Il maschio è debole e la donna divorzia

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 agosto 2010, www.ilmattino.it

Una delle convinzioni che accompagnarono il dibattito sull’introduzione del divorzio in Italia era che sarebbe servito soprattutto agli uomini, per liberarsi di spose ormai meno attraenti e non più amate. Lo sostennero anche ambienti cattolici autorevoli, e vi credettero molte donne.
I dati statistici mostrano però una realtà ben diversa: nel 2008 nel 75% dei casi (tre su quattro) la separazione è stata chiesta dalle donne. Una percentuale in rapido aumento: dieci anni fa erano il 65%.
L’Italia non è ormai diversa dagli altri maggiori paesi occidentali, dove a chiedere il divorzio, nella grande maggioranza dei casi, è appunto la donna. Ciò accade, in particolare, nelle situazioni in cui è in vantaggio rispetto al marito, come quando lei lavora e lui è disoccupato, oppure lei ha una cultura e titoli di studio più elevati.
In ogni caso, la percentuale di donne occupate impegnate nel 2007 in vicende di separazioni (65,5%) e divorzi (74,35), è sensibilmente superiore alla media dell’occupazione femminile nazionale, allora al 47%.
Questi dati mostrano come separazione e divorzio vengano utilizzati nel quadro di una crescente sicurezza femminile rispetto all’uomo. Le probabilità dell’uomo di venire lasciato aumentano quando il miglioramento della posizione della donna coincide con difficoltà del maschio, sia nel suo sviluppo formativo e professionale che nelle sue vicende lavorative.
La debolezza maschile spesso si manifesta anche nel carattere gravemente esasperato e infantile delle sue proteste, come nelle aggressioni alle donne che lo hanno abbandonato, seguite a volte da atti suicidali. Lei non vuole vivere con lui, e lui non può accettare che lei viva, né di sopravviverle dopo essere stato lasciato.
Vicende che consentono anche un’altra lettura dei dati statistici: quando lui non è in grado di vivere senza di lei, non ha un progetto ed una consistenza personale, al di fuori della relazione affettiva coniugale, lei si disamora e lo lascia. Una situazione nota allo psicoterapeuta, che osserva in continuazione l’effetto distruttivo dell’instaurarsi della dipendenza nella relazione d’amore. Solo che questa dipendenza, che durante la discussione della legge sul divorzio era ancora un problema soprattutto femminile (almeno in apparenza), oggi appare sempre più spesso una difficoltà degli uomini.
Come in tutte le vicende che riguardano vissuti psicologici e affettivi (ad esempio l’uscita dei figli dalla casa genitoriale, che finalmente sembra abbia smesso di avvenire in età sempre più matura), bisogna guardarsi dallo spiegare tutto con l’economia: è più semplice, ma rappresenta solo un aspetto del fenomeno, e mai il più importante.
Non è tanto il miglioramento della posizione economica delle donne nella società (ancora molto relativo) a spiegare la loro maggiore iniziativa nelle separazioni e divorzi. L’origine del fenomeno va piuttosto vista nell’indebolimento complessivo dell’iniziativa, dell’autorevolezza e anche del fascino maschile, e nella crisi della figura paterna che ne è all’origine.
Dalla fine della prima guerra mondiale in poi, per complesse vicende storiche, politiche e antropologiche, i padri non hanno più trasmesso ai figli un codice, un saper fare ed essere maschile che è andato via via perdendosi. Ciò ha reso gli uomini più confusi e meno attraenti, costringendoli a ricercare una nuova maschilità, autentica, senza più limitarsi ad opporsi all’autoritarismo patriarcale, ma esprimendo una capacità di visione e di azione positiva.
Anche dai risultati di questa ricerca dipenderà il futuro della famiglia italiana.

Advertisements

18 Responses to Il maschio è debole e la donna divorzia

  1. a. says:

    Caro Prof. Risè, l’articolo mette in relazione causa/effetto l’indebolimento degli uomini con l’abbandono da parte delle donne. Mi permetto di dire che credo sarebbe utile fugare qualsiasi sospetto che gli abbandoni fossero qualcosa di meramente punitivo, come certa retorica maschilista o femminista vorrebbe. Invece in questi abbandoni c’è sia una difficoltà che anche le donne stanno attraversando e combattendo sia, soprattutto, una manifestazione di sconforto e profonda tristezza femminile per la situazione degli uomini di cui si sente tanto la nostalgia in termini di energia positiva, lo so per esperienza personale. Questo modo di porre le cose infatti trasmette e alimenta l’angoscia, il senso di impotenza e la paura. A donne e uomini. E così non si cambia, non si agisce. Lancio la mia idea che contiene semplicemente l’esortazione ad una nuova prospettiva con cui analizzare questi dati: perché non impostare il discorso in modo diverso, perchè non chiedersi cosa avrebbero fatto i nostri avi, quelli che quel codice ce l’avevano, davanti alla tristezza delle loro donne che non è una punizione ma un SEGNO forte e chiaro che la direzione è quella sbagliata?Un approccio insomma che richiami la speranza e che non opponga più gli uomini alle donne, dando a tutti una scusa dietro cui nascondersi per star fermi e non affrontare il passato (forse soprattutto gli uomini) o riappropriasi di nuovo della facoltà di immaginare e sperare il futuro (forse soprattutto le donne).
    In sintesi, anche la prospettiva ha la sua importanza, vitale oserei dire.

  2. Redazione says:

    Cara A., il fatto è che le donne divorziano perché non reggono (spesso non potrebbero neppure) la debolezza maschile. Io non accenno a nessuna punitività, o altro: un’azione nasce sempre da un fascio di sentimenti, che io non pretendo di esaurire in un articolo di giornale, con una lunghezza prestabilita.Quando dici della speranza è vero, ma nella mia esperienza, terapeutica e di vita, ho sempre visto che ogni speranza nasce solo dalla verità. E’ solo dall’incontro con la drammatica verità dei rapporti tra i due generi oggi, e dalla reazioni vitali che questo può scatenare, che è possibile un cambiamento. Poi è giusto che ognuno spinga nella direzione che crede giusta. Io non so cosa accadrà, e mi attengo alla descrizione dei fatti (anche se so che questo può essere deludente). Sono i fatti, nella loro elementarità, come le infiammazioni nel corpo, con le loro febbri, che scatenano le forze di cambiamento, nella direzione che non siamo noi a scegliere. Grazie, Claudio

  3. F. Barzagli says:

    Pensando al Divorzio Molti oggi si chiedono perché il maschio sia spesso così debole, fragile, e perché la donna altrettanto spesso così cinica talvolta meschina.

    E’ vero molto spesso nell’occidente di oggi l’uomo appare fragile e la donna cinica; ma dopo tutto quello che ha passato (trenta milioni di soldati morti nelle due guerre mondiali) e fatto (le costituzioni democratiche moderne) forse, parlando in termini storici ed evolutivi, aveva un gran bisogno di fermarsi e curarsi le ferite.

    Un riposo lungo ancor più per l’assenza del padre (non solo morto in guerra, ma disperso, menomato nel corpo e nella mente, i feriti furono il triplo dei morti), un padre ed una direzione da ritrovare, soprattutto interiormente.

    Per questo sono fiducioso che pian piano l’uomo si rialzerà e tornerà forte, e forse più saggio, a direzionare il mondo verso le cose buone e giuste.

    La donna in questa pausa sta conoscendo il fuori, le fatiche ed i notevoli pericoli della vita pubblica, di frontiera, e come l’uomo fece prima di lei sta sbagliando molto; ira, superbia, ma anche depressione e solitudine, ed alla fine sarà ben lieta di passare la mano quando l’uomo si rimetterà in cammino, compagna meno passiva di un tempo e più consapevole dei rischi e difficoltà del mestiere di essere uomini e timonieri.

    F.BARZAGLI – Resp. Portali http://www.paternita.info e http://www.infanzia-adolescenza.info

  4. a. says:

    Capisco. Visto che si parla di verità mi preme dire che non era nelle mie intenzioni addolcire una cruda verità presentata dai fatti. Quello che lei descrive è duro, angosciante e avvilente. Partendo dalla stessa dura realtà proponevo un’altra visione del problema. Del resto una nuova prospettiva sui fatti non modifica i fatti stessi. Le sue precisazioni circa il modo di presentare i fatti mi sono chiare. Riprendo comunque il mio invito a guardare a queste dinamiche considerando il comportamento femminile come un segno che la direzione è sbagliata, perchè il termine è neutro, coglie la realtà senza distorcerla e tiene lontana la contrapposizione tra i generi e quindi il sospetto e la paura, che alimentano la stasi (e viceversa). Oserei dire che un solo modo oggettivo per guardare i fatti non c’è: ci sono più modi oggettivi (cioè che non mistificano la realtà, ma la guardano creando connessioni nuove tra i suoi aspetti nudi e crudi) utili alla soluzione finale.

  5. Daniele says:

    Egregio professor Rise’, c’e’ un aspetto che a me non e’ ben chiaro: questi discorsi relativi alla debolezza maschile – congenita, indotta o cosa? – riguardano solo gli uomini bianchi occidentali oppure anche quelli di altre culture, religioni ed etnie?
    Ad esempio, riguarda i bianchi dell’est? (Albanesi, russi, romeni, slovacchi, ecc)
    Riguarda i musulmani ? (Turchi, marocchini, tunisini, libanesi, siriani, ecc)
    Riguarda i cinesi e gli uomini orientali in genere? Riguarda gli africani? Riguarda i sudamericani, uomini occidentali anch’ essi?
    Insomma, vorrei capire meglio se questi discorsi sono riferiti unicamente all’ uomo bianco occidentale oppure no. Inoltre ci sarebbero da chiarire anche le responsabilita’ del femminismo e delle donne, che non mi risulta siano delle “anime belle” come si suol credere e propagandare, specie in una societa’ mammista come la nostra sempre pronta ad assolvere le donne.

  6. Redazione says:

    Forse qui non l’ho ricordato, l’ho fatto nei diversi libri che ho scritto sull’argomento (vedi: http://www.claudio-rise.it), naturalmente parlo dell’uomo bianco occidentale, e appunto nei libri si tenta di spiegare anche perché è successo. Il femminismo, altro fenomeno del mondo bianco occidentale, è piuttosto uno degli effetti, che la causa di questa debolezza maschile: quando si apre un vuoto qualcuno ci si infila. Non parlo mai di anime belle o brutte, o buone o cattive; mi interessano i fatti. Poi ognuno valuta secondo le sue categorie. Claudio Risé

  7. Daniele says:

    Nella nostra società si fa un gran parlare della debolezza maschile che, indubbiamente, esiste, ma non si parla mai della debolezza femminile.
    Anzi, di norma le donne sono descritte come esseri dotati di una “marcia in più”. Ora, a parte il fatto che una simile tesi porta a formulare la seguente domanda: se sono così superiori agli uomini, come possono essere state sottomesse per secoli a quest’ultimi? Forse perché gli uomini sono fisicamente superiori alle donne? Se è per questo anche i leoni e i gorilla sono dieci volte più forti dell’uomo, eppure non solo non dominano il mondo, ma sono anche a rischio di estinzione… Ma tralasciando certe speculazioni, vorrei far notare che pure le donne hanno i loro bei problemi: depressione, anoressia, bulimia, solitudine, ecc.

  8. armando says:

    E’ un fatto riscontrabile continuamente che quando un uomo incappa in una disavventura finanziaria, o perde del tutto il lavoro, perde con molta facilità anche la sua donna. Ed è altrettanto riscontrabile nei fatti che una coppia dove lei è in carriera e lui no, è molto più difficile a trovarsi che non la situazione opposta, senza che cià indichi automaticamente uno stato di debolezza maschile, a meno di non ridurre tutti al solo aspetto economico. Sono d’accordo che la debolezza maschile (in senso lato) allontana la donna perchè mina la stima verso il compagno e anzi stimola in lei atteggiamenti rivendicativi, ma i fatti che ho ricordato non suggeriscono la crescente sicurezza femminile rispetto al maschile. Anzi, secondo me suggeriscono che la ricerca di un uomo forte, e spesso più forte di lei, è un tratto “eterno” del femminile. Ed è logico che più essa avanza sul lavoro e nella società, meno “scelta” abbia. Non sono fra coloro che, troppo semplicisticamente, pensano che la causa sia l’opportunismo, ma una riflessione dovrebbe essere fatta dalle donne su se stesse e sul loro modo di “funzionare”. Insomma, se gli uomini sono più deboli e confusi per i motivi sacrosanti ricordati da Claudio, e se la società, peraltro da essi diretta, li ha spinti a privilegiare l’aspetto economico su tutto, ciò sembra andare in una direzione accettata con estrema facilità dalle donne, gratificate dalla crescente importanza loro attribuita ma poi profondamente irrequiete e insoddisfatte dentro.
    armando

  9. Raffaele says:

    Caro prof. Risè,
    nella storia di Tobia, nell’Antico Testamento, è scritto tutto quanto possa interessare oggigiorno gli uomini: Cap. 5,18-23.
    Lei piange preoccupata per la partenza del figlio, lui con sicurezza, con fermezza la rassicura “Non stare in pensiero… non temere… tornerà sano e salvo…”. Leggendo la storia, probabilmente Tobi provava le stesse paure, ma con lei si è mostrato sicuro, deciso e rassicurante e infatti il racconto prosegue: “Essa cessò di piangere”.
    I nostri padri ci insegnano che le donne hanno bisogno di piangere sulle nostre spalle, non possiamo e non dobbiamo fare il contrario.

  10. Vale says:

    Sai Raffaele, quel che dici è molto giusto, aggiungo anche una cosa: magari anche un uomo, a volte, può aver bisogno di piangere sulle spalle della moglie (nel senso di bisogno di conforto, di essere consolato), ma molto – che si sia uomini o donne – dipende da come e perchè si piange. Se è appunto ricerca di conforto nell’altro, per la durezza delle più svariate vicende della vita, è un conto; ma se il piangere diventa un frignare infantile del genere capriccio per quel che si voleva e non si è avuto o roba simile, questo non può far altro che allontanare l’altro/a.
    A me personalmente non dà affatto fastidio che l’altro mostri momenti di sconforto (anzi, mi fa piacere che in quei momenti csi rivolga a me, il ché mi fa anche sentire utile) e non cerchi di mostrarsi, invece, sempre assurdamente infallibile e mai bisognoso (il famoso uomo-demin, “l’uomo che non deve chiedere mai”). Mi allontanano invece i tratti infantili, il non considerarsi un compagno ma un figlio. E’ questo il genere di debolezza maschile che mi disgusta, non il non essere stato capace di farsi una posizione così, o non riuscire a prendere uno stipendio colà, ecc, Queste per quanto mi riguarda sono sciocchezze. Quando mio marito ha perso il lavoro è stato il momento in cui ho cercato di stargli più vicino (purtroppo senza riuscirci più di tanto, proprio per quell’atteggiamento “denim” di cui sopra).
    V

  11. Fabio says:

    Tuttavia un fatto è certo: al contrario degli uomini, le donne quasi mai si mettono in discussione, e tantomeno sono in grado di fare una sana autocritica. Al tempo stesso sono delle vere e proprie “maestre” nel puntare il dito contro colui che, sostanzialmente, considerano un povero ritardato mentale: cioè l’uomo.

  12. Fabio says:

    Riguardo alla questione del piangere o meno di fronte a una donna, ho ancora ben impresse nella mente le parole che un uomo (morto tre anni fa, all’età di 65 anni) mi disse quand’ero ragazzo:
    “Ricorda, c’è solo una situazione in cui un uomo può sentirsi libero di piangere di fronte a una donna, ed è quella relativa alla morte di un familiare. Altrimenti no, non farlo mai, perché lei perderà sicuramente il rispetto di te”.

    Ed infatti io, nelle rare occasioni in cui mi è capitato, ho pianto rigorosamente in privato, da solo, senza alcuna presenza femminile nei paraggi.

  13. Alessandro says:

    @Fabio
    Quand’ero più giovane mi è capitato di piangere di fronte una donna: la tragedia. La relazione, che era agli inizi, ne risentì, e finì. Però tutto fa parte di un processo di crescita, dove a volte si passa; nel mio caso perché ho avuto un passato molto tortuoso, dove me la sono dovuta vedere sempre da solo. Capitò un il momento in cui scoppiai, giustamente comprensibilmente, e successe. Poi, crescendo, facendo anche un percorso in un ambiente protetto con uno specialista, mi sono rinforzato, equilibrato ed ho cpaito che è giusto e naturale che una donna non voglia un uomo pesante e lamentoso/piagnone – mica è la mamma che deve darti l’affetto e le attenzioni di cui avevi diritto da piccolo ma che non hai avuto? meglio completarsi, crescere, almeno negli aspetti essenziali, che non sono certamente solo il lavoro, anzi, prima di cominciare una relazione con una donna.

  14. Fabio says:

    Alessandro, tu scrivi,
    “è giusto e naturale che una donna non voglia un uomo pesante e lamentoso/piagnone – mica è la mamma che deve darti l’affetto e le attenzioni di cui avevi diritto da piccolo ma che non hai avuto?”

    Premesso che a me di una “seconda mamma” non importa assolutamente nulla, in primis perché di madre ne ho già una, in secundis perché non riuscirei mai ad eccitarmi (non so se mi spiego…), un conto è essere pesanti e lamentosi e un conto è essere considerati dei “senza attributi” (è un eufemismo) perché in questa o in quella occasione un uomo – che è appunto un essere umano e non una macchina – ha mostrato una insicurezza o una debolezza.
    Sai quante volte ho dovuto sopportare i lamenti e i pianti di una mia ex? Tanti! Solo che in quel caso si trattava, e si tratta, di “superiore sensibilità ed empatia femminile”… Ecco, al di là delle naturali differenze esistenti fra uomo e donna, queste sono alcune delle cose che trovo insopportabili sia delle donne sia degli uomini che le compiacciono sia della nostra società ultra-mammista e pro-donna a prescindere.

  15. Alessandro says:

    Fabio, non volevo affatto dire che un uomo se piange è senza attributi. Dico invece, come diceva sopra Vale, che agli occhi delle donne appare poco sopportabile vedere un uomo che si lamenta spesso, magari sempre per le stesse cose e che non prende nessuna iniziativa per cambiare le cose. Poi che ci riesca o meno è un altro paio di maniche. Intanto si comincia.

  16. Mario says:

    C’è un aspetto che mi sembra sia stato trascurato sia nel post sia nei commenti.
    A me pare che in tanti casi si crei un circolo vizioso, come segue.
    La moglie, con il fisiologico sbiadire dell’emozione che era presente nei primi anni della vita di coppia, comincia a non essere più soddisfatta del marito, e comincia pian piano a manifestargli disprezzo e sfiducia.
    Il marito, colpito da questo atteggiamento, matura un calo di auto-stima, e progressivamente comincia a chiudersi sempre di più, a non prendere iniziative (per timore di essere colpito dalle critiche della moglie), ad essere depresso.
    Questo fa crescere la disistima ed il disprezzo della moglie, che a sua volta va via via disamorandosi sempre di più, in una situazione dolorosa ed avvilente per entrambi.
    Non sono uno psicologo, ma ho la sensazione che questo pattern di comportamento sia purtroppo abbastanza comune (a volte anche con ruoli invertiti, o reciproci, tra uomo e donna).
    È solo una mia sensazione, oppure avviene veramente così?

  17. armando says:

    Sul piangere sono d’accordo con Vale. Dipende dal come e dal perchè, non dal piangere in sè. C’è differenza fra piangere e frignare, secondo me. E aggiungo che piangere di fronte ad una donna non è sminuente ai suoi occhi quando non è il frignare di un bimbo/figlio ma le lacrime sgorgano dall’anima per un dolore o una commozione profonda. Certo, in un uomo piangere non deve paralizzare l’agire. Questo, e giustamente, a una donna non piace perchè è segno di perdita di virilità. Nel film Master e Commander, il capitano del vascello inglese è costretto a tagliere la cima in cui un suo ufficiale era rimasto impigliato durante una tempesta. Con quell’atto manda a morte il compagno, ma se non l’avesse fatto sarebbe affondata la nave e perduto l’intero equipaggio. E si vuole che un uomo non pianga di fronte ad una decisione così tragica e lacerante? Deve piangere, secondo me, e insieme deve anche saper agire. La lacerazione e il dolore fanno parte della vita, e devono poter fluire.

  18. Andrea says:

    Signori, per come la vedo io, tutto cambierà nei prossimi anni e decenni, a causa di profondi mutamenti della società italiana ed europea in genere. Faccio notare che cinesi ed extracomunitari in genere, avanzano sempre più, colonizzando letteralmente vaste aree delle città. Nel 2060-2070 certi attuali discorsi non avranno più alcun senso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: