I nuovi maschi faranno i maestri

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 marzo 2011, www.ilmattino.it

Gli uomini torneranno a fare i maestri? È possibile, anche se avverrà gradualmente.
Due sono i motivi di questo ritorno, per ora visibile nella crescita dei maschi tra i candidati a supplenze e insegnamento. Il più evidente è la progressiva perdita di prestigio e di attualità del modello di vita negli ultimi trent’anni: “alti guadagni per alti consumi”. Quello più profondo è il notevole mutamento in atto nelle personalità dei “nuovi maschi”, segnate dalla riscoperta della tenerezza.
Cominciamo dal secondo, che è determinante. Gli uomini stanno cambiando. Chi, come me, osserva il mondo maschile, preoccupato per le evidenti fragilità e squilibri che lo caratterizzavano fin dagli anni 70, non può avere molti dubbi.
L’uomo di oggi, sempre meno prigioniero dell’immagine di forza e autorità ad ogni costo in cui era stato ingessato dalla retorica ottocentesca e dai totalitarismi del novecento, sta ritrovando spontaneità e sicurezza. Non più costretto nel pesante obbligo del comando, sta scoprendo la bellezza delle emozioni, e la possibilità di mostrarle anziché nasconderle.
Tutto ciò lo rende più autenticamente forte e sicuro di sé, e quindi in grado di avventurarsi nel sentimento più delicato: la tenerezza.
Il rapporto di un numero sempre maggiore di padri coi loro figli dimostra che questo processo è ormai stabilmente in corso. E presenta caratteristiche nuove, che si manifestano con evidenza sempre maggiore: nelle coppie unite, durante le separazioni, nell’atteggiamento verso il sociale.
L’educazione sentimentale del maschio, che l’aveva trascurata in modo preoccupante soprattutto negli ultimi due secoli, continua, e sembra difficile immaginare cosa possa interromperla, visto che è portatrice per tutti di maggior benessere.
Come ogni cambiamento profondo, anche questo ha i suoi squilibri e i suoi drammi: quelli degli uomini che non reggono la separazione dai figli, per consuetudine affidati alle madri (anche quando poco affidabili); od i molti travolti da sentimenti che non sanno ancora padroneggiare.
Questo cambiamento consente agli uomini di riprendere gradualmente il ruolo educativo che avevano svolto con convinzione per molti secoli, fino appunto all’Ottocento, durante il quale avevano cominciato a delegarlo alle donne, per dedicarsi alla nascente economia industriale.
La passione educativa del maschile rappresenta la struttura forte, meno opinabile, dell’intera storia della filosofia, da Platone e Aristotele a Agostino fino a Dewey e al pragmatismo americano. Nel novecento, invece, l’uomo che abbandonava la sua vocazione educativa nella società, lasciando la scuola, annunciava già la “società senza padri” che caratterizzò la fine del secolo scorso, di cui oggi paghiamo squilibri e conseguenze.
Certo, la scuola assicura stipendi assai bassi rispetto all’industria, e al terziario. Anche sotto questo profilo, però, ci sono mutamenti profondi. Da una parte la crisi economica, prolungata e forse non rapidamente risolvibile, ha messo in discussione gli scenari più ottimisti legati alle realtà aziendali. Dall’altra la prospettiva di lavori con quozienti di alienazione personale elevata, con compensi magari alti, ma poi investiti nell’obbligatoria gara dimostrativa nello status e nel consumo, è oggi molto meno credibile ed attraente.
Le incertezze economiche, quelle ambientali, la carenza di modelli politici convincenti riportano l’individuo a questioni più personali e profonde. Tra queste, l’uomo si lascia nuovamente affascinare dalla trasmissione del sapere, e della formazione alla vita. Potrebbe finalmente tornare a insegnare.

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5 Responses to I nuovi maschi faranno i maestri

  1. armando says:

    Fosse confermata nel tempo questa tendenza, sarebbe il miglior evento possibile, da definirsi epocale. Non sono del settore, ma a quanto mi consta da amiche insegnanti, c’è un enorme bisogno di presenza forte maschile, nella scuola. Per i motivi che abbiamo spesso discusso di modelli adulti differenziati da proporre ai giovani, ed anche per la maggiore autorevolezza che gli insegnanti maschi pare godano ancora presso le scolaresche, almeno così mi viene detto. Fossi un fautore delle quote, e non lo sono, ci vorrebbero davvero quelle azzurre nella scuola. Ben vengano, dunque, i maestri. Io l’ho avuto alle elementari, e conservo di lui un ricordo indelebile.
    C’è una cosa che mi lascia perplesso nell’articolo. E’ vero che il processo di demaschilizzazione della scuola è inziato molto tempo addietro, ma fino a tutto il secondo dopoguerra i maestri erano ancora molto numerosi. L’accellerazione è stata relativamente recente, probabilmente coeva al boom economico degli anni ’60. Ricordo un bel film, “Il maestro di Vigevano” che parlava appunto di un insegnante appassionato della sua professione, ma alla fine indotto a cambiare professione perchè la sua era screditata presso gli stessi alunni e la moglie ambiva a più soldi. Insomma tutta la società remava contro l’insegnante maschio e non ne percepiva l’importanza. I risultati si sono visti in pochi anni.
    Un’altra cosa: perchè mettere in relazione la riscoperta dell’insegnamento con quella della tenerezza? Non riesco a comprendere esattamente il nesso. Forse più che di tenerezza si dovrebbe parlare semplicemente di riscoperta della “simpatia” verso i giovani da parte degli uomini adulti, e di quel trasporto verso di loro che spinge ad insegnare la vita a chi ha meno esperienza. Comunque sia, sarebbe davvero qualcosa di grande.

  2. Redazione says:

    Lo sfilarsi del maschile dall’educazione è cominciato prima, con l’industrializzazione e, quindi, la diminuzione e poi la quasi estinzione delle botteghe d’arte e mestiere, dove i maestri erano tutti maschi. Quella è stata per secoli la scuola (l’istruzione vera e proprie era riservata alle élites, e veniva impartita da alcuni Ordini religiosi specializzati) Quando si è passati all’educazione di massa il passaggio era già virtualmente avvenuto, la divaricazione dei salari e i modelli di stile di vita (consumismo etc.), ha poi fatto il resto. Ciò che può rovesciare la situazione è il cambiamento avvenuto tra i due generi: oggi molte donne (anche se non si sa fino a quando) sono completamente “prese” nel modello comportamentale e di carattere che il maschile aveva fatto proprio negli ultimi due secoli, e gli uomini sperimentano in numero sempre maggiore una scoperta dell’affettività nelle sue varie sfumature (tenerezza compresa, come si vede nel rapporto coi figli),
    in un modo, per quel che ne so, senza precedenti. Tutto ciò (che sta provocando molti altri fenomeni, a cascata), riporta molti uomini verso la scuola, e potrebbe estendersi molto di più. Ciao, Claudio

  3. Maddalena says:

    Interpreto “tenerezza” come attenzione all’emotività e alla sua cura, aspetti nei quali in questi anni, come diceva il prof. Risé, l’uomo ha maturato esperienza senza che questo vada a confliggere con la propria mascolinità. Mi vengono in mente recenti casi di cronaca nei quali le maestre d’asilo erano “orchi” e, oltre a chiedermi dove in questi casi sia andata a finire la specifica sensibilità nonché la tenerezza per i bambini che le donne generano, crescono, amano, mi domando: com’era la famiglia dove queste educatrici sono cresciute, gli insegnanti che hanno incontrato nella loro formazione, gli esaminatori che le hanno abilitate alla professione, la direzione della scuola dalla quale dipendevano e che le avrà viste all’opera. Nulla, nessuno se ne è accorto. Allora, ben venga nella scuola la presenza del maestro e dell’insegnate maschio, ma molto più importante sarebbe che, oltre alla laurea, gli insegnanti avessero le competenze psicologiche e mettessero come obiettivo primario della loro professione, la cura dei bambini e dei giovani unita ad una comprovata capacità di comunicare e di affascinare, quello che si traduce nel carisma. Solo così il sapere tramandato dal maestro al discepolo diventa passione.
    Per la mia esperienza di madre, troppo frequentemente mi sono imbattuta in architetti maschi o in laureati maschi in materie giuridico-economiche, quali insegnati, nel primo caso alle scuole medie, di Tecnica (le vecchie applicazioni tecniche), e alle superiori, nel secondo caso, di diritto ed economia. La scelta dell’insegnamento era per entrambi un ripiego in attesa di un posto più consono al loro percorso di studi. Insegnanti che hanno attraversato il cielo come meteore, senza lasciare alcun segno del loro passaggio.

  4. Enrico Tosi says:

    Più maschi ad insegnare è positivo; ma si dice che tale evento è legato alla “riscoperta della tenerezza”…Ma la tenerezza non è una qualità femminile? Insomma questi nuovi maestri non saranno femminizzati? Il termine “nuovi maschi” già lascia intendere non si tratta di veri maschi…

  5. Enrico Tosi says:

    Più maschi ad insegnare è positivo; ma si dice che tale evento è legato alla “riscoperta della tenerezza”…Ma la tenerezza non è una qualità femminile? Insomma questi nuovi maestri non saranno femminizzati? Il termine “nuovi maschi” già lascia intendere non si tratta di veri maschi…

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