Il papà è indispensabile alla crescita dei figli

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 15 marzo 2010, www.ilmattino.it

Fra poco, a San Giuseppe, si festeggerà la «Festa del papà». Le maestre, che constatano quotidianamente i guai prodotti nei figli dall’assenza del padre, di rado si azzardano a proporre pensierini o lavori sul tema, per non allargare la ferita di chi il papà non ce l’ha. Le mamme, quando tutto funziona in famiglia (ma è raro), a volte un po’ di festa la preparano, se riescono a farcela stare tra lavoro, cura dei figli, casa. Ma, festa a parte, che succede oggi a padre e paternità? Sono in molti a celebrare la prossima estinzione del padre.
È di pochi giorni fa la notizia che alla Clinica Mangiagalli di Milano, punto di osservazione significativo delle tendenze nelle nascite e nelle relazioni familiari, l’otto per cento dei neonati risulta senza papà, il quale non viene dichiarato in alcun modo.
Elena Rosci, docente di psicologia della coppia, ha spiegato che «può essere un modo scelto dalle donne per liberarsi dal compito della mediazione spesso faticosa con il partner»: espressione forbita per dire che in questo modo una mamma deve perdere meno tempo a discutere con il padre.
Il bambino, però, ci guadagna qualcosa, da questa eliminazione di una figura paterna con la quale la madre possa confrontarsi su tutta una serie di decisioni e proposte di vita che lo riguardano direttamente, e che condizioneranno fortemente la sua esistenza? Non sembra proprio, e del resto la stessa docente riconosce che così il bimbo «nasce senza un paracadute familiare, e dunque rischia di essere meno protetto, anche economicamente».
Ma il padre non è solo un portafoglio, anche se sotto questo aspetto tende a vederlo, in Italia, la giurisdizione familiare, soprattutto in caso di conflittualità tra i genitori.
A differenza della madre, nella quale il bimbo si è formato, e con la quale ha vissuto per nove mesi in una simbiosi che continua a livello psicologico per molti anni dopo la nascita, il padre è, da subito, quell’«altro da sé» col quale il bambino sperimenta il difficile esercizio del confronto e della differenza, faticoso ma indispensabile nella formazione della personalità.
Il papà è la prima persona che possa al momento giusto aiutarti ad uscire dalla fusionalità con la madre: una separazione, questa, alla quale il figlio si oppone a lungo, aiutato dalla fisiologica fatica della mamma a lasciarlo andare.
Per il figlio maschio poi, il padre è anche la non sostituibile figura che consente l’identificazione col proprio sesso e col proprio genere. Un passaggio chiave per l’equilibrio fisico e psichico, qualsiasi orientamento il figlio scelga poi per la propria sessualità.
L’irrilevanza paterna è stata accelerata dallo sviluppo economico, dalla maggiore autonomia raggiunta dalle donne attraverso il lavoro, e dallo sbiadimento di modelli maschili precedenti, spesso autoritari.
Mentre però sviluppo, lavoro femminile e abbandono dell’autoritarismo sono fenomeni positivi, la «società senza padri» (come è stata chiamata dagli anni ’70 in poi la società occidentale), non funziona.
Lo stesso italianissimo fenomeno del bamboccismo (di cui questa rubrica si è occupata anche recentemente), è strettamente legato alla fatica dei giovani di uscire dalla simbiosi con la madre e dal principio dominante del materno: la soddisfazione dei bisogni del figlio.
In tutto l’Occidente, inoltre, vediamo che i figli cresciuti in case senza padri guidano purtroppo il gruppo di testa in tutte le devianze: dalle tossicomanie ai suicidi, agli atti di violenza.
Il fatto è che il padre è indispensabile. Questa recente scoperta, statistica, è il miglior regalo per la sua festa.

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27 Responses to Il papà è indispensabile alla crescita dei figli

  1. lin. says:

    Sembra che noi donne siamo contrarie ai padri…
    A volte sono proprio i padri ad essere contrari al loro ruolo!
    Mio figlio, maschio, crescerà benissimo senza suo padre che non ci ha pensato neanche un secondo e l’ha lasciato praticamente senza conoscerlo. Bell’esempio?!
    Beh sicuramente io da mamma che mi ammazzo di lavoro e di fatica sono sicuramente meglio di un padre che.. non esiste!

  2. antonello says:

    Segnaliamo ai lettori di questo articolo il “Documento per il padre” proposto da Claudio Risé e altri studiosi, firmato poi da centinaia di uomini e donne in Italia. Credo possa interessare data la chiarezza e importanza della proposta. Si trova in
    http://www.claudio-rise.it/documento_per_il_padre.htm

    antonello

  3. fabio b. says:

    Bello, molto bello, mi permetto solo un’aggiunta, che però ritengo importante: discriminare i genitori per sesso (femmina-maschio) non è poi un buon esempio perchè, dato che i figli continuano a nascere sia maschi che femmina, che brutta cosa mostriamo loro quando nelle scuole gli spieghiamo l’uguaglianza, la costituzione e l’articolo 3 ma poi nella pratica diamo loro due genitori che non sono uguali sotto l’aspetto dei diritti, diamo una genitore privilegiato ed uno discriminato solo per il suo sesso, allora.. faremo una gran brutta figura verso di loro che vedranno che al mondo si può fare qualsiasi discriminazione se poi la si maschera con buone parole e buoni propositi. – http://www.paternita.info/uguaglianza.html

  4. Alessandro says:

    Dio solo sa quanto è dura crescere con un padre che c’era ma era quasi come se non ci fosse, tutto preso dal lavoro e dalla carriera. Dall’altra parte, una madre, in fondo parte forte della coppia, che quasi sempre lo faceva apparire come un mostro, con il risultato che sono cresciuto, parola che significa tante cose, con un ritardo di circa 7-8 anni rispetto alla media, anzi, rispetto a quello che dovrebbe essere, visto che la media pare confermare situazioni simili alla mia. Lui, cresciuto a sua volta senza padre, prima impegnato nelle due guerre mondiali, poi ammalatosi gravemente poco dopo essere tornato a casa, e morto quando aveva ancora 17 anni. Solo pochi anni fa, intorno ai 27 anni, dopo una serie di infinite peripezie (esclusa la droga grazie al cielo) sono riuscito raggiungere un discreto equilibrio (migliorabile certo) a comprenderlo e a “caricarmelo sulle spalle”, riuscendo a cogliere i suoi aspetti nobili (e ne ha da vendere) senza farmi distrarre solo dai suoi limiti, errori e dalle sue debolezze; mi capita anche di abbracciarlo, di scherzarci, di parlare di cose serie e di dargli anche qualche bacio. E lui:”Sai: quando mi abbracci mi sento protetto”. Ed io quasi mi commuovo nel vedere un uomo che più di 65 anni dirmi certe cose. Per molti anni l’ho odiato, gliene ho dette di tutti i colori, mentre non vedevo che comunque lui era sempre lì, con i mezzi che poteva, che sapeva usare: quelli economici, che non sono tutto, ma era quello che gli era stato insegnato. Non sono stato particolarmente spendaccione, non ho chiesto regali costosi, quindi per fortuna non ho abusato di lui in questo senso. Una volta mi raccontò che le pochissime volte che ebbe a che fare con suo padre, questo, dopo una bocciatura alle scuole superiori, per invogliarlo a tornare a studiare, dopo averlo visto dispiaciuto per l’accaduto, gli regalò dei soldi, come segno di fiducia. Credo che fosse una delle pochissime volte che mi ha parlato di lui. Certo: quel “metodo” oggi non so se lo userei con i miei figli, posso però comprendere come se ad un uomo (non so con le donne accada lo stesso) vengono trasmessi certi modi di relazionarsi, questo tenderà a ripetere con i figli la stessa modalità. Quei modi burberi e spicci, son sempre stati una difesa alle sue insicurezze; in fondo, è sempre pronto a sostenermi per ogni iniziativa che riguardasse l’università e altro. Oggi se mi metto a contare le volte in cui ho mancato io come figlio e le confronto con le sue mancanze di padre, mi viene da arrossire, anzi, mi viene da guardarmi allo specchio e dire:”Ma cavolo! Quello è un signore! Non quel bambinone arrogante e presuntuoso quale sei stato per troppo tempo!”.
    Non vedo l’ora che arrivi questa festa.
    Alessandro

  5. armando says:

    A me sembra che il commento emozionato ed emozionante di Alessandro dica tutto. Il dolore, la rabbia, la riappacificazione (per fortuna concreta e non solo interiore), ma anche le difficoltà di un uomo, suo padre, che ha fatto quello che ha potuto e che sapeva fare. Un uomo come Alessandro non farà gli stessi errori, consapevole del loro costo, e offrirà ad altri padri la sua testimonianza. I padri, gli uomini, hanno creduto (ed è loro stato fatto credere)che il loro valore fosse nei soldi che riescono a guadagnare. Importanti, certo, ma che non possono e non devono essere il centro della loro esistenza. Gli uomini, i padri, stentano a capire che in famiglia c’è bisogno di loro, non per cambiare i pannolini come vorrebbe la vulgata politicamente corretta, ma perchè se non occupano il proprio posto neanche gli altri membri della famiglia sapranno riconoscere il loro.
    Necessita, però, anche l’aiuto di donne intelligenti che comprendono o intuiscono il problema. Si sa quanto grande possa essere l’influenza della compagna sul proprio uomo. Usino le donne questa influenza in modo positivo, non per spingere lui a carriere folgoranti delle quali usufruire sotto l’aspetto economico, ma per fargli capire la sua importanza sotto altri e più fondamentali aspetti. Saranno loro grati i figli, il marito, ed anche le stesse donne si sentiranno meglio in ogni senso.
    armando

  6. Bravo Professor Risè!
    Mi ricordo ancora quando venivo deriso a scuola il giorno di san Giuseppe che non avevo il padre. I miei avevano divorziato e questa cosa non mi è mai andata giù.
    I padri sono fondamentali perchè vuoi o non vuoi noi maschi ci confrontiamo con loro per ricercare l’identità come dice lei. E poi la psiche di noi tutti, uomini o donne, è formata da aspetti femminili e maschili. E se vogliamo essere persone equilibrate dobbiamo avere queste due parti di noi in equilibrio. Bisogna che i padri si riprendano il loro ruolo: dopo il femminismo, dopo la società senza padri, dopo il divorzio. Nella nostra società c’è una profonda nostalgia del padre: è ora di porre fine a questo stato di cose.

  7. Claudia says:

    Tutte queste cose (l’articolo e i vari commenti) sono molto belle e vere. Peccato che uomini e donne troppe volte coltivino, più di tutto il resto, l’orgoglio e la presunzione, impedendosi così di ripensare e rivedere il proprio ruolo. Se è vero che ci sono state cause oggettive e, in qualche modo, esterne agli individui che hanno fatto sì che si creasse l’attuale “stato di cose”, è anche vero che niente può sostituire il lavoro personale e la libertà di ciascuno nel proprio essere padri e madri. Non siamo appena i figli degli sbagli altrui, siamo prima di tutto noi. Siamo disposti (veramente) a guardare in faccia i nostri figli e il nostro ruolo, o è più comodo analizzare semplicemente la società?
    c

  8. Matteo says:

    Bell’articolo! Quoto Claudia nel sottolineare come il padre e la madre siano condizioni che dipendono prima di tutto da uno sviluppo personale e meno da una volontà dettata dall’orgoglio e dalla presunzione. Credo proprio per questo però che da parte femminile il riconoscere oggi un ruolo paterno di maggior rilievo sia un fatto necessario esattamente come da parte maschile è stato ieri il riconoscere un ruolo femminile nella cosa pubblica. Se ieri la donna è entrata nel dominio storicamente maschile, oggi proprio per l’emancipazione e la parità che essa proclama non può sottrarsi dal lasciare che l’uomo entri nel dominio storicamente femminile e ciò credo sia proprio quel passo avanti verso “un guardare in faccia i nostri figli e il nostro ruolo” di cui tu Claudia parli. L’uomo si è guardato veramente molto allo specchio e oggi è certamente diverso dall’autorità che doveva rappresentare un tempo e ha retrocesso nei ruoli che prima dominava e su cui costruiva la propria identità e il proprio orgoglio. E’ anche riuscito e sta riuscendo a trovare un nuovo equilibrio e una “forma nuova”! Le donne sono oggi in grado di fare altrettanto e retrocedere nei ruoli che esse dominano e su cui basano la loro identità e il loro orgoglio, per riconoscere nell’uomo quella parità di cui sono le prime a proclamare per se stesse? Dalla cronaca quotidiana è evidente di no, ma non può che aprirsi un dialogo di questo genere anche e soprattutto perché altrimenti questo uomo “nuovo” richiesto a gran voce proprio dalle donne non potrà mai applicarsi. In poche parole: ora tocca alle donne!

  9. Claudia says:

    Non mi sembra giusto ricondurre sempre tutto alla divisione tra uomini e donne. In questa maniera non ci si può incontrare mai, e mai si verrà a capo di qualcosa di nuovo. A chi tocca…tocca ad entrambi, ognuno nella sua storia, nel suo rapporto con se stesso e con l’altro. Gli uomini hanno fatto, ora le donne devono fare…onestamente non mi sembra la via giusta. Ci sono casi di famiglie in cui, da parte di entrambi i genitori, di autocoscienza non ce n’è per niente, altre in cui è totalmente sbilanciata da una parte, ci sono poi famiglie meravigliose in cui marito e moglie, con grande semplicità di cuore, vivono con serenità situazioni disastrose (a livello economico, ad esempio, o di salute)…francamente preferisco l’esperienza personale a “gli uomini” e “le donne” – anche se mi rendo conto che raccontarsi su internet non è la cosa più facile (e probabilmente neanche la più prudente) del mondo.
    c

  10. Matteo says:

    Esperienza personale di poco tempo fa: parlando con amiche 25enni, esse mi hanno detto che: “non vedo differenza tra matrimonio e patrimonio” (della serie il marito come portafogli), che il figlio “l’ho fatto io, è mio” (della serie fuori l’uomo da simili faccende) e che dell’uomo ne “basta la presenza” (della serie porti i soldi a casa) (citate testualmente!). Ti potrei portare altri esempi da farti diventare i capelli bianchi.. 🙂 E’ ovvio Claudia che quando si fa un discorso è inevitabile generalizzare (non si potrebbe allora parlare né di “madri” né di “padri”), ma la generalizzazione parte in realtà da documentazione reperibile e casi appunto personali, altrimenti sarebbe come dire il falso! E’ necessario mai fare di un erba un fascio ma onestamente non è però la prima volta che parlando di queste faccende le donne mi accusano di non usare “riferimenti personali”. A me sembra veramente un alibi furbo per rimescolare sempre le carte, anche e soprattutto perché la generalizzazione scatta inevitabilmente quando fa più comodo! E sul maschio ce n’è a bizzeffe… Condivido in ogni caso il tuo “individualismo metodologico” come analisi sociale, metodo di cui sono un fortissimo sostenitore. Condivido poi soprattutto la tua volontà di un incontro, ma quello che il mio commento voleva dire era proprio dare una incitazione alle donne a questo incontro! Perché di certo le ultime decadi non sono state caratterizzate da movimenti maschili e chi fino ad adesso ha chiesto e ottenuto… quelle sono state le “singole” donne! 😉

  11. Pingback: Cuoredipizza

  12. linda says:

    sembra che siamo noi mamme a non voler i padri..
    quando però sono i padri a non voler prendersi le proprie responsabilità?! nessuno pensa a questo?!
    mio figlio non conosce suo padre perchè è stato lui a non voler conoscere suo figlio… e ora credo che sia davvero meglio così.. se quello è un uomo!?!? che esempio mai darà????

  13. Ola says:

    La penso come te Linda!
    Qui e in genere non si parla mai dei padri che rinnegano e fuggono per sempre, senza battere ciglio.
    E sono tanti purtroppo!
    La tendenza è demonizzare la madre fagocitante e compatire il povero padre escluso!
    Be’ le tendenze cambiano, o ritornano…solo che una volta era vergognoso perfino parlarne…
    Come dovrebbero fare le ragazze madri, detto come si diceva una volta, a crescere un figlio desiderato dal padre ma non voluto, poi, dal padre?
    Dov’è sto padre???
    Lo acchiappiamo col retino?
    E’ padre ma non vuole fare il padre!
    Allora?
    Posso almeno essere io madre e fare la madre senza che mi si faccia ulteriormente pesare il fatto che sono l’unico genitore, mio malgrado?
    La società in questi casi, tuttora rimanda messaggi di pregiudizio e futura catastrofe in merito alla crescita di questi “sciagurati” figli senza padre…
    Mi sembra una atto di puro e gratuito sadismo ed è francamente ingiusto!
    Cominciamo a farci tutti un bel bagno di realtà e vediamo le situazioni esistenti, tutte!

  14. Redazione says:

    per Linda e Ola: dei padri che fuggono, o che non sanno fare i padri, parliamo di continuo (vedi blog), e soprattutto hanno parlato per anni tutti i media fino a demonizzare, quella sì, la figura del padre; confondendola per giunta con il terribile “patriarcato”, in un’insalata immangiabile e incomprensibile. Quello che qui si cerca di dire, sulla base dei fatti, è che il padre non è “disposable”, usa e getta, come si è sostenuto per anni nel mondo anglosassone, ma anche da chi si credeva evoluto qui da noi ( e non è certo finita), bensì un personaggio essenziale per la crescita dei figli. D’altra parte, non essendo solo una figura biologica ma (soprattutto) simbolica, le madri che non ne hanno uno accanto possono cercare di valorizzare figure maschili e paterne ( insegnanti, istruttori sportivi, direttori spirituali, figure familiari) accanto al figlio, in grado di svolgere egregiamente le funzioni del padre.
    Qui non si demonizza proprio nessuno (anzi anche in questo pezzo sottolineo la molteplicità dei ruoli che schiacciano oggi la madre), semplicemente si nota come la canzone del “figlio da sole è bellissimo”, tuttora cantata dai media quando vogliono corteggiare le visioni grandiose delle donne, appare ormai leggermente irresponsabile.
    Per Claudia: sì, non siamo solo “figli di”, e maschio o femmina, però lo scavalcare ciò che questo significa in nome della “persona”, come se questa fosse scesa dal cielo senza ulteriori mediazioni, condizionamenti ( e conseguenti vocazioni) , è semplificante, e falso. Per irritazione verso Freud e nipoti possiamo sempre fingere che la psicologia non esista (anche se comincia da molto prima, Platone, Aristotele, e prima ancora…), ciò ha magari un effetto “refresh”, ma non ci porta lontano. Poi dobbiamo riscrivere di nuovo tutto. E prenderci i nostri pesi e responsabilità di figli di, femmine e maschi, etc. Saluti, Claudio

  15. antonello says:

    Per Ola: capisco il risentimento nei confronti dei padri che assenti lo sono davvero, d’altro canto “il bagno di realtà” che proponi sembra proprio dimostrare, statistiche alla mano, quanto sottolinea Risé: basta inserire in google le parole “father absence” che si incontrano studi di diverse istituzioni (dalle riviste psichiatriche agli studi dei tribunali o delle carceri) che evidenziano l’enorme deprivazione psicologica, affettiva e spesso anche cognitiva, vissuta dai figli “senza padre”. Basti pensare che ne hanno parlato politici come Gordon Brown o Obama sollecitando la società intera a riconoscere che a questa assenza sono dovute diverse situazioni negative: dai tassi di suicidio, all’uso di alcol e droghe, fino al comportamento sessualmente irresponsabile delle ragazze. Questo è un dato di fatto ineccepibile, un bagno di realtà. antonello

  16. Ola says:

    …Certo Antonello, Obama però è figlio di una ragazza madre, e non mi sembra venuto su così male!
    Il padre, in generale, ben venga se vuole esserci, questo lo condivido, mi sembra chiaro!

  17. Claudia says:

    Claudio, guardi che lei mi stupisce non poco. Anche lei vuole far parte della schiera di persone che mette in bocca ala gente quel che non ha detto? Ho scritto, appunto, “non solo”. Chi ha mai negato l’esistenza della psicologia, dei condizionamenti sociali o dell’essere maschi e femmine? Io, forse?
    La mia è una semplice domanda: la psicologia (la società, i condizionamenti, ecc.ecc.) sono l’ultima parola sull’uomo, o c’è altro? Siamo solo il prodotto di queste cose (di cui nessuno nega l’importanza) o abbiamo qualcosa di più, come la libertà personale?
    Perchè se siamo solo vittime abbiamo un bel parlare. Discutere sempre di colpe, continuando a caricare il groppone degli errori dei padri, di genere, individuali, non so quanto faccia andare lontano.
    Magari le mie spalle saranno anche esageratamente fragili, ma quel che mi fa guardare avanti – scusi il gioco di parole – non è il guardare sempre indietro, ma il riconoscere in me una volontà, una decisione che non è riducibile alla sola dimensione psicologica. Quando guardo i miei figli io traggo forza e valore dal mio essere genitore nel momento in cui mi domando cosa voglio per loro, con quale orizzonte mi sto muovendo, cosa affermo in quel che faccio e dico.
    Un’ultima cosa. Proprio lei, qui sul blog in qualche post precedente, criticava il fatto che nella discussione sviluppatasi dal suo articolo non si era giunti ad una comprensione reciproca, ad un ascolto dell’altro. Lei crede che il distribuire colpe e pesi vari favorisca questo? Non si tratta di refresh, si tratta semplicemente di quello che l’analisi socio-psicologica non potrà dare mai.
    c

  18. antonello says:

    Per Ola: appunto dire che Obama non è venuto su male, ma poi parla dell’importanza del padre fa capire che la questione non è personale ma è un’urgenza sottolineata da dati di fatto e statistiche ormai sempre più diffuse
    antonello

  19. Alessandro says:

    D’accordo con Antonello. Se anche Obama parla dell’importanza del padre dopo che è cresciuto senza di esso, con tutte le difficoltà che ha affrontato, le cicatrici e gli inevitabili vuoti che gli sono rimasti, chi meglio di lui può capire quello di cui stiamo parlando, e ne può testimoniare l’importanza, per quanto si dica che non parli del proprio vissuto?
    Alessandro

  20. Ola says:

    Comunque stiamo parlando di un uomo che, nonostante tutto è diventato Presidente,non di un tossico o di un deviato, psicotico, depresso o quant’altro, non so se rendo l’idea!
    Un esempio piu’ concreto di questo!
    Francamente preferisco guardare a esempi di questo tipo, e non farmi angosciare da statistiche che presagiscono scigure certe.
    Continuo a sottolineare che condivido l’importanza della figura paterna, ma se questa manca, per forza di cose, si deve andare avanti lo stesso, come meglio si può.

  21. Osservando la mia prole e la relazione con mio marito, mi rendo conto quotidianamente quanto la presenza del padre sia indispensabile. Non, come già qualcuno sopra ha detto, per cambiare i pannolini in un politically correct che non condividerò mai, nè per dare regole e autorità. Non so dire a parole che cos’è che rende il padre così indispensabile, come non so dire che cos’è che rende la madre indispensabile (e su questo nessuno mi sembra abbia da obiettare), ma è così e lo è – a beneficio dei figli – sia nella relazione con loro, che nella relazione di coppia.

    Scrivo anche per informare il dott. Risè, se non ne è al corrente, che è stato citato in questo articolo.

    http://www.improntalaquila.org/2010/03/20/arkeon-e-i-suoi-stregoni/

    A presto.
    Fioridiarancio

  22. Alessandro says:

    per Ola: ma certo, non è che se un padre scappa, la madre con il figlio si deve fermare: nessuno ha detto questo. Obama, e tanti cresciuti senza padre, avranno trovato figure paterne alternative, come allenatori (come in parte nel mio caso), insegnanti, filosofi, religione ecc., oltre che un madre sicuramente in gamba. Il punto però è che il cammino, per lui ed altri ragazzi nella stessa situazione, sarà stato molto più duro e tortuoso; avrà dovuto faticare molto di più di altri che, a parità di condizione, avevano un padre sufficientemente equilibrato e maturo. Non parliamo poi quando di figure alternative valide non se ne incontrano – e succede molto spesso secondo. Parlo anche per esperienza diretta, e potrei portare altri esempi di conoscenti, con cui parlavo pochi giorni fa nel luogo di lavoro. Basta guardarli, nella maggior parte dei casi: hanno spesso delle caratteristiche comportamentali molto simili, modi di pensare e idee circa l’autorità, sul rapporto con le donne, con gli altri uomini ecc. molto comuni (mi ci metto in parte in mezzo anch’io – dico in parte perché ho fatto un percorso terapeutico che mi ha aiutato a cambiare moltissimo). E’ chiaro: si parla di tendenze generali, come dicevamo, non di totalità dei casi.

    Alessandro

  23. nellova@libero.it says:

    Per Ola: davanti a sciagure certe preferisco personalmente evitare il nichilismo e fare come suggerivano i filosofi greci: impegnarsi affinché ogni generazione sia migliore della precedente. Tutto il contrario di quanto si fa oggi evidentemente, forse perché tentare di cambiare le cose costa fatica e il successo o la ricompensa non sono affatto certi. Il problema è che se la coscienza tace rischiamo di essere spettatori (nel senso inteso da Raul Hilberg) di queste sciagure
    antonello

  24. armando says:

    A me sembra che in queste discussioni si faccia talvolta un po’ di confusione, forse perchè ciascuno di noi si sente toccato su un nervo scoperto e in una esperienza che lo ha segnato profondamente. Dolore dei casi personali, rancori e risentimenti sono comprensibili, ma non ci aiutano a parlare di un fenomeno sociale, e credo che ci interessi proprio questo.
    Dunque, onore a quelle madri (e a quei padri) che con grande sacrificio e dando il meglio di sè hanno cresciuto figli il cui padre li ha abbandonati (altro discorso, naturalmente, per le situazioni in cui i padri sono stati cacciati e messi nell’impossibilità, con metodi dai più brutali a quelli più sottili, di mantenere un rapporto assiduo coi figli).
    Altrettanto biasimo per quei genitori che hanno abbandonato i figli, e la cui responsabilità personale non va taciuta.
    Ma detto questo, poichè non siamo in un tribunale morale, dobbiamo andare oltre.
    E’ un fatto incontrovertibile che la figura del padre abbia subito negli ultimi decenni attacchi ad alzo zero fino a teorizzarne l’inutilità e prevederne la scomparsa. Claudio, ma non solo, ne ha scritto in più libri. Si può, anzi si deve, ragionare anche sul quanto e sul perchè quella figura si era deteriorata agli occhi della società. Ma non c’è dubbio che gli attacchi non hanno avuto per oggetto questo o quell’aspetto “deviato” del modo di essere padri (autoritarismo etc)con lo scopo di correggerlo, ma il padre in quanto tale con lo scopo di spazzarlo via, prima a livello simbolico e culturale, e poi inevitabilmente anche sul piano giuridico e concreto.
    Si credeva in questo modo di costruire una società più libera, meno bloccata dai noiosi divieti paterni, meno repressiva e di conseguenza anche più allegra e gioiosa. Si potrebbe anche analizzare la corrispondenza di queste teorizzazioni con le esigenze dell’apparato economico/produttivo. Credo sarebbe interessante ed istruttivo, ma non è questa la sede. Rimane che si è trattato di un enorme processo culturale, economico, giuridico, che non poteva non coinvolgere molti singoli soggetti, ciascuno dei quali rimane si responsabile in ultima analisi di ciò che fa, ma che è comunque inserito in un flusso più grande di lui che lo coinvolge, direi quasi che lo trascina in una direzione. Vale per i padri in fuga che hanno smarrito il senso della loro funzione, ma anche per quelle madri che hanno pensato di essere autosufficienti.
    Oggi si vedono gli effetti di quel processo, ed è inutile ripetere ancora una volta i dati statistici che lo dimostrano o le ricerche sulla fragilità psichica di tanti, troppi, fatherless. Qualsiasi ne sia causa, qualsiasi responsabilità o colpa si voglia attribuire ai padri irresponsabili (o alle madri escludenti), se si è acquisita la consapevolezza del disastro sociale e psichico della mancanza del padre, non rimane che lavorare affinchè le cose cambino in meglio. Insomma, e concludo, si vuole che il processo subisca una ulteriore e definitiva accelerazione e quindi il problema del padre scompaia insieme a lui, oppure occorre lavorare all’inversione della tendenza?
    Alla fine la domanda è semplice.
    armando

  25. Ola says:

    Per Alessandro:ti dico semplicemente grazie per il tuo commento.
    Per Antonello: continui a pontificare e non cogliere il senso delle mie parole…non importa, pensala come vuoi!

  26. sara says:

    Penso che tanto la figura materna che quella paterna siano indispensabili per ogni bambino. Per questo credo sia giusto battersi,perchè anche un padre,dopo la fine del matrimonio, possa avere il diritto di crescere e veder crescere suo figlio.Sara

  27. neobepmat says:

    Padre da poco più di 1 mese, innamorato della propria figlia (ma qualcuno penserà ‘possessivo’), farò di tutto per stare con lei perchè è quello che sento dentro.
    Nei vostri commenti, ognuno di noi legge e trova le parole che vuole in relazione alle proprie esperienze.
    Così ci sono donne che non riescono a capire uomini e uomini che non riescono a capire donne.
    Spesso la vera distanza è in quanto siamo disposti a sacrificare per ricongiungerci ad ogni bivio.

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