Conoscere il male preserva i bambini

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 giugno 2010, www.ilmattino.it

Cos’è che non funziona nel benessere? Perché i bambini nei quartieri «alti» tendono ad ammalarsi più spesso e gravemente che nelle zone povere? Perché a Milano, in una delle zone più ricche della città, la scuola di quartiere ha registrato in pochi mesi ben quattro casi di leucemia infantile, ed un altro si è manifestato a breve distanza? Sono ormai sempre più numerosi i pediatri e i clinici che prendono in seria considerazione l’ipotesi che la troppa igiene non faccia bene alla salute.
Tenere il corpo dei piccoli lontano da ogni germe lo rende debole. Gli impedisce di sviluppare verso batteri e virus, le difese che il corpo naturalmente produce contro i loro attacchi.
Il bambino, che deve educare e alimentare il suo sistema immunitario, ha bisogno di germi, le sue cellule ne sono affamate. Infatti, solo uccidendoli, mangiandoli, e poi espellendoli, imparano a conoscerli e quindi, quando si ripresentano di nuovo, a farli fuori in pochi secondi. Mentre il bambino «bravo» e pulito, che ha sempre fatto come dice mammà e non ha mai giocato con la terra o (addirittura) direttamente con la sporcizia, è più esposto, è quello che rischierà di più quando (prima o poi accade comunque), un germe lo assalirà.
Nella psiche, d’altra parte, succede più o meno la stessa cosa. Anche dal punto di vista psicologico il bambino più tenuto lontano e all’oscuro del «male», dei comportamenti e delle pulsioni pericolose e rischiose, è quello che corre più pericoli.
La sessualità, la maggiore delle forze che mette a dura prova l’equilibrio del bambino al momento della pubertà e dell’adolescenza (ed anche prima), va illustrata ai piccoli, con calma e naturalezza, appena possibile, assieme alle sue truppe ausiliarie delle pulsioni di violenza, possesso ed odio. Anche nella psiche infatti esistono forze e facoltà che hanno la stessa funzione delle cellule del sistema immunitario: quella di smascherare, attaccare e distruggere le pulsioni distruttive, che Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, chiamava «di morte», e che sono di gran lunga le più numerose, esattamente come i germi.
Queste forze psichiche sane, che lavorano per lo sviluppo e la salute e non per la malattia, sono le pulsioni di vita, l’istinto di sopravvivenza, il senso, attivo fin dall’infanzia, di difesa e rispetto per la propria persona. Occorre però metterle subito al lavoro, invece di lasciarle addormentate e inattive. Altrimenti, come le cellule del sistema immunitario, rischierebbero di morire e ridursi, lasciando l’individuo senza difese.
Nella personalità in formazione, esattamente come nel corpo che si sviluppa, è quindi necessario che l’individuo giovane, fin da bambino venga messo in contatto con il lato «sporco» della vita, le manifestazioni della distruttività presenti nel sociale. Per questo è necessaria un’informazione adeguata, un commento corretto dei fatti di cronaca, e una loro sintetica valutazione con la morale naturale, vicina al bimbo, «Cosa può far male alla mia anima, alla mia psiche, e come faccio a difendermene»? Ecco una domanda che la persona deve essere aiutata a porsi, il più rapidamente possibile. E la risposta, come per i germi, è che la prima cosa da fare è riconoscere queste forze, cosa non difficile, perché molte sono già attive (come le pulsioni sessuali nel bambino), e imparare a farci i conti, aiutando le spinte vitali dentro di sé a distruggere quelle che sviluppano patologie e mettono a rischio la vita.
I guai dell’«ambiente sterile», sia per il corpo che per la psiche ci fanno così capire quanto ogni educazione chieda libertà e informazione.

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2 Responses to Conoscere il male preserva i bambini

  1. anton says:

    Complimenti per il bellissimo articolo. A me, come insegnante, è capitato di vedere questo nell’anno appena trascorso: da un lato bambini superansiosi, riforniti di sostanze sterilizzanti (in particolare la muchina), continuamente presi dal lavarsi le mani anche dove non serve, travolti dai messaggi giunti dal ministero sull’influenza, e dall’altro però gli stessi bambini assolutamete superprotetti dalle minime frustrazioni anche salutari della vita, lontanissimi dalla natura e attaccati tutto il tempo ai giochi elettronici o alle macchinette tipiche della scuola piene di merendine liofilizzate. Come dire che i genitori o comunque gli adulti vedono un pò solo quello che vogliono loro. antonello

  2. Valentina says:

    Sperando di non andare fuori tema, vorrei semplicemente descrivere la mia situazione familiare riguardo “bambini&natura” (nel senso descritto dall’articolo, del contatto con la terra, le bestie, i batteri, ecc). Io mi ritengo una mamma fortunata: ho tre figlie (di età compresa tra i 4 e i 14) che amano l’aria aperta, che amano gli animali (anche quelli esteticamente meno “attraenti”, come rospi e insetti vari) e che passano il tempo libero a stanare e lucertole (che sono bellissime anche per me!), a cercare le salamandre per metterle in un secchio e guardarsele per una giornata intera, a raccogliere il maggior numero possibile di girini, a coccolarsi la nostra famigliola di coniglietti. Persino la più grande, dopo una passatina di fard sulle guance, prende il retino e va a “caccia” di bestiole. Sarà anche perché non ho ancora trovato così veramente indispensabile fornirle di collegamento internet, con tutti i messenger e facebook del caso, o che non le ho dotate di cellulare personale, ma al di là della scarsità di tecnologia vedo che viene loro naturale stare fuori.
    La mia difficoltà è che mio marito fa un problema di tutto questo. Al di là del suo conflitto personale col mondo animale (di cui non vede nessuna bellezza, in quanto parte del creato), sopporta a denti stretti i nostri conigli (che, poveretti, sono gli animali più pacifici e silenziosi che ci siano!) e non concepisce “i paciughi” della piccola con la terra e i pentolini, che considera disordine, sporco (è tranquillo solo quando la sistema davanti alla tv, purchè non sbricioli sul divano). Ho proposto di comprare uno di quei contenitori per la sabbia (che tra l’altro si coprono, in modo che rimanga pulita, o evitare che passi un gatto e la usi come lettiera) ma no, non si può, “Perché dobbiamo incasinarci la vita con la sabbia?”. La sua idea di giardino è il prato curatissimo e pulito come un tappeto di casa, le piante potate a spigolo vivo, passa il tempo con l’insetticida in mano per stanare tutti gli insetti che “minacciano” il cortile…
    Io non so niente della sua infanzia, ma francamente, per essere un ex-bambino di campagna, mi sembra un comportamento quantomai strano. Io sono vissuta in condominio con un pezzo di cortile grande come un fazzoletto, ma riuscivo comunque a giocare con le lumachine, a fare qualche coccola a una gatta randagia e ai suoi gattini, e preparare le “pappe” con l’acqua e la terra.
    Vale

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