L’eroe delle vacanze

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 15 agosto 2011, www.ilmattino.it

Ferragosto, come Pasqua e Natale, è uno degli snodi, anche psicologici, dell’anno. Tutti segnano un cambiamento dell’umore e del sentire, un prima e un dopo, aprono bilanci, e chiedono energie per nuovi progetti.
In questi giorni le vacanze stanno spesso finendo, e più le abbiamo attese più ci chiediamo come siano davvero andate. Intanto pensiamo già allo scenario del ritorno alla routine quotidiana, e non riusciamo a non pensare, almeno fuggevolmente, alle prove che ci aspettano.
Il bilancio dopo vacanze non è dei più facili, così come tutt’altro che semplice è stato, per solito, attraversare questo periodo così atteso.
Le richieste di terapia post vacanza sono frequenti, e molto spesso non semplici da affrontare. Una delle principali difficoltà deriva dal fatto che spesso ci si aspetta dalle vacanze una quantità di cose, in parte contradditorie: riposo e divertimento, conferme affettive ma anche novità, benessere fisico e socialità intensa. Poiché bisognerebbe avere sette diverse vite e sette diverse personalità per realizzare programmi così estesi, accade spesso che le vacanze un po’ di amaro in bocca lo lascino. Tanto più poi che ognuna di quelle aspettative ha i suoi costi economici, fonte spesso di ulteriori problemi.
In questi bilanci post vacanza si finisce dunque, per solito, col riconoscere che le vacanze più felici e riuscite sono proprio quelle dove siamo stati capaci di limitare i nostri obiettivi in proporzione alle nostre forze e risorse. Anche se tardiva, questa scoperta ci può aiutare a realizzare risultati ancora migliori alla prossima occasione.
Un aspetto sicuramente positivo delle vacanze, ma che non viene per solito valutato come tale, è l’addestramento alla novità e all’inaspettato (anche scomodo e difficile da risolvere), che esse spesso rappresentano. Molto frequentemente, infatti, in vacanza entriamo in contatto con situazioni nuove e diverse: luoghi e persone che non conosciamo bene, abitudini e ritmi di vita diversi dai soliti. Tutto è diverso.
Se siamo pronti all’inaspettato, a reagire con flessibilità alle situazioni che si presenteranno, tutto andrà bene, ed alla fine ci sentiremo comunque più forti e soddisfatti di noi. Se invece, magari seguendo le parole di amici o operatori del settore, ci saremo costruite delle aspettative troppo definite, l’inaspettato, quasi inevitabile in queste occasioni, ci spiazzerà e ci farà arrabbiare, o peggio deprimere.
E’ un atteggiamento sbagliato perché in realtà il turista in vacanza, che deve magari dormire in aeroporto, o ricomprarsi i bagagli rubati dalla macchina chiusa (o sul nastro dei bagagli in arrivo), si dimostra spesso un vero eroe. In circostanze difficili, dà prova di flessibilità, resistenza e intelligenza notevoli, che gli saranno poi molto utili nella vita quotidiana. Poiché tuttavia l’aspetto di “prova di resistenza” delle vacanze non viene per solito messo in conto prima che inizino, chi l’ha affrontato, e superato, si sente “sbagliato” e incapace, invece di mettere a frutto le prove per nutrire un legittimo “senso di sé”.
Dalla maggior parte dei bilanci post vacanze, che diventano poi utili promemoria per i futuri periodi di ferie, emerge così l’utilità di un atteggiamento pragmatico e personale, e non “ideale” e collettivo, sia nel programmarle, che poi nel viverle.
Le vacanze sono le tue, e quelle del nucleo (anch’esso fatto di persone, con proprie caratteristiche) che le passa con te. Vanno dunque preparate, e vissute, con riferimento a te, e a voi, senza lasciarsi invadere dalla preoccupazione di cosa gli altri facciano o preferiscano.

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