Un rientro leggero

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 agosto 2010, www.ilmattino.it

Il rientro dalle vacanze ci sfida con due diversi tipi di pesantezza. Da una parte la ripresa del lavoro: la routine, le frustrazioni, tornare in una gabbia da cui si era finalmente usciti. Dall’altra, il peso delle vacanze appena concluse: i figli che hanno bevuto troppo, combinato qualche guaio, noi che abbiamo speso troppi soldi, l’amore che non basta (quasi) mai, si rivela sempre al di sotto delle aspettative riposte. Come evitare di ripartire più stanchi e meno motivati di prima?
Facendo attenzione alle immagini che la nostra mente produce, o di cui si alimenta, attraverso comunicazione mediatiche. Le fatiche psicologiche del rientro ci farebbero prediligere scenari tormentati che intossicano la nostra mente, costruendo a nostra insaputa una nostra immagine nella quale ci sistemiamo, come in una corazza difensiva: quella di una persona piegata, oppure aggressivamente diritta, ma la cui interna stanchezza traspare dagli occhi, la bocca. Questa persona è prigioniera di un immaginario pesante, occupato dalla solitudine affettiva, i figli disadattati, il lavoro poco gratificante. Per non venirne schiacciati occorre allora coltivarne un altro, leggero.
Il filosofo Bachelard raccomandava di seguire le immagini che hanno a che fare con l’aria: il vento che spazza il cielo, le nubi che corrono via, gli uccelli che volteggiano sopra le nostre teste. Sono situazioni della vita reale, che sia la natura che le rappresentazioni mediatiche ci ripropongono; perché non scegliere loro anziché quelle che illustrano l’amarezza, il peso, la sconfitta?
È vero che la produzione artistica contemporanea ci mostra più spesso (sono più facili da comporre), immagini di bimbi impiccati a un albero o rane crocefisse, ma dopo tutto siamo noi che ci scegliamo gli ambienti visivi e simbolici, con cui convivere.
Dipende da noi se passare il pomeriggio di festa in un corso affollato di merci o su una terrazza sul mare o al vento, se ascoltare una canzone d’amore o un dibattito carico di odio, o il disperante resoconto di una tragedia.
Ebbene, senza essere irresponsabili né superficiali, il momento del rientro al lavoro richiede prudenza, attenzione al proprio benessere (da cui dipende anche quello delle persone con cui viviamo), e quindi particolare cura all’ambiente immaginario, simbolico ed anche fisico che scegliamo per i nostri pensieri, le nostre fantasie, i nostri progetti e le nostre distrazioni.
Quando la pesantezza ci assale, è meglio impegnarci a sviluppare leggerezza, capacità di sorriso, allegria. In fondo, anche i figli che bevono troppo o combinano guai (non solo a Capri), lo fanno proprio perché, malgrado le apparenze, non sono affatto allegri, ma piuttosto torvi, pesanti, incapaci di porsi dei limiti proprio perché lontani da ogni leggerezza, ansiosamente affamati di sensazioni nuove e mai contenti di quello che già hanno.
La leggerezza però richiede il tornare a guardare verso l’alto, riconquistare lo spazio psicologico della verticalità, liberandoci dall’abbraccio opprimente della dimensione orizzontale: i beni, gli oggetti, la competizione, la vanità col suo fondo sempre pesante, anche se coperta di piume.
Il piede si fa leggero quando rimane sulla terra quel che basta, quando si mantiene elastico, pronto al movimento, al salto, persino alla danza. «Alzate bene i piedi da terra, bravi ballerini» esortava Nietzsche, che di depressione se ne intendeva fin troppo bene.
È col piede leggero e lo sguardo verso l’alto che occorre rientrare alla vita quotidiana. Per fortuna dei cauti, la melma inghiotte soprattutto i suoi appassionati.

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2 Responses to Un rientro leggero

  1. Alessandro says:

    Quest’anno vorrei che fosse proprio così; e, per adesso, penso di essere sulla strada giusta: mi sento ispirato. Mi riferisco soprattutto alle relazioni, alle quali mi sto riaprendo, dopo anni difficili, dopo che alcune di queste le avevo bruscamente interrotte, complicate, rovinate, dalla vita privata, affettiva, al lavoro, proprio per l’eccesso di passione, competitività, vanità e narcisismo. Che bello che è stato l’altro ieri sentirmi dire da alcuni dei alcuni miei ex colleghi di settore al lavoro, con i quali sono tornato a scherzare e a sorridere: “Ale, la prossima settimana dopo il lavoro andiamo a pranzare tutti insieme, ci sarai?” Ed io, con un bel sorriso ho detto: “;Ma certo! Che bello tornare a scherzare, mangiare e bere insieme!”. Piccolissime cose che per me sono molto, dopo anni di chiusura rancorosa ed ottusa. La stessa cosa, cioè il tronare ad essere molto più leggero, curioso e pre-disposto allo humor, mi sta accadendo anche in altri ambiti; forse anche perché in questi giorni sto comprando una casa e andando a vivere finalmente da solo, dopo troppi anni in casa dei miei (ho 32 anni).
    Speriamo bene.

  2. Redazione says:

    Ottima decisione, Alessandro, i tuoi piedi sono diventati sufficientemente leggeri da alzarsi, e farti uscire dalla casa familiare. Per molti invece sono pesanti come il piombo, e da lì non si schiodano. Ciao, Claudio

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