Come allontanare i giovani dalla droga

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 13 settembre 2010, www.ilmattino.it

Questa estate sono arrivate anche notizie positive sui nostri comportamenti. La relazione del Dipartimento delle politiche antidroga, e successive rilevazioni, meritano maggiore attenzione.
Anche in Italia (come negli altri grandi paesi europei), nell’ultimo anno si è finalmente registrato un significativo calo dei consumi di tutti i principali stupefacenti. Si è così invertita quella costante tendenza all’aumento all’uso di droga che preoccupava molti, dai genitori più attenti alla Ue.
Sono dati che danno speranza. Per la cannabis, ad esempio, la droga di «decollo» verso tutte le altre (oltre che la più usata nel mondo), il consumo negli ultimi 12 mesi è diminuito nella popolazione generale del 63%, ed in quella degli studenti dai 15 ai 19 anni del 21% (per l’eroina il calo è stato del 15.4, e per la cocaina del 16.7). Non è solo per la crisi; altri consumi ”ricreativi“ giovanili non sono diminuiti. È qui evidente, invece, l’effetto dei drug test per i lavoratori con mansioni rischiose, per chi chiede la patente o patentino; dei test su strada (finalmente si fanno in più di 30 dei maggiori comuni italiani: ma non basta).
Questi interventi hanno mostrato alla popolazione che lo Stato (non solo a parole) è davvero contrario a che le persone si droghino, e determinato a controllare il fenomeno non solo con saltuarie operazioni di polizia, ma con controlli sistematici sulla vita dei cittadini. Come era già accaduto in altri Paesi, a cominciare dagli Usa, la popolazione ha reagito, cominciando ad allontanarsi dai comportamenti vietati.
Quando il divieto non è sufficientemente esplicito, infatti, il carattere pericoloso del comportamento non viene percepito. Come accadeva, per la cannabis in Italia, fino ancora a due anni fa.
L’efficacia persuasiva di questo atteggiamento esplicitamente contrario alla droga è stata rafforzata dal coinvolgere nelle prime importanti campagne pubbliche antidroga campioni e figure dello sport la cui popolarità ha richiamato l’attenzione dei ragazzi verso modelli e comportamenti sani e lontani dalle sostanze, droghe e alcol. È decisivo, anche per mantenere e rafforzare i risultati ottenuti, dimostrare che la droga è il contrario del successo, della forza, della popolarità, anzi (per usare una parola che per i ragazzi veicola una pluralità di significati spiacevoli), è una ”vera sfiga“.
La popolarità delle sostanze nei giovani, sensibili allo star system e ai suoi codici, era anche legata al fatto che molti loro divi e beniamini si drogavano, o mostravano atteggiamenti ambigui sulla questione. Un fan vuol condividere tutto del suo idolo, e il mondo delle comunicazioni e dello spettacolo diventa così (quando la star si droga) un potente veicolo di diffusione delle sostanze.
Uno Stato coerentemente antidroga non promuove in nessun modo (con finanziamenti, spazi, incarichi), persone che presentino un’immagine positiva o interessante della droga: basta una star connivente con lo sballo per mandare in fumo (e demotivare) l’accurato lavoro di centinaia di pazienti educatori, che col loro impegni per i ragazzi sono riusciti a incrinare abitudini consolidate.
Attenzione dunque. Anche perché il calo nelle droghe è accompagnato dall’impennata dell’alcol tra i giovani tra i 17 e i 19 anni, soprattutto tra i forti bevitori. Ora che le droghe perdono smalto, a cominciare dalla portaerei-cannabis, molti giovani cercano di ”uscire di testa“, in altri modi: alcol, e stimolanti. Convincerli a stare nella realtà è la grande scommessa, e solo la collaborazione tra Stato e famiglie potrà centrare l’obiettivo.

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