Violenza, pulsioni collettive ed ordine sociale

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 giugno 2012, www.ilmattino.it

Aumenta la voglia di non subire, di reagire alle difficoltà anche con la violenza. Il sospetto assassino di Melissa che dichiara (chissà se è vero) di aver messo l’esplosivo per protestare contro lo Stato che non protegge i truffati come lui, non è l’unico a pensare di farsi giustizia da solo. Idee del genere compaiono sempre più spesso nei racconti delle persone in difficoltà psicologica. Anche il dibattito nella società, d’altra parte, diventa meno fermo nel condannare la violenza.
Diverse forme di “antipolitica” contestano spesso (magari in nome della vera politica e dell’interesse pubblico) che la violenza venga riservata allo Stato e ai suoi organi. Una posizione sul tema è sviluppata nel veloce saggio «Dio è violento», appena pubblicato dall’acuta filosofa femminista Luisa Muraro, e accolto con attenzione dai media.
Muraro, persona impegnata e con molteplici collegamenti con la realtà sociale osserva: ”C’è una violenza nelle cose e fra i viventi che prelude a un ritorno della legge del più forte: dobbiamo pensarci”. Dopo di che, però, propone: “Mi riprendo l’intera responsabilità di me e della mia forza… e mi do la licenza di usarla”.
Molti, inutile negarlo, la pensano come lei, come accade a volte ai pamphlet scritti da chi ha il senso del proprio tempo. Proprio questo, però, ci chiede di pensarci, di capire cosa significa questa diffusa voglia di “riprendersi la responsabilità di sé e della propria forza”.
Dal punto di vista psicologico, quando molti cominciano a condividere idee e pulsioni che riguardano la forza e la violenza (e quindi, poi, anche la vita e la morte), sta accadendo un processo ben preciso, che la psichiatria ha chiamato: abbassamento del livello di coscienza. In esso, la consapevolezza che la persona esercita verso i diversi fenomeni, la sua disponibilità a distinguerli e differenziarli, diminuisce, si “abbassa”. Scende a un livello inferiore, più collettivo, dove incontra il sentire più ampio e indifferenziato degli altri.
La psicologia delle masse, e naturalmente quella delle guerre, conosce perfettamente questo processo, che è anche quello che, banalmente, precede le violenze alle partite di calcio.
Le persone credono di “riprendersi la responsabilità della propria forza”, ma sono in realtà preda di pulsioni collettive, indifferenziate, che tendono a scavalcare la persona dell’altro, così come hanno travolto la piena coscienza individuale.
La violenza è una forza impersonale che, attivata da emozioni e sentimenti condivisi (per esempio la paura per il futuro, o l’odio per un “nemico”), può travolgerci con esiti disastrosi per tutti. Tuttavia non possiamo neppure farne completamente a meno: se perdiamo ogni rapporto con essa smarriamo anche gusto alla vita, possiamo ammalarci (come dice Muraro). Per questo va ritualizzata, contenuta all’interno di precise passioni: per esempio lo sport, le arti fisiche e psichiche che da sempre si dedicano al suo contenimento in precisi luoghi e riti. Occorre trasformarla in forza: anche questo è vero.
Ma anche per questo è indispensabile un contenitore, che ponga dei precisi confini, di cui il Dio “violent” forse non si accontenterà, ma che l’Io dell’essere umano deve accettare, per non legittimare ogni prepotenza. Questi contenitori sono, nelle democrazie, le Costituzioni elaborate da persone elette dal popolo; e da esso modificabili, attraverso i suoi rappresentanti.
Gli strumenti per contenere la violenza non sono affatto esaltanti, è vero: per questo sarebbe meglio rinunciare alla retorica nell’esercitarle e descriverle. Sono però indispensabili alla vita di tutti.

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2 Responses to Violenza, pulsioni collettive ed ordine sociale

  1. Eros e Thanatos, vita e morte, due forze che reggono la vita.

    La violenza a mio avviso è la manifestazione di Thanatos, quando questo perde ogni direzione e scopo. Anche se avere una direzione non è detto che sia meglio (da Auschwitz ai Gulag).
    A Eros, da sempre grande antidoto di Thanatos, abbiamo concesso come unico spazio in cui manifestarsi il “mercato” della gioia e del piacere (dalla prostituzione ai villaggi turistici).

    Penso che qualche prato gratis, in cui fare capriole e accarezzarci aiuterebbe.
    egle

  2. Raffaele says:

    Pensavo questa mattina al ‘Dio violento’ e mi sono tornate in mente le parole di Abramo quando intercede per salvare gli abitanti di Sodoma:”Davvero tu vuoi distruggere insieme il colpevole e l’innocente?” e ancora .”Il giudice del mondo eserciterà forse la giustizia in modo ingiusto?”. Mi accorgo allora che è esattamente il contrario, Dio manifesta la pazienza, il contenimento, l’attesa e infine l’amore. Dalla violenza all’amore, passando per l’ascolto, il silenzio. Credo che oggi, sopratutto a noi uomini, manchi proprio questo, esprimere la nostra forza verso un’attesa consapevole e silenziosa. Silenzio e attesa, si ci vuole forza per riuscirci.

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