I preziosi confini delle passioni

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 ottobre 2011, www.ilmattino.it

Se un bambino non protesta mai qualcosa non va bene, lo sviluppo vitale rischia di incepparsi. Anche protestare sempre, però, lo danneggia: fa del grido la sua attività principale, distogliendolo per esempio dal gioco, dall’osservazione, e da altri momenti indispensabili per lo sviluppo.
Lo stesso accade negli adulti, e nei gruppi umani. L’indignazione è necessaria, ma non basta a definire un’identità. Lascia un vuoto che altri riempiranno. Stravolgendo, spesso, le posizioni iniziali.
E’ quanto rischia di accadere nei gruppi di indignati che, partiti da posizioni pacifiche, a volte ludiche e burlesche, sono stati recentemente invasi da roghi e barricate. Ciò che accade nel gruppo riproduce ed amplifica quanto spesso si manifesta nella personalità di chi vi partecipa.
L’indignazione è un ingrediente indispensabile della passione, cui è dedicata questa rubrica. L’opposto dell’indignazione è, infatti, l’indifferenza: il sale amaro che spegne ogni passione. Uno dei problemi principali delle passioni è però evitare che la loro forza trascinante indebolisca l’individuo, il soggetto umano, portandolo a fondersi con l’esterno, l’altro, l’oggetto della sua passione, amorosa o indignata che sia.
Anche per questo, nel Medio Evo, l’amante – poeta – trovatore di notte metteva una spada tra sé e l’amata: per impedire la fusione tra i due, che avrebbe portato alla perdita delle rispettive identità. Quando si accende il fuoco passionale, nella rabbia come nel desiderio, individuale o collettivo, bisogna fare attenzione a non venirne bruciati.
Ecco perché, nel bambino come nell’adulto, nell’individuo e nel gruppo, è essenziale che venga creato un ritmo tra il divampare passionale (nel quale l’altro ha sempre un ruolo centrale, amato o odiato che sia), e l’azione personale, dove il soggetto torna a “farsi i fatti propri”. Oppure, ancora meglio, realizza programmi concreti, in cui mette in atto come proposta o realizzazione i principi che l’avevano spinto ad indignarsi, ad amare o a odiare, insomma ad appassionarsi.
Quando questo ritmo tra il calore della fiamma collettiva e la limpidezza della riflessione fredda e personale, e questa distanza tra sé e l’oggetto delle propria passione vengono persi, si crea una confusione non più creativa ma distruttiva. L’oggetto delle propria passione, indignata o amorosa che appaia, diventa una fissazione persecutoria, che assorbe tutte le energie dell’individuo o del gruppo, e tende ad impedire ogni altra attività o sviluppo di idee o programmi personali. Come quando un bambino incontra la “maestra cattiva”, che non lo tratta con giustizia ed equanimità, e lui – senza avvedersene – lascia che la sua rabbia distorca tutta la propria percezione del mondo e degli altri (purtroppo accade più spesso di quanto si creda).
La passione diventa paranoia, l’amore monomania, il desiderio violenza.
Negli stalker avviene lo stesso processo, che nasce sempre dal rifiuto della distanza (la spada dei trovatori), insopportabile per chi è nella posizione dell’immediatezza, della fusione infantile con la madre, e della protesta contro di essa.
Il rischio più grosso, allora, è che l’Io, indebolito dell’abitudine a definirsi “contro” qualcosa e/o qualcuno, e non “a favore” di precisi programmi ed azioni personali, venga invaso dalle pulsioni violente, individuali e collettive, sempre pronte (come i black bloc) ad occupare ogni spazio psicologico lasciato libero dal soggetto umano.
Definire identità ed obiettivi, che diventano così i propri preziosi confini, è il modo migliore per evitare il passaggio dalla passione alla con/fusione.

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2 Responses to I preziosi confini delle passioni

  1. e. says:

    Ma che bello, Prof. Risé!
    Fondamentale per capirsi e per capire cosa ci accade attorno.
    E’ un tema importantissimo. Penso che sia proprio nella dialettica passione-indifferenza, attività-riposo, partecipazione-ritiro che si sviluppa la personalità.
    E.

  2. Carmelo says:

    Bella, e vera, questa disamina dell’indignazione. C’è un altro sentimento però, abbastanza diffuso, e molto poco declamato (perchè molto scorretto e poco rispettabile), che si accompagna all’indignazione della piazza: l’oscuro compiacimento. Il piccolo borghese che in piazza a manifestare non ci va, che snobba la “volgarità” della piazza, che condanna la violenza (da un punto di vista razionale, forse, anche in buoba fede) e poi, oscuramente, si compiace della violenza della piazza. E siccome la psicanalisi, e questo blog, ci insegnano che ciò che viene rimosso si rafforza e ricompare, prima o poi, più forte di prima, meglio conoscerlo questo compiacimento. Questa percezione di una classe politica meschina che (incoffessabilmente) vorremmo impiccata, come a piazzale Loreto.

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