Buona giornata del papà

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 marzo 2012, www.ilmattino.it

Il giorno del papà, che si festeggia oggi, diventa sempre più sentito. Non solo occasione di regali, o lavoretti per impegnare i bimbi delle elementari. Di anno in anno questa festa scandisce ormai le tappe del riconoscere cosa significhi essere padri oggi, e della conseguente trasformazione degli uomini e di tutti i rapporti familiari. Ci allontaniamo così sempre di più da quella triste etichetta di “società senza padri”, come antropologi e psichiatri definivano l’Occidente negli anni 70.
E’ stata ed è, quella dei papà, una lunga marcia, emozionante ed anche dolorosa, che contribuisce a cambiare non solo i rapporti tra le persone, ma anche il clima affettivo ed emotivo del nostro tempo.
L’aspetto più evidente è certamente l’ancora incompiuto “ritorno del padre”, una figura di cui negli anni 70 nessuno sapeva più che dire, se non che, appunto, non c’era, mentre oggi la sua presenza torna ad essere evidente, anche se spesso in modo drammatico.
Si tratta di un ritorno davvero “epocale”, perché era stato nell’Ottocento, con l’avvento dell’industrializzazione, che la figura paterna si era ritirata dall’educazione dei figli, da allora affidata alla madre, per dedicarsi alla particolare attività economica che allora nasceva: l’azienda. Fino ad allora il mondo del lavoro, sia nei campi che nelle botteghe artigiane delle città, era stato anche la principale scuola di vita dei figli, nella quale il padre era insieme papà e maestro d’arte e mestiere.
Non è dunque che la paternità, intesa come rapporto affettivo ed educativo e condivisione di vita nasca oggi, come spesso si usa ripetere, non osservando le trasformazioni dei rapporti avvenute nella “lunga durata”. Non è neppure vero che il padre, prima dell’attuale trasformazione, fosse la figura barbuta e autoritaria dei ritratti dell’Ottocento. Quello, anzi, fu, assieme alla prima metà del Novecento, probabilmente il momento più basso della paternità, quello in cui il padre abbandonò i figli alla madre e allo Stato, per dedicarsi all’amministrazione del denaro.
Fino ad allora, nelle campagne o nella bottega artigiana, aveva trasmesso ai figli (dopo le cure materne dell’infanzia), lo sviluppo della conoscenza e del lavoro, tecniche, soddisfazioni e rischi dell’attività nella vita sociale.
Vedere cosa è stato il padre nella modernità aiuta anche a comprendere l’equivoco della confusione tra padre e “autorità”, che ha ingarbugliato le idee correnti sulla questione nella testa di uomini e donne.
L’autorità del padre è sempre stata quella di insegnare ai figli il “mestiere”, il lavoro, che trasmetteva ai figli. Come San Giuseppe, festeggiato oggi che (dice il Vangelo) insegna a Gesù a fare il falegname.
Si tratta di un’autorità educativa, pratica e di comportamento, non normativa (quella veniva dal legislatore, o da Dio, e vincolava sia i figli che i padri).
E’ invece proprio nel 1800, quando perde la comunione esistenziale coi figli, che il padre diventa più: “autoritario”.
Ciò che è accaduto ai padri negli ultimi quarant’anni, nel loro avventuroso percorso di ricongiungimento coi figli, vale a dire la “scoperta dei figli”, del loro valore affettivo ed esperienziale, della pienezza che la relazione con essi dà alla vita, è in fondo qualcosa che è appartenuto da sempre all’essere umano, e che è stato accantonato nel periodo relativamente breve (150 anni), nei quali l’industria (azienda) si è sostituita con violenza (rileggiamoci Dickens) alla famiglia come luogo di formazione della persona.
Non ha funzionato benissimo. Oggi tutto è in discussione. E il padre sta tornando. Buona giornata del papà.

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One Response to Buona giornata del papà

  1. Sì Claudio, il Padre sta tornando.
    Ma quanta fatica, quanta sofferenza!
    Come sarebbe meraviglioso essere semplicemente Padre, e poterlo fare senza dover combattere contro una società che ti vuole fuori dal quel ruolo , che ti considera solo se porti ricchezza e soddisfi bisogni materiali.
    Nella vita di tutti i giorni, specie se sei un padre separato dal figlio, anche i minuti ti sono preziosi, ed anche una visita negata è un’occasione persa, che nessuno ti ridarà più.
    Ricordo una frase sprezzante di un giudice civile di Roma: “……tranquillo, puoi rifarti quando tuo figlio sarà grande!”
    Ma non sempre ci si arriva a quell’età, qualcuno, purtroppo, non sopravvive.

    Quando perdi l’infanzia di tuo figlio, tutto diventa pià fragile, tutto diventa più complicato.
    Per tutti i Padri privati dall’affetto dei loro figli, purtroppo oggi non sarà una buona giornata!
    Vincenzo Spavone

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