Divorzi, si litiga di meno

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 maggio 2012, www.ilmattino.it

Una buona notizia, di gran peso, dal fronte famiglia. Finalmente sembra che gli italiani comincino ad essere stufi dei divorzi guerreggiati, dove l’altro è il nemico, e i bambini (in nome loro si combattono le battaglie più cruente) le fatali vittime. Dopo oltre 40 anni di questa musica, che ha bruciato una buona quantità di reddito nazionale e rovinato la vita a decine di migliaia di persone, si incomincia a cambiare spartito.
Si fa sempre più strada il “diritto collaborativo”. Di che si tratta? Di una pratica piuttosto nuova, anche se negli Stati Uniti esiste da anni: la separazione-divorzio riguarda entrambi i coniugi, regola alcuni loro rapporti per il resto della vita, e quindi i due devono procedere di comune accordo (anche se non è semplice).
Ad esempio non va bene il bambino che per salomonica (nel migliore dei casi) sentenza viene tagliato in due (in proporzioni diverse), e diviso tra un genitore e l’altro: crea scissioni gravi nel bambino, e sviluppa nei genitori nevrosi e squilibri, più preoccupanti di quanto essi credano.
Genitori si rimane tutta la vita e la fantasia di riuscire a demolire nel figlio l’immagine dell’altro è solo un delirio, che quando riesce ha poi effetti gravissimi sul suo stesso equilibrio, oltre che su quello di entrambi i genitori.
La fine del matrimonio, come anche la successione dopo la morte e tutti gli atti che segnano il termine di un pezzo di vita ed il passaggio ad un’altra, richiede per riuscire la consapevole collaborazione tra le persone coinvolte. Quando invece è vista come una guerra, ogni successo si rivela poi una vittoria di Pirro, come quelle del Re dell’Epiro che, dopo avere grandiosamente sconfitto i romani confidò a uno dei suoi generali: ”ancora una vittoria così, e sono spacciato”.
Le vittorie giudiziarie nella separazione-divorzio equivalgono a sconfitte per il loro costo in avvocati e spese di giudizio, per le energie che occorre investirvi, ma soprattutto per l’effetto squilibrante sulla personalità dove quando domina questa visione conflittuale viene sempre persa flessibilità, comprensione dell’altro, senso del limite, capacità di empatia, e tanti altri aspetti psicologici indispensabili non solo nel rapporto coi figli, ma in ogni altra relazione sociale.
La psicoterapia conosce bene i molteplici disagi originati dalla conflittualità postmatrimoniale, fonte di gravi danni sia personali che sociali.
A questo scenario drammatico si oppone la pratica del diritto collaborativo, ormai presente in Italia con diverse associazioni di avvocati e giuristi, tra cui l’AIADC e un Istituto ad esso dedicato, ed in continuo sviluppo in molte città. Il taglio è molto pratico: le esigenze delle parti vengono esaminate da due avvocati (ognuno ha il suo), con consulenti specializzati per i bambini, i problemi affettivi e di comportamento degli adulti, quelli finanziari. Lo scopo è quello di arrivare in tre mesi a un accordo vero, rispettoso delle necessità di entrambi e soprattutto dei bambini, da far approvare dal giudice, con scarse probabilità di venire poi rimesso in questione dal cambiamento delle posizioni individuali.
Un approccio realistico e non ideologico per affrontare il problema, doloroso ma frequente, della fine di un matrimonio, riducendone al massimo i costi ed evitare eventuali esiti drammatici.
La mediazione familiare già si dedica, con risultati anche importanti, ai problemi suscitati dalla volontà di separazione. Senza lo sviluppo però di una nuova coscienza giuridica anche nei coniugi e negli operatori del diritto è tutto più difficile. La famiglia è nella società.

Annunci

4 Responses to Divorzi, si litiga di meno

  1. anton says:

    E’ un articolo molto interessante e ringrazio Risé per presentare con questo in Italia una pratica che effettivamente è da anni sui libri americani. Mi sembra importante la sottolineatura che Risé fa della sofferenza dei figli: sono un insegnante e vedo crescere sempre più il loro disagio. Con una novità: ora, come insegnante, mi fermano e me lo dicono direttamente: “Sto male, perché i miei si separano”. Allora sì che capisco il comportamento di questi ragazzi. antonello

  2. paolo ferliga says:

    nella mia limitata esperienza ho potuto osservare direttamente gli effetti benefici del “diritto collaborativo” che finalmente riduce la conflittualità nei casi di separazione
    paolo ferliga

  3. arisa says:

    sarebbe meraviglioso, ma ci vuole intelligenza da ambo le parti….dote in via d’estinzione!

  4. Dottor Risè, la seguo sempre con grande attenzione e stima. Una domanda ingenua e se vuole poco realistica. Invece di parlare di rimedi per limitare i danni del divorzio su ciascun coniuge e sui figli, può essere mai che non si riesca a fare nulla per prevenire i divorzi? Per quale motivo nella valutazione di un futuro matrimonio, i promessi sposi valutano “solo” l’amore o la capacità di reddito o di patrimonio e non l’effettiva sostenibilità del matrimonio stesso? Per ridurre i costi sociali del matrimonio ( a carico non solo dei coniugi o delle loro famiglie, ma dell’intera società) non è il caso di rendere in qualche modo il matrimonio più difficile, in modo da ridurre la probabilità del divorzio stesso? Del resto come recita la vecchia battuta:” Il matrimonio è la prima causa di divorzio.
    a presto
    Antonio Romano

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: