Gli uomini tornino ad insegnare

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 novembre 2011, www.ilmattino.it

E’ noto: nei posti di comando mancano le donne; da qui la battaglia per le “quote rosa”. Era invece meno riconosciuto il danno sociale procurato dalla mancanza di insegnanti maschi nella scuola, soprattutto nelle elementari e medie inferiori. Anche qui però ci stiamo ora accorgendo della necessità di una presenza più equa di entrambi i generi, lungo tutto il percorso educativo. Tanto che anche l’Europa è intervenuta per raccomandare un’equilibrata presenza di uomini tra gli insegnanti.
Una recente raccomandazione del Consiglio d’Europa illustra alcune ragioni per le quali nella scuola è necessaria anche la presenza dei maschi. Secondo l’UE: «E’ importante aumentare la percentuale di uomini nella scuola al fine di modificare gli atteggiamenti e dimostrare che non solo le donne possono offrire istruzione e cura.
La disponibilità di modelli di entrambi i sessi è positiva per i bambini e può contribuire a spezzare i pregiudizi di genere.
Un posto di lavoro in cui sono presenti rappresentanti di entrambi i sessi aiuta ad ampliare l’esperienza dei bambini e a ridurre la segregazione di genere nel mercato del lavoro».
L’assenza di uomini, infatti, è fonte di discriminazione per entrambi, donne e uomini. Le donne perché richiuse in un ambito lavorativo divenuto una sorta di “riserva” femminile. Gli uomini (quei pochi rimasti), perché ormai considerati anomali.
Da questa situazione si sviluppano casi gravi, come quello divenuto famoso qualche anno fa, quando il maestro Maurizio Boscherini venne allontanato dalla scuola dove insegnava da molti anni perché si era rifiutato di firmare una circolare sotto la dizione: “le maestre” (raccontò poi le sue esperienze, di discriminazione appunto, in un libro intitolato: “L’ultimo maestro”).
Dalla raccomandazione europea, come dalle ricerche fatte in tutto il mondo sull’argomento, emerge che è proprio l’idea novecentesca dell’educazione come lavoro femminile (in precedenza il ruolo maschile nell’educazione era stato molto importante), che è ormai necessario abbandonare.
Nella scuola di oggi occorre valorizzare sia le componenti femminili dell’accoglienza, che quelle maschili della proposta e direzione. Entrambe, naturalmente, sono presenti sia nelle donne che negli uomini, dato che la psiche ha in sé tutte e due le componenti, ma vengono espresse secondo stili comunicativi, anche fisici, diversi. E i bambini, come poi gli adolescenti, hanno bisogno di entrambi i “modi” educativi, così come traggono profitto dalla presenza di tutti e due i genitori. Senza contare che ognuno dei due sessi sente la necessità di essere rappresentato anche nel corpo insegnante.
Dalle ricerche svolte nel mondo è infatti emerso che la scarsa presenza di uomini tra gli insegnanti induce negli allievi maschi innanzitutto una svalutazione di sé.
L’insegnante è, infatti, una figura di prestigio e di potere, e il fatto che tra essi non vi siano maschi crea insicurezza nei ragazzi. Inoltre rafforza l’allontanamento maschile dalle professioni educative, con le conseguenze “segregative” temute dal Consiglio d’Europa.
Occorre quindi un cambiamento nel modo di vedere la professione dell’insegnante, che deve tornare a rappresentare entrambi i sessi, perché gli allievi hanno necessità di rimanere negli anni decisivi della propria formazione in contatto con tutte e due le figure, quella femminile e quella maschile.
Qualcosa sta cambiando: in qualche paese i maschi si riaffacciano (lentamente) nelle cattedre; le scuole (soprattutto le private) tornano a cercarli.
E’ importante, come ricorda l’Europa, seguire con attenzione questo processo.

Annunci

4 Responses to Gli uomini tornino ad insegnare

  1. armando says:

    “Metà insegnanti maschi nelle scuole contro metà deputate femmine nelle assemblee parlamentari”, scrissi provocatoriamente, ma non tanto, alcuni anni orsono. E se quote devono essere, quote siano, ma dappertutto e in primo luogo nella scuola. Fra l’altro, e non è cosa da poco, esiste una differenza fondamentale fra le quote rosa nei cda o nei parlamenti e quelle “azzurre” nelle scuole. Con le prime si esige di partecipare al “potere”, ammesso che siano quelli dove davvero lo si esercita, ma non è affatto detto che ciò migliori la qualità complessiva e quindi giovino davvero al paese. Con le seconde, come argomenta ottimamente Claudio Risè, si farebbe un’operazione in primo luogo a favore di qualcun altro, i giovani, e in uno spazio dove il problema del potere proprio non si pone. Si pone, semmai, quello del “servizio”.
    Naturalmente il problema è in primo luogo di ordine culturale, più che di leggi. E’ quindi necessario fare di tutto affinchè l’insegnamento torni ad attrarre gli uomini. Sia dal punto di vista del prestigio sociale, sia da quello retributivo. Intanto però, mentre questa consapevolezza si fa faticosamente strada, la “provocazione” delle quote azzurre può aiutare ad aprire nel paese una discussione seria sui temi pedagocici toccati dall’articolo.
    Perchè allora non provarci e lanciare la proposta?
    Armando

  2. mauricc says:

    Concordo pienamente con quanto esposto da Risè, ma vorrei segnalare anche un’altra realtà professionale in cui il maschile sta andando sempre più alla deriva: il mondo della psicologia e della psicoterapia, ormai massicciamente femminilizzato. Alle faciolta di psicologia e di conseguenza nelle scuole pubbliche e private di psicoterapia l’80% degli iscritti è femmina, ragion per cui nei servizi pubblici e nei contesti privati la figura dello psicologo è donna.
    E non mi si venga a dire che lo psicologo è “asessuato” in quanto le tematiche affrontate non risentono del sesso del terapeuta, perchè quetso è vero solo in parte sia per motivi profondi (spesso transferali) che per motivi più superficiali (gli uomini possono sentirsi più a loro agio ad affrontare con un altro uomo temi specifici,così come le donne del resto). E uscendo anche dalla clinica ed entrando nel lavoro psicologico di prevenzione (per es nella scuola) i ragazzi possono essere più stimolati e acttuarti da uno psicologo uomo che donna, perchè di donne nelle scuole ne vedono fin troppe e finiscono,a cnhe senza volere, per “annullarle”.
    Ma si sa anche la professione di psicologo non ha sbocchi e di conseguenza non è appetibile per gli uomini e troppo spesso si appiattisce su un’idea di assistenzialismo che non le compete e la ridimensiona.
    Peccato, davvero peccato.

  3. ivano says:

    Segnalo la sezione “Essere insegnanti maschi nella scuola” ricca di articoli contributi e riflessioni
    cliccare in http://www.maschiselvatici.it/index.php?option=com_content&view=category&id=105&Itemid=62

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: