Vuoti ideali e follie omicide

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 25 luglio 2011, www.ilmattino.it

Attenzione a non consolarci per il fatto che (forse) dietro i morti in Norvegia non ci sono né islamici né nazisti, ma solo la personalità paranoide di Anders Brejvick. Col corredo tipico di questi casi: la passione per le società segrete; la distinzione tra i superuomini e gli «indegni di vivere», quindi da sterminare; le fobie sociali e l’ossessione della morte.
Queste personalità, infatti, esprimono l’inconscio collettivo, di tutti, e rappresentano “pezzi” anche della nostra psiche. Non vengono dal nulla, sono l’“Ombra” potenzialmente omicida delle nostre società industriali e pacifiche, come il signor Hyde lo era della Londra vittoriana.
Di cosa si nutrono questi personaggi, e con loro gli aspetti, magari inconsci, delle nostre personalità che loro assomigliano, anche se non ce ne accorgiamo? Di alcune delusioni, anzitutto, nascoste dietro la follia. Leggi il resto dell’articolo

Godetevi la vita: il risveglio dei sensi

Guarda Tocca Vivi(Di Benedetta Frigerio, da “Tempi”, 20 luglio 2011, www.tempi.it)

Ma quale vittoria della materia, è il trionfo della disincarnazione. Ci siamo sbarazzati di una fede formale e abbiamo finito per imporci catene anche peggiori. Quelle dell’immagine. Risé alla guerra per un’autentica liberazione del corpo

L’aveva già capito Gilbert Keith Chesterton che «il diavolo non può rendere cattive le cose, esse rimangono come erano il primo giorno della creazione. Solo l’opera del cielo era materiale, la creazione di un mondo materiale, l’opera dell’inferno è totalmente spirituale». Una fuga dalla contingenza, quella descritta dallo scrittore inglese, oggi più che mai attuale. Lo psicoterapeuta Claudio Risé ne ha indicato le fattezze, i pericoli e le vie di scampo in un libro, Guarda, tocca, vivi. Riscoprire i sensi per essere felici (Sperling & Kupfer). «Perché, anche se potrebbe sembrare il contrario, nella nostra società lo spirituale trionfa sul materiale, il proibizionismo sulla libertà, lo svilimento dei sensi sul godimento», osserva Risé a Tempi.
Eppure su giornali, in tv e nella pubblicità le immagini di corpi e materia impazzano. Mentre il sesso è ormai completamente sdoganato e a cominciare dall’adolescenza diventa sempre più una forma di dipendenza. Ma Risé mette in guardia dall’apparenza: «La nostra civiltà sembra esaltare la fisicità e la sessualità, in realtà le svilisce, scambiandole con la loro immagine». Viviamo nell’era della visualizzazione. Della scena ridotta alle misure dello schermo. Dove non si odora più, non si gusta, non si tocca e si ode a una sola dimensione. Il corpo è ormai etereo, plastico. E la sua rappresentazione irreale. Non è più vissuto né usato interamente, così se ne è perso anche il valore spirituale. È come se cercando di fuggire la materia per vivere lo spirito avessimo perduto entrambi». Leggi il resto dell’articolo

Ritorno ai cinque sensi. Anzi, agli otto

Guarda Tocca Vivi(Di Cesare Cavalleri, da “Avvenire”, 13 luglio 2011, www.avvenire.it)

«L’uomo moderno ha sognato di sostituire i sensi con strumenti tecnologici, con centrali di informazioni precise, pronte a connettersi e comunicare al suo bisogno o comando. Si è così realizzata la fantasia di collegare direttamente la mente umana al mondo, tagliando fuori il corpo, fardello da sempre ingombrante e, dopo l’abbandono dei sensi, terreno di caccia della cosmetica e della chirurgia estetica». Lo scrive Claudio Risé in Guarda tocca vivi. Riscoprire i sensi per essere felici (Sperling & Kupfer, pagine 214, euro 16,50), e ha perfettamente ragione.
I sensi non sono soltanto i noti cinque sensi (tatto, vista, udito, olfatto, gusto), ma bisogna aggiungerne altri tre: il senso del sé, il senso del movimento, il senso dell’altro, ed è a questi tre ultimi che Risé dedica le pagine più interessanti di un libro già interessante di suo.
Il Sé è il centro complessivo della personalità conscia e inconscia, e siamo chiamati a prenderne gradualmente coscienza, fin da quando, da bambini, abbiamo cominciato a dire “io” (l’io e il sé non si sovrappongono senza residui, ma in questa sede sorvoliamo). Leggi il resto dell’articolo

Il mondo delle spiate

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 luglio 2011, www.ilmattino.it

Il mondo è degli spioni? Viene da pensarlo, dopo che il più grande editore del mondo è finito nei guai per aver spiato in vari modi gran parte della popolazione inglese, compresa l’intera famiglia reale. Già prima di questo episodio, comunque, spiate, intercettazioni, informazioni confidenziali occupavano da mesi (o anni), l’intero sistema di comunicazione.
Come mai il frugare nella vita degli altri, famosi o sconosciuti, assicura ricchezza e potere? Dove nasce la passione della spiata?
Va detto subito che la voglia di ficcare il naso nella vita degli altri non è solo un’invenzione dei tempi moderni. L’occhio dell’essere umano è sempre stato attento a cosa faceva il suo vicino. Sia perché in tempi più rozzi da ciò poteva dipendere la tua stessa vita, sia perché l’uomo è un essere relazionale e ciò che fa l’altro lo interessa, può dischiudere nuove attività, prospettive, piaceri, e, naturalmente, conflitti. Leggi il resto dell’articolo

Psicologia della corruzione

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 luglio 2011, www.ilmattino.it

Il corrotto è il grande protagonista dei nostri giorni. Tanto da occupare ormai da tempo, nei paesi sviluppati, il centro dell’attenzione collettiva. Non solo nelle cronache politiche e giudiziarie, dove naturalmente troneggia, ma anche in quelle finanziarie, militari, ecclesiastiche, accademiche.
Chi è però il corrotto, qual è la sua psicologia, come si diventa tali? Cosa favorisce la moltiplicazione dei corrotti, perché in certe epoche essi si moltiplicano, e in altre sembrano sparire?
L’osservazione empirica, sia statistica che clinica, toglie di mezzo alcuni diffusi luoghi comuni sull’argomento. Leggi il resto dell’articolo

L’autorità in declino

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 luglio 2011, www.ilmattino.it

Può svilupparsi una società senza padri, senza maestri, senza figure d’autorità, senza miti condivisi?
Viene da chiederselo dopo aver letto lo studio “I miti che non funzionano più”, firmata dal Censis, istituzione invece ottimamente funzionante nello studio della società italiana.
Il suo responsabile per le Politiche sociali, Francesco Maietta, è netto: “L’eccesso di individualismo e di libertà (…) ha infranto le figure simbolo dell’autorità: il padre, l’insegnante, il sacerdote”.
Potremmo aggiungercene, a dire il vero, tante altre: i politici, gli operatori della giustizia, i bigliettai, chiunque insomma si trovi a ricordare una norma, da cui consegue un comportamento. Tutti costoro faticano oggi a svolgere il proprio lavoro. Leggi il resto dell’articolo