La guerriglia delle molestie

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 giugno 2010, www.ilmattino.it

In tutto il mondo, da Milano a Gerusalemme, da Bari a New York a Tokio, uomini più o meno potenti si mettono nei guai con gesti o battute sbagliate, che fanno infuriare le donne e finiscono col mettere in pericolo la carriera degli imprudenti. Cosa c’è dietro queste risse, che hanno quasi sempre degli strascichi pubblici abbastanza importanti? Sono gli uomini troppo arroganti, o le donne troppo cattive? Si tratta di cose sempre accadute, ma prima taciute, o c’è anche qualcosa di nuovo?
La ”guerriglia delle molestie“ rivela, in realtà, aspetti significativi delle tensioni oggi in atto tra i due sessi. Anche l’ascolto di uomini e donne in psicoterapia conferma che non si tratta di episodi banali, né casuali.
A volte uno dei due cerca di profittare dell’altro. Spesso l’uomo usa il suo potere per ottenere favori sessuali; in altri casi donne più o meno infastidite ne profittano per ricevere qualche tipo di riparazione, in denaro o status, o per rivalersi di altro.
Al di fuori di questi casi (nell’insieme, tuttavia, massa d’urto assai consistente), il terreno comune della guerriglia delle molestie è un altro, più sottile, molto più ampio, e più significativo di questo.
Quando all’indesiderata richiesta maschile la donna si oppone con forza, trasforma chi si immaginava protagonista di una seduzione in una figura vanesia, ridicola, e perfino violenta nella sua insistenza. Dietro, però, c’è una mancata comprensione del significato della coppia uomo-donna nella società.
Per il modello di cultura dominante più o meno ovunque tranne l’Islam e alcune zone africane o sudamericane, la coppia uomo-donna non è più il nucleo su cui si fonda la società. Uomo e donna combattono da soli la loro battaglia per la vita, e il modello che ispira la loro esistenza è stato chiamato quello della Self realization, la realizzazione del Sé individuale.
La seduzione sessuale può aiutarla (mettendo a frutto le qualità del partner), od ostacolarla (quando il partner appare inadeguato ai propri obiettivi). In entrambi i casi, però, la donna se ne accorge in poco tempo; quello appunto nel quale decide di assecondare e accondiscendere, oppure di scoraggiare e rifiutare le proposte o i segni di seduzione maschile. Scaduto quel corto intervallo, che può durare una sola occhiata o una breve conversazione, la donna ha scelto. Se ha acconsentito, e te lo ha fatto capire, puoi continuare. Altrimenti, psicologicamente, sei già un molestatore: se va bene le fai perdere tempo e la infastidisci, se va male, non ritirandoti le stai già usando psicologicamente violenza.
Sono ancora molti gli uomini che, per motivi diversi, non hanno compreso i tempi e i modi, rapidi e diversi, della seduzione di oggi, e soprattutto questa nuova chiarezza nel punto di vista femminile. Nel loro rimanere ipnotizzati dall’idea di sedurre le donne (anche se queste non ne vogliono saperne di loro), essi corrispondono al non piccolo esercito femminile che non vuole accettare di realizzare il proprio Sé e continua a reclamare innanzitutto l’amore, da uomini che pensano, invece, soprattutto a se stessi.
Gli uni e le altre appaiono per certi versi come dei sopravvissuti, residui della tradizione romantica tardo ottocentesca della famiglia fondata sull’innamoramento, che nell’insieme è durata neppure un secolo, e solo in Occidente.
Per entrambi il bisogno (narcisistico) di conferma da parte dell’altro prende il posto del coraggio di investire su di sé e sulla propria realizzazione. In realtà il molestatore (così come la donna che non si sente amata), chiede all’altro di cedergli perché lui non si ama.

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5 Responses to La guerriglia delle molestie

  1. cesare says:

    A mio avviso di rapporti molesti che a vario titolo possono tranquillamente rientrare nell’amplissima, quanto soggettiva, categoria della violenza psicologica, in ogni giornata della vita ce ne sono davvero tanti: nell’ambito delle dinamiche seduttive senz’altro, ma anche e soprattutto in tutte le “schermaglie” dei rapporti quotidiani tra le persone. Mi auguro che,se involontario questo male reciproco, proprio perché reso meno accettabile da un accresciuto apprezzamento della propria autonomia e dignità, si sia capaci di gestirlo con maggior fiducia nel prossimo spiegando all’altro con parole chiare, cortesi e ferme, la fondatezza della proprie ragioni. La strada per la propria realizzazione passa anche attraverso questa capacità di trasformare il male della vita in una occasione di crescita per sè e per chi si ritiene stia sbagliando: non auguro a nessuno di vivere in un mondo dove, invece di spiegarsi col prossimo di un disagio subito, si reagisce furiosi o magari lo si denuncia, nel silenzio e a sua insaputa, all’autorità costituita.

  2. armando says:

    La faccenda per come viene oggi comunemente impostata mi sembra più complicata di ieri e molto più asimmetrica. All’uomo è da sempre spettato il compito di fare il primo passo, almeno in senso esplicito, alla donna quello di rifiutarlo o accettarlo. Ma nel rifiuto/accettazione c’è sempre stato un margine di ambiguità, quello per cui un no poteva essere definitivo ma anche temporaneo, insomma un “ni” che dava speranze per la prosecuzione del corteggiamento. E, mi sembra, le donne erano maestre in questo gioco che proseguiva fino a che il segnale non diventava chiaro. E se l’uomo non capiva, a quel punto glielo dicevano chiaramente. Mai si sarebbero però sentite oggetto di molestie e mai avrebbero denunciato un corteggiatore indesiderato, ovviamente quando il tutto rimaneva nell’ambito del gioco seduttivo.
    Oggi che anche un semplice mazzo di fiori può essere percepito come molestia e denunciato come tale(è accaduto realmente, e figuriamoci un tentativo di approccio più esplicito), l’asimmetria è troppo grande ed il giochino si è rotto. Si ha un bel dire che gli uomini non sono più capaci di corteggiare (vero), ma il rischio di una denuncia per aver fatto un’avance “sbagliata” finisce per scoraggiare anche i bene intenzionati. Vedo tre possibilità:
    1)Richiesta scritta di poter fare un passo con risposta d’assenso sempre per iscritto (sta già accadendo in alcuni campus statunitensi), con quale poesia lascio immaginare i lettori.
    2)Un mutamento radicale nel modo di porsi femminile con esplicitazione chiara e immediata del loro pensiero o meglio ancora un’assunzione dell’onere di fare anche loro il primo passo esplicitamente. Ciò chiarificherebbe i rapporti, ma anche in questo caso sarebbe un addio al gioco seduttivo ed a quella incertezza/ambigiità che ne costituisce il sale.
    3) riportare tutto alla ragionevolezza dei rapporti, lasciando da parte giudici e pm. Tornare cioè un po’ indietro.
    Non si può pretendere nuove regole e gioco vecchio, perchè le nuove regole lo distruggono.
    Si scelga dunque. Ed è, questa, una scelta in mano alle donne, che hanno il dovere di conoscerne le conseguenze. Gli uomini, le cui preferenze non mi sembrano molto mutate nel corso dei millenni, giocano di rimessa ed al massimo si adeguano obtorto collo, come stanno facendo e sempre più saranno spinti a fare. Diventeranno ciè sempre più guardinghi e sparagnini, calcolatori e prudenti.
    Non si piangano le lacrime del coccodrillo, però.

  3. Redazione says:

    Credo che, come sempre dopo grandi trasformazioni identitarie, di linguaggio, e di modello culturale, ad entrambi, uomo e donna, farebbe bene un passo indietro. Non credo che “corteggiando” meno – se quelli oggi praticati sono corteggiamenti- si farà ameno l’amore, anzi, francamente, penso il contrario. Comunque entrambi farebbero bene a star + fermi, e non fare battute, salvo esplicito invito e approvazione dell’altro. Si diranno meno scemenze, e si consentirà al desiderio di riaffacciarsi. Ciao, Claudio

  4. Claudia says:

    Buongiorno, scusate la domanda, ma che significa “tradizione romantica tardo ottocentesca della famiglia fondata sull’innamoramento, che nell’insieme è durata neppure un secolo, e solo in Occidente”. Che vuol dire? Che l’innamoramento ha poco a che vedere col matrimonio? Non ho capito.
    c

  5. Redazione says:

    Beh, il “matrimonio d’amore” è invenzione tarda. Nel duecento i trovatori opposero l’unione dei cuori, a quella degli interessi, (il matrimonio veniva sempre combinato), e fu una delle ragioni non secondarie della Crociata lanciatacontro gli Albigesi, l’unica in terra Europea (c’era anche però, soprattutto, il disegno del Re di Francia di impadronirsi delle ricche terre dei Signori che appoggiavano gli Albigesi- Catari. Il matrimonio rimase una scelta solidamente appoggiata su interessi fino all’ultima parte dell’800, quando si affermò lentamente il “matimonio d’amore” continuato nella prima metà del 900. Dopo di che entrò in vistosa crisi, come ci raccontano le statistiche dei divorzi, ed altro. Va aggiunto peròche, in tutti questi secoli non era generalmente la donna a scegliere il marito, ma le due famiglie a combinarlo (più raramente il marito a prenderne l’iniziativa). Può quindi darsi che la nuova soggettività femminile cambi davvero, e stabilmente, la questione. Ma potrebbero darsi anche altri scenari. Di solito, ad es., l’innamoramento dura molto meno di quanto dovrebbe durare il matrimonio. Forse l’unione uomo donna va pensata come frutto di un disegno più vasto, meno “romantico”, appunto. Forse. Claudio

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