Fortuna e cambiamento

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 3 maggio 2010, www.ilmattino.it

Nei tempi della crisi, Superenalotto, Gratta e vinci e altri giochi sono i luoghi della speranza. Virtù da coltivare, perché alimenta l’immaginazione, la gioia di vivere e così facendo aiuta a superare le difficoltà.
Come mai però, se il gioco allena all’ottimismo, la vincita porta invece con sé così tanti guai? Non solo in Italia, infatti, ma in tutto il mondo, i vincitori dei giochi di lotteria incontrano poi molto spesso periodi di tremende sfortune. E le grandi vincite vanno perse.
Il fatto è che il cambiamento è una sfida per la vita umana. Lo desideriamo ma facciamo fatica ad adattarcisi, a capire i prezzi che ci chiede.
Ogni cambiamento, infatti, anche in meglio, ci obbliga a particolari sacrifici. Dobbiamo rinunciare a modi di essere precedenti, che non sono più compatibili con la nuova condizione. E non riusciamo a farlo.
Lo scapolo che passava le serate con gli amici, quando poi si innamora deve lasciare (o ridurre) il bar e i compagni di serate. Ma non è facile. Così i vincitori di grandi somme non riescono di solito a mettere insieme la loro nuova condizione di milionari con la vita sociale precedente: le loro relazioni vengono distrutte dalla nuova ricchezza, che non vogliono nascondere, o almeno presentare in modo discreto.
Essendo sempre stati poveri, o comunque non ricchi, non riescono a dissimulare la nuova fortuna. Da qui invidie, richieste, incidenti. Le biografie dei neomilionari sono pieni di ville bruciate da ex amici invidiosi, moto di lusso precipitate dai dirupi, aggressioni successive a richieste di denaro rifiutate, scenate pubbliche.
Gli amici diventano improvvisamente postulanti, a volte anche violenti, e al no subentra l’allontanamento, l’ostilità, il vuoto. Al fortunato riesce difficile accettare che la fortuna vada nascosta, se non si vuole essere distrutti dall’invidia e dall’odio. Una realtà che era invece ben chiara ai privilegiati dei secoli scorsi (l’aristocrazia soprattutto), che mentre la ricchezza aumentava, mandavano figli in seminari e conventi, per accompagnare con penitenze e digiuni la crescente fortuna della famiglia.
La rapidità del cambiamento, nelle grandi lotterie, rende tutto più difficile. Il vincitore non fa a tempo a capire che la dissimulazione è opportuna nella sua nuova condizione, e questa ingenuità lo brucia.
Un’altra cosa difficile da accettare per chi finora ha vissuto una vita lenta, ripetitiva, sempre uguale a sé stessa, è di essere ormai entrato nel mondo della velocità, del mutamento.
Come è stato veloce il cambiamento diventando di colpo ricchi, altrettanto veloce può essere il ridiventare poveri. Ma se tutto si è mosso finora lentamente (tranne quel breve momento in cui è cambiato tutto), non ci credi. Mentre invece il denaro, come tutto ciò cui sono associati desideri intensi e violenti, le bellissime donne, il grande potere, si muove con grande rapidità.
È il desiderio degli uomini che fa muovere queste cose (denaro, bellezza, successo e potere), così velocemente. Tutta la storia del Duce, Impero e disfatta compresi, è durata solo vent’anni: il tempo di una carriera scolastica, dalle elementari all’università. Per Hitler (molto più potente) fu ancora più rapida: dieci anni. Un baleno.
Il molto dura poco, a meno di imparare a considerarlo niente. Anche per questo, nel mondo della ricchezza e del potere di lunga data, si è sempre data importanza all’educazione religiosa: perché ti abitua a considerare la vita nella sua brevità, e a relativizzare l’importanza dei beni materiali (che è poi l’unico modo di conservarli, come dimostra tutta la storia della Chiesa).

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One Response to Fortuna e cambiamento

  1. antonello says:

    Molto interessante. L’altro giorno sono stato in gita con la mia scuola al castello Visconti di Somma Lombardo (dove tra l’altro lei anni fa fece una conferenza). Qui c’è una stanza della Vanitas. In rapidità sulle 4 pareti si susseguono affrescate le età dell’uomo, in ognuna c’è un insegnamento sui beni materiali e terreni che trova il suo apice nel potere e nel denaro. Non fai a tempo a girarti che è il tramonto della vita, con la morte con la falce. Curiosità notevole: la morte con la falce ha in spalla un bambino come il San Cristoforo, di cui lei ha parlato nei suoi libri sul Maschio Selvatico.

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