Creatività. Istruzioni per l’uso

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 aprile 2012, www.ilmattino.it

L’accordo è unanime: bisogna crescere, innovare, tornare allo sviluppo (magari più equilibrato). Per questo però servono nuove idee. Da dove vengono?
L’Europa deve evitare di adottare una visione troppo cupa e ansiosa dell’innovazione e dello sviluppo.
Le idee che cambiano la vita nostra e degli altri, non nascono infatti da estenuanti studiate o seminari barbosi. Nascono (spiegano le neuroscienze) quando ci concediamo di non pensare a niente di speciale, di andare a zonzo con la mente.
Non è un caso che tutta la rivoluzione dei computer sia nata e cresciuta in California, dove ci sono ottime università ma anche si va al mare, a spasso, si fa surf. Con grande indignazione dei paesi della costa est, quella atlantica (oggi più declinante), che considerano i californiani dei fannulloni, quasi dei “mediterranei”. Però le idee più rivoluzionarie sono nate lì, e hanno anche prodotto un fiume di denaro. Come mai darsi la libertà di non pensare a nulla, e un po’ di godersela, genera idee fantastiche?
Lo studio del cervello mostra che in quello stato di rilassamento la mente produce pulsazioni di particolari frequenze: le “onde alfa”. Che sono anche quelle legate all’attività della corteccia dedicata alla visione.
E’ (forse) per questo che chi entra profondamente in questo stato, a volte “vede” immagini che gli permettono di intuire cose geniali. Michelangelo vede il David, Newton la mela che cade e gli suggerisce la forza di gravità. Steve Wozniak, il leggendario Woz, l’amico geniale dell’altro Steve (Jobs) “vede” l’immagine del personal computer (che ancora non esisteva): tastiera, schermo e computer insieme. “Mi saltò semplicemente in testa la visione di un personal computer. E cominciai a disegnare quello che sarebbe diventato l’Apple I”.
Certo dietro la visione non c’è solo rilassamento e distrazione dagli assilli quotidiani e dalle idee correnti. C’è anche una grande curiosità, una sorta di prontezza felina nel cogliere l’immagine che arriva, qualcosa di non lontano dagli “animal spirits” di cui parlava l’economista Keynes (e che a volte invoca il nostro Presidente Napolitano).
L’idea nuova però si fa strada in un’atmosfera di libertà, fiducia, lontana dall’ansia e dal peso, che la schiaccerebbe.
Perché la visione arrivi è necessaria una buona alternanza tra i due Archetipi della creatività: è indispensabile Apollo con la sua armonia e solarità, ma anche Dioniso, con la sua estasi, nella quale compare l’intuizione.
Nell’insieme comunque, gli studi più recenti sulla creatività ne forniscono un’immagine assai lontana sia da quella bacchettona delle Accademie, sia da quella romantica e disordinata del “genio e sregolatezza” ottocentesco, che ha tenuto banco anche per buona parte del novecento.
Uno dei nuovi studiosi della creatività, Jonah Lehrer, un trentenne di Los Angeles dai capelli corti e l’abbigliamento semplicemente elegante, contesta nel suo ultimo libro: Imagine. How creativity works (Immaginare. Come funziona la creatività), il vecchio adagio che “la creatività o c’è o non c’è”, proponendone una visione più democratica, fondata scientificamente.

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2 Responses to Creatività. Istruzioni per l’uso

  1. eglepiediscalzi says:

    Abbiamo tutti sete dello spazio in cui
    Dioniso e Apollo possono mostrarsi.
    egle

  2. anto says:

    Mi ritrovo in quanto detto. Le idee nascono dal sapere razionale nel suo incontro con l’estasi. A me, musicista, accande proprio così: ho ampie cnoscenze teoriche, pratiche, compositive ma quando mi metto lì con l’obiettivo di creare non mi viene nulla. Quando invece vado a fare un giro a piedi, o mi rilasso guidando l’auto o esco col cane inizio a sentire nella mente melodie, ritmi, idee. Tanto è vero che ormai mi porto dietro un piccolo registratore per fischiettare subito l’idea, registrarla e non lasciarla fuggire. anton

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