Il superintelligente tradito dall’inconscio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 1 agosto 2011, www.ilmattino.it

Come mai persone potenti e superintelligenti fanno sorprendenti stupidaggini, che potrebbero costare loro quell’autorità e riconoscimento pubblico cui hanno lavorato per una vita? Perché un ministro lucidissimo e molto ricco, noto per lo stile sobrio e schivo, diventa inquilino di un personaggio che insegue consumi vistosi e visibilità discutibili? Per non parlare dei raptus sessuali di geni della finanza internazionale, e di tutti gli altri episodi di leader improvvisamente istupiditi.
Lasciamo da parte l’etica (che rimanda ad altre competenze). E rimaniamo nell’osservazione psicologica. Qui vediamo quotidianamente, in ogni terapia, che il malessere nasce da uno squilibrio tra la parte “bella”, quella con la quale ci si identifica e che si desidera mostrare di sé, ed il suo opposto, presente in tutti ma che si sceglie di ricacciare, non esprimere anzi negare. A suggerirci questa scelta, prima della morale e dei suoi criteri, c’è l’intelligenza, che ci dice che il disordine e la maleducazione non portano lontano.
Solo lo stupido, oppure la personalità del tutto criminale, può scommettere sul successo della trasgressione: la persona intelligente sa che nel lungo periodo (quello che interessa a lui), il disordine è sempre perdente. Per questo diventa “bravo” a tutti gli effetti. Magari (anzi spesso) antipatico, poco popolare, poco amato; ma “bravo”: composto, inattaccabile, uno che il mondo stima e ammira.
E il “cattivo”, il discolo, il cafone, lo sciocco, tutti questi aspetti che pure esistono in ognuno di noi dove vanno a finire? Cacciati nell’inconscio, come aveva visto il fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud negli squilibri dei potenti della Vienna imperiale, e ancor prima di lui lo scrittore Robert Louis Stevenson, descrivendo nei suoi romanzi i fantasmi della Londra vittoriana.
Nell’inconscio, in questa zona lontana dalla coscienza, quindi ignota anche a noi stessi, le nostre parti “cattive”, a contatto con l’inconscio collettivo, vale a dire con l’immaginario negativo del nostro tempo, diventano ancora peggiori. Soprattutto difficili da governare, anche perché non le riconosciamo come nostre (le “rimuoviamo”).
Nella storia sono state escogitate diverse soluzioni per osservare e mettere sotto controllo l’inconscio: dalla confessione cristiana al “servizio militare”. Istituzioni oggi in crisi, anche perché legate ad un principio d’autorità ormai fracassato dal processo di secolarizzazione. Certo c’è la psicoterapia, la psicoanalisi, o il più agile “coaching” oggi praticato nelle aziende, ma è molto difficile che i superintelligenti, abituati ad essere al di sopra di tutto e di tutti, si sottopongano a queste pratiche che partono, come l’antica confessione, dal riconoscere la propria miseria.
Il potente superintelligente tende, per debolezza assolutamente umana, a diventare arrogante, ed in questo modo perde le occasioni per riconoscere le tracce della propria Ombra, dei propri aspetti inquietanti e pericolosi. Siccome però quegli aspetti esistono, e sono anche nostri, accade che li si cerchi negli altri, accettando così intimità sconvenienti. Allora improvvisamente si mette a tacere la fredda lucidità dell’intelligenza e si accetta di provare il brivido dell’incoscienza e della stupidità, presi dall’attrazione dell’abisso che si apre subito dietro di essa.
Il “cattivo”, o l'”equivoco”, rifiutato fin dall’infanzia studiosa si ripresenta nella maschera del collaboratore inspiegabilmente promosso a braccio destro, o della cameriera troppo servizievole.
L’umiltà servirebbe appunto a riconoscerlo prima, per tenerlo a bada.

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One Response to Il superintelligente tradito dall’inconscio

  1. Luis says:

    Riconoscerllo prima in pratica cosa vorrebbe dire? Quanto “compromettersi” con esso? se lo si scopre dopo entra in forte attrito con la nostra “superidentità” e ci fa a pugni ; )

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