Cosa c’è dietro alle sette

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 marzo 2010, www.ilmattino.it

Quante sono in Italia le persone in stato di schiavitù psicologica?
Qualche dato è emerso pochi giorni fa, quando l’Immortale, capo della setta R. E. Maya, è stato accusato di promettere di cambiare il karma delle persone in cambio di denaro, e attraverso rapporti sessuali con madri e figlie, ancora bambine. Un milione e mezzo l’anno sono le vittime di abusi e malversazioni, secondo i dati dell’Associazione familiari vittime delle sette (Favis), e il Centro Studi Nuove Religioni (Cesnur).
Il numero delle persone la cui vita è però alterata e condizionata da sette e gruppi a sfondo magico è più elevato. Ben dieci milioni di italiani danno un grande spazio nella propria vita a guru e indovini, dal sapere bizzarro e distaccato da qualsiasi tradizione religiosa, o esoterica.
In ognuna di queste situazioni il trasferimento di potere dal “cliente-devoto” al “maestro-illuminato”, mina alla radice la libertà del primo e apre la strada all’ abuso.
Chi riconosce all’altro la qualità di Maestro perché egli si qualifica tale subisce un abuso che lo porta a privarsi del principale strumento di equilibrio psicologico: la propria libertà. I veri maestri e terapeuti vengono formati e verificati nei percorsi stabiliti dalle organizzazioni preposte alla cura fisica o spirituale delle persone: dagli Ordini professionali alle Chiese o Associazioni spirituali riconosciute dallo Stato, e sottoposte a vari tipi di sorveglianza.
Naturalmente anche questi luoghi riconosciuti sono comunità di esseri umani, con proprie debolezze e patologie. Come dimostra l’emergere dei casi di pedofilia (perversione presente nelle altre categorie sociali), anche tra ministri della Chiesa cattolica. Tuttavia nelle sette, soprattutto quelle di “nuova generazione”, costituite recentemente e prive di formazioni serie, i casi di abuso variano da numeri che sono dal doppio a dieci volte maggiori a quelli presenti nella Chiesa cattolica.
Il fatto è che le grandi tradizioni religiose (ad eccezione dell’Islam che non avendo un capo non ha neppure una disciplina riconosciuta da tutti), sono perfettamente consapevoli, fin dalla loro fondazione, che il Maestro va verificato. È anche per questo che Gesù è stato ucciso sulle Croce: e, appunto, il Cristianesimo non è morto, anzi è nato dopo quella morte.
Nelle Chiese fondate su una tradizione e un pensiero, chi viene riconosciuto viene sottoposto a prove dure e difficili. Don Giussani, fondatore di uno dei movimenti cattolici oggi più forti e in maggior sviluppo nel mondo, Comunione e Liberazione, è stato a lungo allontanato dalla sua Diocesi, mandato in esilio in America, privato di ogni autorità, prima che la sua creatura venisse riconosciuta dai tre ultimi Papi.
Lo stesso è accaduto a Padre Pio; e qualcosa di simile ha circondato le apparizioni di Medjugorje.
Il rapporto col sacro muove forze potenti (ad esempio la credulità delle persone); le Chiese che custodiscono tradizioni viventi lo sanno, e controllano chi si dice, e/o viene riconosciuto come maestro di saperi di natura anche spirituale.
Falsi maestri ce n’è sempre stati, ed hanno sempre avuto le loro vittime. Nel consumismo di oggi, che non sopporta formazioni profonde e vuole tutto subito, essi sono più pericolosi, perché qualcuno è disposto a dare tutto ciò che ha, ed anche la propria figlia, pur di ottenere una guarigione, o la nazionalità italiana, o una vincita al lotto.
Fare un’altra legge sul plagio non serve, perché violerebbe la libertà di chi cerca un padrone, e sono in tanti, da sempre. Meglio controllare le promesse dei guru: di solito la truffa è visibile.

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12 Responses to Cosa c’è dietro alle sette

  1. La libertà è un dono incommensurabile e io plagio e la dipendenza vanno in direzione contraria a questa logica.Per essere liberi bisogna camminare nella concretezza di una famiglia o una comunità che ti faccia da specchio e ti aiuti a esercitare la conasapevolezza del tuo limite nello scambio con le diversità.Questo è stato il mio antidodo per non cadere schiavo nelle mani dei poteri di questo mondo

  2. daniela says:

    A proposito di Don Giussani.. ho iniziato a leggere i suoi libri e sono rimasta particolarmente colpita dalla particolare prospettiva di rapporto tra l’uomo e la realtà, che si contrappone a quello con il mondo astratto e “magico” proposto dalle sette. Mi viene da pensare appunto che questo allontanamento dalla realtà sia un tratto comune proposto da queste “sette” che passano per esigenze profondissime dell’uomo per raggiungere meri fini di potere.

  3. Claudia says:

    Attenzione, però: nonostante i numeri, non è prerogativa delle sette a sfondo magico-esoterico il trasferimento di potere dal cliente-devoto al maestro-illuminato che mina alla radice la libertà del primo e apre la strada all’ abuso. Magari fosse così, basterebbe guardarsi da queste realtà. Purtroppo quei mali sono tipicamente “umani”, e perciò anche nelle associazioni, movimenti ed esperienze facenti parte della tradizione possono in qualsiasi momento insidiare il cuore – sia di chi viene investito di qualche responsabilità dentro la comunità, sia di chi la vive alla “base”. Non a caso (e scusate se vi sembro bigotta, ma questo mio accenno fa parte dell’attuale catechismo della Chiesa Cattolica, anche se nessuno più ne parla) tra i sette peccati contro lo Spirito Santo c’è quell’impugnare la verità conosciuta, che consiste proprio nell’abuso del “potere” raggiunto, nel far propria una verità che viene da Altro, nel manipolarla a proprio piacimento.
    Certo all’interno della Chiesa ci sarà una certa forma di controllo, per quanto è possibile…ma realmente per quanto è possibile sorvegliare capi, capetti, sacerdoti e religiosi. Basti pensare (a proposito di Medjugorje) alla setta creata da padre Tomislav. E riguardo la creatura di don Giussani…io ho la mia esperienza personale che mi fa dire questo: CL non è stata, per me, una comunità di esseri umani con proprie debolezze. E’ stata piuttosto una realtà buia entro cui brillava, troppo raramente, la debole fiammella di un’intuizione geniale del Gius.

    c

  4. Di un fatto però può stare tranquillo:

    “LE SETTE NON SONO IN AUMENTO, I NUMERI SONO SEMPRE QUELLI, SOLO CHE SE NE PARLA MOLTO DI PIU’: SE NE PARLA IL DOPPIO, IL TRIPLO, IL QUADRUPLO”, ce lo dice la studiosa Raffaella Di Marzio, esperta di psicologia delle religioni, autrice del recentissimo libro “Nuove religioni e Sette, la psicologia di fronte alle nuove forme di culto” Ed. Magi, denunciata dai colleghi perchè ha ascoltato e dato voce ai temibili plagiati-criminali-settaroli e tuttora indagata – da quanto ne so – perchè accusata di essere il nuovo “guru in pectore” della “psico-setta” (???) Arkeon.

    http://raffaelladimarzio.blogspot.com/2010/03/indigestioni-mediatiche-berlusconi.html

    http://raffaelladimarzio.blogspot.com/2009/03/tasselli-di-esperienza-ottavo-tassello.html

    Non mi sono mai interessate le sette, e veramente non mi interessano tuttora. Ho dovuto approfondire l’argomento mio malgrado perchè una mattina qualcuno ha deciso di attribuire l’appellativo setta al gruppo che frequentavo con soddisfazione e da cui, non solo io, avevo ottenuto molti benefici.

    Una caccia alle streghe con testimonianze incappucciate, agguati di giornalisti ai sacerdoti, che ancora mi chiedo come mai, ha giustificato una inchiesta della magistratura e un processo penale appena iniziato.

    Mi sono dovuta confrontare con parole come setta, psico-setta (rispolverata ad hoc), lavaggio del cervello, manipolazione mentale, abuso psicologico. Ho dovuto scoprire che queste teorie sono minoritarie in ambito scientifico e trovano riscontro solo nel sensazionalismo dei mezzi di comunicazione. Che la principale fautrice di queste teorie, la psicologa Margaret Singer, è stata contestata a suo tempo dall’associazione di psicologi americani e le era stato proibito di testimoniare in tribunale come esperta. E solo certi psicologi di frangia poco informati continuano a sostenere la validità di queste teorie.

    Ho letto le fantasie più impensabili sul gruppo che frequentavo. Accostamenti a sette sataniche, bambini vissuti esclusivamente all’interno della setta (?????, ma siamo matti?), rituali mai neanche lontanamente immaginati, e queste sono le più eclatanti.

    Ma la voce dei “plagiati-settaroli” è stata censurata. Il forum della dott.sa Di Marzio, in cui alcuni di noi avevano portato civilmente la loro testimonianza contraria alla vulgata comune, è stato oscurato.

    Mi auguro che il dibattimento faccia luce su tutta la vicenda e porti fuori la verità. Nel frattempo i danni collaterali di questo battage pubblicitario si contano e non sono pochi ( http://ilcasoarkeon.wordpress.com/danni-collaterali/ ).

    Per quanto riguarda l’associazione Maya non la conosco. Se veramente questo signore ha commesso i reati che dicono, è giusto che sia processato per i reati che ha commesso, molto gravi a quanto pare. Ma che si faccia anche qui un processo in piazza perchè le sette sono un allarme sociale, mi sembra poco in linea con uno stato democratico e più affine ai morbosi desideri della folla forcaiola.

    Per cui no. Non condivido una legge sul plagio perchè diventerebbe punire reati di opinione. Diventerebbe, come di fatto sta accadendo nel caso arkeon anche senza legge speciica, mettere a tacere le voci contrarie. Diventerebbe mettere un freno serio alle libertà individuali. E non perchè ognuno ha il diritto di farsi del male se lo vuole. Forse in alcuni, limitati casi può essere così, ma principalmente si tratta di reprimere gruppi e scelte innocue solo perchè non conformi a quanto alcune lobby e l’indifferenza mista a fobie dell’opinione pubblica hanno deciso che debba essere.

    A presto.
    Fioridiarancio

  5. Redazione says:

    Per tutti: vorrei fosse chiaro che (come detto a conclusione dell’articolo) sono assolutamente contrario ad una nuova legge sul plagio. Non solo perché si tratta di una situazione di difficile verifica e autenticazione. Ma perché tale legge sarebbe lesiva della libertà di coloro ( e sono moltissimi) che desiderano-sentono il bisogno di “avere un padrone”. Una volta portavano per lo più il “cervello all’ammasso” nei partiti totalitari, oggi si soddisfano in altri modi e cercando altre appartenenze, tra cui le sette (o i fanatismi ad esse contrari, gli organizzatori di “processi alle streghe”). Non è vero che le settee siano sempre le stesse: sono in aumento in tutto il mondo, ed anche da noi (anche per l’importazione di sette esotiche, attraverso l’immigrazione), come reazione alla spersonalizzazione indotta dalla globalizzazione.
    Non voglio invece occuparmi dei pressapochismo e faziosità dei commenti psicologici italici a questo importante e internazionalmente riconosciuto fenomeno, non vale proprio la pena, Claudio

  6. Redazione says:

    segnalo l’interessante: R.E. MAYA: IL SONNO DELLA VERITA’ GENERA MOSTRI – Massimo Introvigne, cesnur.org 16 marzo 2010
    L’arresto a Roma con gravi accuse di abusi sessuali anche su bambine di dieci anni del fondatore del movimento religioso R.E: Maya, Omar Danilo Speranza, personaggio controverso e che aveva avuto il suo momento di gloria come dirigente di una piccola ma attiva organizzazione musulmana romana, non e’ un caso isolato, e offre l’occasione per tre ordini di considerazioni.
    (http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3755)
    claudio

  7. patrizia says:

    Francamente l’unica eredità che ho ricevuto, dopo lo scempio che è stato generato dalla penna sinistra della stampa e della tv sul caso Arkeon, è l’incertezza della colpevolezza di tutti i “grandi colpevoli” della storia recente e passata.
    Questo “colpevolismo partigiano” contribuisce solo a generare molta confusione e una grande difficoltà di orientamento per il lettore.

    Bisognerebbe cominciare a filtrare le cose non attraverso le proprie emozioni o ossessioni personali, ma attraverso quel distacco indispensabile per potere giudicare serenamente una vicenda.

    Ma è facile da dire,

    visto che ormai siamo il prodotto di una cultura basata sul pregiudizio, grazie al potere che le menti deboli danno a questa “gran portineria” che sono i media.

    Patrizia

  8. armando says:

    Condivido con Patrizia la diffidenza per i media che mi sembra ripetano come un mantra cose identiche in modo identico senza darsi la pena, mai, di approfondire le questioni. Non ho nessuna esperienza personale in fatto di “sette”, ma la mia sensazione è che ce ne siano di criminali, di innocue, e di quelle grazie a cui qualcuno ha trovato l’ispirazione per seguire la sua strada. Quanto al plagio ricordo, per i più giovani, il caso Braibanti all’inizio degli anni sessanta. Era un intellettuale fiorentino, comunista e omosessuale. Fu imputato di plagio verso una giovane coppia. Ci fu una grande discussione pubblica sull’opportunità di eliminarlo come reato dal codice penale, come infatti avvenne, secondo me giustamente. E’ difficile definirlo con oggettività, e proprio per questo si presta ad essere uno strumento micidiale in mano al potere che avrebbe l’opportunità di considerare plagio qualsiasi cosa,al limite anche l’adesione ad una qualsiasi fede religiosa.
    Penso che il proliferare di tutte queste sette sia dovuto al fatto che viviamo ormai in una società profondamente desacralizzata, ma che le persone abbiano sempre bisogno di ricercare un senso, di trovare un assoluto. Il fatto che ci si rivolga alle sette piuttosto che cercarlo nelle religioni tradizionali è secondo me da imputare sia alla guerra di cui sono fatte oggetto, qualche volta apertamente, spesso in modo più sottile, sia a loro effettive manchevolezze. Non tanto e non solo per i comportamenti esecrabili di alcuni sacerdoti, peraltro enfatizzati, quanto perchè esse stesse si sono in qualche modo secolarizzate smarrendo il senso della loro missione.
    armando

  9. klee says:

    Seguo spesso con interesse questo blog, anche se intervengo raramente. Tuttavia devo ammettere di essere rimasto un po’ spiazzato da questo post.

    Il post si apre chiedendosi “Quante sono in Italia le persone in stato di schiavitù psicologica?” e rispondendo che “Qualche dato è emerso pochi giorni fa”. In effetti sono dati stranoti, ripresi da un rapporto parlamentare di una decina d’anni fa e da allora riportati fedelmente ad ogni nuova ondata giornalistica di articoli sulle sette. Sarà banale, ma un incipit del genere un po’ “giornalistico” alimenta l’idea che siano capitati eventi grazie ai quali finalmente si è scoperto qualcosa, quando in effetti non si è scoperto niente. Si ripete soltanto.

    La cosa è ancora più stana se si entra nel merito di quali sarebbero i dati emersi pochi giorni fa. Se forse è possibile – come dicono Favis e Cesnur – che in Italia ci siano 1,5 milione di persone vittime di abusi e malversazioni da parte di sette (a me già sembra un’enormità), risulta oggettivamente ridicolo il numero di dieci milioni di italiani che “danno un grande spazio nella propria vita a guru e indovini, dal sapere bizzarro e distaccato da qualsiasi tradizione religiosa, o esoterica”: vuol dire una persona su 6 e se si tolgono i bambini sotto i 10 anni probabilmente uno ogni 4…come dire che ciascuno di noi ha un familiare in una setta e non lo sa! L’emergenza sociale non sarebbero allora le sette ma la totale incapacità di tutte le famiglie italiane di accorgersi del problema. Salvo che il numero tenga dentro anche solo chi legge l’oroscopo, nel qual caso di che parliamo? Dati di questo tipo hanno purtroppo l’effetto di allontanare dal dibattito le persone di buon senso (che più servirebbero in questi casi) lasciando il campo in preda agli ultras.

    Fin qui si tratterebbe – dal mio punto di vista almeno – di frasi citate con troppa leggerezza nel tentativo di dipingere un contesto di riferimento. Quello che però mi ha stupito di più è il discorso per cui “nelle Chiese fondate su una tradizione e un pensiero, chi viene riconosciuto viene sottoposto a prove dure e difficili” e in particolare quando Risè dice “Il fatto è che le grandi tradizioni religiose sono perfettamente consapevoli, fin dalla loro fondazione, che il Maestro va verificato. È anche per questo che Gesù è stato ucciso sulle Croce: e, appunto, il Cristianesimo non è morto, anzi è nato dopo quella morte”. Lì siamo di fronte a un caso in cui il maestro non è stato sottoposto a una prova dura, bensì è stato ucciso dagli esponenti della sua tradizione religiosa (gli ebrei). E ciò che è nato da quella prova (il Cristianesimo) è una nuova religione considerata da quella stessa tradizione religiosa appunto una setta. Né mi sembra che l’esilio e l’ostracismo garantito agli altri esempi citati (Don Giussani, Padre Pio) sia una pratica di “selezione dei buoni maestri” (personalmente mi sembra piuttosto una palestra di sfogo delle ossessioni che crescono in chiese sempre più lontane dalla propria fede e sempre più ristrette nelle proprie tradizioni). Senza contare che anche su quesi casi ci sono poi voci critiche come quella di Claudia.

    Cosa si voleva dire con questi esempi? Quali sarebbero i criteri – se questo era l’argomento -che nella ricerca del sacro le tradizioni si danno per evitare di trascendere nella follia? Qual è – detto altrimenti – la riflessione che si voleva far emergere con l’articolo? Per l’apprezzamento che ho per il lavoro del dr. Risè e per i contenuti di questo blog, mi permetto di condividere la sensazione che il post abbia perso l’occasione per esprimere una riflessione, nella fretta di dire qualcosa.

    Eppure di cose da dire ce ne sarebbero molte.
    Davvero molte.

    Ho ben chiaro – avendolo vistio più volte- quanto sia difficile affrontare il tema del limite tra ricerca di senso e settarismo senza essere tirati per la giacchetta da una parte o dall’altra: è un dibattito che polarizza le posizioni e i cui protagonisti spesso pretendono uno schieramento. Chi a causa del proprio integralismo. Chi a causa delle sofferenze patite, sull’uno come sull’altro fronte della diatriba. E a questo proposito ho apprezzato nell’intervento del dr. Risè il tentativo di esprimere una posizione “aperta” al diverso, alla libertà della ricerca di senso, senza rinunciare a indicarne le derive e di cercarne le ragioni. Tuttavia (almeno secondo me) il problema è che un discorso “di principio” su questi temi risulta – nei fatti – “irrilevante”. Perché a un discorso sociale e politico molto generale e di principio fanno riscontro situazioni molto puntuali e molto devastanti, sia tra chi è caduto in una setta sia tra chi è stato vittima del fanatismo antisette, di cui nessuno si fa carico. Per queste vittime, puntuali e nominative, il dibattito di principio è l’ennesima onda che ti fa affogare quando cercavi di rimanere a galla, perché aumenta senza volere il rumore di fondo, lasciando di fatto intatta sia l’indifferenza rispetto alle sette (che dopo il TG tornano nel dimenticatoio) sia la disperazione di chi è stato bollato come settarolo criminale sebbene innocente.

    Con stima, Klee

  10. Redazione says:

    Buonasera Klee, in realtà a me interessa riflettere sulle “ persone in stato di schiavitù psicologica”, e sul fatto che la gran parte di esse si trova in questo stato perché desidera ( per molteplici ragioni) essere posseduta da qualcuno/qualcosa. La cosa va ben oltre le “sette”, passa anche per le appartenenze politiche (quando diventano, appunto, apertamente “settarie”, ispirate a stili di radicale contrapposizione al nemico, su cui viene proiettato collettivamente “il male”), per arrivare a scuole di pensiero che si ritengono, appunto, depositarie di verità, anche etiche. Non parliamo poi delle lobby promotrici di cacce alle streghe per ragioni di concorrenza sull’ampio mercato degli ipocondriaci e degli ossessivi. Da questo punto di vista i 10 milioni di italiani non mi sembrano affatto una cifra impossibile: i “cervelli all’ammasso” sono probabilmente molti di più. Riguardo a questo desiderio, corrente nell’essere umano, di “avere un padrone”, ritengo (come dico nell’articolo) che le Chiese e organizzazioni portatrici di saperi “tradizionali”, vagliati nei secoli e accompagnati da conoscenze e credenze estese e antropologicamente vagliate, siano molto meno rischiose di “rivelazioni” o Maestri di fresca data. E’ vero che il Cristianesimo nasce dopo la morte (e Resurrezione, per i credenti) di Cristo, e vedendo la religione ebraico-cristiana come un corpus unitario, quella morte può essere vista appunto come una prova (già annunciata nell’Antico Testamento), dell’autenticità del maestro. Quanto ai contenimenti e riduzioni dei vari maestri praticati all’interno delle diverse Tradizioni (non solo la Chiesa cattolica), sono stati spesso accolti dagli stessi interessati appunto come “doni” iniziatici, e raramente si trattava di masochisti.
    Non credo che cercare di ragionare su questo tema, senza poterlo risolvere, sia perché non si ha il potere ( giusto onere di chi lo desidera e lo ama), sia perché l’uomo vuole comunque padroni, e quindi si caccia sempre in questo guaio, anneghi ancora di più le vittime, verso le quali la mia solidarietà umana è altrettanto evidente della mia effettiva impotenza ad aiutarle. Il nominare la ragione ha comunque un effetto più salutare che il calpestarla. Claudio Risé

  11. Pietro Bono says:

    Vi scrivo solo per informarVi, per amor di trasparenza, che ho fatto
    riferimento al Vostro blog in un mio pezzo: Arkeon, la dinamica maestro-allievo e la paura della libertà 4-4-2010
    http://pietrobono.blogspot.com/2010/04/arkeon-la-dinamica-maestro-allievo-e-la.html
    Mi auguro soprattutto di non aver distorto il significato del discorso del Dott. Risè.
    Con stima.
    Pietro Bono

  12. Redazione says:

    Fedelissima citazione, caro Pietro. E molto interessante la sua testimonianza su Arkeon. Claudio

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