Le rivolte nordafricane e l’inconscio collettivo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 febbraio 2011, www.ilmattino.it

Due immagini dominano l’avviarsi verso la fine di questo inverno del 2011: le piazze mediorientali in rivolta contro i dittatori locali, e i grandi barconi di migranti in viaggio verso le coste europee e l’Italia.
Possiamo cambiare il programma televisivo, o voltare la pagina del giornale, ma quei volti, i rumori delle piazze e il silenzio della nave che si avvicina sono ormai in noi, sono icone del nostro inconscio collettivo. Cosa ci dicono, e che energie muoveranno dentro di noi?
Le immagini potenti, infatti, rappresentano e simboleggiano sempre le forze che le hanno prodotte, e fanno risuonare le energie ad esse corrispondenti nella nostra personalità.
Nelle immagini provenienti dal Nord Africa la forza più evidente trasmessa a chi le osserva è quella del movimento. In piazze rimaste a lungo immobili, ad eccezione del traffico di auto, persone e piccoli commerci, si riversano di colpo grandi masse, che chiedono cambiamenti profondi in regimi rimasti pressoché uguali da molti decenni.
Queste persone emozionate, arrabbiate, desiderose di trasformazioni che probabilmente neppure loro intravedono con chiarezza al di là dell’immediato bisogno di cibo a minor prezzo, fanno risuonare dentro di noi due aspetti contrastanti. Da una parte l’istinto di conservazione, la paura di venire travolti da qualcosa di irrazionale e distruttivo, che potrebbe sconvolgere le nostre vite. Dall’altra si fa avanti il bisogno di cambiamento, presente in noi con intensità e direzioni diverse in ogni fase della vita, e sostenuto anche dal processo biologico di continua distruzione e contemporanea rigenerazione delle nostre cellule cerebrali, e quindi della nostra stessa personalità. Non è possibile star fermi, non cambiare, senza cadere nella malattia psichica, o fisica, od entrambe.
Questo fatto, che caratterizza ogni vita umana, nella quale il benessere è legato al riconoscere l’ineluttabilità del movimento e del cambiamento, e all’impegno personale nel realizzarlo, appare anche nella vita delle grandi organizzazioni degli uomini: gli Stati, le aziende, le organizzazioni scolastiche e scientifiche. Anch’esse, come il nostro cervello, devono rigenerarsi, cambiare, sviluppare nuove competenze, adatte al mutare della vita nel resto del mondo. Queste esigenze, che nel Nord Africa riguardavano specifici aspetti di quegli Stati e culture (i clan predatori dei dittatori, le speculazioni sulle materie prime alimentari, la fame di sviluppo tecnologico), appartengono, con altre priorità, anche ai nostri Paesi, quelli verso i quali si dirige l’esodo delle persone in cerca di un futuro diverso dal loro passato.
Nell’inconscio collettivo degli Stati del Sud Europa le immagini delle rivolte nordafricane muovono forze individuali e collettive che vorrebbero Stati meno immobili, meno solennemente pomposi, meno retorici e costosi e più veloci, flessibili, vicini ai bisogni reali e alle possibilità di sviluppo presenti e future. Si tratta di un’esigenza ormai sentita anche al nord: è la Big Society di David Cameron contrapposta ai pletorici Stati nazionali amati nell’800.
L’immagine dei grandi barconi carichi di migranti muove forze altrettanto profonde. Anch’esse non prive di ambiguità. Da una parte la solidarietà, l’accoglienza, ed anche la voglia di includere nuove forze nei propri progetti. Dall’altra la difesa, la reazione (anche qui a base biologica) verso il fantasma dell’invasione, l’inquietudine mossa da culture e valori diversi.
Queste le forze che ci incalzano dall’inconscio. Le coscienze individuali e i valori collettivi sapranno dar loro risposte sensate?

Annunci

2 Responses to Le rivolte nordafricane e l’inconscio collettivo

  1. maria says:

    Passiamo tutta la vita nel tentativo di governare eventi di cui non siamo i padroni e di cui cerchiamo il significato. Governati dalla
    biologia indossiamo vestiti stirati per nascondere i nostri “peli”. La paura ci governa e diciamo essere gli altri a farci paura.
    Ammettere il mistero ed affidarci!

  2. cesare says:

    Questa gente che arriva sui barconi, affronta il mare, il dolore e la morte, perchè ha fede in un futuro più degno e nel suo Dio, se sono quelli che ho conosciuto in Africa, ha nel cuore l’immagine amata e sacra del proprio padre: il prezioso tesoro che a tanti e a tante fra noi manca. Speriamo che ci insegnino a cercarlo e a trovarlo e che noi sappiamo cogliere questo loro straordinario dono nascosto nei loro occhi e nel loro cuore.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: