Ogni bambino è diverso

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 aprile 2012, www.ilmattino.it

Nuovi pericoli per i bambini, in arrivo dalla rete e dagli sviluppi dell’elettronica. I guai, questa volta, non vengono dall’insaziabile curiosità dei bimbi, che a volte li mette a rischio, ma da quella dei genitori, che potrebbe fare molto male ai bambini. Di che si tratta?
Stanno circolando (ma le più sofisticate arriveranno tra poco), delle applicazioni per cellulari intelligenti, I Pad, computer, per “rassicurare” i genitori sul fatto che i loro figli siano “come tutti gli altri”.
Le prime avevano carattere medico: i genitori inserivano i dati del figlio, quanto mangia, dorme, quanti pannolini cambia e così via, e le applicazioni fornivano indicazioni, terapie, consigli. Partendo, naturalmente, da confronti con l’ipotetico “bimbo sano”, cioè quello “medio”, corrispondente alla media dei comportamenti individuali. Il quale, ecco uno dei problemi di questo modo di guardare ai bambini (come anche alle donne, ai vecchi, a chiunque), non esiste. Perché le variabili sono infinite e con sfumature non valutabili con dati quantitativi.
Anche le prime applicazioni simil-pediatriche dunque avevano il grave difetto di allontanare i genitori dal loro figlio reale (che come ogni persona umana, è unico e non riducibile a nessun altro), orientandoli su un “bimbo sano medio” del tutto inesistente, (come la “montagna media” il “pesce medio” e ogni altra forma vivente della natura).
Le nuove applicazioni “anti stress” genitoriale però, mettono assai più a rischio il sano rapporto tra genitori e figli. Esse infatti svilupperanno un confronto più ampio anche di aspetti psicologici, cognitivi, affettivi del bambino con quelli di gruppi di bambini più o meno estesi, e relativamente ai problemi più diversi.
L’ansia che questi programmi cercano di placare attraverso questi confronti sempre più precisi (e comunque dipendenti da banche dati non si sa come costituite e quanto affidabili), è quella suscitata da una tipica domanda: il mio bambino sarà come gli altri?
Questa domanda però è l’incrollabile pilastro di ogni educazione sbagliata, e quindi andrebbe subito rifiutata, non assecondata.
La risposta corretta è: “no”, e a darla, se osservato e ascoltato, è proprio il bambino.
La “infant observation”, l’osservazione del bambino già appena nato e dopo (una delle esperienze tra le più interessanti della pedagogia contemporanea), ci mostra da subito e con precisione che no, ogni bimbo è diverso dagli altri, è portatore di sensibilità, talenti, vocazioni, difficoltà, del tutto personali. Solo lo sguardo e l’ascolto attento del bambino, dei suoi gesti, delle sue espressioni può guidare correttamente i genitori nello sviluppo della relazione coi figli. Mentre il riferimento ai “dati medi”, agli altri, rompe l’attenzione e la comunicazione diretta tra genitori e figli, e, a partire da lì, il contatto con la realtà del bimbo viene perduto.
E’ come (ma più grave), guidare un’automobile ascoltando solo le indicazioni del navigatore senza guardare la strada. Se qualcuno si è steso in mezzo ci passi sopra.
Anche nell’adulto, del resto, il “confronto” con gli altri è alla base della maggior parte delle nevrosi. Se lo adotti nulla ti verrà risparmiato. Sarai sempre: “troppo”; troppo ricco, troppo povero, troppo basso, alto, attivo, pigro, sociale, misantropo, e via dicendo. Anche nell’adulto il confronto è sano quando viene dopo: una volta riconosciuto e accettato chi siamo, il confronto serve (a volte) a limare le punte, gli eccessi di divergenza dagli altri, che potrebbero farci male.
Attendiamo un’App. che aiuti i genitori a capire “quel bambino lì”. Il nostro bimbo.

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3 Responses to Ogni bambino è diverso

  1. samubrac says:

    Assolutamente daccordo con Risé. Ecco un esempio che mostra la diversità di ogni bambino. Aumentano sempre più i casi di bambini/ragazzi con disturbi di Dsa (dslessia, disortografia, discalculia etc). Ecco quindi tutta una serie di articoli, libri etc che dicono “il bambino DSA ha i disturbi x, y, z.. per cui a scuola bisogna dargli i supporti a, b, c etc”. Nulla di più falso: come referente della mia scuola sul problema, tra osservazioni, interviste ai soggetti, sperimentazione didattica con ognuno di loro posso affermare che non ce n’è uno uguale all’altro. Ad esempio si dice: il bambino DSa legge meglio i caratteri arial, comic sans… ma non ne ho trovato uno che si sia ritrovato perfettamente e allo stesso modo negli standard, tanto che a volte la scelta del ragazzo ricadeva su opzioni assolutamente inaspettate, comprese quelle “normali”. I genitori però sull’onda degli standard proposti sono assaliti da ansie e timori (spesso proiettate sui figli) che per “seguire gli standard” producono solo maggiori difficoltà e rallentamenti. Molto più efficace quindi l’osservazione! samubrac

  2. roberto says:

    nel linguaggio eufemistico-burocratico politically correct, per indicare una persona con qualche problema si dice “diversamente abile”.
    Be’ sarebbe proprio interessante trovare qualcuno che non sia “diversamente abile” da qualcun’altro!
    Infondo diversamente abile è sinonimo di egregio (fuori dal gregge, cioè diverso da tutti gli altri) anche se non mi sentirei di scrivere una lettera ad una lettera ad una persona di riguardo con
    “Al Diversamente abile Signor Taldeitali”

  3. Nathalie says:

    Questa proprio non la conoscevo…………grazie per avermi edotta.

    Che ansia…
    Non ho la vocazione (ma esiste o è un fatto culturale) materna, ma apprendere di notizie come questa me la toglie sempre più.
    Sono quasi adulta, nel senso che sto crescendo – uscendo dal guscio in senso psiconalitico – e sì, sono una nevrotica, l’ho capito ormai, proprio perchè come dici tu il confronto perenne continuo tra me e agli altri (si comincia tra i fratelli e poi in classe all’asilo) è ancora dentro di me.

    Mi fa paura il confronto che fanno le mamme tra di loro sui blog famosi di mamme, tutto questo parlare tra loro su: il mio è così e il tuo? Il mio bimbo fa così e il tuo?
    E’ normale che lui ancora non cammina? E’ normale che non parla?
    VOGLIO IL BIMBO PERFETTO
    Cos’é? idealizzazione di una persona in carne e ossa o narcisisimo imperante dei (finti) adulti?

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