In vacanza coi nostri sensi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 agosto 2010, www.ilmattino.it

Finalmente, un po’ di vacanza ce la faremo tutti. I “consigli per gli acquisti” raccomandano gli aspetti legati all’immagine: i luoghi alla moda, la presenza dei VIP, i locali, le star, etc. Vale dunque la pena di ricordare che, dovunque si vada, ad ogni prezzo, è possibile trasformare la vacanza in un’esperienza di cui poi sentiremmo il bisogno per molti mesi (spesso pagando per farla in qualche workshop di fine settimana, anche in un seminterrato metropolitano): il recupero dei sensi.
L’individuo postmoderno, per la prima volta nella storia umana, vive per molti mesi l’anno dimenticandosi del proprio apparato sensoriale. Che oltre ai cinque sensi comprende altri momenti di consapevolezza corporea, da quella dell’essere posti sulla terra, su un proprio territorio (ciò che gli anglosassoni chiamano grounding), a quella di essere in movimento, con tutte le relative sensazioni e percezioni.
Di solito facciamo queste cose automaticamente, senza accorgercene, senza parteciparvi emotivamente, senza profittarne. Siamo chiusi ai sensi. Inconsapevolmente, diventiamo tutti dei piccoli robot che la mattina si alzano, ingurgitano velocemente qualcosa, si recano sul luogo del lavoro fermi su un tram, macchina o treno, si siedono davanti alla scrivania, e lì rimangono fino a sera, lasciando i propri sensi in un pressoché totale torpore.
Il pranzo, che potrebbe essere un momento di relazione col cibo, ha preso ormai il nome del tempo che gli si dedica, pausa pranzo: da cibo, esperienza del gusto (ma anche estetica ed affettiva) è diventato solo un’interruzione del lavoro.
Le macchine indispensabili a vivere la giornata, quelle per raggiungere il luogo di lavoro o studio, i computer e gli altri strumenti operativi, quelle per comunicare (cellulari etc.), sono invece importantissime, ma non sollecitano i nostri sensi. Pigiare sui tasti di un computer o di un cellulare è un’esperienza sensoriale misera: pressione e precisione nell’individuare il tasto è tutto ciò che è richiesto.
Queste macchine di plastica, d’altronde, non ci restituiscono nessuna sensazione: né calore, né morbidezza, al massimo un suono elettronico che ci avvisa di qualcosa. Privarci delle sensazioni e informazioni che i sensi ci trasmettono ha però un costo elevato. Il risultato più evidente è una mancanza di energia.
La terra su cui poggiamo, ad esempio, è un enorme trasmettitore di forze, a condizione di saperlo, e quindi, di riceverle. Proviamo a stare sulla terra, quella verde di un prato, o di una spiaggia, di un bosco, o su una lastra di roccia, coi piedi piatti sopra di essa, e il corpo ben poggiato su un nostro centro (ognuno ha il suo, ma quello di tutti è posto circa a metà tra l’ombelico e l’inguine). Meglio se la mattina ( o il tramonto), guardando verso il sole, respirando con calma, ma profondamente. Dopo qualche minuto ci sentiamo più forti, più sereni, più «coi piedi per terra», più equilibrati. Più aperti alle energie che ci vengono dalla terra.
A partire da lì, possiamo consentirci di aprirli tutti, i nostri sensi. Quelli legati al naso, all’odorato, e sentire così gli odori, quelli buoni e quelli cattivi, attraenti e ripugnanti. L’apertura all’odorato aiuta quella dell’udito: che ci insegnerà subito a distinguere tra melodie (naturali o prodotte dall’uomo), e rumori; o anche i baccani, traduzione moderna dei suoni forti degli antichi Baccanali, oggi ripetuti dai festival di musica amati dai giovani, ma anche in certe feste popolari.
La vacanza coi sensi ci apre nuovi percorsi, rifornendoci di nuove energie, e antiche gioie umane. Meglio approfittarne.

Annunci

3 Responses to In vacanza coi nostri sensi

  1. Alesandro says:

    Interessante caro Prof., anche se non ho ben capito cosa intende per “…e il corpo ben poggiato su un nostro centro (ognuno ha il suo, ma quello di tutti è posto circa a metà tra l’ombelico e l’inguine)”. Intende semplicemente “seduti”, oppure qualcos’altro altro, sicuramente anche simbolico? Ci terrei a saperlo, perché da alcune settimane sono affascinato a questi argomenti che parlano di sblocco di energie, attivazione di archetipi, di cui spesso parla, sui blog in alcuni suoi libri.

  2. Redazione says:

    Alessandro, mi riferisco a quello che molte correnti orientali, in particolare di ispirazione taoista, chiamano Hara, un punto collocato circa a metà tra ombelico e sesso, e che in effetti è un eccellente “centro”, simbolico ma anche fisico, delle energie, dell’equilibrio, e del movimento. Karlfried von Durkheim, singolare terapeuta, ne ha scritto, mostrando esercizi (se riesci a trovare un suo libro). Anche nelle arti marziali è piuttosto importante. ciao, claudio

  3. Alesandro says:

    La ringrazio per la dritta caro prof.: lo faccio solo ora perché sono tornato da poco dalle ferie.
    Alla prossima.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: