L’Europa è malata. Nella testa

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 settembre 2011, www.ilmattino.it

Il declino dell’Europa preoccupa il mondo. Dall’americano Tim Geithner ai Brics (i Paesi più ricchi del globo), tutti invitano l’Europa a svegliarsi, a produrre e creare ricchezza, non debiti. Si punta il dito verso l’economia mal gestita. Siamo sicuri che l’origine del male stia lì?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità dell’ONU ricorda che nell’ultimo anno il 27% della popolazione europea ha sofferto di almeno un tipo di disturbo mentale.
L’Europa è malata. Innanzitutto nella testa.
Soltanto tra la popolazione adulta (che non è peraltro messa peggio di quella giovanile) 83 milioni di persone sono state colpite. Si tratta di una quantità impressionante di malessere, invalidità e di costi sociali. E’ però una stima approssimata per difetto, perché si è tenuto conto solo delle patologie più note ed evidenti, e non si sono raccolti i dati sulle persone di più di 65 anni, il gruppo in cui compaiono gran parte delle malattie mentali degenerative dell’età avanzata.
Tra i giovani poi, oltre il 20% dei soggetti in età evolutiva soffre di una qualche forma di disturbo mentale; un quadro nel quale il suicidio diventa oggi la terza causa di morte in età adolescenziale.
Parallelamente si assiste a un imponente aumento dei disturbi del comportamento, correlati innanzitutto a situazioni di dipendenza da droghe e alcool ed a problemi relazionali.
Il futuro è poi, secondo l’OMS, ancora meno tranquillizzante del presente. Nel 2020, secondo le ultime valutazioni dell’Organizzazione, una parte ancora più consistente della popolazione soffrirà di disturbi psichiatrici.
Il malessere giovanile inoltre sembra annunciare guai anche per il futuro, dato che una percentuale importante delle persone sofferenti in età adulta hanno avuto le prime manifestazioni in età evolutiva.
La pessima situazione psicofisica della popolazione europea non sembra certo una premessa favorevole neppure per aiutare una ripresa e un rilancio della situazione economica. Lo sviluppo è sempre una manifestazione di salute mentale e di una visione positiva della vita, non può nascere da menti e corpi indeboliti da patologie psichiche coi loro frequenti comportamenti autodistruttivi. Però, quando si parla dei vari aspetti della “crisi” europea (e naturalmente italiana), quelli politici, economici, culturali, non li si collega mai al quadro psicologico, e a quello psichiatrico.
E’ questo uno degli aspetti meno considerati dello “stigma”, dell’esclusione e dell’artificiale “apartheid”, separatezza, nella quale viene mantenuto il mondo della malattia mentale. Senza considerare che, di fronte a malesseri e numeri così elevati nessuna separazione è possibile.
Se il 30% della popolazione adulta è colpito, è chiaro che questo comprende anche una parte considerevole della classe dirigente, dei decisori politici ed economici, del mondo dell’insegnamento e della giustizia.
E’ allora sterile ridurre ogni singolo episodio a casi individuali, senza inserirli nel loro quadro generale, che è quello (illustrato ad esempio dagli studi dell’Oms), rappresentativo di una società malata. Di cosa esattamente? La risposta esige cautela. E’ difficile però non pensare ad una relazione tra le patologie più diffuse, come l’assunzione di sostanze intossicanti, i disturbi alimentari e le patologie fisiche ad essi correlate (la crescente diffusione del diabete ad esempio), le forme euforiche e depressive, l’ansia, e gli stili di vita delle nostre società ancora ricche, ma in ripiegamento, e soprattutto, sempre meno motivate e motivanti.
Il volto psichiatrico della crisi andrebbe invece investigato con attenzione.

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7 Responses to L’Europa è malata. Nella testa

  1. Anarch says:

    Condivido questa analisi che ci consegna un quadro “drammatico” della crisi, andando alle sue radici, dove il dato economico e quello psicologico si intrecciano.
    Il carattere stesso di larghi strati della popolazione europea mi sembra cambiato (a mio giudizio a causa dell’assenza paterna collegata alla crescita dei sistemi politici statalisti), manca forza morale e intellettuale, è tutto zavorrato dal passato ed orientato al presente. Situazione tipica delle società vecchie, in realtà infantilizzate, edoniste, incapaci di guardare al futuro, di risparmio e di sacrificio.
    Questo lo si vede a livello sistemico ma anche per esempio da molte nostre postazioni di lavoro, dove la crisi si manifesta in una giungla neobarbarica di individui prepotenti ed egoisti attaccati ad insensati ed anacronistici privilegi, battezzati “diritti acquisiti”.

    Anarch

  2. Luca says:

    collettivo Vs individuale, il punto dell’articolo, forse. Parlare di un giovane broker “malato” che crea da solo un danno da due miliardi e mezzo (sic!) e’ più rassicurante che parlare di un intero sistema in crisi! Che poi il punto sia la corruzione (come io credo in Italia), la malattia “in the head”, o l’aberrazione che pochissimi abbiamo in mano moltissimo (ma non equivalente moltissima saggezza, o minor emotività), questo resta tutto da vedere. Interessantissima, come sempre, l’ipotesi (…o documentata constatazione?) di Rise’.

  3. TulsaOK80 says:

    Condivido quanto è stato scritto. Solo una curiosità/impressione: il nord Europa, per esempio, dove è più debole o quasi inesistente l’archetipo della grande madre ma dove sembra non esserci neanche “la famiglia” (padre incluso) sta nel complesso meglio o peggio dei Paesi”grandematerni”? Sono questi ultimi ad avere una concezione morbosa della “famiglia”? In poche parole, mi sembra che nemmeno il “non gran-materno nord” sprizzi salute da tutti i pori, del resto Risé parla di Europa malata nel complesso.

  4. Carmelo says:

    Leggendo l’articolo(molto bello) pensavo: si parla solo di Europa e non di società occidentali in genere. Sembrerebbe quindi che in Europa ci sia uno scarto anche rispetto alla società americana(da sempre avamposto dei cambiamenti europei). Eppure anche l’economia americana non è che navighi in buone acque, anche se probabilmente è meno esposta di quella europea. Dunque il vecchio continente soffre di una malattia sua specifica? Sarebbe interessante approfondire questo confronto.

  5. TulsaOK80 says:

    @Carmelo: non mi meraviglierei se mi si confermasse quanto mi raccontava un mio professore e cioe’ che l’America (“avamposto” o spesso tale- dei cambiamenti, dei mali ma pure dei rimedi e degli anti-corpi) da subito mette al fianco dei suoi noenati figli (pazzi “nella testa” o potenzialmente pazzi) un bravo psicologo. E noi in Europa? Se poi il vecchio continente soffra di una sua specifica malattia, sì.. sarebbe interessante discuterne.

  6. Redazione says:

    Tutto molto interessante. Non posso rispondervi perché sono in partenza (per Londra, appunto), senza computer ma lo farò appena torno. Ciao a tutti, Claudio

  7. Redazione says:

    Eccomi. @ Tulsa Il nord Europa (Scandinavia) è poi abbastanza variegato al suo interno (sono paesi con grandi differenze di carattere e culturali), ma Norvegia e Svezia sono molto ricche, con monete forti e niente debiti, e la Finlandia (ma anche gli altri) hanno scuole molto avanzate e ben funzionanti. Che poi questo non dia la felicità è certo, ma ciò non di deve portare- secondo me- portare ad autoassolverci per i nostri sperperi e l’aver fatto a pezzi il sistema educativo, come tante altre cose. @ Carmelo: forse lo specifico della malattia Europea è la sua vecchiaia. L’America è risuscita a rimanere, anche con e per il suo melting pot, una specie di paese di “frontiera” come ai tempi del west, con una “frontiera mobile” ideale e fisica, sempre presente e in movimento, e insieme con questa sua religiosità anche strana o bacchettona, ma che comunque le impedisce di sprofondare nel cinismo in cui noi sguazziamo felici, senza renderci conto del forte rapporto tra cinismo e stupidità. Ciao, Claudio

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