La “virtù che dona” è relazione, intimità

(Di Claudio Risé, da “PiùVoce. Cattolici in rete”, 9 dicembre 2010, www.piuvoce.net)

Quando il “mercato” delude (come oggi), si fa ancora più intensa la nostalgia, e il bisogno, di dono.

Il mercato (nella sua accezione economica, non quello fisico, che ha ancora un contenuto relazionale forte), è il luogo dell’incontro e scambio con le merci e gli oggetti. Il dono è il modo dell’incontro con la vita, e con l’altro. Mentre il modello culturale dominante indebolisce le relazioni col vivente e l’incontro tra persone per sostituirlo con la brama del consumo, il dono ristabilisce un’intimità umana. Avvicina le persone, consente all’uno, donatore e ricevente, di vedere il volto dell’altro, anche nel senso di penetrarlo intimamente, e lasciarsene penetrare.
Il mercato (nella sua accezione economica, non quello fisico, che ha ancora un contenuto relazionale forte), è il luogo dell’incontro e scambio con le merci e gli oggetti. Il dono è il modo dell’incontro con la vita, e con l’altro. Mentre il modello culturale dominante indebolisce le relazioni col vivente e l’incontro tra persone per sostituirlo con la brama del consumo, il dono ristabilisce un’intimità umana. Avvicina le persone, consente all’uno, donatore e ricevente, di vedere il volto dell’altro, anche nel senso di penetrarlo intimamente, e lasciarsene penetrare.

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