Come imparare dai fallimenti

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 29 marzo 2010, www.ilmattino.it

Nei giorni verso Pasqua, in tempi più attenti all’interiorità, ci si dedicava a meditazioni e riflessioni particolari. La più praticata aveva il suo apice nel venerdì santo, e riguardava il fallimento.
Oggi perdere, fallire, è considerato solo un errore. Siamo una società (e una cultura), acquisitiva, convinta che tutto avvenga attraverso nuove conquiste e mai per perdite, sconfitte.
Eppure la personalità, gli Stati, ed ogni organismo, crescono anche con gli sbagli e i fallimenti.
Il più clamoroso dei quali viene appunto celebrato nel venerdì di Pasqua.
Quel giorno Gesù viene condannato alla morte dei ladri: la croce; è umiliato e ucciso; abbandonato dai discepoli e dallo stesso Padre che era venuto ad annunciare. Non ha né liberato Israele, né è stato riconosciuto dagli ebrei, che anzi l’hanno messo a morte. Ha fallito, e la via crucis, un percorso che è rimasto fino ad oggi al centro delle devozione cristiana, è la celebrazione di quel fallimento. Attraverso il quale anche il figlio di Dio deve passare per poi risorgere, a Pasqua.
Questa vicenda, al centro delle meditazioni del tempo di Quaresima e Pasqua, ha un grande interesse psicologico anche oggi, per spiriti laici e non credenti. È proprio quando ci dimentichiamo, infatti, del passaggio amaro del fallimento, che incorriamo poi nei disastri più difficili da rimediare.
Ogni volta che l’economia ha creduto di poter evitare il ciclo depressivo (il ristagno e la discesa dei guadagni e dei corsi di Borsa), è entrata in crisi solo lentamente rimediabili: e noi siamo in una di quelle. Ogni volta che un impero ha creduto nella propria eternità, è poi franato miseramente, anche in tempi rapidi.
Soprattutto però, come si ripeteva negli esercizi del venerdì di passione, è a livello psicologico che l’insegnamento della sconfitta e della perdita dà i suoi frutti più preziosi.
La formazione della personalità è una sequela di perdite. Il bimbo deve lasciare l’infanzia per diventare adolescente; poi anche l’adolescenza dovrà essere abbandonata per diventare giovani; quindi la giovinezza verrà persa per ottenere la maturità, e così fino alla fine.
Se si pretende di aggirare il dolore della perdita, la nuova condizione psicologica non verrà mai veramente raggiunta, e avremo quell’ibrido di adulto infantilizzato e capriccioso che domina le cronache e la vita quotidiana di oggi. Anche il fallimento degli attaccamenti affettivi, la morte dei genitori, le crisi o i lutti matrimoniali, vengono sempre più spesso diluite o esorcizzate non lasciando più la casa familiare e magari non sposandosi più: ma sono rimedi scadenti, che non mettono davvero al riparo dal dolore e dalla solitudine, ma in compenso impediscono di vivere con pienezza.
Secondo l’immagine cristiana, che ha poi ispirato l’intera epoca moderna, è soltanto accettando di mettersi al centro della croce, in questa dolorosa posizione tra terra e cielo, diventando un sanguinante centro del mondo, che l’uomo può poi risorgere e realizzare sé stesso.
Ogni rinascita, crescita, cambiamento, passa per l’esperienza della croce, del fallimento. Il che dal punto di vista psicologico significa che ogni fallimento, ogni clamorosa perdita, non deve essere accantonata o travestita, ma va invece messa al centro della nostra vita, e contemplata con serietà e attenzione.
Solo così possiamo imparare dai nostri errori, e rinascere. Lezione indispensabile, questa, anche per gli educatori, genitori e insegnanti, oggi impegnati nell’indorare ai ragazzi le pillole dei loro sbagli.
Rimettiamo la croce al suo posto onorato, e ne avremo finalmente meno paura.

Advertisements

9 Responses to Come imparare dai fallimenti

  1. Alessandro says:

    Bell’articolo: condivisibile in tutto è per tutto. Ai più potrebbe sembrare scontato, ma non lo è affatto in realtà. Proprio questa mattina, nella sala riunione dell’Ente dove lavoro, si è celebrata la messa del mercoledì santo, ed il parroco ha detto, tutto sommato, le stesse cose scritte nell’articolo. Quanto è dura però riflettere sui proprio fallimenti ed accettarli, per poi andare avanti; a volte capita che il non poter più cambiare una certa situazione della nostra vita, che ormai ha preso una precisa direzione, causi un dolore talmente forte che, oltre a causare anche effetti sulla salute, come uno stato depressivo, la perdita di capelli (che è la cosa meno grave), la chiusura in se stessi e la sfiducia in sé, nelle persone e cose fuori da sé, non fa più andare avanti, mentre il resto prosegue, il tempo passa e non ci si evolve, come si dice nell’articolo.
    Insomma: tutto quello scritto nell’articolo è verissimo, ma è anche molto difficile da attuare; spero quindi di potercela fare.
    Alessandro

  2. Enrico says:

    Caro Claudio in questo tempo di inganni e di illusioni, politicamente corretti, imposti e obbligatori, ci ricordi con affetto e amicizia quel fatto misterioso, ma è un fatto sostanza stessa della Rivelazione, che la via della gioia, l’unica via della gioia, che è tutt’uno con l’esperienza della salvezza, è accettare la Croce in Cristo. E pur nel nostro limite seguirLo. Anche oggi, e a maggior ragione oggi, la consapevolezza di questa realtà, secondo scienza e coscienza attuali, è dichiarata pura follia, quasi reato. Ma è la realtà: sperimentata e sperimentabile realtà. Insopprimibile realtà. E anche oggi ogni sforzo del sapere umano mira a nasconderla. E palesarla suscita reazioni ostili, talvolta furiose.

  3. Caro Claudio grazie dell’ articolo che ci fa entrare con uno stimolo in più nellaa settimana santa.Sì la vita è un continuo distacco da persone da modi di pensare da abitudini perchè la vita è continuo movimento il cui fine è l’amore quello sempre più adulto,disinteressato,gratuito e maturo:e la croce,la ferita ha il compito di purificarci sempre meglio:Il problema è quello di non fuggire dalla missione che abbiamo alla quale la croce costantemente ci riconduce!!

  4. armando says:

    I passaggi da una fase all’altra della vita sono difficili da accettare. Sempre, perchè nel “vecchio” c’è comunque un richiamo forte. Nell’infanzia lo stato beatamente simbiotico con la madre, nell’adolescenza l’assolutezza delle sensazioni, nella gioventù la speranza degli ideali, nella maturità la forza piena, corporea e psichica. Ma tanto più sono difficili i passaggi quando si sente di non aver vissuto pienamente la fase precedente. E’ come se si sentisse la necessità di fermare il tempo per compierlo in pieno. E’l’illusione che se non temperata dalla ragione trasforma gli individui in caricature. Gli esempi sono molti, basta guardarsi intorno o osservare alcuni personaggi noti e idolatrati, maschere spesso tragiche e dolorose come quella di Michael Jackson.
    armando

  5. Alessandro says:

    per Armando: hai descritto praticamente la mia vita, che per varie ragioni non ha rispettato le normali fasi dell’esistenza, con il risultato che sto facendo una fatica incredibile ad andare avanti, ad ancorarmi al presente e a progettare un futuro adulto. Come dicevo nel post dedicato ai padri, mi sono riappacificato con il mio, sperando che sia una tappa importante verso la maturità, sforzandomi ogni giorno di dimenticare quello che poteva essere ma che non è stato e non potrà mai diventare, tentando invece di diventare un uomo maturo, prendendo esempio proprio dal simbolo della croce.

  6. Redazione says:

    Caro Alessandro, anche il figlio del Padre ha dovuto salirci, indicazione definitiva che nessun padre, più o meno adeguato, ce la può evitare. Accettarla, assieme all’abbandono del padre, è la condizione indispensabile di vera rinascita, Buona Pasqua, Claudio

  7. Alessandro says:

    La ringrazio Professore: Buona Pasqua anche a lei.
    Alessandro.

  8. armando says:

    Per Alessandro. Ho scritto qualcosa che ho provato, e anche ora che sono al confine fra la maturità e l’ultima parte della vita, continuo a provare anche se non come trauma. Si osservano i cambiamenti in noi stessi, si cerca di gestire la perdita rallentandola per quanto possibile ma sapendola ineluttabile e di trovare contemporaneamente, nel nuovo stato che avanza, nuovi motivi di positività. Che ci sono.
    Anche Gesù, lui che era il figlio di Dio, andò incontro al suo destino umanamente, non senza paura, non senza dolore, non senza invocare il padre che glielo risparmiasse. Ma alla fine accettandolo.
    Buona Pasqua.
    Armando

  9. Alessandro says:

    Grazie Armando; continuerò in questi giorni a riflettere su quello che mia avete detto tu ed il Professore.
    Buona Pasqua.
    Alessandro

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: