Il dittatore che prova a cambiare i sogni

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 9 agosto 2010, www.ilmattino.it

Finite le vacanze, ci aspettano i film che hanno sbancato il box office in America e Canada, in agosto. E confermano che due sono le piste che affascinano l’immaginario di oggi, soprattutto tra i giovani, ma non solo. La prima: è possibile entrare nell’anima, e nel cervello degli altri; la differenza tra sé e l’altro è superabile. La seconda: anche la vita e la morte non sono mondi definitivamente separati. Si può infatti comunicare con l’aldilà; anzi staccarsene non è così semplice.
Il cinema anglosassone approfondisce così idee e clima degli ultimi grandi successi, da Avatar alle varie serie di vampiri neoromantici. A partire dal cancellare ogni separazione, da quel fondersi di ogni cosa nell’altra, caratteristico della società postmoderna. Che proprio per questo aspetto è stata chiamata “liquida”, priva di forme nette e persistenti.
Tra le principali forme ormai “liquefatte” c’è dunque anche la distinzione tra sé e l’altro (che può entrarti dentro in vari modi), ed anche quella tra vita e morte, mondi contigui più che per sempre separati e divisi. Argomenti complessi, per cui molti si aspettavano un flop, almeno per uno di questi film, Inception, del regista Robert Nolan, con Leonardo di Caprio.
Si temeva l’insuccesso perché la trama è complicata dal tema della “possessione” della mente umana da parte di altri: una questione su cui psicologia e religioni riflettono da sempre, e che al cinema avrebbe potuto risultare noiosa.
Il protagonista, un Di Caprio adulto e tormentato, è infatti capo di una banda di “ladri di idee”, che vengono rubate dal cervello dei legittimi proprietari entrando nei loro sogni. È, in fondo, ciò che fa lo psicoanalista: entrare nei sogni dell’ altro per vedere cosa pensa veramente, cosa matura dentro di lui. Ed è interessante che il grande cinema anglosassone sposi l’intuizione psicoanalitica del sogno come rivelatore delle intuizioni più profonde dell’uomo, quando molta psicologia, per la difficoltà di interpretare i sogni, ripiega su più semplici “strategie di comportamento”.
Mentre però il terapeuta scruta le idee del sognatore per mostrargliele, e renderlo cosciente di ciò che realmente pensa, la banda di Di Caprio le ruba per rivenderle a caro prezzo allo spionaggio industriale. Ciò mette il protagonista in una serie di guai, personali e legali, da cui uscirà (forse) verso la fine del film accettando la proposta di un potente committente che potrebbe rimediare a tutti i suoi disastri polizieschi ed affettivi, in cambio dell’operazione contraria. Vale a dire non togliere, ma mettere attraverso il sogno una certa idea nella testa di chi sta dormendo.
E’ qui rappresentata l’invasione attiva nella mente del sognatore. Non solo, quindi, sapere ciò che pensa, ma addirittura farlo pensare in un altro modo, attraverso l’inserimento di uno stimolo (un inception, appunto), a pensare diversamente. Insomma: il sogno di ogni totalitarismo. Ed anche, da prima, il timore di ogni Chiesa, che invita a pregare, la sera, perché la mente non venga invasa dai demoni malvagi.
L’apertura avventurosa ai segreti della mente si accompagna nel film a toni crepuscolari, come spesso quando viene varcato il confine tra coscienza e inconscio, vita e morte. Di Caprio trova infatti ristoro dalla sua dura vita di fuggiasco internazionale nelle conversazioni con la moglie morta.
Anche questo aspetto preoccupava: morte e aldilà non furono, a lungo, apprezzati al cinema. E invece Inception, da quando è uscito, è in testa alle classifiche.
Il pubblico è più curioso delle profondità della vita e della morte di quanto si pensi.

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5 Responses to Il dittatore che prova a cambiare i sogni

  1. Fede e ragione, vita e morte, bene e male, libertà e destino, sacrificio e redenzione sono temi presenti anche nella serie tv “lost”, che ha scatenato dibattiti e forum su internet in tutto il mondo.
    Forse lo “spettatore” è meno stordito e inebetito di quel che si dice, ha fame e speriamo trovi il giusto nutrimento. Senza farsi confondere i sogni.

  2. Roberto L. Ziani says:

    Inception è uno dei pochi film di quest’anno che attendo con interesse. Solo un appunto: il regista è Christopher N., non Robert N.. Uno dei miei registi preferiti fin da Memento e Insomnia (per non parlare di Batman Begins), che nella sua filmografia ha sempre mostrato intesse (e capacità) per l’introspezione e per le difficoltà di comprensione della realtà nei protagonisti.
    Sono daccordo col senso dell’articolo: controllare i nostri sogni e desideri è da sempre un bersaglio ideale del potere: se sai cosa vuole il tuo contribuente/servitore, puoi offrirgli proprio quel minimo che gli basta per legarlo a te e sembrare “utile”. Per questo spesso i “Palazzi” di recente hanno cercato di indurre e pilotare i desideri nella gente più che scoprirli.

  3. armando says:

    Sembra davvero interessante quel film, che andrò a vedere. Quì volevo chiedere se la suggestione pubblicitaria che indirizza gli acquisti ma più ancora modella le menti a seguire stili di vita pre-confezionati, può anch’essa essere considerata uno strumento di raffinato totalitarismo, che non necessita di dittatori in orbace o col pugno chiuso, nè di istrioni, perchè ha ben altri e più dissimilati strumenti impersonali per raggiungere i suoi obbiettivi.
    armando

  4. Dario says:

    Trovo estremamente di stimolo il costante richiamo al profondo dei messaggi di Risé: da temi della vita comune (uscita di un film al cinema), a alcuni di assoluta attualità (le corride in Spagna), ci si immerge in un’indagine sul profondo che è un viaggio che non si sarebbe detto fosse possibile percorrere da temi così “futili” e “superficiali”.

    Vivere la vita quotidiana con profondità è Rock, per parafrasare Celentano.

  5. Redazione says:

    Grazie. @ Armando La pubblicità, da sola, non può -credo- essere considerata totalitaria perché il totalitarismo è un sistema unico; la pubblicità agisce in un mercato dove è un elemento della concorrenza, con ognuno che e fa proposte diverse. A produttori che fanno proposte ipercerebrali si oppone, ad esempio, la campagna Diesel che esorta: be stupid, sii stupido, con sollecitazioni molto elementari. Se il mercato sparisse e la pubblicità fosse nelle mani di un solo produttore monopolista, diventerebbe pericoloso. ciao Claudio

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