La personalità inclusiva e la curiosità per il diverso

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 ottobre 2011, www.ilmattino.it

Qual è il sintomo più preciso dell’equilibrio psicologico, negli individui come nei gruppi? L’interesse per la differenza, per la varietà, per la molteplicità dei caratteri e delle posizioni.
L’Io forte è un Io tollerante. Quando le avversioni, le rabbie e indignazioni si moltiplicano, quando il diverso non ci interessa, ma ci è intollerabile, allora vuol dire che il nostro equilibrio vacilla.
Così accade anche nei gruppi, nelle aziende, nei partiti.
L’equilibrio è curiosità, e tolleranza. Accettare, ed anche interessarsi alle diversità altrui, dei figli, degli stranieri, di chi è diverso da te, non richiede particolari qualità morali. Rivela piuttosto una psiche tranquilla, perché capace di colloquiare e confrontarsi con i diversi lati della nostra personalità: il giovane in ricerca, lo “straniero” (aspetti di noi ancora non conosciuti), il “dissidente” (le tendenze polemiche, oppositive).
La psiche, infatti, non si riduce all’uno o due aspetti che noi riconosciamo in noi stessi, ma è un teatro di personaggi in continuo movimento. Dalle sue scene e azioni, in gran parte inconsce, nascono poi le nostre emozioni, le nostre nuove passioni, i nostri innamoramenti e le nostre delusioni. I nostri sogni, o ciò che di essi rimane dopo il risveglio, sono (come hanno mostrato le psicologie del profondo) flash su queste forze, in parte ancora ignote, che si muovono nella nostra psiche. Al risveglio, ci innamoriamo di persone che personificano aspetti di noi che cominciano a piacerci, a eccitarci; odiamo autorità del cui peso non riusciamo a liberarci nel nostro sentire; amiamo paesaggi in cui avremmo bisogno di immergerci.
La personalità equilibrata, curiosa della diversità altrui, è in genere aperta anche ai propri aspetti nuovi, o “dissidenti” rispetto alla linea d’azione finora seguita. Può anche non saper nulla di psicoanalisi e non ricordarsi affatto i sogni, ma è istintivamente capace di “fare spazio” alle nuove idee, ai nuovi aspetti affettivi o cognitivi che premono nell’incessante movimento che caratterizza la vita umana e la sua organizzazione cerebrale. È istintivamente “inclusiva”, non tanto perché l’ha detto l’arcivescovo o il partito, ma perché è curiosa, vitale, interessata dal nuovo, dal germoglio che spunta dalla terra.
A volte invece questa curiosità manca, magari perché l’educazione familiare o scolastica l’ha presentata come sciocca, dispersiva, o poco razionale. Oppure perché l’individuo s’è abituato presto a rifiutare pezzi importanti della personalità, e questo l’ha reso sempre più insicuro, meno capace di confrontarsi con ciò che bolle nella pentola della sua anima, o si infiamma nelle connessioni del suo sistema nervoso. Nasce così la personalità esclusiva, tendenzialmente autoritaria, ma soprattutto poco curiosa dell’altro, del diverso, perché timorosa di ogni novità che potrebbe mettere modificare il proprio equilibrio psicologico, a livello profondo percepito come precario.
Questa intolleranza verso l’altro, che nasce dall’insofferenza e la paura verso aspetti non conosciuti e non accettati di sé, è poi alla base psicologica della violenza. Quella contro di sé, con atti o comportamenti autolesionistici (abusi, dipendenze, incidenti), e quella contro gli altri di cui le violenze, private o di piazza, sono una delle manifestazioni preferite.
L’io tollerante si rafforza nelle relazioni con gli altri: famiglia e società. Gli aspetti equilibrati della società ci insegnano che la diversità (finché ci rispetta) è legittima, e spesso è una risorsa, quelli autoritari ce la presentano come pericolo. Qui nasce la violenza.

Advertisements

One Response to La personalità inclusiva e la curiosità per il diverso

  1. Roberto says:

    Articolo interessante e condivisibile.
    Notevole che abbia elencato nei contesti in cui si verifica quanto descritto, anche l’azienda.
    Ho letto un libro (Management 3.0 di J.Appelo) in cui descriveva come il processo di assunzione assomigli al processo di riproduzione delle cellule tramite RNA. Si tente ad assumere sempre “lo stesso stampo” di persone. E se per caso finisce in azienda qualche “diverso”…. be’ per quel diverso è dura (personalmente ne so qualcosa).
    Invece le differenze integrate rendono il sistema più resiliente.
    Il re Stefano, primo re d’Ungheria, scrisse nei sui appunti per il regno una frase simile: Una nazione ove gli abitanti parlino tutti una ed una sola lingua, abbiano tutti le stesse abitudini.. è una nazione caduca

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: