Quando le adolescenti vogliono il figlio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 dicembre 2011, www.ilmattino.it

Adolescenti incinte. Una realtà antica, che oggi assume nuove forme, in una società che considerava questo evento una difficile ma risolvibile eccezione.
Il caso dei genitori di Trento, che hanno chiesto al Tribunale dei minori di imporre alla figlia sedicenne di abortire, mentre lei vuole tenere il bambino, è adesso finito sui giornali per via del tentativo di coinvolgere le Istituzioni. Ma nelle professioni di aiuto, come la psicoterapia, si sa bene che il fenomeno è ormai frequente.
Le gravidanze minorenni prendono ora svolgimenti inattesi. All’origine del moltiplicarsi del fenomeno ci sono naturalmente i forti cambiamenti nella sessualità dei ragazzi, e negli stili educativi dei genitori. Tutto è però complicato, anche rispetto alle aspettative genitoriali, dal veloce mutamento della posizione dei giovani nei confronti della soluzione tradizionalmente adottata: l’aborto. Oggi invece, come nel caso di Trento, sono sempre di più i ragazzi, sia femmine che maschi, che vogliono tenere il bambino.
I genitori sono dunque sottoposti ad una duplice sorpresa. Avevano accettato implicitamente di ospitare l’intimità sessuale dei figli in parte per sbadataggine o per evitare discussioni, ma spesso anche per cercare di mantenere su di essi qualche controllo, garantendo un luogo (la camera “dei ragazzi”) di libertà e privacy, pur di averli “in casa”.
Le frequenti gravidanze delle ragazze svelano però che questo opportunistico atteggiamento genitoriale spesso non funziona. Anche perché di solito non è accompagnato da un’adeguata educazione e informazione sessuale e contraccettiva.
Quando la gravidanza viene scoperta, molto frequentemente la posizione dei genitori è quella dei genitori di Trento: esigono che l’adolescente abortisca. Inoltre padre e madre si aspettano che la ragazza (che credono vergognosa e traumatizzata), obbedisca senza obiettare, e che il ragazzo collabori grato e sollevato (come era uso che accadesse, seppur con eccezioni, ma subito tacitate).
Non hanno considerato, quei genitori (e con loro gli altri educatori e i decisori politici), che i cambiamenti nella sessualità non si limitano agli aspetti fisici e biologici, ma coinvolgono progressivamente l’intera personalità dei giovani, sovvertendo pratiche saldamente assimilate, valori e naturalmente gerarchie.
Invece le adolescenti in attesa sono sicuramente imbarazzate e non senza conflitti, ma certo molto meno paralizzate dalla vergogna di quanto fossero le loro madri o nonne. Anche perché la loro intimità l’hanno vissuta, in sostanza, sotto gli occhi dei genitori. Sono quindi molto più pronte di quanto gli adulti si aspettino a prendersi la responsabilità dell’accaduto, spesso fiere del loro bambino (che riempie una vita di frequente assai vuota), e non intendono perderlo.
La stessa cosa accade sempre più spesso ai ragazzi, che nelle discussioni in famiglia chiamano orgogliosamente il bimbo: ”mio figlio” suscitando la costernazione degli adulti.
In un paese della Scozia, pochi anni fa, per via dei frequenti rapporti sessuali coi giovani minatori, molte ragazze si trovarono incinte contemporaneamente. I servizi sanitari e sociali, d’accordo con le madri delle ragazze, programmarono di risolvere la questione con un aborto generalizzato. Ma dovettero fronteggiare la decisa e del tutto inaspettata opposizione dei ragazzi- padri, e di molte ragazze che invece volevano il bimbo. Perché la libertà non abitua solo al piacere (come molti adulti credevano): suscita anche sentimenti forti, e può far crescere la responsabilità dei giovani.
Gli adulti, però, non l’avevano previsto.

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