Adolescenti alla scoperta dei sentimenti

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 25 giugno 2012, www.ilmattino.it

Sono “insieme”, ma anche no. Faticano a definirsi “ragazzo/a” l’uno dell’altra.
“Fidanzati” poi è una parola magica, coi vari timori connessi alle magie. Spregiudicati a parole, sono in maggioranza molto ingenui, e sessualmente (per solito) piuttosto ignoranti. Sono i ragazzi di oggi: un imprevisto mix di idealismo e libertinaggio, disponibilità e cautela, fragilità e durezza.
Ricerche e pratica psicoterapeutica scoprono, con sorpresa, che forse sono persino meno cinici dei genitori.
Gli adolescenti di oggi sono di sicuro sentimentalmente molto diversi da quanto la maggior parte dei genitori sperava da loro. I genitori “conservatori” sono per solito delusi: questi figli sono contemporaneamente più spregiudicati e più idealisti, usano ampiamente il web; si espongono, rischiano (solo segretamente coltivano sogni di incontri importanti). Leggi il resto dell’articolo

Sicurezza e legalità. Intervista a Claudio Risé

(Intervista a Claudio Risé, a cura di Federico Ferraù, da Consorzio AetnaNet, www.aetnanet.org)

Perché il bisogno di legalità è oggi così sentito?
È normale che questo avvenga quando la legge è spesso violata e la sicurezza delle persone è minacciata. La vicenda di Brindisi ha dato un rilievo drammatico a questa necessità, perché ad essere attaccati sono stati i nostri corpi, la nostra integrità e dunque la nostra stessa esistenza. Quando le persone si sentono così minacciate, aumenta la richiesta di legge. E il bisogno di sicurezza si traduce anche in un bisogno di legalità.

Come e dove si impara il rispetto della legge e chi è in grado di insegnarlo?
Direi che prima di tutto si impara dall’esempio delle persone. Quando una classe dirigente dà un esempio costante di rispetto della legalità, questo costituisce un grande insegnamento. E poi vengono coloro che svolgono l’attività di giudicare: i giudici, con il loro comportamento innanzitutto pubblico cioè amministrando la legge con equità ed imparzialità, e con il loro comportamento privato. Essi sono grandi, potenziali testimoni della legge. Di grande importanza inoltre le figure educative: il padre e la madre giusti, l’insegnante giusto.

Dove comincia l’educazione alla legalità?
La prima legge da rispettare è quella in cui consiste la natura delle cose. Da questa, si passa alla legge scritta nei codici e quindi amministrata da un preciso apparato di giustizia. È evidente che chi svolge questo compito di interesse pubblico, lo fa bene nella misura in cui è «figlio» di quella prima esperienza.

La legalità deve divenire per forza una disciplina di insegnamento?
Farei una premessa: il parlare molto di legge non aiuta la legge, come il fare molte norme non porta assolutamente a uno sviluppo della legalità. Anzi la mette in pericolo, perché aumenta a dismisura la possibilità di violazione delle norme, diminuendo proporzionalmente il senso di legalità nel cittadino: cioè la responsabilità della persona nell’assoggettarsi alla legge, cominciando da sé, dall’essere giusto.

[Leggi tutta l’intervista su www.aetnanet.org]

Dopo la scuola, in vacanza si impara

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 giugno 2012, www.ilmattino.it

Finite le scuole, i ragazzi sono in vacanza. In tutta Europa e in nord America si sguinzagliano a cercare lavoretti per qualche settimana, o mese. Per guadagnare un po’ di soldi, e per imparare qualcosa di diverso da quel che c’è sui libri di scuola.
In Italia l’esperienza dei lavoretti estivi è poco frequentata. In gran parte perché i genitori degli studenti si sentono diminuiti quando i loro figli fanno lavori umili, che non hanno niente a che fare con la magica qualifica di “dottore”.
Non sono solo i genitori, però, a mostrare questo atteggiamento di disprezzo verso i lavori pratici, spesso fisici, dove qualcuno ti insegna rapidamente come fare una certa cosa, e poi tu devi farla.
Tutto il sistema scolastico, e gran parte dei dirigenti politici hanno strenuamente ostacolato l’adeguamento della scuola italiana agli standard internazionali, dove da decenni gli stage di lavoro pratico (anche durante la scuola) sono considerati strumenti importanti non solo nella formazione universitaria, ma anche nelle scuole superiori. Si è cercato di mantenere quanto più separato possibile il mondo dell’istruzione da quello della formazione al lavoro, come se si trattasse di due cose diverse. Mentre sono entrambi momenti necessari allo sviluppo della personalità e delle sue competenze, indispensabili perché la persona impari a vivere nel proprio tempo ed affrontare le sue sfide. Leggi il resto dell’articolo

Violenza, pulsioni collettive ed ordine sociale

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 giugno 2012, www.ilmattino.it

Aumenta la voglia di non subire, di reagire alle difficoltà anche con la violenza. Il sospetto assassino di Melissa che dichiara (chissà se è vero) di aver messo l’esplosivo per protestare contro lo Stato che non protegge i truffati come lui, non è l’unico a pensare di farsi giustizia da solo. Idee del genere compaiono sempre più spesso nei racconti delle persone in difficoltà psicologica. Anche il dibattito nella società, d’altra parte, diventa meno fermo nel condannare la violenza.
Diverse forme di “antipolitica” contestano spesso (magari in nome della vera politica e dell’interesse pubblico) che la violenza venga riservata allo Stato e ai suoi organi. Una posizione sul tema è sviluppata nel veloce saggio «Dio è violento», appena pubblicato dall’acuta filosofa femminista Luisa Muraro, e accolto con attenzione dai media.
Muraro, persona impegnata e con molteplici collegamenti con la realtà sociale osserva: ”C’è una violenza nelle cose e fra i viventi che prelude a un ritorno della legge del più forte: dobbiamo pensarci”. Dopo di che, però, propone: “Mi riprendo l’intera responsabilità di me e della mia forza… e mi do la licenza di usarla”.
Molti, inutile negarlo, la pensano come lei, come accade a volte ai pamphlet scritti da chi ha il senso del proprio tempo. Proprio questo, però, ci chiede di pensarci, di capire cosa significa questa diffusa voglia di “riprendersi la responsabilità di sé e della propria forza”. Leggi il resto dell’articolo

I grandi vecchi testimonial del futuro

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 giugno 2012, www.ilmattino.it

L’inconscio collettivo si stringe attorno alle figure di cui si fida: Joseph Ratzinger, 85 anni, gode di un’attenzione globale; Elisabetta II, 86, e Giorgio Napolitano, 87, sono i più amati nei rispettivi paesi. Anche nelle famiglie e nell’economia i vecchi ritrovano nuovo prestigio (e potere), dopo che la crisi ha spazzato via molte ricette e stili di azione degli ultimi anni. Come mai, mentre avanza il nuovo millennio, sono soprattutto i vecchi a suscitare affetto, stima, affidamento?
Per chi, come lo psicologo, ascolta la vita delle persone, non è difficile capire il perché di quest’attenzione. La cultura e gli stili di vita degli ultimi decenni sono stati del tutto indifferenti al passato e centrati invece sul presente.
Negli anni della ricchezza e dello sviluppo dell’informazione globale si è creduto che la vita fosse solo ciò che accadeva in quel momento, che ciò che era stato fatto prima non avesse nessuna importanza. Leggi il resto dell’articolo