La ragazza che si vende per gioco

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 marzo 2011, www.ilmattino.it

Una ragazza, spesso in vacanza, comunque di passaggio, si finge prostituta. A volte l’esperienza si conclude, apparentemente, senza speciali traumi, a volte ha finali complicati. Come per la ragazza spagnola che, a Roma, dopo l’incontro s’è inventata un abuso sessuale, magari per mettere a tacere i sensi di colpa. In ogni caso, si rivela spesso un’esperienza forte. Tuttavia assai frequente: la maggior parte vengono alla luce solo nello studio del medico, o psicologo. Perché lo fanno? Vale la pena di chiedercelo.
E questo perché, oltre agli episodi, davvero oggi molto numerosi, simularsi prostituta fa parte dell’immaginario collettivo di sempre. Film famosi come «Bella di giorno» del grande Bunuel, o music hall di enorme successo come «Rugantino» illustrano episodi in qualche modo simili: donne che, senza averne nessun bisogno, si fingono prostitute e cercano degli incontri a pagamento.
Fenomeni di costume come i club di scambisti, importanti per diffusione e conseguenze (anche se parlarne non è elegante), vivono per permettere un’immaginazione simile (in questo caso maschile): che la propria compagna sia una donna “pubblica”, vada con tutti.
L’osservazione del fenomeno della prostituzione simulata può aiutare tra l’altro a capire meglio quello, concreto e spesso drammatico, della vendita del corpo, dove spesso si fa precedere la condanna morale alla motivazione reale della persona, capendo così poco di quanto accade. Compreso il fatto, che lascia molti stupefatti, che quando si scopre che una donna (forse) si vende, le sue azioni in società si impennano, tanto da farla invitare a balli superesclusivi, come è accaduto a Ruby, moderna Cenerentola, trasportata con aereo privato al ballo delle debuttanti, a Vienna.
Il fatto è che la prostituta, sia per le donne che per gli uomini, non è solo un’immagine di emarginazione e di sfruttamento, e non lo è mai stata (anche se è anche quello, soprattutto nei momenti di grandi migrazioni e traffici sulle persone).
Fin da prima dell’epoca classica, le prostitute lavoravano nei templi, come figure sacerdotali devote alle Grandi Dee Madri, e iniziatrici degli uomini alla sessualità. Il patriarcato e il maschilismo non c’entrano, perché le prostitute sacre erano presenti invece nell’era e nei territori, più matriarcali, delle Dee Madri (tra cui il Mediterraneo e il Medio Oriente).
La prostituzione “sacra” di fanciulle (che gli uomini sposavano poi molto volentieri una volta uscite dal tempio), era anzi considerata un segno della potenza e della libertà del femminile e delle sue Dee.
Il prestigio, e la potenza trasgressiva, della donna che vende se stessa è poi continuato, anche se non più protetto dalla sfera religiosa. Nell’Ancien Régime, prima delle rivoluzioni borghesi del 600/700, le “favorite” di Re e Principi, i personaggi più potenti della Corte, erano prostitute d’alto bordo.
Non si tratta di “vecchie storie”: il potere del femminile esperto ed apprezzato nel suo sapere sessuale fa parte, ancora oggi, dell’inconscio collettivo, sia femminile che maschile. Ed è la ragione principale che spinge non poche ragazze al non sempre tranquillo “gioco della prostituta”. Una sorta di auto iniziazione al femminile adulto, diretta ad accertarti se sei sufficientemente desiderabile per un uomo, ed abbastanza esperta nella sessualità, da spingerlo a “pagare” per te, a dare qualcosa di suo (il denaro nei sogni simbolo di energia) pur di stare con te, senza sentimentalismi e senza più rivederti.
Molte ragazze, e qualche donna, credono che la prostituta sia questo. E quindi ci giocano.

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14 Responses to La ragazza che si vende per gioco

  1. Alberto Ferrari says:

    La Grande Madre è sempre presente, dentro e fuori di noi. Ma non pensa che nel caso delle mille Ruby presenti nel mondo occidentale si tratti per molte, e più tristemente, di un abile trampolino di lancio per una carriera di modella, velina etc.? Poi certo, inconsciamente può agire l’archetipo di cui Lei parla con consueta chiarezza. Parafrasando Andrea Marcenaro però, le Gribate GariBarbie sono sempre più folte – e bene armate.
    Alberto Ferrari

  2. TulsaOK80 says:

    Non mi convince questa cosa della prostituzione “sacra”; penso alla donna selvatica “una con se stessa” di cui si è occupato il Prof. Risé. Ecco, anche la donna selvatica in qualche modo come la prostituta “sacra” con quel suo modo “naturale” (ma cos’è veramente naturale?) ed “innocente” di gestire e vivere la propria genitalità e identità
    mi convince poco. Mi “convincono” invece, a istinto, le parole della “Deus Caritas Est” di Benedetto XVI (a mio modesto avviso stupendo scritto) dove si parla di differenza ed unità di eros e agape. Ne riporto qualche riga dal punto 4: “…Infatti nel tempio, le prostitute, che devono donare l’ebbrezza del Divino, non vengono trattate come esseri umani e persone, ma servono soltanto come strumenti per suscitare la “pazzia divina”: in realtà esse non sono dee, ma persone umane di cui si abusa. Per questo l’eros ebbro ed indisciplinato non è ascesa, “estasi” verso il Divino, ma caduta, degradazione dell’uomo…”. Ora, cosa concretamente ci sia o cosa “debba” esserci in quello che gli psicologi chiamano inconscio collettivo lo lascio dire ad altri. TulsaOK80

  3. maria says:

    Sempre meno so cosa mi spinge ad agire. Osservo incredula i miei comportamenti e i miei ragionamenti. Sovente opposti e aggrovigliati. Una siepe di biancospino, un piccolo pettirosso sotto ben nascosto un grosso gatto blu.

  4. armando says:

    Riconoscere che siamo attraversati da pulsioni e desideri “scorretti” non significa elevare certi comportamenti a modelli di vita o assumerli senz’altro come virtuosi, ma evitare di cadere in facili moralismi, fra l’altro a senso unico. Una parola su quest’ultimo punto, di stretta attualità. Se andare con una prostituta significa abusare del suo corpo/persona facendo leva sul potere/denaro, altrettanto dovrebbe dirsi di chi, facendo leva sulla sua bellezza/attrazione, “abusa” del desiderio sessuale maschile per trarre vantaggi in termini di denaro. Sul piano morale (moralistico) non c’è differenza, a meno di considerare la morale attinente solo alla sfera del desiderio sessuale e non anche a quello del procurarsi denaro comunque sia. E’ proprio quello che si è sempre rimproverato alla Chiesa (spesso ma non sempre a torto), e che ora, inopinatamente, risorge dalla parte opposta.
    L’articolo di Claudio Risè, invece, è importante perchè ci mostra e dimostra che dietro comportamenti giudicati deprecabili esistono spinte e pulsioni eterne che devono essere, prima di giudicarle superficialmente, almeno conosciute. Ciò che concerne la prostituzione, come d’altronde i comportamenti omosessuali, fa parte di tutto questo, e d’altronde, se è sempre esistita e non si riesce ad estirparla, qualcosa vorrà pur dire. A me sembra importantissima, dell’articolo, questa frase: “Una sorta di auto iniziazione al femminile adulto, diretta ad accertarti se sei sufficientemente desiderabile per un uomo, ed abbastanza esperta nella sessualità, da spingerlo a “pagare” per te, a dare qualcosa di suo (il denaro nei sogni simbolo di energia) pur di stare con te, senza sentimentalismi e senza più rivederti.”
    Ci dice una cosa del femminile e una del maschile. La femmina ricerca nel maschio ciò che del maschio è proprio, il “fare” che viene simboleggiato dal denaro e dal potere, e dall’energia maschile che l’uomo impiega per ottenerli. Il maschio, simmetricamente, cerca nella femmina ciò che di lei è proprio: “l’essere”, simboleggiato dalla bellezza e dal fascino femminili che la donna può certamente coltivare con raffinata scienza, ma non inventarsi di sana pianta se non ce li ha in natura.
    Da sempre femminile e maschile sono stati primariamente questo, e questo da sempre uomini e donne si sono reciprocamente riconosciuti. La prostituzione “per gioco” (ma anche quella scelta per professione)ha questo fondamento psichico, ed in fin dei conti fa emergere alla luce senza dissimulazioni ciò che esiste in sottofondo anche in tanti rapporti normali e socialmente ineccepibili (anche alcuni o molti matrimoni ne fanno parte). Basterebbe guardarsi intorno in modi disincantato per accorgersene. L’uomo potente socialmente e ricco ottiene le grazie della donna bella e giovane più facilmente di un uomo “normale”. La donna bella e giovane trova più facilmente l’uomo ricco e potente di quella meno giovane e “bruttina” che pure lo vorrebbe altrettanto, mentre tende a scansare quello normale che pure la desidererebbe con tutte le sue forze. Questo eterno gioco delle parti non implica naturalmente nessunissima valutazione sul valore delle persone in sè, che fortunatamente dipendono da molti altri fattori. Nè significa che è giusto così e che non bisognerebbe aspirare ad altro. Ma non riconoscere la complicatezza dell’essere umano e dell’inestirpabilità delle sue pulsioni eterne, porta dritti al giudizio moralistico e peggio ancora alla morale di Stato. Questo si che sarebbe il vero Stato etico, e quindi tendenzialmente totalitario. Non quello che si limitasse ad indicare alcune norme di valore simbolico (non uccidere, ad esempio), in quanto base di ogni vivere civile.
    armando

  5. Maddalena says:

    Nemmeno a me convince oggi questa cosa della prostituzione “sacra”. Non credo che si possa ritornare alle orge di Dionisio e alle prostitute sacre che attendevano lo straniero del tempio. Le etere greche hanno perso ogni fascino e il tempio è chiuso. L’esercizio della sessualità può violare codici, leggi, può trasgredire, ma non ha più quella forza del mistero attraverso cui si poteva cogliere “l’andare oltre” che l’avvicinava al sacro.
    Oggi la prostituzione è uno scambio di sesso contro denaro. Il denaro che, come l’adempimento di una compravendita, quando lo hai dato, quando hai pagato, chiude la faccenda nel modo più radicale; ed è così anche con la prostituta, dopo aver raggiunto la propria soddisfazione. Di fronte al denaro tutto diventa merce e come esso assume un valore esteriore ed oggettivo, così l’uomo quando paga una donna la tiene lontana da ogni elemento personale, non riconoscendola per la propria individualità ed interiorità; ma gli uomini (e a volte anche le stesse mogli e fidanzate) ritengono molto meno pericoloso un incontro impersonale con una prostituta, che un incontro personale con una donna.
    Ma le avete viste le ragazze che si prostituiscono in genere nelle aree più degradate delle nostre città? Verona, Brescia e altre zone industriali delle città del nord…Mi dovete spiegare dove vedete voi “l’auto iniziazione al femminile adulto, diretta ad accertarsi che sei sufficientemente desiderabile per un uomo…” Io vedo solo camionisti che rimorchiano giovani donne la cui metà proviene dall’Est o dai Paesi africani, un’altra parte da quelli sudamericani e qualche italiana. La fame e il disagio sociale sono motori più potenti di quanto non sia la voglia di sentirsi
    desiderabili o anche solo di un incontro occasionale d’amore. Ancora una volta il denaro, non il sesso.

  6. TulsaOK80 says:

    Condivido quanto Armando dice nel Suo intervento.
    Io penso che lo Stato per avere e conservare il suo senso debba essere minimamente “etico”; riguardo la “complicatezza dell’essere umano” anche qui non posso che essere d’accordo con quanto ha scritto Armando; il 12 febbraio idealmente mi sentivo vicino a Giuliano Ferrara ed alla Sua manifestazione “antipuritana”. Eppure ero e sono un fan della Donna e della sua dignità, quella dignità che veniva ricordata da moltissime altre persone nella manifestazione “Se non ora quando?”. Essere per la dignità della Donna e contemporaneamente sentirsi antipuritano: più complesso di così! 🙂 TulsaOK80

  7. Redazione says:

    Credo che la discriminante sia la libertà. Come dico nell’articolo, un conto è la prostituzione legata al commercio di persone (anche quella, purtroppo, da sempre presente nella storia umana), dove è chiaro che l’unico intervento possibile è quello che cerca di ripristinare ( o per la prima volta instaurare), la libertà della donna. L’altro aspetto però, presente da sempre è quello, molto più complesso, della donna libera che si prostituisce, o vorrebbe farlo, come nel caso di cronaca in questione, ed innumerevoli altri, e infinite fantasie, e realtà, femminili e anche maschili. Questo secondo aspetto ci chiede di fare i conti con categorie più complesse, come quelle accennate nel pezzo, ed anche nei commenti di Armando e Tulsa. Io conosco, anche per ragioni professionali, il punto di vista e l’esperienza di molte di quelle donne, e non posso liquidarlo con la nevrosi, anche se questa è spesso presente, come nella vita di tutti. So che viene da percorsi antichi e profondi, che fanno parte della natura umana, e (anche da cristiano) non credo ce la si possa cavare giudicando l’altro, cosa che ci è stato esplicitamente chiesto di non fare. Claudio

  8. Luca says:

    a parte che oggi esiste l’escort (persona che ti riceve in casa, e “di classe”, si dice, magari poliglotta e acculturatissima, con la quale sei libero di essere quello che sei), o la studentessa che si paga i vestiti firmati, o gli studi, ma… le avete viste quelle che battono? Quelle che camminano sicure di loro, su e giù, e ti provocano? Quelle sembrano essere loro a pensare: “mo’ questo me lo faccio”, “te lo faccio vedere io, che non mi resiste!”, “ci scommetti che me lo faccio?”. Che poi è lo stesso delle ragazze bellissime, in discoteca, che si testano e ti fanno notare che con loro ci provano solo quelli fighi e loro ci stannno, fino in fondo, magari nei bagni? La seduzione è potere e CONFERMA! Una volta una ragazza mi ha detto che adorava il sesso orale: “perché lui ti supplica e implora, perché sei tu che comandi!”. Il punto interessante dell’articolo di Risé è che mette in luce il dopo: il come ci si sente dopo aver fatto (ma DEVI averlo fatto, maledizione, altrimenti non ricevi il rinforzo) quel qualcosa; cosa sia quel senso di sicurezza che si conquista superando con successo la prova, fortificandosi con il segreto che si custodisce e coltiva. Diventano vere potenze della natura, pura energia, che scotta, ustiona.

  9. Daniele says:

    Scrive Luca,
    “Quelle che camminano sicure di loro, su e giù, e ti provocano? Quelle sembrano essere loro a pensare: “mo’ questo me lo faccio”, “te lo faccio vedere io, che non mi resiste!”, “ci scommetti che me lo faccio?”.”

    Scusa, ma questo è il classico ragionamento da ingenuo maschio medio, che trasferisce pensieri e desideri maschili nella testa delle femmine.
    Ho amici che ragionano in questo modo, compresi quelli straconvinti che “le femmine abbiano tanta più voglia di sesso dei maschi”…?!?
    Ascolta, siccome di prostitute dell’est ne ho conosciute diverse, posso assicurarti che l’unico motivo per cui lo fanno è il seguente: il denaro.
    Ne conosco una, 22enne, che arriva a guadagnare oltre 10.000 euro al mese, esentasse.

    Scrive Giuseppe83,
    “Se loro sono libere di esercitare il loro potere su di noi, perchè noi non dobbiamo essere liberi di usare il nostro potere (violenza) su di loro e quindi di stuprarle?”

    A parte il fatto che come è stato evidenziato altrove in più occasioni, un uomo, a meno che non sia deviato mentalmente, non riuscirebbe mai ad avere un’erezione in tali circostanze, vorrei chiederti: se io, in tua presenza, prendessi con la forza tua madre o tua sorella, cosa faresti? Mi diresti “prego, accomodati, tanto è una vacca?” Mi perdoni se ti dico che non ci credo nemmeno un po’ ? Ma poi, fammi capire, tolte quelle giovani, o relativamente giovani, e belle (o, comunque, ancora piacenti), quale potere credi eserciti una femmina brutta, grassa o vecchia, nei confronti degli uomini?
    Detto questo, vorrei farti notare che è a causa di quelli che ragionano come te, che il femminismo prende sempre più piede.
    Ricordati che con discorsi del genere non si va da nessuna parte.

  10. armando says:

    Inutile dire che sono d’accordo con Daniele.
    Non c’è dubbio che molte donne esercitano il potere di seduzione sugli uomini, ma vivaddio si è sempre liberi di non cascarci, esattamente come una giovane e bella donna è libera di rifiutare le offerte in denaro di un uomo per andare a letto con lei. Il confronto è questo, non con lo stupro che è e rimane un atto violento contro la volontà della vittima.
    Insomma alla fine si può dire tutto, ma torna a contare la responsabilità personale e le scelte soggettive. Le cause sociali, culturali etc. etc, esistono, certamente, ma società e cultura le facciamo noi tutti, uomini e donne, e comunque non esimono dal prendersi le proprie responsabilità.
    armando

  11. Luca says:

    Non ho capito molto gli interventi di Giuseppe83 e Daniele, ma il mio so che senso aveva e quindi lo chiarisco: le donne desiderate sono potenti e le donne testano quanto gli uomini le desiderino, seducendoli. Per non citare persone in vita, sia mai che si offendano, non era di una potenza assoluta il ruolo di Moana Pozzi, nell’immaginario di tutti gli spettatori e dei politici che la frequentavano. Perché, in fondo, pagare per averla? Ecco appunto, perché sì!
    Sia Moana, sia loro, si necessitavano l’un l’altro.
    Trovo un’analogia tra il potere che una prostituta sa di avere sugli uomini e quello delle normali belle ragazze che vanno in discoteca per sedurre. Anche adulte, si testano. E si trasformano in energia pura, che brucia, che brucia i neuroni degli uomini incauti, come forse la cera delle ali di Icaro.

  12. marta says:

    gentile Redazione, personalmente non avrei pubblicato il commento di giuseppe83, in quanto, oltre a non essere pertinente allo scritto del prof. Risé è particolarmente “fastidioso” da leggere. grazie, marta

  13. Redazione says:

    sorry Marta!
    la redazione

  14. Alberto Ferrari says:

    Credo non vi sia alcuna contraddizione tra le parole di Claudio Risè e quelle di Benedetto XVI. L’analisi degli archetipi non è un giudizio morale, non capisco come alcune lettrici possano confondere i due piani… Ma forse ciò conferma come ancora una volta sia stato ben gettato il sasso nello stagno: grande è la confusione sotto i cieli tra etica e moralismo, tra tentativi di comprendere i fenomeni sociali spassionatamente ma con competenza e facili giudizi categorici(compresi ovviamente quelli dei maschi feriti).

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