Ronaldo, papà solo. O solo papà?

(Intervista a Claudio Risé, di Alessandro Stoppa, da “Tracce”, 8 luglio 2010, www.tracce.it)

L’ex Pallone d’Oro ha un figlio. E lo crescerà da single, per scelta. Un modello di famiglia sempre più diffuso. Ma essere padri e madri è solo «questione di ruoli», come ha scritto qualcuno? Ne abbiamo parlato con lo psicanalista Claudio Risé

Cristiano Ronaldo annuncia al mondo via Facebook che è diventato padre. Crescerà suo figlio da solo. E la madre (probabilmente “in affitto”) resterà ignota e lontana. Il tempo di un post in rete e il bomber del Real Madrid polverizza il pensiero dei Mondiali e diventa un euforico ragazzo-padre. Il resto del mondo piomba nel caos delle opinioni. Degno di nota, il focus realizzato da Repubblica all’indomani della notizia. L’ampio servizio rivela che nel nostro Paese sono 350mila gli uomini che crescono un figlio in solitudine. Il che è considerato «la nuova rivoluzione delle famiglie in Italia». Addirittura.
Snocciolati i dati in crescita (+23% in 5 anni), un paio di nomi famosi e di riferimenti cinematografici, l’analisi del fenomeno approda a questa conclusione: «Il bambino ha bisogno di un adulto, poco importa se si tratta di un padre o di una madre: non conta chi sia, ma come svolge il suo ruolo». La sfida per un genitore è dedotta da quanto segue: «Essere al tempo stesso papà e mamma». Le analisi di carta lasciano il tempo che trovano. Ma oggi l’essere padre e madre è vissuto e concepito davvero così? Lo abbiamo chiesto a Claudio Risé, psicanalista e scrittore, autore di numerosi libri sulla paternità e sulla nascita (cfr. www.claudio-rise.it).

Nel dibattito pubblico sembra che non sia necessaria la presenza di un padre e di una madre, per educare. Sono considerati come dei ruoli.
È in atto da anni una massiccia campagna di persuasione sull’inutilità della coppia genitoriale. La sua funzione può essere svolta, secondo questa tesi, da una o più persone, non importa di quale sesso, e non necessariamente legate al processo che ha portato alla generazione del bimbo. La tesi è essenzialmente funzionale all’avvento della società post-naturale, con elementi sempre più spesso ed ampiamente “fabbricati” (anche riferiti all’essere umano), e organizzata sempre più secondo dispositivi burocratici (autorizzazioni amministrative, legislative, o giudiziarie). Piuttosto che secondo i processi naturali e simbolici, che hanno tradizionalmente ed universalmente presieduto alla trasmissione della vita e della crescita dell’essere umano.

Tutta la vicenda umana, che è racchiusa nella paternità e nella maternità, rischia di essere ridotta a un equilibrio tra mascolinità e femminilità?
Di questo equilibrio, in realtà, ci si cura molto poco. Sia in questo caso, dove la genitorialità è ridotta – almeno nelle dichiarazioni ufficiali – al maschio-padre, sia, ancora più spesso, nei numerosissimi casi (specialmente nella procreazione tecnologicamente procurata), dove il padre è assente da subito, ed il bimbo viene affidato ad una, o due madri. Vengono dunque negati ed eliminati insieme la compresenza nella vita e crescita del figlio di padre e madre, e l’equilibrio tra femminile e maschile.

Ma è possibile che un padre o una madre, da soli, educhino il proprio figlio?
Spesso non si può fare altrimenti. C’è, ad esempio, un divorzio o la morte, ed il padre o la madre se ne vanno, lasciando il bimbo all’altro. Che diventa “genitore unico”. Sempre, però, più da un punto di vista burocratico-formale, che reale: il bimbo avrà sempre bisogno di madre (e di un materno allargato ad altre figure femminili), così come di padre (e di un paterno esteso ad altre figure maschili). Qualsiasi cosa sia stata in proposito detta o stabilita alla sua nascita.

Se un uomo o una donna si trovano da soli in questo compito, qual è la responsabilità che gli è chiesta? Come possono realizzarla?
L’uomo “genitore unico” dovrà organizzare la presenza di un mondo femminile-materno che nutra il bimbo e se ne prenda cura da subito: la presenza della madre nel primo periodo di vita del bambino è determinante per la sua vita. Così come la donna che non abbia accanto un uomo dovrà, soprattutto a partire dalla preadolescenza del bimbo, impegnarsi nell’assicurare la presenza di un mondo paterno e maschile (educativo, spirituale, sportivo) di cui il figlio avrà assoluto bisogno.

Fonte: [Tracce]

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2 Responses to Ronaldo, papà solo. O solo papà?

  1. cesare says:

    Caro professore mi ricordo quando negli anni sessanta/settanta, incuriosito dalla novità, leggevo “Torre di Guardia”, il libretto distribuito periodicamente per strada e casa per casa dai Testimoni di Geova: fin da allora vi si leggevano pagine e pagine, esclusivamente dedicate a spiegare norme di comportamento di questo genere: “Bisogna dare da mangiare ai bambini piccoli prima che vadano a scuola e verificare che non abbiano la febbre. In tal caso non bisogna mandarli a scuola”. Non capivo sinceramente come si potesse pensare che questi comportamenti, che pensavo addirittura istintivi, dovessero essere raccomandati addirittura come prescrizione di tipo religioso. Chi mai poteva fare e pensare altrimenti? E da che Mondo venivano costoro? Infatti nemmeno un pazzo, trattandosi di esigenze assolutamente primarie, poteva ignorare queste regole. Anno dopo anno, decennio dopo decennio, l’arcano di questa “didattica” apparentemente paradossale si è svelato: stava diffondendosi anche tra noi il sapere e il costume della società industriale avanzata. Quel sapere per cui tutti sanno tutto e nessuno sa niente, e nessuno ha più alcun dovere verso nessuno; appunto nemmeno le regole di comportamento più elementari. E oggi tocca anche a noi in Italia dire le verità che tanto mi stupivano nel libretto Torre di Guardia e raccomandare, per esempio, che un bambino ha bisogno di un papà e di una mammma. Le Scienze umane elaborate dai nostri dotti delle nostre università, pensa che ti ripensa, hanno infatti ahimè maturato in merito grandi dubbi. Fosse per loro è assai probabile sia dubbio anche che si debba dar da mangiare a un bambino prima di mandarlo a scuola e provargli la febbre.

  2. armando says:

    La superfluità e l’inutilità del padre è stata teorizzata da tempo e salutata con malcelata soddisfazione quando non con esplicito compiacimento da molte donne che credevano di scorgervi il trionfo prossimo venturo del femminile/materno. Mai tale speranza fu più mal riposta e illusoria, perchè quei processi sono governati da forze impersonali e potenti che delle donne e delle madri se ne fregano altrettanto che dei padri e degli uomini. Semmai hanno usato il rivendicazionismo femminile per abbattere l’ostacolo principale al sogno folle di una umanità disumanizzata e artifciale, il padre, a cui doveva seguire inevitabilmente la superfluità e l’inutilità della madre. Chi da tempo lo diceva è stato tacciato di essere un nostalgico ferrovecchio veteromaschilista e vetero tutto, contrario alle “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità nuova, ma la vicenda di Ronaldo dimostra che quella “predizione” era esatta. Speriamo almeno che serva a far prendere coscienza dello stato dell’arte.
    armando

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