Classi miste, la differenza resta un tabù

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 febbraio 2011, www.ilmattino.it

La differenza è ancora tabù. Ricordare, (lo abbiamo fatto nello scorso Pensieri e passioni), che un quindicenne è diverso, nel corpo e nella testa, dalla sua coetanea, e che la scuola dovrebbe dunque tenere conto delle diversità, valorizzandole, suscita reazioni appassionate. Le mamme, alle prese con la “particolarità” dei loro figli maschi, magari tutt’altro che stupidi ma recalcitranti alla lettura, ringraziano sollevate. Fra i maschi, i figli degli anni 70 protestano vibratamente.
Al blog che ha ripubblicato l’articolo (http://claudiorise.blogsome.com) è così subito arrivato (da Claudia 64) un: «Grazie!!! Come mamma di un 17enne e una 15enne, ogni giorno in prima linea con le differenze adolescenziali a 360°, respiro aria fresca leggendo queste parole!!! E mi vengono in mente i colloqui con le docenti, tutte donne, dove non si fa che protestare che la classe del figlio (a prevalenza maschile), va peggio di quella della figlia (prevalenza femminile).Ci sarà pure un perché se i maschi sono più apatici verso la scuola? E se magari, banalmente, ci fosse bisogno di più insegnanti uomini?».
Nell’articolo, ricordiamo, ci limitavamo a notare che il ragazzo, a quell’età, ha maggiore necessità di esperienze soprattutto fisiche, o di formazioni scientifiche, mentre per lettura e materie umanistiche la disponibilità si apre spesso un paio d’anni dopo. Certo però che il bisogno di confrontarsi con qualche docente maschio, che sia passato dalla stesse tempeste, è molto forte.
I maschi che si richiamano però agli anni 70 sventolando invece la bandiera dell’uguaglianza di genere. Alla mamma grata infatti Enoc ribatte così: «Invece gli adolescenti maschi hanno bisogno eccome di letture, hanno soltanto bisogno di essere motivati, la teoria della differenza qui esposta è grossolana e falsa».
Spiega poi in un commento successivo: «Le differenze non vanno assecondate… creando universi che non saranno mai in grado di comunicare tra loro? Uomini e donne hanno il loro più alto potenziale nelle loro qualità comuni o vicine. E per svilupparle devono farlo insieme e similmente, che non implica l’omologazione. La valorizzazione delle differenze porta soltanto all’incomunicabilità».
Insomma la differenza «differente» va lasciata perdere, si può coltivare quella «simile», ma solo facendolo insieme, e in modo uguale.
È una posizione per certi versi grave, perché sono proprio le qualità «diverse», che l’altro non ha (le femministe, per quanto riguarda la donna, parlarono di «specifico femminile»), che rendono i due sessi complementari, e la loro unione creativa. Mentre rimuoverle equivarrebbe a una vera e propria «castrazione» di entrambi, e della rispettiva vitalità. Però la posizione di Enoc è quella maggioritaria nella scuola italiana.
Uomini più tranquilli (Dario) protestano: «Nessuna chiusura e incomunicabilità, il diverso è quello che m’interessa, l’imprevisto la chiave dell’evoluzione». Ma Enoc non demorde: «Le differenze invece hanno in sé il germe della gerarchizzazione, è pressoché inevitabile. Quindi la coltivazione della differenza produce incomunicabilità, se non conflitto, anche per effetto di rafforzativi come l’orgoglio».
È l’ideologia anni 70, coi suoi supporti sociologici e psicologici. Dopo, il mondo è cambiato: globalizzazione, multiculturalismo, ricerca identitaria, pensiero della differenza, questione maschile…
Ma molti insegnanti, la maggioranza, sono ancora lì. Terrorizzati dalla parola: gerarchia. Senza capire che fuori dal rapporto gerarchico e d’amore tra allievo e maestro, si impara nulla.
Sarà meglio che da lì si muovano.

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4 Responses to Classi miste, la differenza resta un tabù

  1. maria says:

    PERCHE’ GLI UOMINI HANNO RINUNCIATO A INSEGNARE AI RAGAZZI? VI PREGO RITORNATE!!!!!

  2. armando says:

    Maria, mi associo in pieno alla tua preghiera. Il punto è focale. Sono contrario a tutte le quote, ma ho avuto modo più volte di scrivere che, paraddossalmente e ove fosse possibile, baratterei la metà di tutte le cariche elettive dalle maggiori alle meno importanti, con la metà di insegnanti maschi.
    Quali che siano i motivi, alcuni giustificati, per i quali i maschi rifiutano l’insegnamento, il fenomeno non solo è una iattura per tutti, ma per gli uomini è un vero e proprio suicidio. Mi angustia il fatto che gli uomini per primi non lo capiscano, tutti protesi a professioni sicuramente più lucrose ma infinitamente meno importanti per la formazione dei ragazzi e delle ragazze, che alla fine sono consegnati alla confusione identitaria ed alla manipolazione.
    Mi viene da pensare che i maschi alle volte debbano essere difesi da se stessi, e che così stando le cose non siano ovviamente più in grado di difendere per davvero le donne, cosa che significa anche dire loro la verità senza sentirsi in dovere di omaggiarle a prescindere. E allora, posto che l’influenza delle donne sugli uomini è sempre stata grande e che oggi lo è ancora di più, spero proprio che le donne “sane”, come Maria, la usino per far capire agli uomini che perdendo se stessi perdono anche le donne.
    armando

  3. Lucia says:

    Ho l’impressione che la questione delle differenze di genere sia una questione che vada considerata anche oltre la scuola, oltre le classi. Penso che sia importante che ognuno parta da se stesso, da adulto, per scoprire il proprio genere. Anche perchè se no che cosa si avrà la presunzione di trasmettere (specie con l’esempio) ? Mi sembra una sfida ma anche un bel viaggio in cui tutti hanno da guadagnarci.

  4. Alberto Ferrari says:

    Eccomi, sono l’Animale Raro, l’insegnante maschio.
    Dall’interno del mondo della scuola è assolutamente percepibile la necessità di una maggiore presenza maschile tra i docenti.I miei alunni di una scuola professionale sono problematici, multietnici,iperattivi e tutti ma proprio tutti maschietti. La carenza di padri nella società odierna rende ancor più necessario il duro lavoro di chi può rapportarsi agli studenti de facto in modo diverso da una donna; loro lo percepiscono, e cercano, spesso sbagliando atteggiamento ma in modo autentico, un rapporto vero che con altre insegnanti neanche si sognerebbero di instaurare. Chiedono di essere svezzati da un’infanzia troppo lunga e priva di valori e regole. Un uomo può farlo meglio.

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