione. Quello che si capisce è che a volte risolvere i problemi che stanno all’interno del rapporto attraverso la “via” economica, è la cosa piu’ facile ed è anche quella che richiede minor investimento da un punto di vista educativo che preveda una morale, quella cioè di creare relazioni basate non soltanto sui beni materiali, ma sui rapporti che riguardino i sentimenti e le emozioni.

  4. Marco Baldassari says:

    bellissimo il commento di claudia…

    “meglio un maschio meno “prestante” ma disposto a spendere se stesso in un rapporto (che in soldoni significa essere anche disposti a perdere quello che si ha, giocarsi fino in fondo).”

    eccerto, meglio il pollo, lo avevamo capito 😉

  5. armando says:

    Credo che Carmen abbia ben descritto la situazione in cui siamo immersi. I grandi fenomeni sociali, di cui il drastico ridimensionamento ben oltre le sue “colpe” della figura paterna è un esempio, si riflettono naturalmente nel comportamento dei singoli. Si ha dunque ragione, come fa Claudia, a criticare la mancanza di coraggio di alcuni singoli uomini perchè la responsabilità personale non può mai essere dimenticata, ma deve anche essere chiaro che esiste tutto un sistema, legislativo e giurisprudenziale, che sull’onda del pre-giudizio antipaterno e antimaschile finisce per spingere proprio in quella direzione.
    E non si può nemmeno tacere che di questo sistema fanno parte comportamenti femminili molto diffusi (“appropriazione” dei figli nelle separazioni, depauperamento dell’ex marito col consenso e il beneplacito dei giudici, false accuse di molestie per mettere fuori gioco l’ex, e non ultimo un concetto dell’uomo come portafoglio da spremere fin che di può). Non si può, dunque, vedere solo una faccia della medaglia senza considerare anche l’altra, e a me sembra che quelle riserve mentali che Claudia imputa gli uomini nel rapporto con le donne, possano simmetricamente essere imputate anche alle donne nel rapporto con gli uomini. O, forse, si potrebbe anche dire che l’iniziale e incondizionato slancio in amore delle donne si rovescia nel suo opposto non appena si accorge che l’uomo che ha sposato non è “perfetto” secondo la sua visione. Scusa Claudia, ma non conoscendoti, mi sembra di leggere nella tua mail “invettiva” contro i maschi di oggi un desiderio inevaso di un eroe antico, quasi il sognato “principe azzurro” insomma. Cosa che se da una parte ti fa onore (e personalmente credo debba fare onore a tutti gli uomini), ti dovrebbe indurre anche a riflettere sul perchè uomini così sono meno numerosi di un tempo. Credo che a questa decadenza del maschile, oltre agli stessi uomini dimentichi delle antiche virtù virili, abbiano contribuito in buona misura le stesse donne. Le quali, più che a fare qualcosa per se stesse, si sono piuttosto concentrate ad abbattere l’antico idolo maschile. Oggi che ci sono (quasi) riuscite, capiscono che non quello doveva essere il vero obbiettivo, che la “vittoria” è diventata la loro stessa sconfitta e un motivo in più di infelicità. Io sarò un tradizionalista, ma nella mia ormai non più breve vita ho constatato sempre che, nonostante tanti ragionamenti intellettuali, l’archetipo antico dell’eroe attrae irresistibilmente il genere femminile. E poichè nessuno, neanche l’eroe coraggioso, è tale indipendentemente dall’ambiente che lo circonda, credo che Carmen abbia del tutto ragione quando sostiene che la donna debba concentrarsi sull’essere se stessa. Sarebbe anche il miglior aiuto all’uomo, e Dio sa quanto sia necessario, affinchè ritorni se stesso, magari anche migliore di prima. Il resto del “lavoro” è di competenza nostra.
    armando

  6. cesare says:

    “Ognuno raccoglie quel che semina e non si va incontro al mondo femminile con mille riserve…”: giustissimo. Che può succedere pertanto quando il mondo femminile accetta in totale silenzio complice che il mondo maschile (e solo maschile) venga criminalizzato in toto e fino al punto che una donna possa portare a processo e a una condanna penale un uomo accusandolo di sguardo molesto?

  7. daniela says:

    E’ interessante pensare che ci sia un nesso tra fenomeno dei ‘bamboccioni’ e crisi della relazione tra uomini e donne. Pensavo a come potrebbe essere un mondo in cui questa relazione invece ci sia e sia meno drammatica. Per quanto riguarda me come donna, mi piacerebbe molto essere fiera degli uomini che ho intorno. E’ proprio una questione di speranza: mi si rinfocola la voglia di vivere quando vedo un uomo che… difficile esprimere a parole una sensazione complessa, tanto più che di solito son persone che si mostrano con dei fatti ai quali non fanno tanta attenzione allo scopo di far arrivare un messaggio particolare proprio a me in modo specifico. Solitamente li noto perchè fanno qualcosa per me, per altri o per me e altri, ma con un’intenzione che ti fa sentire subito come parte di una comunità: fanno a te ma senti che lo farebbero anche ad un altro/a, fanno agli altri e se sei nel gruppo ti senti legato a loro dall’aver ricevuto e senti che tutto va come dovrebbe tra le persone. Un professore all’università, l’autista dell’autobus, il ragazzo che frequenta un corso con me, un collega, un amico. In mio padre riconosco queste qualità. Quando incrocio uomini così, lasciano il loro segno luminoso, anche piccolo, sempre. Uscire la mattina e avere la sensazione che intorno a me, anche se non li incontro, ci sono persone così, mi da speranza e gioia.

  8. Claudia says:

    Questi commenti sono la dimostrazione (sempre crescente) di una generazione di maschi frustrati e in malafede, i quali, al contrario di quel che lamentano, sguazzano molto volentieri nel proprio fango, e quando qualcuno prova stupidamente a dare qualche consiglio per uscirne, si risentono, si irritano, perchè uscirne significherebbe poi non aver più di che lamentarsi…perciò, bamboccioni, state dove siete. Lo meritate decisamente, la vostra frustrazione è, come si diceva una volta, “la vostra morte”, che significa il vostro giusto destino.
    c

  9. Daniele says:

    Ma figuriamoci… tanto per cambiare, le nostre care lettrici hanno puntato il dito contro il “maschio bamboccione” (termine che detesto profondamente), glissando regolarmente sulle bamboccione, nonche’ sulle responsabilità femminili.
    E’ proprio vero che l’ autocritica e’ un qualcosa di sconosciuto al sesso femminile.
    Dai, su, non preoccupatevi, che fra non molti lustri l’ Italia sara’ dominata dagli extracomunitari, dicesi anche dai “veri uomini”, verso i quali potranno rivolgersi delle “vere donne” come voi.
    Auguri.

  10. armando says:

    La sequenza di astiose accuse reciproche non porta da nessuna parte. Donne e uomini si assumano ciascuno le proprie responsabilità e più che bacchettare l’altro pensino a riflettere su se stessi senza facili autoassoluzioni. Se la relazione maschio/femmina è in crisi, nessuno è indenne da responsabilità. Nessuno è innocente per definizione. Viviamo costantemente in ambiti relazionali e la personalità di ciascuno, oltre che dalle inclinazioni soggettive, si forma anche nel tipo di relazioni che viviamo. Se le donne esprimono critiche al modo di essere attuale degli uomini, e gli uomini a quello delle donne, la cosa migliore da fare non è rigettarle sdegnosamente, è interrogarsi su quelle critiche cercando di discernere gli aspetti di verità dalle illusioni ottiche. Se capiamo questa elementare verità l’astio verso l’altro si attenuerà necessariamente.
    Se, per esempio, i maschi si sentono frustrati come dice Claudia, non ci sarà per caso anche un modo di essere femminile che provoca questa frustrazione? E la frustrazione e l’astio di Claudia verso gli uomini sarà solo frutto della sua immaginazione o non avrà, sempre per caso, anche qualche motivo reale?
    In ogni modo, come dimostra la mail di Carmen, uomini e donne veri ancora esistono e con un po’ di pazienza si riesce a scovarli. Se non accade mai è anche perchè si vanno a cercare persone sbagliate in luoghi sbagliati.
    armando

  11. Claudia says:

    Benissimo. I maschi sono tutti cortesemente invitati a leggere l’articolo seguente del prof. Risé, che spiega meglio di me quel che già ho tentato di dire nel mio primo post.
    Tanti saluti

    c

  12. armando says:

    per Claudia: lì trovi la mia risposta, in linea del resto col mio pensiero già espresso quì.
    Prima di ergersi a giudici degli altri, guardiamo ognuno in casa propria, maschi e femmine. Troveremo molto materiale di cui rivedere le bozze. E solo dopo, quando si è ragionevolmente certi di stare facendo la propria parte, potremo dispensare consigli che a quel punto saranno anche bene accetti.
    armando

  13. Claudia says:

    scusa armando, ma come diamine fai a sapere se io, a te del tutto sconosciuta, faccio o meno “la mia parte”, o che tipo di donna o di persona sono, e di conseguenza se è il caso o meno di accettare o meno i miei consigli? Ti sei reso conto che questa è una rubrica che viaggia sulle parole e semplicemente qui si esprimono pareri? Dunque, a meno che la redazione mi intimi di non scivervi più, mi ritengo libera di esprimere la mia opinione. che poi sia male o bene accetta non mi riguarda.
    c

  14. Sandro says:

    Curiosa ‘sta cosa (si fa per dire…): le donne di oggi rimpiangono gli uomini di ieri; ovvero quegli “sporchi maschilisti” che il femminismo ha combattuto (e combatte) con tutte le sue forze.
    Ancor più curioso (si fa sempre per dire) è il fatto che nessuna femminuccia rammenti che quella italiana è la società mammista per eccellenza…

  15. Sandro says:

    Claudia, conosci queste citazioni femministe? (ma la lista sarebbe più lunga…).
    ———————————–
    “La famiglia nucleare dev’essere distrutta… qualunque sia il significato finale, lo sfascio delle famiglie è adesso un processo obiettivamente rivoluzionario”. Linda Gordon

    “Ritengo che l’odiare i maschi sia un onorevole e vitale atto politico, gli oppressi hanno il diritto di odiare l’intera classe che li sta opprimendo”. Robin Morgan, Ms. Magazine Editor.

    “Non ho la più pallida idea di quale ruolo rivoluzionario i maschi bianchi eterosessuali possano avere, visto che essi sono l’incarnazione stessa di un potere rivoluzionario basato sui propri privilegi. D’altra parte, ho comunque parecchia difficoltà a capire cosa in genere gli uomini potrebbero fare riguardo questa questione. A parte iniziare a fare tutti i lavori degradanti che le donne hanno fatto per generazioni, magari potrebbero anche suicidarsi in massa ? No, non volevo davvero dire questo. Invece sì, volevo proprio dir questo”. Robin Morgan

    “Non possiamo distruggere le iniquità fra gli uomini e le donne finché non distruggeremo il matrimonio”. Robin Morgan (Sisterhood Is Powerful, (ed), 1970, p. 537)

    “Io sostengo che lo stupro esista ogni volta che il rapporto sessuale non è stato avviato dalla donna, scaturito dal proprio desiderio e affetto genuino”. Robin Morgan

    “Definire un uomo come un animale e fargli un complimento; l’uomo è una macchina, un vibratore ambulante”. Valerie Solanas, Authoress of the SCUM Manifesto

    “Il matrimonio è un’istituzione che si è sviluppata dalla pratica dello stupro”. Andrea Dworkin

    “Domanda: La gente crede che lei è ostile agli uomini.
    Risposta: Lo sono”. Andrea Dworkin

    “L’istituzione dei rapporti sessuali è anti-femminista”. Ti-Grace Atkinson; Amazon Odyssey (p. 86)

    “Gli uomini ingiustamente accusati di stupro possono comunque imparare da tale esperienza”. Catherine Comins

    “Le donne hanno le loro colpe. Gli uomini ne hanno solo due: tutto ciò che dicono e tutto ciò che fanno”. Popolare Graffito Femminista

    “Quando una donna raggiunge l’orgasmo con un uomo lei sta solamente collaborando al sistema Patriarcale, erotizzando la propria oppressione”. Sheila Jeffrys

    “I rapporti sessuali etero sono la pura, formalizzata espressione di disprezzo per il corpo delle donne”. Andrea Dworkin

    “Tutti gli uomini sono stupratori, questo è ciò che sono”. Marilyn French

  16. carlo says:

    la cosa che mi stupisce, e non cessa di stupirmi, è l’incredibile quantità di prese di posizione- fotocopia che si possono leggere in giro, tipo quella di Claudia, in cui le donne sono prontissime a spaccare il capello in quattro sulle nostre (vere o presunte) inadeguatezze.
    Ma guai, guai a provare a mettere loro in discussione.
    Tutte principesse, tutte perfette, nulla da recriminare.
    La realtà, molto semplice, è che non c’è da parte dell’altra metà del cielo uno spirito di responsabilità ed affidabilità maggiore di quello che si riscontra da queste parti: con l’ulteriore aggravante della incredibile quantità di legislazione e di prassi pro-female che non aiuta certamente la loro crescita personale ed umana, ma soltanto la ricattabilità ed il disvalore di questa metà del cielo.

  17. daniela says:

    Un gran ragionare delle colpe delle donne : uomini, oh che v’è preso che sembrate tutti delle suocere con la veletta?!

  18. armando says:

    per Claudia. Io parlo in generale, prendendo le tue mail ad esempio di opinione diffusa. Ed è su quella che scrivo, non su di te. Che avrai certamente i tuoi motivi e le tue esperienze, le quali però non possono essere generalizzate.
    Altrimenti facciamo la stessa cosa di alcune pessime trasmissioni TV sedicenti d’informazione, ch non si propongono di cercare la verità ma solo di impressionare lo spettatore allo scopo di far risaltare tesi preconfezionate. La verità è altro, la sua strada è difficile e apparentemente poco visibile, magari anche un po’ noiosa, ma soprattutto porta da altre parti rispetto alle opinioni che i media spacciano per sentire comune.
    armando

  19. Redazione says:

    Per evitare il gridìio di quelle trasmissioni, cosa cha sta molto a cuore anche a me, bisogna stare ad ascoltare l’altro, e il suo dolore, con una certa profondità, e rispetto. Cosa che in questo dibattito non è praticamente mai accaduta, nonostante di dolore ne sia stato portato molto,. dall’una e dall’altra parte. Personalmene, non posso soffrire i lamenti: NEVER COMPLAIN (oltre ad essere un principio educativo che ha consentito all’Inghiltrerra di conquistare il mondo a suo tempo), è il motto sottinteso di questo blog.
    Quindi chiudo questo penoso dibattito, e prego gli amici naviganti di passare ad altro. grazie,
    Claudio Risé

  20. Enrico says:

    E cosa mi raccontate di chi si è slegato fisicamente dalla famiglia, ovviamente facilitato da un buon reddito o prestiti a fondo perduto fatti da mamma e papà, ma in perenne dipendenza psicologica da essi nelle scelte di vita? Le donne vogliono gli uomini? O gli uomini che ricoprono alcuni ruoli professionali prestigiosi acclamati dalla vox populi come riferimento di status sociale? Un 1000 euro al mese con bilocale e non bamboccione manco lo cagano le signorine ….

  21. Gian Marco says:

    La situazione in cui viviamo in Italia è drammatica, tutti i sovrumani sforzi dei giovani per andare via di casa e per tovare la loro indipendenza, economica e psicologica, vengono schiacciati da una società che non premia chi lotta per la sua autonomia. I famosi bamboccioni vivono l’immensa frustrazione delle madri apprensive e della famiglia patriarcale, le donne, le ragazze, le fidanzate, preferiscono un padre iperprotettivo che concede loro casa e lavoro ad un figlio di papà che si lamenta della sua condizione e fà di tutto per cambiarla, preferiscono umiliare chi si è reso conto di voler cambiare la sua condizione piuttosto che accompagnarlo nella creazione di una famiglia autonoma, preferiscono farsi mantenere dalla famiglia di origine piuttosto che rimboccarsi le maniche e trovare un lavoro che le permetta di ottenere la propria indipendenza economica e psicologica. sono arrabbiato e triste perchè ho passato anni della mia vita appresso alle bamboccione e sono finito a preferire una vita comoda ma noisoa ad una vita difficle ma avventurosa, che mi dia la possibilità di realizzarmi come uomo, sono passato dal lottare per far uscire dalla bambocciagine chi avevo accanto a finire a farmi coinvolgere nei meccanismi autodistruttivi ed autolesionisti di chi sguazza nella sua palude, per finire a dare tutto quello che avevo sudato e risparmiato duramente ad una persona che non se lo meritava e che mi ha lasciato una volta che ha capito che no ero il maschio che la prende e la porta via di casa e poi dicono che il femminismo esiste.
    GM

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