Cacciare i figli di casa per fare il loro bene

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 23 gennaio 2010, www.ilgiornale.it

Caro direttore Feltri,
eh no, adesso esageri. Pretendere l’intoccabilità per i tuoi «adorabili» bamboccioni è troppo. E farlo pochi giorni dopo la sentenza bergamasca che obbliga un disgraziato padre sessantenne a mantenere sine die la figlia trentaduenne, fuori corso da 8, perché non ha ancora trovato nel mondo il lavoro che merita, è quasi una provocazione. Non voglio certo propinarti le solite filippiche contro la famiglia «bizzarria italiana», in cui si sono specializzati molti quasi giovani cattedratici carichi di glorie.
La famiglia italiana, che tu descrivi con affetto e tenerezza, è un inimitabile prodotto del genio italico, come la commedia dell’arte o la pizza.
È anche (come sottolinea in ogni rapporto del Censis Giuseppe De Rita, una delle migliori teste pensanti di questo Paese), una straordinaria risorsa economica. Come si è visto nella crisi: quando le aziende stringono la borsa, le famiglie italiane, con la loro liberalità informale ma di sostanza, la allargano un po’, e consentono a tutti di arrivare fuori dal tunnel.
Queste famiglie accoglienti e liberali sono quindi anche una scuola di vita di prim’ordine, molto più efficienti di università ingessate o di aziende che cadono spesso vittime di miti del tutto irrazionali (dall’«efficienza che non guarda in faccia a nessuno» ai «derivati», per dirne due mica da ridere quanto a guasti prodotti), spesso nati proprio nelle università.
Tutto vero: ma i bamboccioni no. Perché no?
Perché quando tu descrivi l’universo del «fuori casa» (bilocale mansardato basso, bagnetto, lavaggio serale delle mutande, cena in piedi davanti al frigo con avanzi miserabili), come un sintomo di imbecillità travestito da piacere dell’autonomia, dimentichi (esattamente come i ragazzi che offrono le tue stesse ragioni), un particolare sempre più trascurato, ma centrale nella formazione della personalità umana. Si tratta, caro direttore, di quella strana storia, descritta nel libro della Genesi, all’inizio della Bibbia, dove Dio, scacciando Adamo dal giardino dell’Eden, gli dice «guadagnerai il pane col sudore del tuo volto». Storie vecchie e polverose direbbe Bonino. Peccato però che ogni religione racconta, con poche differenze, una storia simile. Come mai?
Io sono psicoanalista e i bamboccioni ex-felici me li ritrovo davanti quando sono ormai fra i quaranta e i cinquant’anni. Mi sono così fatto la convinzione che ogni libro sapienziale racconti questa storia perché lasciare il giardino dell’Eden dove stendi una mano e cogli il frutto (la ragazza nel letto, il calzino lavato dalla mamma, il buffetto del papà che rimedia al capufficio villano), è il passaggio necessario perché il bamboccio diventi uomo.
Ciò avviene, anche, imparando il valore della fatica, della solitudine, del «farcela» (ciò non esclude, naturalmente, che la Bibbia racconti una storia non solo simbolica, ma vera, incarnata nella storia umana. Così almeno penso io; ma non è di questo che voglio convincere te o i lettori).
È anche questo che sentiva, istintivamente, l’albanese o il macedone buttandosi nel canale d’Otranto pur di arrivare sulle nostre coste; le laureate dell’est che si propongono come badanti o cameriere; ed anche gli africani (che tu hai giustamente difeso) che vengono a fare lavori che i nostri ragazzi più o meno imbabbociati non farebbero mai.
Questi «disperati» (così chiamati da noi), sono molto più vitali, più forti, e quindi spesso anche più intelligenti, di quanto siano i nostri coccolatissimi figli. Tanto è vero che molti di loro, quelli che sono qui già da più di un decennio, hanno messo su le loro aziende, le loro famiglie per niente imbabbocciate, e hanno una vita più di slancio, più ricca, più sicura, di quella (spesso in bilico tra agiatezza e sfinimento) delle nostre.
Come mai, potresti chiedermi, i nostri adorabili figli dovrebbero poi venire, tra i quaranta e i cinquanta, da uno strizzacervelli un po’ malmostoso come te?
Te lo spiego subito. Tu parli, ad esempio, della noia di lavarsi le mutande la sera nell’infelice sgabuzzino del single, mentre la sua cara mamma è così contenta di provvedere alla bisogna. Perché dovrebbe rinunciarvi? Il fatto è che imparare a lavarsi le mutande da solo significa imparare a prendersi la responsabilità della propria sessualità.
Per esempio, se prendi una sbandata di due ore, o due giorni, non correrai a raccontarla alla tua donna-mamma, o non glielo rivelerai «inavvertitamente» lasciandogli un sms sotto il naso. Sei un uomo, i tuoi panni sporchi sai lavarteli da solo, anche se si fa più fatica.
Le donne vogliono uomini, non bambocci. Quando li sgamano, magari tardi perché anche loro erano imbambolate mica male, li mollano. Ma questa è solo una ragione del bamboccio/a in analisi (osare andarci, è già un po’ buttarsi nel canale d’Otranto).
No, direttore, lasciateli strapazzare per bene, questi «ragazzi». Del resto, a parte quel fondo, il tuo giornalismo è un vero manuale di antibambolismo.
Con amicizia e stima.

Claudio Risé

Fonte: [Il Giornale]

Annunci

6 Responses to Cacciare i figli di casa per fare il loro bene

  1. Daniele says:

    Si’, Rise’, d’accordo, pero’ per favore cominciamo a puntare il dito anche contro le donne.
    A me sta bene tutto, che “le donne vogliano degli uomini”, ma se permette anche “gli uomini vogliono delle donne” e non delle rompi in perenne competizione con l’altro, totalmente incapaci di fare una sana autocritica.

    E gia’ che ci siamo, cominciamo a puntare il dito anche contro le madri, che di responsabilita’ ne hanno parecchie.

    Saluti da un trentenne stufo, molto stufo, di certi discorsi a senso unico.

  2. Anna says:

    Una cosa interessante che mi fa spesso notare una mia collega, è che in linea di massima l’uomo, nella sua vita, da quando nasce a quando muore cerca sempre e solo una madre. Anche crescendo, non passa dal bisogno della mamma alla ricerca di una donna (di una compagna, di una moglie), cerca sempre e comunque una figura materna. A me questo spesso sembra vero, non so cosa ne pensi il dott. Risé, tuttavia è una cosa che mi disgusta, perchè io non aspiro all’essere la madre del mio uomo. Vorrei essere madre dei miei figli, ma un marito o un compagno sono un’altra cosa.

    Anna B.

  3. armando says:

    Il bamboccione è una tipologia di persona (in maggioranza uomo a stare alle statistiche, ma anche donna), cresciuto in una società matrizzata, in cui il principio paterno/maschile è stato relegato in cantina. E col “principio” sono stati relegati in cantina i padri in carne ed ossa, mentre la madre è assurta a figura centrale dei progetti educativi familiari ed anche scolastici.
    Di ciò sono responsabili i padri che, qualsiasi sia la ragione, si sono lasciati esautorare, ma anche le madri e sotto un duplice aspetto. Come donne perchè hanno combattuto, spesso ahimè vincendola, una lotta senza quartiere contro tutto ciò che era maschile e paterno letto come intrinsecamente autoritario e oppressivo. Come madri perchè, ormai purtroppo quasi esclusive responsabili dell’educazione dei figli, perpetuano questo stato di cose anche quì in duplice modo. Continuando da un lato a denigrare il maschile (e il paterno) in sè, e dall’altro a fare le mamme vita natural durante perchè le gratifica e conferisce loro un potere sotterraneo enorme, tanto più grande quando invisibile e impalpabile agli occhi di una società che valuta solo le apparenze sociologiche della realtà.
    Così stando le cose, il disgusto espresso da Anna (che non conosco e che avrà le sue buone ragioni soggettive), assomiglia alle lacrime del coccodrillo. Credo che invece del disgusto, sempre fine a se stesso, sarebbe necessario riflettere prima di tutto su se stessi. E invece di dare consigli agli uomini come fa Claudia in altra parte di questo forum, se le donne li vogliono davvero aiutare (e non per altruismo ma nel loro proprio interesse), facciano le donne per davvero, se ancora ne sono capaci e non sono diventate definitivamente la brutta, bruttissima copia degli uomini, e per di più contestandoli. Acquisteranno così molti titoli di merito agli occhi maschili e anche il diritto di criticare i maschi. Per il resto lascino che ce la caviamo da soli.
    “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
    Armando

  4. cesare says:

    Stante le attuali leggi e dopo decenni di sentenze a regolare i rapporti in famiglia, si è arrivati alla situazione in cui tutti sanno, e di conseguenza si regolano (tutti tengono famiglia), che l’unica “patente” davvero revocabile è quella di padre ed è di fatto e per legge concessa al padre dalla madre. Unica fonte di potere legittimo e di legittimazione alla paternità, sia che si tratti di decidere se un uomo possa avere un figlio, sia che si tratti, una volta avuta la concessione dalla madre che il proprio figlio abbia a nascere e non a morire, di poter svolgere la funzione di padre. Pertanto l’unico padre ammesso nell’esercizio della paternità è quello cui la madre consente di esserlo e che nel fare il padre si omologa al punto di vista della madre. Altrimenti perde tutto. Stante così le cose si può affermare che esista ancora la paternità, il padre? La paternità e il principio paterno, cioè l’autorità che ha fonte e principio nel padre concreto, è stato semplicemente spazzato via. Sostituito per legge dello Stato e prassi giurisprudenziale, dall’autorità della madre. A cui si sono auto-sottomesse tutte le autorità costituite che agiscono pertanto anch’esse in nome della madre: es.? finisci in galera se insisti a chiedere di far nascere tuo figlio; guai se gli “togli i viveri” a 32 anni o la tv a dieci!
    Prima di tutto dunque diciamoci questo perchè è la realtà effettuale delle cose. Poi possiamo anche parlare dei bamboccioni.
    Ed è opportuno poi anche domandarci come è stato possibile che questo eradicamento del padre concreto, e non solo, ma anche del padre e della paternità come principio e origine dell’autorità e della vita, sia stato portato a termine in una società le cui radici bimillenarie hanno tratto vitale alimento in una religione il cui Fondatore, Cristo, ha insegnato a pregare il Padre perchè “Padre” è il “nome di Dio”, e la cui preghiera quotidiana da duemila anni è il “Padre nostro”. Da tempo e da più parti, cercano di convincerci che il Dio di Cristo è anche madre, sottintendendo madre toutcourt perchè così è più “frendly”, anche se Cristo non l’ha mai detto e ha versato il proprio sangue in testimonianza dell’amore del Padre e del Suo nome di Padre. Qualcuno ha ancora qualche dubbio sul fatto che il sentimento dominante e più diffuso nella nostra società è l’odio per il padre e la paternità? e che da trent’anni a questa parte l’unica guerra che i nostri politici, i nostri intellettuali e persino alcuni religiosi (i “padri spirituali”!), sono riusciti davvero a vincere è quella contro il padre e la sua autorità?

  5. Sandro says:

    Scrive Anna B:
    “Una cosa interessante che mi fa spesso notare una mia collega, è che in linea di massima l’uomo, nella sua vita, da quando nasce a quando muore cerca sempre e solo una madre. Anche crescendo, non passa dal bisogno della mamma alla ricerca di una donna (di una compagna, di una moglie), cerca sempre e comunque una figura materna”.
    Ascolto e leggo roba dal genere da quando ero un ragazzino, ragion per cui credo proprio sia giunta l’ora di darci un taglio a banalità (è un eufemismo) di tal fatta, perché a tutto c’è un limite.
    Tra l’altro, c’è da far notare che le nostre care signore e signorine, sono solite riferirsi solo ai propri conterranei o, al massimo, agli uomini bianchi occidentali.
    Chissà perché (si fa per dire…) non ironizzano mai – men che meno si permettono di fare dei commenti sprezzanti – nei confronti degli albanesi, dei rumeni, dei tunisini, dei marocchini, dei nigeriani, dei senegalesi, dei dominicani, etc…

  6. Claudia says:

    Per Sandro, parlando tu in generale di “signore e signorine” rispondo anch’io sebbene non abbia commentato proprio qui, e posso dire che io personalmente nei vari post che ho inserito non ho mai parlato di maschio bianco occidentale (così come non ho mai letto qui, da parte del sesso maschile, parlare di “donna bianca occidentale”). Boh. Aggiungo che non ho mai fatto commenti riguardanti nello specifico gli albanesi, i rumeni o i nordafricani semplicemente perchè non ne ho esperienza diretta, e non amo scrivere di quello che non conosco, quanto piuttosto riferirmi a quello che vivo io. Uno parla per sé. Quando sposerò un musulmano vi racconterò dei problemi con i maschi islamici.
    Un’ultima cosa: gli articoli di Risé (vedi ad esempio questo qui sopra) analizzano spesso aspetti problematici della società, del modo di “stare al mondo” di uomini, donne, ragazzi. E’ ovvio che la lettura di questi tiri fuori, alle persone che commentano, le difficoltà, piuttosto che la positività, di quel che vivono. Ma non è che per questo sia tutto un disastro, che gli uomini così e le donne colà. Bisogna tener conto che questo spazio è quello che è, niente di più.
    c

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: