L’effetto degli scandali nella psiche individuale e collettiva

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 8 marzo 2010, www.ilmattino.it

Che effetto ha sulla psiche individuale e collettiva l’enfasi data dai media alle storie di corruzione, e agli usi e costumi dei corrotti o supposti tali?
A giudicare da sogni e vissuti riferiti in psicoterapia parrebbe che trascrizioni di conversazioni senza scrupoli, ricostruzioni dettagliate di abitudini perverse e illegali generino soprattutto un vissuto depressivo. Le persone si sentono come accerchiate dal male, ed hanno l’impressione che non ci sia nulla da fare per cambiare la situazione.
Questa sensazione è generata sia dal ripetersi incessante di questo tipo di episodi, sia dal fatto che finora la maggior parte delle persone presentate inizialmente come colpevoli è stata poi assolta nei diversi livelli di giudizio. Ciò crea spaesamento e depressione un po’ in tutti. Sia in coloro che ritengono gli indiziati colpevoli, e dunque pensano che i giudici che li mandano assolti non rispettino la verità. Sia in chi crede invece al verdetto di innocenza (che spesso si aspetta fin dall’inizio della vicenda), e trae dall’accaduto il senso di una grande ingiustizia verso chi era stato accusato a torto, e verso il pubblico, indotto in ogni modo a credere nella colpevolezza.
Il diffondersi di questa sensazione depressiva, generata da un male ritenuto non arginabile, oppure artificialmente manipolato, ammala in modo profondo la coscienza collettiva. Tanto che uno dei fondatori della sociologia, Vilfredo Pareto, associava ad esso l’affermazione delle dittature, aiutate appunto dal senso di impotenza dei cittadini di fronte al male diffuso nello Stato e nella società.
Allora però (nei primi decenni del secolo scorso), il sistema delle comunicazioni ed i media erano estremamente arretrati e la loro influenza molto ristretta rispetto ad oggi. Da allora il megafono comunicativo è diventato molto più potente, ed anche l’effetto depressivo delle ripetute e martellanti denunce del male e della corruzione sociale è cresciuto. Tanto più che oggi anche nelle cronache di corruzione si manifesta l’effetto della «overdose di informazioni», tipico dell’attuale società della comunicazione, come non caso è definita da tempo. Esso consiste nel fatto che le informazioni sono ormai troppo numerose e distribuite con eccessiva frequenza per poter essere assorbite in modo utile (come i dati sui movimenti dei terroristi che non vengono assimilati in tempo dai servizi di sicurezza).
A questo fenomeno generale non sfuggono le campagne mediatiche sulla corruzione: ormai esse sono talmente ampie, dettagliate e frequenti, da provocare appunto un’overdose, una sorta di reazione anafilattica. Nella quale la depressione e la rabbia moltiplica l’assuefazione cinica da un lato, e dall’altro atteggiamenti paranoidi, di linciaggio indiscriminato di colpevoli non ancora accertati (il Web è il teatro ideale per questi fenomeni, spesso impressionanti).
Che fare dunque visto che la corruzione è tragicamente diffusa e i cittadini hanno diritto di essere informati delle iniziative giudiziarie per combatterla?
Può essere intanto utile la diffusione della consapevolezza dei rischi sopra descritti. Il fascino dello scoop, della battaglia per il bene, ed anche l’irresistibile attrazione per la vita privata degli altri, specialmente se farcita di mascalzonate e doppiezze, devono essere mediati dal senso di responsabilità per il male che si va a propalare con informazioni morbose, o che violano la privacy prima che venga stabilita una colpevolezza.
Una maggiore serenità nel corpo sociale può valere il rischio di uno share più ridotto, o di qualche copia in meno.

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3 Responses to L’effetto degli scandali nella psiche individuale e collettiva

  1. armando says:

    Caro Claudio, a me che non sono colpevolista o innocentista per principio, e tanto meno in funzione della fazione politica sotto accusa, l’overdose di notizie genera sconsolatezza. Perchè tanto sappiamo tutti bene che non si arriverà mai a capo della verità vera, e che anche le verità giudiziarie, le uniche umanamente possibili, saranno comunque messe in dubbio dai sospetti sull’imparzialità dei giudici, sospetti che, a dire il vero, hanno una qualche giustificazione nell’azione di alcuni magistrati. Sconsolatezza non significa però, per me, assuefazione o voglia di vendetta, nè ritiro nel proprio privato. Significa occuparsi anche delle cose pubbliche lasciando perdere del tutto i cascami velenosi del gossip o quelli altrettanto velenosi del mare di fango che ci inonda. Sappiamo che la corruzione esiste, altrettanto il “vizio privato”. E’ giusto essere informati correttamente e sobriamente sulla prima, non sul secondo. E quì entra in gioco anche la responsabilità di un giornalismo “guardone” che nasconde dietro al dovere di informare, la sudditanza a questa o quella fazione di cui si fa strumento politico. Punto. Per il resto meglio sforzarsi di applicare nella propria vita quei principi di cui si rimprovera agli altri la mancanza, e passare oltre. In questo senso a me che non sono un operatore della psiche (mi perdonerai l’orribile definizione), riesce sempre sorprendente l’audience che ottengono le notizie (e le trasmissioni) pruriginose. Non riesco a capire come possa interessare la conoscenza delle frequentazioni private di questo o quel personaggio pubblico, a meno che dietro questo interesse non si celi una inconfessabile invidia. Il che non farebbe che aumentare la sconsolatezza, perchè vorrebbe dire quello che è logico aspettarsi, e cioè che la classe dirigente di un paese (economica, politica, intellettuale) rispecchia la così detta società civile.
    armando

  2. La corruzione è esistita sempre, quando andavo a scuola credo di aver tradotto qualche chilometro di orazioni di Cicerone sull’argomento.
    Solo che la gente sembra non ricordarsene e nemmeno capire che dove uno è caduto chiunque potrebbe cadere. E dunque… “senza meraviglia”, dicono nel Lazio. A me è sempre stato d’aiuto.

    Quanto al web, professore, è vero ciò che Lei dice; è anche vero però che, ad averne voglia, ci si trovano anche altre voci e si può scoprire che la verità non è sempre dalla parte di chi chiacchiera di più. Dai telegiornali invece non ci si difende (se non evitando di guardarli).

    Già, il problema è averne voglia. Chi te la fa venire? Come arrivarci? Perché far la fatica di imparare e giudicare (nel senso di passare al vaglio)? E’ tanto più comodo prendersi un’opinione take-away!

    Umberta

  3. Claudia says:

    “Le persone si sentono come accerchiate dal male, ed hanno l’impressione che non ci sia nulla da fare per cambiare la situazione.”. Vero, viene come ad affievolirsi la speranza. Ma c’è anche un altro rischio, pure da parte di chi ha certi valori: quello di dire che sì, è sempre più evidente che sbagliamo tutti e sempre di più…quindi perchè perdere tempo a migliorare se stessi, ad arginare (magari con l’aiuto di qualche preghiera, di sacramenti e un po’ di esame di coscienza) le proprie miserie? Tanto vale lasciarsi sbagliare. E’ come aprire una voragine tra i propri valori e il proprio vissuto.
    c
    c

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