Torna la voglia di stare insieme

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 9 maggio 2011, www.ilmattino.it

Dopo lunga assenza, si riaffaccia tra le persone l’interesse per il sociale, la condivisione, la ricerca di percorsi e simboli unificanti. I milioni di partecipanti diretti e indiretti a vicende tra loro diverse, come il matrimonio reale e la beatificazione del grande Papa, provano anch’essi, in campi differenti, questo attuale bisogno. La nostra epoca sembra aver esaurito la passione esclusiva per l’individualismo; i cittadini riscoprono il fascino della partecipazione e condivisione.
Perfino nell’ambito più intimo delle persone infatti, nei loro sogni, erano già ricomparsi i riti, le comunità, gli altri; prima di queste celebrazioni anche televisive. D’altra parte anche le tecniche aziendali di gestione delle risorse umane avevano previsto il deperimento dell’individualismo ad ogni costo. Da tempo le aziende hanno notato il bisogno di apertura verso gli altri manifestato dai dipendenti, che rischiano depressioni e cali di motivazioni se vengono chiusi tra i due esclusivi obiettivi della competizione e del guadagno.
Sembra quasi che dopo il lungo ciclo di costruzione collettiva della ricchezza nazionale, iniziato subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e ormai esaurita anche la successiva smania di ostentazione individuale, si stia manifestando un bisogno di “società degli individui”, di aggregazioni collettive, di riconoscimento delle diverse e nuove culture dei vari gruppi che si sono nel frattempo andati formando.
Come è naturale, quel laboratorio di comunicazione e di formazione che è la rete Internet ha il suo ruolo in questo processo.
I diversi gruppi giovanili, ad esempio, hanno imparato a riconoscersi e a comunicare intensamente tra di loro anche grazie alla rete, che suscita poi aspettative di aggregazioni più continuative: incontri, scambi, battaglie comuni.
Qualcosa del genere accade però anche in altri gruppi: minoranze sessuali, orientamenti religiosi, etnici, culturali. Qualche volta tutto si esaurisce in una frenetica messaggistica virtuale; ma più spesso, nel medio periodo, questi contatti suggeriscono l’opportunità di aggregazioni e azioni più concrete. Nascono così collegamenti, programmi, interessi riconosciuti come comuni.
La stessa cosa accade d’altra parte nella vita economica: la comunicazione e collaborazione tra piccole e medie imprese commerciali e industriali dà luogo a nuove opportunità e a un modo di muoversi più coordinato, come accade nelle aziende riunite nell’ormai estesissimo network della Rete Imprese Italia.
Dopo il processo di distruzione delle culture tradizionali, quella contadina, quella operaia, e quella familiare, sconvolte dal caotico sviluppo economico e del sistema di comunicazioni, si ha quasi l’impressione di assistere alla nascita di nuove culture di gruppo. Queste sono certo più limitate, parziali, ed in continuo mutamento rispetto ai grandi modelli di comportamento tradizionali. Però potrebbero gradualmente riempire quel vuoto che è stato il retroterra di tutti i malesseri sociali e i comportamenti devianti e distruttivi che hanno occupato le cronache degli ultimi anni.
È possibile che nascano nuovi gruppi di interesse, nuovi codici di riferimento, e forse anche nuove aggregazioni e nuovi modi di far politica. Non è neppure escluso che qualcosa del genere si stia già manifestando nell’intenso lavorio presente anche nella preparazione, in molte città d’Italia, delle prossime elezioni amministrative.
Cultura ed esigenze del territorio sono infatti tra le anime principali di questo processo di riorganizzazione sociale. Ancora sottotraccia, e tuttavia in azione.

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4 Responses to Torna la voglia di stare insieme

  1. Dario says:

    Questo è uno dei più straordinari articoli che abbia mai letto.

  2. Roberto says:

    Quello che lei dice sarebbe bello! In fondo dice il proverbio “l’unione fa la forza”.
    Il problema è che necessita una educazione alla relazione. Sempre in Carnia conosco una frazione che ha ormai solo più trenta residenti eppure non riescono a mettersi d’accordo tutti insieme per organizzare la festa del paese (S.Lorenzo)
    Abbiamo sulle spalle generazioni di meritocrazia individuale, dove le aziende stesse paradossalmente non favoriscono la collaborazione tra i dipendenti stessi per un obiettivo comune, accecate dal mito della competizione.
    Abbiamo da imparare ad “ascoltare”, a metterci nei panni degli altri (e non i nostri addosso agli altri).
    Ma se quello che lei intravvede fosse vero, è un augurio per le nuove generazioni.

  3. Marta says:

    Risé, grazie!
    sono così preziosi i suoi scritti, non solo per un utilissimo approfondimento dei temi di cui tratta, ma soprattutto perché rispondono ad esigenze interiori.
    Molti pensieri, intuizioni e immagini prendono corpo quando leggo i suoi articoli; è un modo appagante per procedere, aumenta la consapevolezza, i contenuti interiori e personali sono confortati dalle sue riflessioni..
    buon lavoro, sempre.

  4. Maddalena says:

    E’ una bella prospettiva, ma credo ci vorrà del tempo come tutti i cambiamenti. La direzione giusta è quella di saper accogliere la diversità e l’alterità come valori vincendo la tracotanza che spesso accompagna la cultura occidentale dove è stato smarrito il senso del gruppo e della totalità umana non riuscendo a guardare oltre la propria particolarità. Per quanto riguarda il mondo delle imprese, il protrarsi della crisi e della stagnazione economica sta facendo sì che emergano nuove idee che scaturiscono non soltanto dal pensiero calcolante ma dall’immaginazione di persone che attivano strategie di gruppo e di pensiero in modo decisamente più produttivo. Vale la pena consigliare ai manager la pratica delle scienze umane, più che quella delle scienze aziendali ed organizzative. Se i lavoratori si sentono motivati e si identificano nell’impresa muovendosi non individualmente e per il solo fine di un avanzamento di carriera o di stipendio, ma si muovono invece come squadra, significa che è stato investito su di loro in termini passionali ed è proprio la passione è il vero motivo che fa reggere il gruppo nei momenti difficili e diventa invece asse di sfondamento non appena è data la possibilità di esprimersi.”Abbiamo da imparare ad ascoltare, a metterci nei panni degli altri..”, dice Roberto. Già, è proprio vero: solo facendo parte di un gruppo di volontari che si interessano del mondo dei più deboli, ho potuto provare in prima persona il bisogno di condivisione che viene dall’altro. E la forte motivazione che ci spinge ad essere vicino a queste persone diventa a sua volta il collante di un gruppo che come singoli ci rende disponibili l’un l’altro oltre qualsiasi forma di individualismo.
    Per quanto riguarda il mondo della politica e le amministrative in corso, speriamo che i nuovi gruppi e le nuove aggregazioni abbiano modo di esprimersi attivamente sul campo e non abbiano a rappresentare solamente il voto di chi intende optare per un’ azione di disturbo.
    Grazie e un caro saluto.

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