Il “sorpasso” femminile

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 27 settembre 2010, www.ilmattino.it

Nelle ultime settimane i maggiori settimanali del mondo, e molti quotidiani, hanno fatto copertine e grandi pagine sulla fine del maschio e l’inevitabile supremazia femminile. La ragione: i recenti dati americani secondo cui le donne hanno superato gli uomini nei dottorati di ricerca, nell’occupazione, e, per le giovani sotto ai 30 anni, anche nelle retribuzioni. Dati importanti. Ma è giusto farne il bollettino della vittoria? Soprattutto: c’è mai stata una guerra tra uomini e donne?
Cominciamo da qui, anche perché non si sa chi ci guadagni nel trasformare un cambiamento sociale in un conflitto. Quello che è certo è che a votare tutte le leggi fatte negli ultimi anni a favore delle donne (quote rosa, parità nel lavoro, tutele nelle separazioni, divorzio), sono stati parlamenti a larga maggioranza maschile. Che non erano obbligati a farlo da rivolte sociali: hanno promulgato queste leggi perché pensavano che fossero giuste. E, probabilmente, anche perché volevano essere rieletti: la maggioranza dei votanti Usa, infatti, è femminile.
Quanto sta accadendo, quindi, non è il risultato di una guerra tra i due sessi, ma di un consenso tra essi sull’opportunità, per tutti, di una piena parificazione tra maschi e femmine. È meno «da copertina» di una guerra, ma forse più equilibrato.
Questa trasformazione, prodotta dal consenso tra uomini e donne che desideravano un cambiamento nella situazione, ci può anche aiutare a capire cosa sta veramente accadendo. Ad esempio il «sorpasso» delle donne nel numero dei ricercatori, o degli occupati, forse non prelude a quel futuro di uomini regrediti verso la condizione servile o l´analfabetismo descritto in molti articoli, ma semplicemente rispecchia il fatto che le femmine americane sono più numerose dei maschi.
La maggior ricchezza invece della popolazione femminile non è certo una novità: gli uomini muoiono circa 7 anni prima delle donne, e anche dalle statistiche finanziarie è noto che il gruppo sociale costituito dalle vedove è particolarmente ricco. Questo dato, di cui nell’attuale dibattito non si parla affatto, ci aiuta a capire un aspetto importante per la comprensione di questi dati: la supremazia ha dei costi che il maschio (in America ma anche altrove), non vuole più pagare. E´anche per questo che non si è fatto molto pregare nel promuovere le leggi e i dispositivi che miglioravano la condizione femminile.
Essere uomini ha significato per secoli andare in guerra (accade ancora), provvedere alla famiglia, competere nella società, morire prima, gareggiare con gli altri maschi per la propria compagna: una sfibrante condizione di lotta col resto del mondo che l’uomo di oggi non è più motivato a sostenere. Tranne quando, come nei Paesi ancora relativamente poveri vi sia spinto dalla fame, o dalle convinzioni religiose, come accade in molte fra le diverse culture islamiche.
Del resto era stato il maschio occidentale, ancora prima della donna, a denunciare (fin dall’Illuminismo, e poi col pensiero libertario, anti e post coloniale) come la condizione di «padrone del mondo», oltre che ingiusta verso gli altri, fosse fonte di infelicità per chi se l’assumeva. È già molto difficile (questo fu il pensiero – prevalentemente maschile – del secolo scorso), diventare padroni di sé, figuriamoci degli altri.
Il «sorpasso» rivela dunque (oltre che una condizione demografica), una tendenza in atto da tempo in Occidente, e che ha ispirato la legislazione nell’ultimo secolo: il maschio non vuole più portare il peso del mondo. Anche per campare più a lungo, e con maggiore tranquillità.

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13 Responses to Il “sorpasso” femminile

  1. cesare says:

    Fino ad oggi i maschi “hanno portato il peso del Mondo” e oggi donne scienziate galleggiano senza peso nella casa spaziale in orbita e guardano alla Terra, non più solo come luogo di gravoso impegno, ma come stupendo, affascinante pianeta blu. Sentirsi dire grazie non si può certo chiedere come un obbligo: il dono maschile della Storia, che è Storia dell’impegno maschile per liberare l’Umanità e soprattutto sollevare le donne dal peso del Mondo, è un dono autentico di tutto se stessi, totalmente gratuito e innato nel maschio. Il che non vuol dire che “grazie!” non si possa pronunciare. E che dirlo non faccia bene prima di tutto a chi lo dice. Anche perchè è un omaggio alla Verità e la Verità rende liberi. E’ pur vero che la riconoscenza è uno dei sentimenti fra i più nobili e più difficili da albergare nel proprio cuore, e richiede grandezza umana per accoglierlo. Proprio per questo confesso che il mancato grazie femminile mi stupisce.

  2. armando says:

    A me non da noia che le donne si siano fatte avanti in molti campi. Danno noia invece tre cose:
    1) Che vivano questa nuova situazione come rivincita nei confronti degli uomini
    2)Che disconoscano quanto hanno fatto gli uomini anche per il bene delle donne, come ricordato nell’articolo. Si vede la “supremazia” maschile (che fra l’altro andrebbe articolata e ridefinita nel suo significato complessivo, anche psichico, cosa che secondo me la ridurrebbe assai) ma non il rovescio della medaglia. Come se per i maschi la vita fosse stata una passeggiata trionfante e ricca di privilegi. I maschi, poi! Ma quali? Vorrei essere istruito da chi ripete l’argomento come un mantra (cioè praticamente tutti i media), sui privilegi dei minatori, dei soldati, dei muratori, degli emigranti etc.etc, perchè non mi sono ben chiari. Morire sul lavoro, in guerra, campare molti anni di meno? Essere, oggi, sbattuti fuori di casa? O quali?
    3)Che se i maschi non intendono più “portare il peso del mondo”, non mi sembra che le femmine anelino portarlo loro. Infatti non c’è alcuna corsa verso i lavori scomodi o pericolosi, nessuna pressante richiesta di quote rosa anelate invece per professioni, diciamo così, meno “usuranti” . Così che i primi rimangono gli unici feudi maschili, e quel peso continua a portarlo chi lo ha sempre fatto senza lamentarsene, come d’altra parte era giusto. E nemmeno le legislazioni di cui si parla nell’articolo hanno cambiato di molto la situazione, ad esempio in fatto di durata della vita media. Si parla ancora di “soffitti di cristallo”, ma quali?

    Quanto all’aspirazione a campare più a lungo e più tranquilli, mi viene da fare questa riflessione. Sarò un caso che l’Occidente, in cui i maschi hanno perduto motivazioni (di vario tipo), sta arretrando nei confronti di popoli più giovani e più forti, fino a configurare una vera e propria decadenza di civiltà di cui secondo me si vedono molti sintomi?
    E se così fosse, cosa significa se non che quando il genere maschile “si siede”, tutta la società ne risente pesantemente a tutti i livelli, e arretra?
    Non si tratta tanto di un sedersi in termini materiali ma psichici, di rinuncia alla virilità la quale, beninteso, non va affatto confusa con l’oppressione della donna o confinarla dietro i fornelli. E d’altra parte ci sarebbe da chiedersi anche se l’emancipazione femminile non ha un costo per le donne in termini di perdita di femminilità. Non perchè le donne non debbano aspirare al ruolo sociale, ma proprio perchè hanno inteso l’emancipazione come rivincita/concorrenza (coi “limiti” che dicevo prima) con gli uomini.
    armando

  3. Sandro says:

    Riporto questo articolo, pubblicato su L’Espresso del 31 ottobre 1996, ed intitolato:
    “Il futuro è DONNA”
    “Guerra dei sessi: perché vince lei”
    “Pover’uomo: a scuola va peggio. A casa non se la cava. Nel lavoro è legato a mestieri in via di estinzione ed è tagliato fuori dalle nuove professioni. Se è disoccupato non trova moglie, e rischia di finire nella malavita. Alle soglie del Duemila il maschio diventa un disadattato. Mentre l’altra metà del cielo…”

    “C’era una volta il Maschio. E ora? Oggi a scuola i ragazzi sono meno bravi delle ragazze in ogni classe di età, tranne che all’università dove, però, l’altra metà del cielo sta recuperando velocemente e colmando le distanze. Nel mondo del lavoro le donne predominano nelle occupazioni che sono in crescita, mentre gli uomini, specialmente quelli meno istruiti, restano intrappolati nelle attività che vanno scomparendo. Ancora: a casa gli uomini non sanno assolutamente assolvere ai lavori domestici, né tentano di farlo. Non basta: la disoccupazione priva gli uomini della loro attrattiva come partner matrimoniali. E se lasciato a se stesso, il cosiddetto sesso forte non adotta necessariamente il comportamento sociale dovuto: per esempio, rispettare la legge, prendersi cura di donne e bambini; sembra, invece, che lo apprenda solo attraverso una combinazione di lavoro e matrimonio. Conclusione: gli uomini, alle soglie del nuovo secolo, costituiscono un problema crescente. (…)

    Alla pagina 26, però, era riportato anche questo articolo di Ida Magli:
    “MA PUO’ ESSERE UN SEGNO DI CRISI”
    “Il maschio è in crisi? Si cade in un macroscopico equivoco se non si traduce questa affermazione nel suo significato reale: l’Occidente è in crisi. Maschi e creatività culturale sono la stessa cosa. Istituzioni, valori, idee, politica, religione, scienza, arte, ossia tutto l’assetto di una società umana – quella occidentale – mostrano ogni giorno di più di essere logori, esauriti. Se ne deduce perciò il contrario di quello che le inchieste vorrebbero far intendere: le donne vanno bene perché il mondo va male. Si può anzi andare oltre, e riconoscere (sempre che io non venga linciata prima) che il mondo va male anche perché la presenza massiccia delle donne nelle istituzioni le conserva in una pseudo-vita che impedisce di cambiarle, di imboccare decisamente la via per uscire dalla crisi. Naturalmente il termine “crisi” va inteso in un’accezione dinamica, non soltanto negativa. Lo stato di crisi sarebbe anzi il più adatto per abbandonare il vecchio modo di essere e crearne uno nuovo, se appunto non ci fosse il contrappeso apparentemente positivo della presenza fattiva delle donne. Una brevissima riflessione su questi temi è indispensabile per capire quello che sta avvenendo. Un lungo e ricchissimo ciclo culturale – quello iniziato con l’Illuminismo e l’affermazione del Soggetto – si è concluso realizzandosi nel suo contrario, nell’annientamento del Soggetto. Si tratta della conseguenza negativa di un percorso concettuale che ha le sue basi nel cristianesimo e che accompagna, con la sua falsità logica, tutti gli errori della nostra storia: far coincidere il simbolico con il concreto. Il socialismo, partendo dall’uguaglianza degli individui-soggetti, ha perseguito (e persegue) un’uguaglianza concreta, “fisica”, che, non soltanto è allucinatoria, ma non può realizzarsi se non con la privazione di qualsiasi libertà, in quanto nessun essere vivente è uguale all’altro. Anche le donne, quindi, giunte all’uguaglianza proprio con il socialismo, si sono ritrovate, come tutti, deprivate della possibilità di esprimere intelligenza, creatività, invenzione di nuovi saperi e di nuove istituzioni. Ma, visto che hanno raggiunto (e stanno raggiungendo) alcuni beni a lungo desiderati e mai posseduti in precedenza, non riescono a criticarli, e non si accorgono dello stato involutivo di quasi tutto quello di cui vengono in possesso. Non esercitano perciò nessuna spinta verso la trasformazione della realtà e hanno rinunciato perfino ai princìpi libertari sbandierati durante il femminismo. E’ come se avessero, invece, infiltrato iniezioni di cemento negli edifici istituzionali traballanti, diventando così la base della “conservazione” in tutti i campi. Le ragazze sono più brave dei maschi a scuola, rivelano le inchieste. Visto, però, che la scuola è un cadavere, del tutto inutile sia per il sapere che per la vita, i più bravi sono maschi che ne percepiscono il vuoto e la respingono. Tuttavia è difficile anche per loro cambiarla proprio perché c’è la massa femminile a impedirne il tracollo. Se passiamo dagli studenti agli insegnanti, la situazione è la stessa. Esiste ormai uno strumento quasi infallibile per misurare lo stato di salute, e prevedere il futuro di una professione o di una istituzione: se il numero delle donne è crescente, si tratta di un istituto sulla via del tramonto. Le forze armate sono in crisi? Arrivano le donne, apprestandosi anche lì, grate dell’onore, a diventare le più brave della classe. I maschi abbandonano la teologia e l’insegnamento della religione, luoghi sterili di pensiero e di potere? Ecco le donne occupare le aule delle Università Pontificie, vuote di maschi, pronte a imparare quel nulla che servirà a insegnare il nulla. La Chiesa, però, sul sacerdozio non molla. Sa che, con le donne, il sacerdozio perderebbe il suo potere. Perfino il Parlamento si lamenta che “la sua centralità è a rischio”. Ma i prodromi della sua inevitabile fine erano visibili da tempo al nostro strumento di misura: due donne presidenti della Camera, senza un motivo al mondo salvo il fatto che erano donne. Non sarà che anche il governo, il primo con tre ministri donne…?”.

  4. Ottone says:

    Ieri sera, intervento di Umberto Veronesi al programma del maschiopentito Fabio Fazio.
    6/7 minuti per attaccare gli uomini, ed affermare la superiorità (razziale?) femminile; perché “Hitler, Stalin, Mao e chi ha voluto sganciare le bombe atomiche sulle città giapponesi erano maschi, perché una donna non l’avrebbe mai fatto, perché le donne sono contro la violenza e la guerra” etc. etc. etc..
    Consueto tripudio di applausi dalla platea.
    Qualcuno mi sa spiegare cosa spinge un luminare con indubbi meriti nella lotta contro il cancro, ad accodarsi al brusio politicamente corretto antimaschile?
    Perché un medico di fama, con un’età che dovrebbe accompagnarsi alla saggezza e all’equilibrio, non ricorda per esempio che chi ha inventato la penicillina, era maschio?

  5. Sandro says:

    IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.
    Come uomini abilissimi liberarono le donne, dimenticando di liberare se stessi

    Abigail, una tipica donna della fine dell’Ottocento, ebbe otto figli. Due volte rischiò di morire di parto. Quando l’ultimo dei suoi figli se ne andò di casa, lei era già morta. Cindy, una tipica donna degli Anni Novanta, rimase nubile fino a 25 anni. Dopo il matrimonio, ebbe due figli. Quando l’ultimo se ne andò di casa, le rimaneva ancora da vivere un quarto di secolo. Abigail non sentì mai parlare del frigorifero. Cindy poteva tirarne fuori un pasto completo. L’intera giornata di Abigail era occupata dalla spesa e dalla preparazione del cibo per la sua famiglia di dieci persone. Cindy spesso comprava pietanze già pronte, le metteva nel forno a microonde e venti minuti dopo stava già pranzando. (Spesso scherzava: «Io non preparo la cena: me la mangio».) C’erano sere in cui lei e suo marito Jeremy portavano i ragazzi da McDonald’s, o si facevano portare a casa la pizza, oppure Jeremy preparava un bel barbecue o «il piatto preferito di Cindy – su richiesta». Comunque, sia Cindy sia Jeremy dovettero affrontare problemi che non sfiorarono mai Abigail (per esempio, fare l’autista, mantenere i figli all’università). Abigail andava a fare la spesa sul carretto o a piedi. Cindy o Jeremy andavano a fare la spesa in macchina, o la ordinavano per telefono. Abigail trovava i negozi aperti dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio, e se dimenticava qualcosa non c’era modo di rimediare. Cindy o Jeremy trovano dei negozi aperti 24 ore su 24. Abigail doveva lavare i piatti dopo ogni pasto. Cindy metteva i piatti nella lavastoviglie, e a volte neppure li toccava, perché se ne occupavano Jeremy o il figlio maggiore» Per lavare i panni Abigail doveva pompare l’acqua, accendere il fuoco per scaldarla e poi usare le mani per strofinare gli indumenti. Se pioveva o nevicava, appendeva i panni in tutti gli angoli della casa. Cindy sceglieva il lavaggio adatto e metteva in moto la lavatrice. E spesso non toccava neppure i panni, perché a riempire la lavatrice ci pensavano Jeremy o il figlio maggiore. Abigail cuciva con le mani callose in una casa fredda, a lume di candela. Cindy e Jeremy acquistavano dallo stockista abiti perfetti. Abigail impiegava due giorni per cucire una camicia per il figlio. A Cindy o Jeremy bastavano venti minuti per scegliere le camicie per i due figli. Su Abigail si riversavano le necessità di otto figli. Cindy aveva due figli le cui necessità si riversavano in parte sulla televisione. E Cindy aveva un’altra cosa ancora: un marito che sapeva come essere amorevole e come mantenere la disciplina. Nel 1990 Cindy si poteva ancora permettere di scegliere di fare il pane in casa o cucire una camicia a mano – ma era una scelta e non un obbligo. Capitava di tanto in tanto, non giorno dopo giorno; faceva parte della sua vita adulta ma non costituiva il 100 per cento della sua vita adulta. Cindy subiva pressioni che non avevano mai sfiorato Abigail? Sicuramente. Ma le nuove pressioni raramente si aggiungevano: semplicemente sostituivano un antico fardello. Se si aggiungessero, la vita media delle donne non sarebbe aumentata di quasi il 50 per cento dal 1920 ai giorni nostri. Ma allora perché la speranza di vita alla nascita era di un anno di meno per gli uomini nel 1920 e di sette anni di meno rispetto alle donne attualmente? Perché le prestazioni degli uomini – inventare, produrre, vendere, distribuire – hanno salvato le donne, mentre nessuno ha salvato gli uomini dalla pressione del dover fare. Da macchina per fare figli, macchina per preparare da mangiare, macchina per le pulizie, lei è diventata una persona che ha tempo per l’amore. Da macchina per prestazioni varie nei pressi di casa lui è diventato una macchina per prestazioni varie lontano da casa. E con meno tempo per l’amore. Gli uomini sono riusciti a creare case e giardini più belli per le mogli invece che miniere di carbone e cantieri edili più sicuri per se stessi. Ben pochi hanno rilevato il fatto che solamente degli uomini sono morti a migliaia costruendo attraverso le montagne strade per le automobili e ferrovie per i treni che permettevano al resto della civiltà di essere servito al vagone-ristorante. La lontananza del posto di lavoro separava l’uomo dalle persone amate, togliendo alla sua vita significato… e creando ogni giorno piccoli lutti. E se riusciva a fare tutto, diventava una macchina; se falliva, si sentiva umiliato e sminuito. In ogni modo, più aveva attenzioni e riguardi per la donna e più si abbreviava la vita. E alla moglie e ai figli lasciava, perché lo spendessero, quanto aveva guadagnato. Così gli uomini di successo liberarono le donne, ma dimenticarono dì liberare se stessi. Nonostante tutto le femministe etichettarono la «tecnologia maschile» – e in particolare «la tecnologia maschile medica» -come uno strumento del patriarcato inteso a opprimere le donne. E il passaggio alla II Fase fu perciò caratterizzato dalla critica rivolta agli uomini per avere distrutto l’ambiente costruendo per esempio una diga, dimenticando di riconoscere agli uomini il merito di aver prodotto elettricità costruendo quella diga, e di chiedere alle donne di assumersi la responsabilità della crescente domanda di elettricità che a sua volta richiedeva la costruzione di altre dighe. Quanto alla tecnologia medica maschile, fu probabilmente il fattore che allungò la vita media delle donne. Evitò che le donne morissero di parto e scoprì vaccini per quasi tutte le malattie contagiose (poliomielite, difterite, febbre tifoidea, morbillo, scarlattina, varicella, peste bubbonica, tubercolosi). In tempo di guerra, diversi farmaci sperimentali furono spesso testati sugli uomini. Se il farmaco non funzionava, l’uomo moriva. Ma se il farmaco dava buoni risultati, allora veniva usato per salvare sia le donne sia gli uomini. E sempre gli uomini furono usati come cavie per migliorare le procedure d’emergenza, i forni a microonde (inavvertitamente un uomo venne «cotto» durante le prove), e altri ritrovati utili a entrambi i sessi. In seguito fu etichettato come sessismo il fatto che i medici studiassero più gli uomini che le donne. Nessuno definì sessismo il fatto che gli uomini più delle donne fossero usati come cavie. Secondo le femministe, il patriarcato e la tecnologia maschile cospiravano per limitare la libertà di generare «il diritto di scegliere» da parte delle donne. Per la verità, la tecnologia maschile ha creato «il diritto di scegliere» delle donne: ha permesso il controllo delle nascite. E l’aborto sicuro. La tecnologia maschile per il controllo delle nascite ha contribuito più di qualsiasi altra cosa a ridurre il carico di lavoro delle donne, a rendere il sesso non univoco ma pluridirezionale. Soprattutto, la tecnologia fece sì che il ruolo maschile proteggesse le donne più di quanto il ruolo femminile proteggesse gli uomini. Per ironia della sorte, alcune femministe che tanto si lamentavano della tecnologia maschile sarebbero morte di parto o di aborto se quella tecnologia non ci fosse stata. La tecnologia maschile non creò invece per gli uomini l’equivalente diritto alla scelta. Pertanto, ogni volta che un uomo faceva del sesso con una donna che sosteneva di far uso di metodi contraccettivi, a lui non restava che fidarsi. In caso contrario, poteva accadere che si ritrovasse a dover mantenere un figlio fino ai diciotto anni. Se un uomo usava il preservativo ma in seguito la donna affermava di essere comunque rimasta incinta, la donna non sposata della II Fase aveva il diritto sia di informare l’uomo sia di non farlo; di abortire senza consultarlo o di chiedere segretamente che il bimbo venisse adottato; di allevarlo lei e di far pagare al maschio i conti; oppure addirittura di crescerlo da sola per dieci anni senza neppure informarne il padre e poi citarlo in giudizio perché provvedesse al mantenimento, anche per gli anni passati. E tutto ciò è legale. Ogni donna sa benissimo che se esistessero soltanto per il maschio mezzi di contraccezione, avrebbe la sensazione di non controllare la situazione, di essere alla mercè dell’altro. Quando «fidati» è detto da un uomo, fa soltanto ridere, ma quando si tratta di una don
    na, è legge. Il controllo delle nascite ha dato alla donna il diritto di scegliere e all’uomo non resta altro che fidarsi. Al giorno d’oggi, quando un uomo introduce il pene nel corpo di una donna, contemporaneamente mette la sua vita nelle mani di quella donna. In breve, la tecnologia maschile e le leggi maschili hanno liberato la donna dalla biologia femminile come destino femminile e creato la biologia femminile come destino maschile.

  6. cesare says:

    “Qualcuno mi sa spiegare cosa spinge un luminare con indubbi meriti nella lotta contro il cancro, ad accodarsi al brusio politicamente corretto antimaschile?”
    e qualcuno mi sa spiegare anche per quale motivo propone l’immagine di un medico che sulle malattie oncologiche maschili pare non dire una parola?

  7. Raffaele says:

    Ho due figlie, quando le osservo al parco con gli altri bimbi mi accorgo della diversità tra bambine e bambini, i maschietti sembrano sottosviluppati rispetto a loro; inizio a pensare che sia così per tutta la vita. Però, le femminuccie si girano e rigirano sempre in cerca di qualcosa, mai contente mai soddisfatte. Le donne si acquietano con/nel maschile. Noi maschietti manco a dirlo, da una donna veniamo e li vogliamo andare. Doppia faccia di una stessa medaglia, maschile e femminile, che bello, straordinario, impossibile per me poter parlare di guerre.

  8. Andrea says:

    Scrive Raffaele,
    “Ho due figlie, quando le osservo al parco con gli altri bimbi mi accorgo della diversità tra bambine e bambini, i maschietti sembrano sottosviluppati rispetto a loro; inizio a pensare che sia così per tutta la vita.”

    Non ho figli e probabilmente non ne avrò mai, però, detto francamente, mi sono veramente stancato di ascoltare e di leggere di uomini (padri, per giunta) che considerano la diversità maschio/femmina un handicap maschile.
    Non ti conosco Raffaele, però, usando il tuo metro, dovrei dedurre che tu ti senti inferiore a tua moglie e a tutte le donne che incontri per strada… Beh, io no, per niente. Anzi, ascoltando i discorsi delle donne, mi convinco sempre di più di essere io a pèossedere una marcia in più.
    Saluti.

  9. Raffaele says:

    Ma si Andrea, ho usato il termine sottosviluppati per ridere, l’ho usato impropriamente, non ritengo che noi uomini siamo inferiori, anzi non vedo proprio inferiorità o superiorità particolari, notavo solo come le femminuccie siano un pò più sveglie in molti casi rispetto a noi, avremmo insomma da imparere qualcosa, ma non voglio comunque dire che siano superiori o che anche loro non abbiano bisogno della nostra marcia in più. Lo sai quante volte io mi sento in sesta e loro girano e rigirano tra la prima e la seconda!! Ciao Andrea.

  10. Carlo says:

    Eh no, egregio Raffaele.
    Anch’io ho osservato i bambini, si al parco che fuori, a maggior ragione che sono Padre sia di femmine che di maschi. E le posso dire che mentre ho notato nelle femmine una maggiore cura nell’utilizzare e padroneggiare quello che hanno, fino effettivamente a SEMBRARE molto più sagge e mature dei loro coetanei maschi, questi ultimi invece hanno una tale capacità di intraprendere, di esplorare, di esperire novità, una curiosità ed una attrattiva per il mondo circostante – sebbene ovviamente in forma infantile – che oggettivamente non ho mai visto nelle femmine.

    Le differenze ontologiche tra i sessi esistono; nessuno ha propinato ai miei figli maschi le macchinine o i soldatini, SE LI SONO CERCATI fin dalla più tenera età, e stesso discorso per le bambole o i completi da cucito delle femmine.

    E’ enormemente riduttivo dire semplimeente, come fai tu e come fanno (purtroppo) in tanti “questo è meglio di quello.
    Non c’è un meglio o un peggio…. rectius: il meglio ed il peggio sono eattamente quelli che si vuole che siano.

  11. armando says:

    Caro Raffaele,
    che alla stessa età le bambine siano sempre state più precoci dei bambini, dunque anche più “sveglie” e brave a scuola, lo si è sempre saputo ed a nessuno e mai venuto in mente di considerarlo un segno di superiorità o di handicap. Le nostre comoagne di classe “puntavano” i ragazzi più grandi e più maturi, con nostro scorno, ma era normale. Perchè tutti sapevamo benissimo che col tempo quella differenza si sarebbe annullata da sola.
    Tanto che poi molti successi si declinavano al maschile e non mi si venga a dire solo a causa dei soffitti di cristallo.
    E’ solo ora, da quando cioè esiste l’ossessione di misurare tutti con gli stessi metri, che si pone il problema nei termini in cui lo poni tu. Ma,tranquillo, è solo mancanza di buon senso e di saggezza. Gli handicap non c’entrano, o meglio c’entrano “solo” nel senso che a furia di sentirsi ripetere quelle banali sciocchezze maschi e femmine finiscano per crederco. Gli uni di essere sottosvluppati, le altre di essere onnipotenti, con buona pace di un rapporto di reale e affettuosa amicizia fra uomini e donne.

  12. Raffaele says:

    Ripeto, ho usato il termine SEMBRANO che è diverso da SONO; ” inizio a pensare che sia così per tutta la vita.” è una battuta, che probabilmente in un POST non si comprende. Vale quanto ho scritto poi sotto, uomini e donne hanno, secondo me, qualità differrenti che nell’unione maschile/femminile si completano e per questo vedo impossibile poter parlare di guerra tra i sessi. Quindi Andrea non mi sento inferiore a mia moglie e a tutte le donne che incontro per strada, sono sicuro che i maschietti dell’egregio sig. Carlo siano dei fenomeni e sono d’accordissimo con Armando che sentirsi sottosviluppati e solo mancanza di buon senso e saggezza. Ciao.

  13. Sandro says:

    Orbene:

    1- Molte differenze fra i sessi si ritrovano in altri primati, anzi, in tutta la classe dei mammiferi. I maschi tendono a competere con maggiore aggressività e a essere più poligami; le femmine a investire di più nell’allevamento dei figli. In molti mammiferi un raggio territoriale più ampio si accompagna a una maggiore capacità di orientarsi usando la geometria della configurazione spaziale (invece che ricordando singoli punti di riferimento). E ad avere il raggio territoriale più ampio è più spesso il maschio, come avviene anche fra i cacciatori-raccoglitori umani. La superiorità degli uomini nell’uso delle mappe mentali e nella rotazione mentale tridimensionale non è forse casuale.

    2- I genetisti hanno scoperto che, in persone diverse, la diversità del DNA nei mitocondri (che uomini e donne ereditano dalla madre) è molto maggiore della diversità del DNA nei cromosomi Y (che gli uomini ereditano dal padre). Questo fa pensare che, per decine di millenni, gli uomini abbiano conosciuto una maggiore variazione nel successo riproduttivo rispetto alle donne: alcuni hanno avuto molti discendenti, altri nessuno (lasciandoci con un piccolo numero di cromosomi Y diversi), mentre un maggior numero di donne ha avuto un numero di discendenti più equamente distribuito (lasciandoci con un maggior numero di genomi mitocondriali diversi). Sono esattamente queste le condizioni che causano la selezione sessuale, in cui i maschi competono per le occasioni di accoppiamento e le femmine scelgono i maschi di migliore qualità.

    3- Il corpo umano contiene un meccanismo che fa che sì che il cervello dei bambini e quello delle bambine divergano durante lo sviluppo. Il cromosoma Y innesca nel feto maschio la crescita dei testicoli, che secernono gli androgeni, ormoni tipicamente maschili (come il testosterone) che hanno effetti duraturi sul cervello durante lo sviluppo fetale, nei mesi successivi alla nascita e durante la pubertà, ed effetti transitori in altri periodi. Gli estrogeni, ormoni sessuali tipicamente femminili, influiscono anch’essi sul cervello per tutta la vita. Oltre che nella corteccia cerebrale, i recettori degli ormoni sessuali si trovano nell’ipotalamo, nell’ippocampo e nell’amigdala nel sistema limbico del cervello.

    4- Gli androgeni hanno effetti permanenti sul cervello in sviluppo, non solo effetti transitori sul cervello adulto. Le femmine che soffrono di iperplasia adrenale congenita producono un eccesso di androstenedione, l’ormone androgeno reso famoso dal grande giocatore di baseball Mark McGuire. E anche se i loro livelli ormonali vengono portati alla normalità subito dopo la nascita, crescono come dei “maschiacci”, giocano di più a fare la lotta, mostrano più interesse per i camion che per le bambole, hanno maggiori abilità spaziali e, crescendo, sviluppano più fantasie sessuali e provano più attrazione per altre ragazze. Quelle trattate con ormoni solo a infanzia avanzata mostrano, divenendo giovani adulte, modalità sessuali maschili, come una pronta eccitazione di fronte a immagini pornografiche, un impulso sessuale autonomo centrato sulla stimolazione genitale e l’equivalente di polluzioni notturne.

    5- Un immaginario ma conclusivo esperimento per separare la biologia dalla socializzazione consisterebbe nel prendere un neonato, sottoporlo a un’operazione di cambiamento di sesso e farlo allevare dai genitori e trattare come una bambina. Se il genere è una costruzione sociale, dovrebbe avere la mente di una normale bambina; se invece esso dipende dagli ormoni prenatali, dovrebbe sentirsi un maschio intrappolato in un corpo femminile.
    L’esperimento è stato compiuto, non per curiosità scientifica naturalmente, ma in seguito a malattie e incidenti. Uno studio ha preso in esame 25 bambini nati senza pene (un difetto congenito noto come estrofia cloacale), poi evirati e allevati come bambine: tutti giocavano a fare la lotta come i maschi e avevano comportamenti e interessi tipicamente maschili; più della metà dichiaravano spontaneamente di essere dei maschi, uno a soli cinque anni di età.

    6- I bambini affetti da sindrome di Turner sono geneticamente neutri. Hanno un singolo cromosoma X, ereditato dal padre o dalla madre, invece dei normali due cromosomi X delle bambine (uno ereditato dal padre, l’altro dalla madre) o X e Y dei bambini (l’X ereditato dalla madre, l’Y dal padre). Siccome lo schema corporeo femminile è quello standard fra i mammiferi, essi hanno l’aspetto e il comportamento di bambine. I genetisti hanno scoperto che il corpo dei genitori può influire a livello molecolare sui geni del cromosoma X rendendoli più o meno attivi nel corpo e nel cervello in sviluppo del figlio. Una bambina con la sindrome di Turner che prende il cromosoma X dal padre ha probabilmente geni ottimizzati dall’evoluzione per una bambina (perché un X paterno porta sempre a una femmina), mentre una bambina con la sindrome di Turner che prende il cromosoma X dalla madre ha probabilmente geni ottimizzati dall’evoluzione per un bambino (poiché un X materno, se può portare all’uno come all’altro sesso, opererà senza incontrare opposizione solo in un maschio, che manca di corrispettivi dei geni X sul suo cromosoma Y).
    E infatti le femminucce che presentano tale sindrome differiscono psicologicamente a seconda del genitore da cui hanno ricevuto il cromosoma X. Rispetto a quelle che l’hanno ricevuto dalla madre (caso in cui esso è pienamente attivo solo in un maschio), le bambine che l’hanno ricevuto dal padre (caso in cui esso è destinato a una femmina) sono più brave a interpretare il linguaggio corporeo, a leggere le emozioni, a riconoscere i volti, a maneggiare le parole, nonché ad andare più facilmente d’accordo con gli altri.

    In definitiva, maschi e femmine sono intrinsecamente diversi e non hanno menti intercambiabili.

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