Imparare per rimanere giovani

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 6 novembre 2010, www.ilmattino.it

La migliore ricetta per rimanere giovani, ben svegli di testa e di cuore? Non consiste né nella chirurgia plastica, né in pilloline colorate, ma nel continuare a studiare, e a imparare. Grazie alla plasticità del cervello, infatti, le nuove conoscenze apprese sviluppano nuovi circuiti neurali che le immagazzinano ed organizzano, rinnovando così in continuazione le varie zone cerebrali, ed insieme il funzionamento del sistema nervoso, il tono della psiche e di tutto l’organismo.
L’apprendimento di nuove nozioni e competenze mantiene allenato l’emisfero cerebrale destro, il primo a svilupparsi ed il primo a invecchiare con l’avanzamento dell’età. E’ quella la parte preposta appunto a cogliere le novità, i nuovi terreni su cui impegnarsi, e le loro caratteristiche principali. Quando poi saranno diventate più famigliari, le elaborazioni più durature delle “novità” passeranno all’emisfero sinistro, portando anche in quelle zone una ventata di sviluppo e rinnovamento.
Tuttavia è necessario che nuovi saperi entrino, altrimenti diventerà più difficile evitare il decadimento della parte destra del cervello, non più impegnata. L’esercizio cognitivo, imparare, aggiornarsi, cimentarsi in nuovi campi, sviluppa nuove cellule nervose, contribuendo (ed anzi accelerando) il ricambio all’interno dei tessuti e dei circuiti neurali, ed il benessere fisico e psichico della persona.
Questi dati, prodotti dalle ricerche delle neuroscienze nell’ultimo decennio, hanno rivoluzionato la tradizionale visione neurologica e psicologica dell’essere umano, considerato prima come un’entità che passava inesorabilmente da una sorta di “tabula rasa” dell’infanzia, allo sviluppo, infine a una maturazione che si concludeva inevitabilmente con la decadenza, il restringimento della masse cerebrali, e la perdita di capacità di apprendere. Non è così.
I tassisti londinesi che rimangono in attività hanno un ippocampo (zona cerebrale in cui si collocano – tra l’altro – anche le cognizioni sullo spazio e l’orientamento), straordinariamente sviluppato, e la loro capacità di apprendere nuove strade e direzioni è molto maggiore di quando avevano cominciato l’attività, da ragazzi.
La mente dell’uomo, come tutto il corpo e la stessa psiche, è in continua attività, e la legge che con maggiore evidenza regola la sua vita e i suoi organi è: “Use it or loose it”: o lo usi, o lo perdi.
Queste scoperte hanno un’enorme portata sociale in una fase storica come quella attuale, nella quale gli incessanti cambiamenti e sviluppi nelle tecniche produttive, scientifiche ed economiche, creano in continuazione nuove competenze e rendono obsolete e spesso inutilizzabili quelle precedenti. Ciò mette ogni giorno “fuori gioco” masse di persone, non solo anziane, che si sentono inesorabilmente “spinte ai margini” dalla continua evoluzione e sviluppo dei saperi produttivi e professionali.
Anche i 2.2 milioni di giovani italiani che non studiano né cercano un lavoro (sia pur bamboccioni, viziati ed altro), sono in parte paralizzati dalla visione del mondo dello studio e del lavoro come qualcosa di straordinariamente difficile, impegnativo, nel quale o entri subito, e bene, o entri mai più.
Eppure, proprio la nuova conoscenza del cervello portata dalle neuroscienze dimostra il contrario: la partita non è mai chiusa, purché anche il cervello, come il corpo, venga tenuto allenato, tonico, attivo. Purché lo si impegni in una continua “brain fitness”, ginnastica mentale che, come la “body fitness” mantenga cervello, psiche e corpo costantemente impegnati, quindi vitali ed in continua trasformazione.

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One Response to Imparare per rimanere giovani

  1. antonello says:

    Un esempio di plasticità (speriamo!). A me, musicista, è stata diagnosticata un distonia focale al mignolo della mano sinistra. Cos’è? Ha distrutto la carriera di grandi come Schumann, Beethoven, musicisti famosi del nostro tempo… Il cervello per proteggere i muscoli cessa di mandare loro il segnale e le dita non si muovono più. Non è il muscolo, che non ha nulla, ma il cervello che dice: ci stai facendo male con tutto questo esercizio. Beh da qualche anno la gente inizia a guarire: ci sono cliniche soprattutto in Spagna e Germania (ma ora anche a Milano al Don Gnocchi che segue i musicisti della Scala) che hanno trovato il modo di insegnare al cervello, a un’altra parte del cervello, a fare la stessa cosa. Ci vuole tempo, eppure il cervello lo fa. Speriamo appunto
    anton

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