Il delirio di onnipotenza si cura con la Comunità

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 maggio 2011, www.ilmattino.it

Il mondo è sconcertato per i comportamenti di adulti più o meno gravemente fuori controllo: potenti sotto i riflettori del mondo intero, preti di provincia, politici di vario profilo, e tanti altri.
Ci si chiede insistentemente: perché, e come mai? Forse però non si tiene conto abbastanza che ormai da molti decenni, nell’educazione delle persone, il rispetto per gli altri è un valore secondario.
Gli adulti di oggi, anche gli anziani, si sono formati in una morale individualistica.
Il grande funzionario internazionale, come il manager o il politico affermato, è cresciuto da almeno quarant’anni nel mito del successo personale, dove “gli altri” hanno un ruolo di comparsa, di sfondo. Si tratta di un mito che produce da sempre squilibri psicologici perché lascia l’individuo, unica misura del bene e del male, in una posizione di solitudine, e quindi di ansia e di infelicità.
È soltanto quando l’educazione propone uno sviluppo individuale calato in valori comunitari, in relazioni con gli altri, visti non come sudditi o strumenti di piacere ma come persone, che il successo si traduce davvero in una crescita della personalità complessiva, e non in una miccia per lo sviluppo di psicopatologie.
L’uomo ha bisogno dell’altro non in omaggio a retoriche moralistiche o da “pensiero debole”, ma perché altrimenti impazzisce.
L’equilibrio psicologico è sempre un equilibrio tra sé e gli altri. Quando qualcuno conquista una posizione di successo solitario (come ad esempio il “bambino prodigio”), rischia lo scompenso e la follia. E, più tardi, anziché cercare l’altro nell’incontro quotidiano della condivisione della fatica e degli ideali, lo ricerca nella violenza, trasformandolo in oggetto di piacere, di scarico della propria aggressività.
L’ossessione sessuale è l’altro volto del mito del successo individuale. L'”altro”, espulso dall’orizzonte dei valori della vita quotidiana, ricompare ossessivamente come preda che si è costretti a inseguire, vittima da conquistare.
Il mito del successo e dell’affermazione individuale, con la solitudine e il disordine psichico che ne conseguono, sono legati a fenomeni più vasti (e tra loro legati), di cui sono in un certo modo la conseguenza: la crisi dell’esperienza religiosa e le fantasie di potenza della scienza.
La crisi religiosa deriva da quel lungo processo (detto di secolarizzazione), che almeno dal 700 in poi allontana l’immagine di Dio dalla vita quotidiana dell’uomo, che si riduce alla relazione con oggetti e possessi materiali (tra i quali quelli affettivi).
La scomparsa di un Padre trascendente provoca l’indebolimento del rapporto coi padri terreni e con le norme di cui sono (o dovrebbero essere) testimoni, ed anche la difficoltà di un’autentica fratellanza con gli altri uomini.
Da un certo punto di vista, se non c’è più un Padre, non possiamo più essere fratelli, e neppure padri. Per questo i preti soffrono in modo particolarmente drammatico della “secolarizzazione”, nella quale stentano a volte a mantenere un equilibrio, e a non trasformarsi, da padri, in cacciatori di vittime.
La pedofilia non nasce solo da indisciplina sessuale, ma anche da una crisi religiosa. L’ideologia poi dell’onnipotenza della scienza, come anche quella dell’onnipotenza dei mercati, accentuando lo strapotere dell’individuo, non fanno che renderlo più solo ed accentuarne i potenziali squilibri. Non per niente la storia della scienza, come quella dell’economia sono ricche di patologie, che non sempre riescono a rimanere nascoste.
Diventare Dei rimane difficile, forse impossibile. È questa l’origine delle follie contemporanee.

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5 Responses to Il delirio di onnipotenza si cura con la Comunità

  1. Alessandro says:

    Allora, caro Claudio, come si ri-scopre questo Padre? Dove cercarlo?

  2. Thomas says:

    Guardando la natura penso di aver capito cos’è un Padre.

    Il gran Sole alla mattina, si leva.
    Si Dedica.

    Non dice: -ma…forse devo…non so se devo…magari…-
    Non ha esitazioni, sorge.
    Si Dedica.

    Quantà Volontà ha il gran Sole, quanto è Responsabile!

  3. Maddalena says:

    Abbiamo perso il senso del limite, a mio parere, e con esso anche la figura e il riferimento del Padre. Sto leggendo con grande interesse l’ultimo libro del prof. Risé “Guarda Tocca Vivi – Riscoprire i sensi per essere felici”, ed al capitolo riguardante il senso di sé e il senso del limite viene preso in esame il caso di M. Jackson. La pop star in questione, come numerosi altri esempi di personaggi di successo e di potere, incapace di porsi dei limiti che riguardavano la propria identità sessuale ed anagrafica e il colore della pelle, è riuscito a distruggersi per toccare con mano l’oltrepassamento di un limite posto dalla natura.
    L’altro non come condivisione di ideali e di esperienze, ma come mezzo per l’esercizio del proprio potere. Un bisogno a volte sessualmente incontenibile come riporta il caso alla cronaca internazionale di questi giorni, tanto da sfociare nella violenza. Se poi la natura ad una certa età fa il proprio corso cosa c’è di meglio del provare ad abbattere questo limite attraverso l’uso di additivi chimici? E forse il piacere, per chi non cerca il sentimento, sta proprio qui: nella celebrazione della propria potenza attraverso l’abbattimento del limite.
    Sono d’accordo con Thomas, abbiamo molto da imparare dalla natura quale grande esempio di coerenza, di rispetto delle regole e di accettazione del limite: la natura come Padre che contiene e che indica la giusta direzione.

  4. Alessandro says:

    Comunque, mi sto convincendo sempre più che se il padre manca, e le figure sostitutive non sono molto migliori, occorre affidarsi a quello Celeste.

  5. karol says:

    E’ proprio vero che quando manca un padre, che comprende e che guida, si ha un buco nel cuore. E siccome istintivamente si cerca di colmare ogni buco, lo si riempie con i propri desideri, che spesso possono diventare patologici. Il desiderio di essere stimati e amati (desiderio buono)che se però non viene appagato diventa desiderio di essere ammirati, apprezzati, sempre di più fino all’ossessione di voler essere quasi idolatrati. Chi imbocca questa strada non se ne rende veramente conto. Il problema è che il buco nel cuore non solo non si colma, ma aumenta, fa sempre più male, corrode e risucchia tutte le altre positività della persona.
    Abbiamo sì, tanto bisogno di padri, ma di padri amorevoli, intelligenti e disponibili. Solo così possiamo imparare a nostra volta ad esserlo, o a essere madri, perchè questa capacità non si riesce ad inventarcela: la si riceve e poi la si trasmette. Karol

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