Il Natale, forza di trasformazione

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 20 dicembre 2010, www.ilmattino.it

Bisogna cambiare: su questo concordano l’osservazione psicologica, economica, e politica.
Rinnovamento è la parola chiave oggi, più di quanto lo sia stata negli ultimi 50 anni, in cui le keywords erano altre: ricostruzione (dopo la guerra), sviluppo (anni 60), benessere (anni 70-80), comunicazione (dal 90 alla crisi economica mondiale). Oggi invece è condivisa l’idea che occorra una trasformazione, appunto un rinnovamento. Il tema dell’evento che festeggeremo tra cinque giorni: il Natale.
Questa festa ha al proprio centro un simbolo potente: l’avvento (il sopraggiungere) del nuovo, rappresentato dal Bambino, che compare nella notte immobile e silenziosa (la Stille Nacht), adorato dai pastori ma temuto dalle vecchie strutture di potere (il Re Erode), che lo ucciderebbero volentieri.
Il Natale è un simbolo cristiano, ma la nascita del nuovo, rappresentato da un bambino divino, portatore di cambiamento per tutti, e odiato dal vecchio potere è un Archetipo dell’inconscio collettivo, presente in tutte le culture.
In India, è rappresentato dalla nascita di Krishna, avatar del Dio Vishnu, che lo manda sulla terra per rovesciare il vecchio ordine malvagio stabilito dal Re Kamsa. Il quale (come l’Erode ebraico), vorrebbe uccidere il Fanciullo divino perché ha saputo da veggenti che è destinato a rovesciarlo. Per questo, anche nel mito indiano il vecchio re ordina di uccidere tutti i bimbi maschi nati nelle ultime settimane, cercando di evitare il rinnovamento imminente. Ma, come Erode, non riesce ad uccidere il bimbo, Krishna, perché il cambiamento è iscritto nell’ordine delle cose e nella storia del mondo.
È la natura stessa a richiederlo: nel colmo dell’inverno infatti, quando le notti (immagini del buio, anche psicologico) sono più lunghe, è proprio allora che nasce il nuovo bambino, la nuova vita, mentre sotto la terra si prepara silenziosamente il risveglio primaverile.
Le stagioni tuttavia non riguardano solo la terra, ma anche il corpo e la mente umana. I milioni di neuroni che i ricercatori della mente osservano morire, nell’incessante processo di rinnovamento cellulare, possono essere sostituiti da altri, che possibilmente diano vita e si leghino a nuove idee, nuovi orizzonti, nuove conoscenze, nuove abitudini, più aperte e funzionali, sia per l’uomo nel cui cervello questo processo ha luogo, che per le persone attorno a lui. È questa, tra l’altro, la base scientifica (oltre che sociale o giuridica) che rende necessarie le 3 L del Life Long Learning, il programma che prevede l’imparare come un processo che dura tutta la vita, per il quale è stato siglato a Napoli pochi giorni fa un Manifesto tra l’Orientale, atenei internazionali, l’Unesco, e agenzie nazionali dedicate appunto alla formazione permanente. Un campo in cui, oltretutto, l’Italia ha un particolare ritardo.
Secondo l’Ocse, infatti, un italiano su tre presenta «competenze funzionali» (ciò che sa realmente fare) «debolissime», mentre nei paesi più avanzati i «debolissimi» sono uno su dieci. Dopo i 25 anni poi, solo il 6% degli italiani partecipa a un progetto di formazione, mentre la media nella Cee è il 13%; nel gruppo di testa poi (Inghilterra, Svezia e Danimarca), il 28%. La formazione continua, invece, rafforzando e rinnovando le competenze, oltre ad una migliore qualità della vita, assicura anche il benessere e lo sviluppo cognitivo e cerebrale.
Il Natale insomma, momento e simbolo di trasformazione e rinnovamento è, per certi aspetti, la nostra promessa e il nostro destino. Per essere felici occorre fare spazio al nuovo bambino, che si affaccia ora dentro di noi.

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One Response to Il Natale, forza di trasformazione

  1. paolo ferliga says:

    E’ proprio vero, la nascita del Bambino, se la sappiamo accogliere, aiuta a rinnovare, in noi, la speranza. Oggi ne abbiamo particolarmente bisogno, in una società, quella italiana, che tende sempre più, invece, a non riconoscere il nuovo che nasce dentro di lei. Penso in particolare ai giovani studenti e ricercatori che devono spesso rivolgere altrove il loro sguardo. Tutto il nostro sistema educativo sta soffrendo. Speriamo che anche lì, il nuovo possa rifiorire.
    paolo

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